Eric Gobetti a Mariano Comense: per una memoria più vicina alla verità storica

Venerdì 18 febbraio nella Sala civica di Mariano Comense, in una serata organizzata dall’Anpi di Mariano e Cantù, lo storico Eric Gobetti ha presentato il suo ultimo libro dal titolo E allora le foibe?. L’autore nel corso della serata ha dialogato con lo storico Matteo Dominioni ragionando sulla politica della memoria, sui crimini del fascismo e sull’esodo giuliano-dalmata.

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Un venerdì sera ricco di contenuti e spunti su cui riflettere è stato quello della presentazione del libro dello storico Eric Gobetti dal titolo E allora le foibe?, a Mariano Comense. Un incontro piena di spunti, partito con l’introduzione dei rappresentanti dell’Anpi sulle vicende storiche del confine italo-sloveno nel corso del primo Novecento.

Dopo l’intervento iniziale, la parola è passata a Matteo Dominioni, storico esperto di colonialismo italiano e studioso dei crimini del fascismo nel Corno d’Africa. Nella sua relazione Dominioni ha fornito in chiave storica l’immagine della politica di dominio del fascismo soprattutto in Etiopia, basata su un forte sentimento nazionalista e suprematista e su crimini di guerra efferati e spesso dimenticati. Lo storico ha parlato del problema della riabilitazione di figure legate al fascismo e di criminali di guerra, della mancanza di conoscenza delle vicende in un quadro completo che spesso porta a semplificazioni antistoriche, anche da parte di coloro i quali non appartengono propriamente ad ambienti di estrema destra.

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L’autore del libro, Eric Gobetti, ha successivamente presentato il suo lavoro proprio nell’ottica di un inquadramento storiografico delle vicende della Seconda guerra mondiale nei paesi della Jugoslavia e in particolare sul confine italo-sloveno. Ha parlato della politica di conquista intrapresa dal regime italiano e di come questa violenza, che ha generato crimini efferati anche in quei territori, abbia contribuito a scatenare una vendetta partigiana nei confronti non tanto di italiani in quanto tali ma verso i dominatori. Una violenza frutto dell’oppressione fascista della Venezia Giulia tra le due guerre mondiali e di misure di dominio perpetuate in Slovenia dopo l’occupazione del 1941, che ha alimentato una spirale di violenza anche verso civili. Il tentativo di Gobetti, con questo lavoro e con la sua ricerca storica, è quello di raccontare quanto accaduto con metodo, numeri, dati e date contestualizzando le vicende e non per negare quanto accaduto.

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Il Giorno del Ricordo, solennità civile istituzionale celebrata il 10 febbraio di ogni anno, è stato istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92, per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E proprio per questa giornata si è parlato di decontestualizzazione dei fatti da parte di fazioni politiche nostalgiche e in certi termini revansciste, che con un’opera di politicizzazione della storia hanno voluto creare una solennità da contrapporre alla Festa della Liberazione e al Giorno della Memoria. I problemi di una tale giornata, ha spiegato Gobetti, anche per come viene celebrata sono molteplici. Intanto la sempre minore adesione a una verità storica, poiché vengono sempre più spesso ricordate le foibe come massacro di migliaia e migliaia di civili mentre hanno riguardato anche caduti in combattimento, militari della repubblica di Salò negli ultimi tempi riabilitati e eretti a martiri. E poi per le affermazioni politiche e istituzionali poco aderenti alla realtà per numeri e narrativa che rischiano di alimentare, anche ingenuamente, una retorica che vorrebbe raccontare i fascisti, italiani, come dei salvatori e i comunisti, slavi, come mossi da un istinto omicida immotivato proprio come rappresentati negli ultimi anni da produzioni Rai.

La verità e la storia, come detto sia da Gobetti che da Dominioni, dice che quanto accaduto non ha né le proporzioni né la matrice di un genocidio, per il semplice fatto che è stato un confronto su un fronte di guerra dove due eserciti si sono combattuti – quello nazifascista e quello comunista e partigiano – dove spesso le maggiori vittime erano i civili e in cui gli italiani combattevano su entrambi i fronti mossi da diverse motivazioni. È giusto, si è detto, commemorare i civili e le persone che hanno perso la vita ma è necessaria una contestualizzazione per evitare narrazioni nazionaliste e ideologicamente orientate.

Gli storici, rispondendo a una domanda del pubblico, hanno affermato concordi che la Storia non l’hanno scritta i vincitori ma fortunatamente, poiché siamo in una repubblica democratica, l’hanno scritta gli storici grazie all’accesso alle carte. Storici che ora si trovano sempre più in difficoltà a presentare le proprie ricerche su temi legati al passato fascista e colonizzatore italiano. Pare che alcuni esponenti delle istituzioni, e non solo di parti politiche di estrema destra, non vogliano fare i conti con un passato oscuro e problematico, la cui emersione rischierebbe di cambiare la narrazione di “italiani brava gente” e anche quella di popolo vittima di eccidi, come nel caso dell’esodo e delle foibe. Una narrazione certo rassicurante ma poco attinente alla realtà documentata.

La serata, durata circa tre ore e ricca di interventi dal pubblico in una sala quasi piena, si è chiusa trattando anche il tema della cancel culture, dove le posizioni dei due storici, Gobetti e Dominioni, hanno assunto sfumature diverse: mentre il primo si è detto aperto a un cambiamento, in quanto storico, previa contestualizzazione del passato da non “cancellare” in toto, il secondo ha assunto una postura meno conciliante citando la toponomastica e l’architettura che sono il grimaldello svelatore di un paese che non ha fatto i conti con un passato, nazionalista e fascista, da cui prendere le distanze.

Presto i video della serata con gli interventi di Eric Gobetti e Matteo Dominioni e i contributi dal pubblico.

Qui il video completo della diretta dalla pagina Facebook dell’Anpi

[Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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