Video/ Teatro Nuovo Rebbio/ L’impatto della pandemia sul lavoro femminile

Nella mattinata dell’8 marzo al Teatro Nuovo di Rebbio si è tenuto un incontro organizzato dalla Cgil per discutere di lavoro femminile nel tempo della pandemia, per la giornata internazioale della donna. Interventi di Lorenza Panzeri, Franca Anzani, Paola De Dominicis, Valentina Cappelletti e testimonianze dal pubblico.

La mattinata dell’8 marzo al Teatro Nuovo di Rebbio inizia con un video sulle origini della giornata internazionale della donna, celebrata per la prima volta su proposta del partito socialista americano che pensò, tra il 1908 e il 1909, di istituire una giornata specifica per le lotte delle donne. Mentre la data dell’8 marzo risale alle lotte delle numerose operaie russe che scesero in strada a protestare contro lo zar nel 1917, dall’8 all’11 marzo.

Ai saluti iniziali di Umberto Colombo, segretario provinciale della Cgil di Como che ha ricordato soprattutto le donne pacifiste russe e ucraine in questo momento di guerra, è seguita l’introduzione di Lorena Panzeri, della segreteria della Cgil. Panzeri ha ricordato le difficoltà del periodo della pandemia per il lavoro di cura, ancora a prevalenza femminile, sottolineando l’importanza di mettere al centro la parità di genere. Ha quindi rimarcato la necessità di un approccio anche culturale verso la parità partendo dall’ambito scolastico e familiare per cambiare logiche che ancora oggi fanno dell’Italia un paese bigotto.
Franca Anziani, consigliera di parità della provincia di Como, ha poi preso la parola per illustrare il proprio ruolo e l’importanza in ambito lavorativo del confronto con tutte le parti coinvolte, per accordarsi nel rispetto delle donne e della parità di genere.

Un aspetto più statistico lo ha espresso Paola De Dominicis, del centro per l’impiego, che ha illustrato una ricerca con tabelle di dati riguardanti le differenze occupazionali di genere nella città di Como e nelle province limitrofe, analizzando tra le altre cose anche il tasso di inattività per genere e fasce d’età dove si riscontra una prevalenza femminile generalizzata. De Dominicis ha quindi fatto emergere il tema delle donne spesso molto qualificate e con competenze medio alte, anche maggiori rispetto agli uomini, che nonostante ciò non riescono ad ottenere una parità nei trattamenti.

Spazio anche agli interventi del pubblico, di donne che hanno portato la loro esperienza durante la pandemia. Come Isidora, infermiera dell’Ospedale Sant’Anna di Como che ha raccontato, commossa, come la sua vita sia cambiata dal 20 febbraio 2020 a causa dell’essere stata proiettata in una situazione mai vissuta prima, con turni massacrati e lo sconvolgimento della vita familiare. La fortuna però, ha detto, è stata che almeno rispetto alle altre persone la sua preparazione ha determinato maggiore sangue freddo rispetto alla situazione e i suoi rischi. Cathy di cooperativa Multiservizi ha raccontato di un altro aspetto, sempre dell’Ospedale Sant’Anna, relativo alle difficoltà vissute dalle sue colleghe da un punto di vista delle garanzie lavorative e di come a seguito dell’ascolto delle richieste di aiuto ha deciso di impegnarsi in prima persona entrando a far parte della Cgil.
Fernanda ha raccontato invece della sua esperienza di nonna, della paura di prendere il covid e dell’ansia di essere una persona fragile secondo le fasce di età. Ha raccontato della necessità di essere disponibile per i figli, per i nipoti, per i colleghi del sindacato e del suo ruolo di persona fragile che in realtà ha dovuto essere punto di riferimento per tutte e tutti.

La mattinata è stata accompagnata anche da alcuni video con le interpretazioni di diverse attrici che hanno messo in scena varie condizioni, peraltro reali, di donne in difficoltà in situazioni di precarietà o con lavori poco gratificanti.
Verso la conclusione Valentina Cappelletti, della segreteria della Cgil, ha infine proposto una interessante riflessione sul fatto che se anche le donne hanno perso il lavoro in termini minori rispetto agli uomini, hanno pagato maggiormente perché contrariamente da quanto si dice hanno corso più rischi legati al virus e alle condizioni di stress organizzativo e sforzo lavorativo estremo.
Istuzione, reddito, cura. Secondo Cappelletti questi tre sono gli ambiti in cui c’è necessità di una risignificazione. Nell’istruzione è necessaria questa risignificazione per non riprodurre le stesse scelte standardizzate, in modo tale da sgretolare gli stereotipi nelle fasce di età nelle quali i ragazzi e le ragazze si avvicinano alla scelta dei percorsi professionalizzanti. Ma risignificazione significa anche pensare alla fascia di bambini di 0-6 anni come soggetti aventi il diritto di istruzione e non solo alla cura. Cappelletti ha poi continuato proponendo un ripensamento anche in rapporto ai redditi, ancora troppo squilibrato se si pensa che spesso a parità di condizioni un uomo, oltre ad avere più facilmente accesso a posizioni apicali, tende a percepire più denaro di una donna. Per il terzo punto, la cura, ha in ultimo proposto di riflettere su quanto questo ruolo debba essere appannaggio delle donne e su quanto invece non sarebbe necessario ribaltare il pensiero per permettere maggiormente una maschilizzazione dei lavori di cura per una società milgiore e priva di logiche binarie che vogliono l’uomo come figura distruttiva e la donna come figura generativa e di cura.

Al termine dell’incontro c’è stato spazio per altre riflessioni legate alla distruzione della guerra in Ucraina e della retorica militarista che ancora perpetua logiche novecentesche soprattutto legate alla donna che porta in salvo i bambini e gli uomini che combattono invece sul campo. Ruoli che la guerra e la sua retorica cristallizzando catapultandoci in una realtà dove molto è ancora il lavoro da fare sulla via della cura del prossimo e quindi della pace. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

Di seguito i video dell’incontro al Teatro Nuovo:

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