Video/ Fermiamo la guerra con la Cgil

Lunedì 21 marzo al Teatro Nuovo di Rebbio l’incontro Fermiamo la guerra, organizzato da Cgil, ha generato un ricco confronto sul significato di questa guerra e su come raggiungere la pace. Sono stati toccati i temi del lavoro, dell’energia e della storia nel tentativo di restituire complessità per meglio comprendere la situazione.

Una interessante mattinata ricca di contenuti e di interventi al Teatro Nuovo di Rebbio, in un luogo legato a una parrocchia simbolo di accoglienza. L’incontro dal titolo Fermiamo le guerre e organizzato dalla Cgil è stato il contesto in cui si è provato a comprendere al meglio lo scenario della guerra in Ucraina per fornire gli strumenti per orientarsi nella complessità di questo nuovo conflitto del nostro tempo.

Nelle introduzioni il segretario della Cgil di Como Umberto Colombo ha ringraziato della presenza e della possibilità di tenere un incontro su questo tema, ricordando l’impegno del sindacato in favore della pace. Colombo ha introdotto poi i relatori Francesco Vignarca (Rete italiana Pace e Disarmo), Stefano Vaccaro (Fisico, esperto di salvaguardia di impianti nucleari), Lauretta Minoretti (storica) e Alessandro Pagano (segretario generale Cgil Lombardia).

Il panel è stato moderato da Somia El Hariry, di ecoinformazioni, che ha dato subito la parola a Francesco Vignarca per cercare di comprendere quali sono le prospettive verso la pace.

Nel suo intervento Vignarca ha citato l’impegno della Rete Pace e disarmo contro la guerra, contro tutte le guerre, ha illustrato l’assurdità dell’aumento delle spese militari e la necessità di una vera risposta pacifista che passi da una neutralità attiva. Un concetto, quello di neutralità attiva, che significa stare dalla parte dei civili senza entrare nel conflitto, con l’obiettivo di mantenere una posizione di mediazione. Una posizione che fa del soccorrere, disarmare e negoziare dei capisaldi di una azione pacifista efficace che sia il più possibile concertata tra associazioni e società civile. Vignarca ha citato poi la prospettiva presente da tempo del finanziamento dei corpi di pace sempre disattesa dalle istituzioni per mancanza di fondi. «L’attività nonviolenta deve essere la risposta», ha concluso.

Somia El Hariry ha introdotto poi l’intervento di Lauretta Minoretti, esperta di est Europa, che ha offerto una prospettiva storica sul conflitto risalendo al IX secolo della Rus di Kiev fino ad arrivare all’indipendenza dell’Ucraina del 1991 evidenziando avvicinamenti e rotture, con un focus sui confini in quella parte di Europa. Passando all’attualità ha citato le vicissitudini governative ucraine illustrando la fragilità e l’avvicendarsi di governi filo-russi e filo-europei, che hanno alimentato le contrapposizioni. Ha quindi analizzato la prospettiva russa di una potenza che ha perso forza e che nello scenario competitivo internazionale sta cercando di riprendere la propria influenza. Illustrando in ultimo l’operato della Nato con i suoi vari interventi, tra cui quello in Serbia, per analizzarne la natura in quanto alleanza.

Stefano Vaccaro, fisico, ha successivamente risposto a una domanda di El Hariry sui pericoli dei danni alle centrali nucleari causate dai bombardamenti e sulla possibilità di una escalation. Vaccaro, esperto di sicurezza degli impianti nucleari, ha cercato di rassicurare riguardo alla sicurezza delle centrali e dei protocolli, senza nascondere però il timore per una eventuale escalation. Ha sottolineato la sproporzione delle forze nucleari odierne in dotazione rispetto alla bomba di Hiroshima per permettere di comprendere la scala di un disastro nucleare laddove si dovesse arrivare a un confronto diretto tra l’Alleanza Atlantica e la Federazione Russa. Riguardo alla questione dell’approvvigionamento dell’energia Vaccaro ha infine esortato a riflettere su quando questa crisi stia facendo tornare indietro a fonti non rinnovabili per una cattiva strategia politica.

Infine, Alessandro Pagano ha espresso la postura di neutralità attiva rivendicata da Cgil parlando anche della necessità di essere sempre in prima linea per la pace. Una necessità che si fa azione con manifestazioni e convegni come questo per portare a conoscenza di più persone possibili i vari aspetti di questa crisi.

Durante l’incontro sono state ascoltate le testimonianze di Nataliya Baradachi, lavoratrice ucraina che ha ancora familiari sul campo, e don Mykola Shcherbak, sacerdote della comunità ucraina di Como, che hanno portato le loro testimonianze ringraziando per il sostegno dimostrato verso il loro popolo.

A seguito di stimolanti interventi del pubblico don Giusto Della Valle della parrocchia di Rebbio ha ricordato l’importanza dell’accoglienza per i profughi ucraini e per tutti i profughi. Citando altri teatri di guerra – tra cui l’Afghanistan, più volte citato nell’incontro insieme allo Yemen, e le guerre nel continente africano – ha evidenziato le fallacie del sistema di accoglienza italiano auspicando un cambiamento per il presente e il futuro dell’aprirsi all’aiuto del prossimo. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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