Doveva essere l’apice dell’Onda pride in Lombardia e così è stato: il pride di Milano, che ha attraversato la città nel pomeriggio di sabato 2 luglio, è stata una coloratissima marea arcobaleno festosa ma anche capace, al netto del rainbow-washing delle troppe aziende partecipanti, di portare in piazza le proprie rivendicazioni politiche.

In forma di corteo, che si è mosso da stazione Centrale fino all’Arco della Pace, il Milano pride è stata davvero la manifestazione di tutti tra militanti, istituzioni e le tantissime persone per cui la parata meneghina è probabilmente l’unica iniziativa politica dell’anno, data la sua accessibilità. Difficile allora parlare del pride come di un’iniziativa unica, data la massa di partecipazione e l’eterogeneità dei contenuti portati nei vari spezzoni. Non è mancata, ma è stata relegata nelle ultime posizioni, la componente aziendale, con le solite imprese interessate ad apparire complici di una lotta che non potrà mai essere davvero loro. Tantissimi però i contributi politicizzati e realmente rivendicativi, con Arci, lo spezzone studentesco, il carro del centro sociale Cantiere, Uaar, Si, i sindacati e molti altri.

Un pride, allora, che per molti è stato di rabbia oltre che di festa. Rabbia per l’invisibilizzazione subita quotidianamente dai corpi non conformi, per il misconoscimento istituzionale, per le troppe morti di persone che, respinte dalla società in cui vivevano, non sono riuscite continuare la propria esistenza.
Dalla volontà di cambiare il sistema, che è sempre più L e G ma ancora troppo poco btqia+, viene la necessità di una lotta intersezionale, che sia per i diritti di tutti e che non si fermerà se non quando non ci sarà quasi più bisogno di un pride.

Citando la portavoce di Agedo (associazione dei genitori di persone Lgbtqia+), intervenuta sul palco finale:

Ho un sogno: che un giorno non ci sia più bisogno di un pride. Che i nostri figli siano uguali agli altri, anche agli occhi delle istituzioni, e che non dovremo più lottare per i diritti che attualmente ci sono negati ogni giorno.

Anche Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha presenziato al termine del corteo ribadendo, anche per ovvie ragioni politiche, il sostegno della città al pride.

Una promessa di lotta oltre che una festa, quindi, in quella che è stata la manifestazione di punta tra i pride lombardi. Data l’affluenza di soggettività era difficile immaginarsi omogeneità politica, ma se l’obiettivo era farsi vedere, il Milano pride è stato un pieno successo. Ora non resta che proseguire la lotta queer ogni giorno, non solo tra giugno e luglio.

Ultimo appuntamento, il 9 luglio con il Como pride, corteo chiamato dal parcheggio dell’Ippocastano alle 14. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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