In ricordo di Pinellli, tra memoria e lotte contemporanee

Il 15 dicembre, nell’anniversario dell’uccisione dell’anarchico Giuseppe Pinelli, allo Spazio pubblico autogestito Leoncavallo un evento in ricordo di quella data e quanto accaduto dopo piazza Fontana. Sono intervenuti Mauro Decortes, del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, e Dario Salvetti del collettivo di Fabbrica Gkn per ribadire il legame tra le lotte del passato e quelle del presente, tra memoria e impegno continuo per la giustizia sociale e climatica.

La serata inizia con un video introduttivo dove si ascolta la canzone del Maggio di Fabrizio De André con le immagini delle manifestazioni, a cui segue uno spezzone dello spettacolo teatrale Notre Dame con l’inno alla libertà di Quasimodo.

Nel primo intervento prende la parola Mauro Decortes che parla di una iniziativa “non solo di ricordo ma anche modo per stare vicino ai movimenti attuali alternativi.

Decortes ha ringraziato Saverio Ferrari, dell’Osservatorio democratico sulle nuove Destre, che purtroppo non è riuscito ad essere presente, per il suo impegno nella campagna per Valpreda innocente e Pinelli assassinato.

Citando l’installazione artistica della stanza dove è stato ucciso Pinelli riprodotta negli spazi del Leoncavallo ha detto “quella storia potente e forte per l’immaginario anni 70 oggi ha senso se si innerva in quello che sta accadendo”. In sala anche un quadro di Enrico Baj a cui fu negata l’esposizione dal comune di Milano. «Oggi non gli viene data ospitalità per esposizione ma è un quadro coraggioso, come dovrebbe essere la cultura. Che ha la capacità di innervare i movimenti di lotta».

Movimenti di lotta contemporanei rappresentati da Dario Salvetti del collettivo di Fabbrica Gkn di Firenze. «Gkn è una lotta ma anche una visione con la capacità di tornare forte come immaginario, e se volete farci sognare». Perché Gkn ha avuto la capacità di mettere sul piatto l’ecologia e la devastazione ambientale e legarla con una molteplicità di lotte dal basso, ha raccontato Decortes.

La parola è passata quindi a Dario Salvetti, operaio in catena di montaggio Gkn e rappresentante sindacale, di origini milanesi. «È importante essere in grado di cogliere le grandi tendenze della storia ma anche i dettagli. Che un anarchico venga ammazzato dallo stato fa parte della repressione, ma era da mesi che avevano iniziato prove generali e microattentati, arrestando altri compagni e compagne anarchici». Se non ci fosse stata l’amnistia dopo il fascismo, non ci sarebbero stati quei servizi segreti con Pinelli, ha detto Salvetti.

Ha quindi ricordato Lorenzo Orsetti, militante anarchico che ha combattuto in Rojava ucciso dallo Stato islamico «ogni tempesta comincia come una goccia, diceva Orsetti. La tempesta non dipende da noi, a volte arriva e non arriva per questioni nazionali o internazionali. Ma serve essere una goccia che quando si dà non sa se sarà la prima della tempesta, ma comunque si dà», ha continuato Salvetti. «Noi come Gkn proviamo ad essere una goccia». 

Ha quindi raccontato la storia di Gkn e della premeditazione del fondo d’investimento nei licenziamenti. Della preparazione del collettivo e dello slogan cambiato da Gkn non si tocca a Insorgoiamo, motto resistenza fiorentina ripreso da Risorgimento.

«Lo slogan insorgiamo per dire che anche altri hanno problemi come il nostro». Quasi un paradosso, dice Salvetti. «Avevamo 75 giorni di stipendio ed eravamo messi meglio di giornalisti e giornaliste che venivano a intervistarci ed erano in una situazione più precaria di noi». Insorgere per mettere insieme le lotte, sottolineando la necessità della convergenza. «Da lì è iniziata la convergenza di centinaia di migliaia di persone».

Una convergenza che indica come unico modo per fare esistere la lotta. «A oggi il comune di Firenze ha firmato il patto di solidarietà per la fabbrica comune e socialmente integrata, ma non sappiamo come andrà. Oggi noi pensiamo di avere un progetto industriale per rinnovabili reali con elementi smaltibili. Ragioniamo sul cooperativismo e la sperimentazione ma sappiamo che se la fabbrica ripartirà sarà capitalista in un mondo capitalista, per questo serve l’interconnessione radicale», ha continuato Salvetti. «Loro sono la classe dominante, che domina nell’apatia, noi classe dirigente che, anche se non vincerà, sta cercando di costruire un futuro migliore e lasciare un caso da studiare per un’alternativa».

A chiusura della serata diversi interventi, con un ricordo a Carmen, mamma antifascista del Leoncavallo. E un ultimo commento per Pinelli e Valpreda, due anarchici dipinti come brava persona con ideali il primo e come mostro il secondo, due versioni entrambe prive di sfumature e poco aderenti alla realtà.

L’incontro del Leoncavallo è stato un’occasione per ribadire l’importanza di ricordare ma anche di sorvegliare il nostro tempo. «Non ci sono fini assoluti ma delle possibilità e possiamo giocarcele oggi», è stata la chiusura finale. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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