Memoria storica e umanità attuale oltre la rete
Costruire un “calendario civile” è – nelle parole di Fabio Cani, di NodoLibri – «un’idea che dovrebbe aiutare a radicare la memoria nella quotidianità», rendendola fertile e solerte consigliera nello svolgersi di vicende più attuali. È attorno a questa idea che si sono unite Anpi, NodoLibri, Centro studi Schiavi di Hitler, Coop, Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta per la pubblicazione del libro Oltre la rete e, insieme a moltissime altre associazioni, sindacati e partiti, per l’ottantesimo anniversario dell’8 settembre 1943, in cui si firmava ufficialmente l’armistizio dell’Italia con le forze russo-anglo-americane alleate nella Seconda guerra mondiale.
È proprio intorno al duplice valore del libro scritto da Antonio Bolzani (ufficiale dell’esercito svizzero responsabile del confine meridionale della confederazione elvetica) che si articola il discorso di Antonio Proietto (Anpi), Fabio Cani e Valter Merazzi (Centro studi Schiavi di Hitler) durante la presentazione di sabato 23 settembre alla biblioteca “Paolo Borsellino” di Como: da una parte l’indispensabile contributo di una memoria quasi “in diretta” nella ricostruzione storica (il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1946, pochi mesi dopo i fatti di cui è testimone), dall’altra uno strumento prezioso di analisi e riflessione all’interno delle problematiche più attuali che riguardano migrazione e diritti, che Antonio Proietto auspica possa venire utilizzato nel coinvolgimento e sensibilizzazione sempre più ampi della società civile.
Il racconto di Bolzani, sia pure con un tono, definito da Cani, «naïf» (o, più semplicemente, carico di empatia, parzialmente ingenua ma genuina), mette in luce un fenomeno che non può che risultare attuale: quello della “fiumana” di persone che irrompe nel cantone del Ticino in fuga dall’Italia, e dei problemi giuridici, legali e – perchè no? – di solidarietà umana legati al conferimento dello status di “rifugiato politico”.
Soldati renitenti alla leva, finanzieri dissidenti, perseguitati razziali, dissidenti della Repubblica sociale, intellettuali e politici antifascisti (ritratti in maniera eccezionale dagli occhi di Christian Schiefer, fotografo ufficiale dell’esercito elvetico): ciascuna situazione forza in maniera irreversibile il diritto internazionale e la neutralità tanto preziosa per la Svizzera (che pure dipendeva dalla Germania per rapporti economici), mettendo in discussione confini (geografici e politici) e rapporti di forza da entrambi i lati della “rete”.
Di fronte ad un’emergenza simile, con migliaia di persone in fuga dai terribili strascichi della guerra, Bolzani (e con lui una parte della società civile ticinese) sceglie l’atteggiamento più umano – riassumibile con un più attuale «sono persone, non numeri»: accoglie il flusso inarrestabile di profughi invece di tentare di fermarlo, cercando di ottimizzare le procedure burocratiche e di trovare una sistemazione logistica, lavorativa a chi attraversava con ogni mezzo i confini; interessante, a questo proposito, la preziosa panoramica fornita da Valter Merazzi sul ruolo della popolazione comasca, in particolare attraverso le reti di contrabbando e di controllo doganale, con azioni concordi, in maniera inusuale, per favorire il passaggio di chi scappava.
Così la rete assume un significato ambivalente: quello di limite fisico, innalzato con legno e filo spinato a separare due territori, evidenziando scientemente la volontà di “differenziare”; e quello di dispositivo solidale, che con le proprie maglie sceglie di accogliere e aiutare chi vive situazioni di difficoltà, riconoscendo nelle persone in fuga propri simili e uguali.
Sono corsi, attraverso i buchi delle recinzioni e i nodi di cooperazione, ottant’anni di storia e storie: all’alba di una “fortezza Europa” che pure viene attraversata da fenomeni migratori più ampi, alterandone l’assetto ancora una volta, e di decreti miopi, disumani in Italia per impedire (invano) un cambiamento inarrestabile, è evidente come la necessità di una memoria storica, resa fertile e ricettiva anche attraverso la riscoperta di testi come quello di Bolzani e la riflessione conseguente, diventi essenziale per il mantenimento coerente dello status di “essere umano”, a prescindere dalla latitudine.
[Sara Sostini, ecoinformazioni; fotografia di Dario Onofrio, ecoinformazioni]
Guarda i video della presentazione di Gianpaolo Rosso.

