Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta

7 febbraio/ Articoli 10 e 11 della Costituzione

Venerdì 7 febbraio 2020, alle 16.30, nell’aula magna del Dipartimento di Diritto Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria, a Como in via Sant’Abbondio 12, si tiene l’incontro Guerra, libertà, diritti – Gli articoli 10 e 11 della Costituzione italiana, organizzato da Anpi – Comitato provinciale di Como e Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” nell’ambito del Mese della Pace 2020.

(altro…)

Corso: Italia ed Europa dopo la seconda guerra mondiale

L’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como propone, a partire dall’11 ottobre 2018, un corso d’aggiornamento rivolto ai docenti (ma non solo) sul tema Italia ed Europa dopo la seconda guerra mondiale.

(altro…)

22 aprile/ La Resistenza raccontata

Tu non sai le colline è lo spettacolo di Arianna Di Nuzzo e Gabriele Penner, con l’accompagnamento musicale di Mauro e Fabrizio Settegrani, dedicato alla Resistenza che viene presentato il 22 aprile 2017 alle ore 21 nel Salone “Alfonso Lissi” di Como, in via Ennodio 10 a Rebbio.

Lo spettacolo, promosso da Anpi Provinciale, Associazione Nazionale di amicizia Italia – Cuba, Associazione Lissi, Circolo Sandro Pertini, Cisl Scuola, ComitatoSoci Coop, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta” in collaborazione con Biblioteca Comunale di Como, racconta la storia della «La Resistenza italiana raccontata attraverso gli autori italiani più amati, un percorso umano, privo di retorica tra la prosa di Cesare Pavese e la sua “casa in collina” e le poesie dello stesso Pavese, di Italo Calvino, di Gianni Rodari, Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini e Pietro Calamandrei. Sullo sfondo la radio, unico mezzo di informazione, a proporre i discorsi del duce Mussolini, gli annunci del generale Badoglio i comunicati del CLNAI».

La proposta, che rientra nel progetto “le memorie difficili” del Teatro D’Acqua Dolce,   si  inserisce nelle proposte didattiche dell’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como.

Per info e prenotazioni tel. 3472681803 (Patrizia Di Giuseppe) o isc-como@isc-como.org o patdig.digiuseppe@gmail.com

 

22 novembre/ Gabriele Fontana all’Istituto Perretta

libro-fontana

Martedì 22  novembre alle 17 all’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta di via Brambilla 39 a Como, Gabriele Fontana presenterà il libro Scampoli. La Resistenza brembana tra spontaneità e organizzazione [2015, ed. Il filo di Arianna, 304p., 20 euro]. Oltre all’autore sarà presente Elisabetta Ruffini direttrice dell’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Il libro di Gabriele Fontana sulla Resistenza nelle valli tra il lecchese e il bergamasco, oltre ad essere un’attenta e minuziosa ricerca documentaria negli archivi, condotta con un senso acuto della responsabilità di non lasciare zone inesplorate o spazi trascurati, ha un merito che a mio avviso merita di essere sottolineato, quello della conoscenza, e quindi dell’illustrazione, del territorio in cui quella ormai lontana storia ebbe a verificarsi. Pochi ricercatori, come Fontana e i suoi preziosi collaboratori – Rosa Bresciani e Patrizio Daina –, conoscono la “geografia” della zona: verrebbe da dire che prima ancora delle doti di buoni ricercatori hanno messo a frutto anni di appassionata frequentazione dell’ambiente, imparando a conoscerne ogni particolare, i sentieri e i valichi, i pascoli e i boschi, il mutare delle stagioni, l’imprevedibile andamento del clima.

Senza perdere la tenerezza

cabrera foto 2Venerdì 22 aprile alle 21, alla sala consiliare di Bulgarograsso, si è tenuto un incontro, organizzato da Arci Guernica, Anpi sezione di Como e Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta con César Cabrera, profugo cileno espulso in Romania durante la dittatura di Pinochet, successivamente accolto in Svizzera come rifugiato. La serata, introdotta da Nicola Tirapelle dell’Anpi è stata coordinata da Fabio Cani dell’Istituto Perretta ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bulgarograsso (nonostante nessuno dell’amministrazione fosse presente).

La voce di Cabrera è quella di un ex rappresentante del governo di Salvadòr Allende nella zona carbonifera di Lota, ma prima ancora quella di un uomo, che non ha mai cabrera foto 1smesso di praticare la rivoluzione con la sua voglia di vivere. I posti sono quasi tutti occupati, l’atmosfera è dell’intimità adatta, quella che fa sembrare il tutto una conversazione con il proprio nonno partigiano. Non è un immagine viziata dalla mia prospettiva, quella di chi può cogliere ed emozionarsi con gli spagnolismi della narrazione di Cabrera, e spero vivamente non sia percepito come uno svilire una pagina di storia ispirante e al contempo drammatica. Quello che voglio passare è tutt’altro: è stato un tentativo di fondamentale importanza riuscito, unire persone e lotte, proprio dove queste tendono a sopirsi.

César Cabrera era un professore di educazione fisica, membro del partito socialista cileno. In un periodo in cui un embargo più feroce di quello inflitto a Cuba cercava di minare la rivoluzione, il primo presidente marxista democraticamente eletto della storia poteva contare su veri compagni, che rispondevano sì alle necessità del partito (e quindi della gente). «Porquè la politica era amore, non come oggi, un mestiere». L’errore del presidente Allende fu quello di aver confidato nell’esercito come forza democratica, mentre è sempre stato il braccio armato della borghesia. Lo sconcerto del palazzo della Moneda bombardato, il golpe del generale Pinochet appoggiato dagli Stati Uniti, l’undici settembre settantatré, svegliarono la nazione da un sogno complesso e meraviglioso. Il presidente era morto, ma l’orrore era appena iniziato. Fu detto ai socialisti che il governo rovesciato era quello dei comunisti, e che loro potevano tranquillamente recarsi ai posti di lavoro.
Cabrera si presentò in aula come ogni giorno, ma la sua lezione fu interrotta dai militari: lo costrinsero a togliersi i vestiti e lo spinsero in strada minacciandolo con le armi, mentre cercava di tranquillizzare gli studenti terrorizzati. Non capivano cosa stava succedendo al loro docente preferito: «Non me ne vogliano i professori di inglese, ma gli studenti si affezionano sempre di più a noi!». Mentre racconta scherza, ed è incredibile come subito dopo giustapponga la narrazione delle torture, subite nel successivo anno e mezzo di prigionia. Il sottomarino (l’essere legati per i piedi ad una gru e calati a tesa in giù nel mare); uomini incappucciati con targhette con nomi di animali, che mentre ti pestavano ti obbligavano a partecipare ad un perverso gioco di ruoli; l’elettroshock. Poi ti facevano passare l’ammoniaca sotto il naso quando il tuo corpo diceva basta, quando svenivi, per chiederti ancora del “plan Z” (un piano inventato che comporterebbe il genocidio della borghesia), o dove sono nascosti i dirigenti. Ammette che tutto questo è continuato ancora a lungo nei suoi incubi; solo il matrimonio ha diradato le nubi, Cesar Cabrera- espulisionementre il suo corpo ne porta i segni indelebili.
Liberato su condizione (avrebbe dovuto organizzare uno spettacolo sportivo per Pinochet, e firmare quotidianamente in questura), la sua storia si colora di straordinario. Tre anni nascosto in un seminario, la prospettiva di una fuga attraverso le Ande, disseminate delle croci di chi non ce l’aveva fatta, e poi (fisicamente) il salto più importante della sua vita, quello del muro dell’ambasciata italiana, eludendo le pallottole. Tutto questo per restare umani, perché ritornino i giorni liberi, per «voler vedere l’uomo nuovo, senza volto, l’uomo socialista». Non smetterà mai di ringraziare l’ambasciata italiana, che in Cile come in Argentina ha saputo dare lezioni di solidarietà internazionale durante la dittatura, oggi dimenticate.
Viene inviato in Romania, dove critica fortemente il falso socialismo di Nicolae Ceaușescu, a costo dei richiami del partito e di soffrire la fame, vero e proprio topos di buona parte della sua giovinezza. Ma «quando uno è giovane non gli importa di rischiare la vita», o forse gli importa troppo una vita degna, per ottenere la quale non si debba perdere la tenerezza. In questo momento dell’incontro infatti entrano in sala due vigili, e interrompono il tutto per un qui pro quo sull’inserimento dell’antifurto della sala: «Ovunque vada, la polizia non smette mai di accompagnarmi!». Altre risate, che si amalgamano con gli spagnolismi, ed un racconto incredibile che afferra il piccolo comune di una piccola provincia, per gettarlo nel mondo, nel centro della sua storia.
Gli studi su Marx e Lenin, sulla psicologia del movimento operaio. Un periodo in Russia, a Cuba per prepararsi a lottare in Nicaragua, e poi ancora Romania, Germania, e infine Svizzera. Qui il lavoro duro riporta a galla i colpi delle torture, ma sarà tra le corsie dell’ospedale che conoscerà Daniela, una radiologa appassionata di Inti Illimani. Il primo appuntamento è davanti ad un rene esploso. I successivi saranno con la famiglia ticinese, che non si capacita di come si possa arrivare scapoli a quarant’anni, e paleseranno le differenze culturali: «Dopo quattro mesi mi chiese di sposarla, io, che avevo sempre creduto nell’amore libero!».

Ora César Cabrera vive con sua moglie in Svizzera. Rimise piede in Cile per la prima volta nell’89’, durante l’ultimo anno di una dittatura agonizzante. Ritornava in un paese dove c’era il coprifuoco, dove non si poteva passeggiare per strada in gruppo. Non era più del tutto la sua terra, anche se non è un giudizio viziato dalla paura; quella dice di non sapere più cosa sia, da quando il regime ammazzò suo padre. È la rabbia verso un sogno tradito, verso l’influenza mantenuta ancora oggi dai fantocci di regime. La forza di svolgere per l’ennesima volta la matassa della sua storia ne è testimone: non ha mai smesso di lottare. Ogni due anni circa ripete questo viaggio, con le speranze volte ai movimenti studenteschi, testimonianza preziosa che «in America Latina la politica si vive, non si analizza solo, come qui».
A pochi minuti da Como, nel tranquillo cantone confinante con l’Italia c’è un uomo, che aspetta di essere nel suo paese per intrufolarsi in fondo ad un corteo, a gridare «el pueblo unido jamàs serà vencido!».

Senza perdere la tenerezza. Come nel fotomontaggio fatto da suo figlio mostrato a fine incontro, dopo le conclusioni di Fabio Cani, in cui appaiono tre personaggi barbuti: lui, Fidèl Castro (realmente conosciuto) e Che Guevara. Come il titolo di una grande biografia di Ignacio Paco Taibo II sul rivoluzionario argentino. Quella tenerezza dei versi scritti da Pablo Milanés in Io calpesterò le strade nuovamente, che cantati con il trasporto di un latino, probabilmente, desterebbero l’indignazione di qualche vicino svizzero: «Più presto che tardi senza riposo, torneranno i libri e le canzoni, che bruciarono le mani assassine, rinascerà il mio popolo dalle sue rovine, e pagheranno la loro colpa i traditori (…), io calpesterò le strade nuovamente, di quella che fu Santiago insanguinata, e in una meravigliosa piazza liberata, mi fermerò a piangere per gli assenti». Buona festa della liberazione. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

25 Aprile/ I Lunedì del cinema/ Il nemico. Un breviario partigiano

il nemicoSarà una serata speciale quella de I Lunedì del cinema del 25 aprile alle 21 allo Spazio Gloria di Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como.

La festa della Liberazione vedrà la proiezione del docu-film Il nemico. Un breviario partigiano di Federico Spinetti con la partecipazione dell’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta e della sezione Anpi di Como.

Quanto è stereotipata, quanto è viva la parola “partigiano”? Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei CSI, a quindici anni dallo scioglimento della storica band post-punk italiana vorrebbe riunire i membri attorno a un nuovo progetto sul tema partigiano, condividendo pensieri e canzoni. Non una “reunion”, forse un nuovo inizio. Su proposta del regista Federico Spinetti i componenti del gruppo, Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli con la cantante Angela Baraldi e il batterista Simone Filippi si incontrano nella splendida cornice del teatro di Gualtieri. Massimo propone un testo da mettere in musica: Il nemico. Il film intreccia l’elaborazione musicale con la storia personale di Massimo Zamboni, tragicamente segnata da uno sparo. Un film musicale sulla Resistenza e le sue rappresentazioni.

La proiezione sarà preceduta dall’intervent di Alberto Cano (I Lunedì del cinema) e fabio Cani (Istituto Perretta-Arci ecoinformazioni). L’Anpi sezione di Como sarà presente con uno stand.

22 aprile/ Le donne nella Resistenza

L’appuntamento è per venerdì 22 aprile dalle 21, nell’atrio del Comune di Torno, per una serata dedicata alle donne nella Resistenza che vedrà alternarsi momenti storici, poetici e musicali. L’incontro è organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la sezione dell’Anpi Est Lago e l’Istituto di Storia Contemporanea P.A. Perretta.Le donne nella resistenza

27 gennaio/ I perseguitati di Hitler

shoah 2016 (senza sfondo)Mostra parlata mercoledì 27 gennaio alle 20.45 al Palazzo comunale di Lambrugo con Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, organizzata da Anpi Territorio Erbese sezione Luigi Conti, Comune di Lambrugo, in collaborazione con Biblioteca comunale, Comitato gemellaggio, Associazione giovanile Tricheco e Artist Academy.

Anpi Mariano/ Mostra: A scuola con il duce

a scuola con il duceDa domenica 22 a domenica 29 novembre alla sala civica di piazza Roma a Mariano Comense la sezione Anpi Mariano-Cantù promuove con la collaborazione dell’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta di Como e dell’Unitre di Mariano la visione della mostra A scuola con il duce. La mostra vuole essere un percorso nell’educazione primaria degli anni del fascismo: dall’iniziale Riforma gentile, dove alla tradizione educativa di stampo liberale si affiancavano elementi elitari e di forte sottomissione allo stato, alla progressiva fascistizzazione della scuola all’insegna del militarismo e del culto di Mussolini e del fascismo. Un sistema educativo in cui è proprio la scuola elementare il primo e più importante gradino di un processo di irregimentazione e indottrinamento volto a formare i giovani al combattimento come valorosi e obbedienti soldati, e le giovani al ruolo di massaie e madri prolifiche. Una scuola che fu anche tra le prime istituzioni statali colpite dalle leggi di discriminazione razziale nei confronti degli ebrei. Della mostra faranno parte anche pannelli specifici su Mariano, frutto delle ricerche del maestro Gianfranco Lucca.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: