Riflessioni sul protagonismo dei cittadini
Giusto 4 mesi or sono, 8 associazioni del terzo settore comasco hanno scritto all’Amministrazione comunale per conoscerne gli orientamenti in merito al regolamento per la partecipazione. La risposta tarda ad arrivare, anche se atti concreti recenti non lasciano dubbi sull’impronta decisionista e poco dialogante della maggioranza. Mercoledì 10 aprile le Associazioni si sono ritrovate per valutare come rispondere al silenzio istituzionale e come costruire alleanze con tutti i soggetti che vogliono dare voce ai cittadini singoli e associati.
L’incontro non aveva un intento direttamente operativo – visti anche i molteplici impegni su terreni altrettanto importanti come la pace, l’emergenza ambientale, la difesa della Costituzione – ma si proponeva di riflettere su quali strumenti possono favorire il protagonismo dei cittadini, anche in assenza di un’adeguata sensibilità da parte delle Isituzioni.
In questo senso, si può senz’altro affermare che, allo stato attuale, gli strumenti partecipativi veri e non semplicemente formali, a livello comunale sono stati completamente azzerati, sia per scelte del Comune stesso, sia per scelte della legislazione nazionale.
Si deve ricordare che la Costituzione è molto chiara. La partecipazione deve essere effettiva: “Da ciò deriva che ogni livello di governo è in grado, se lo vuole, di praticare ed introdurre nel suo ordinamento processi partecipativi” (cit. prof. Umberto Allegretti).
Nel 1974 esistevano a Como 18 consigli di quartiere spontanei; nel 1976 esce la legge 277 sul decentramento amministrativo, in seguito alla quale il Comune istituisce 8 consigli di circoscrizione, poi saliti a 9 ed eletti con sistema proporzionale; negli anni 90 si passa al sistema maggirotario e si riducono via via le competenze dei consigli; il combinato disposto della riforma costituzionale del 2001 e della legge finanziaria 2008 porta all’abolizione dei Consigli di circoscrizione dal 2012; nel 2014/2015 la Giunta Lucini istituisce al loro posto le assemblee di zona e le assemblee tematiche, che vivono una breve stagione culminata nel 2016/17 nel progetto sperimentale Come Voglio Como, un mix di assemblee di quartiere e di democrazia digitale; la Giunta Landriscina azzera quel percorso; la Giunta Rapinese, a tutt’oggi, non prende decisioni in materia.
Nel frattempo, viene emanata una normativa nazionale sul terzo settore (DLgs 117/2017) molto contradditoria e burocratica ma non priva di un riconoscimento formale della libera inziativa dei cittadini, elevata al rango di “interesse generale”, che si attua nelle forme dell’articolo 55, con gli strumenti della coprogrammazione della coprogettazione, definiti nel dettaglio in apposite linee guida ministeriali. Si tratta però di un approccio che, a detta degli esperti e dei ricercatori, non va confuso con la “partecipazione”, in quanto è un vero e proprio procedimento amministrativo, anche se non mancano i punti di contatto, perchè il terzo settore è un corpo sociale per sua natura partecipativo.
Oggi il Comune dispone quindi, in teoria, di una molteplicità di strumenti. I regolamenti di partecipazione (a como vige, inapplicato, quello del 2015); i regolamenti per il terzo settore (a Como vige quello, recentissimo, del 2023 sul quale si stanno svolgendo in queste settimane 4 step formativi); i referendum (previsti dallo Statuto Comunale, con macchinose procedure); le consulte (previste dallo statuto, ma i cui regolamenti attuativi sono stati abrogati nel 2023). Non esiste il bilancio partecipativo, presente in molte altre città piccole e grandi. Non esite un regolamento per i “patti di collaborazione”, al quale si è preferito un regolamento che istituisce l’albo dei volontari civici. Non esiste una piattaforma partecipativa pubblica.
All’atto pratico, constatiamo ogni giorno che tutte le decisioni importanti vengono assunte al di fuori di percorsi partecipativi reali.
Se a questo si aggiungono – sul versante dei cittadini – il crescente astensionismo alle elezioni e, più in generale, il crescente disinteresse per la dimensione collettiva a favore della ricerca della soluzione individuale, si deve concludere che sono tempi duri per la partecipazione e per l’attivismo civico.
Muoversi in direzione ostinata è contraria è un dovere, ragionare sui percorsi possibili è una sfida difficile ma necessaria. [Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

