Resistenza monumentale
La presentazione degli atti di un convegno, solitamente, è un momento formale di raccordo tra un lavoro concluso e concretizzato e restituzione di questo al resto dell’umanità.
Ci sono però occasioni in cui questo passaggio diventa particolarmente cruciale per il presente storico, politico e sociale in cui esso è immerso: la presentazione del volume che raccoglie gli atti del convegno del 27 maggio 2023 in occasione dei 40 anni del monumento alla Resistenza europea è stato tra questi.
Preceduto da un sentito ricordo di Antonio Proietto («un combattente di buone battaglie» di pace, democrazia, resistenza, lavoro, politica) da parte di Manuel Guzzon, presidente dell’Anpi provinciale e Gianluca Giovinazzo (Anpi, Sinistra italiana), coordinatore dell’incontro, il mattino di sabato 20 aprile è stato importante anche in vista del 79esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Mai come in questo periodo in cui l’ignavia, l’ostilità, quando non un aperto ostruzionismo (ed il caso del monologo di Antonio Scurati sul prossimo 25 Aprile, censurato dalla dirigenza della Rai, ne è solo un esempio) sull’antifascismo vengono adottati dalle cariche più alte del governo e si rifrangono a cascata sul resto del panorama nazionale, le parole di Spallino, «i segni dei tempi ci dicono che l’educazione necessaria è quella di pace», più volte ripetute nel corso della mattinata, suonano ancora urgentemente attuali.
Così come il senso, locale e umano su scala globale, del monumento alla Resistenza europea – da quarant’anni memoria parlante nei giardini a lago di Como – racchiuso nel libro presentato in una soleggiata sala Stemmi del comune.
In quelle pagine, edite da NodoLibri editore, si raccoglie la storia della nascita del monumento, ripercorrendo – come sottolinea Gianstefano Buzzi, nel ricordare anche il proprio passato nelle amministrazioni locali – i momenti di scontro politico avvenuti nel processo decisionale, e la forte volontà prevalsa affinchè Como potesse accoglierlo nella propria topografia.
L’assegnazione dei lavori all’artista Gianni Colombo, il cui prezioso archivio è stato essenziale per avere una nuova prospettiva di studio del monumento stesso; il momento dell’inaugurazione, accompagnato da incontri internazionali istituzionali e non, seminari, conferenze, presentazioni, concerti e pièces teatrali, a segnare con decisione la volontà della città di essere «messaggera di pace» dentro e fuori i propri confini; e, non da ultimo, la valorizzazione delle persone e delle idee riconosciute in quel monumento (uccise dai regimi nazifascisti in tutta Europa, devastate dalle bombe atomiche): questi aspetti, come sottolineato con decisione negli interventi di Renato Tettamanti e Fabio Cani – entrambi fondamentali nel passato convegno e nell’edizione del volume per scritti, ricerche e lavoro editoriale – costituiscono il centro dell’impegno per la memoria antifascista e antinazista, esigenza primaria per la convivenza civile e non valore di parte, e il progresso inteso come sforzo comunitario per costruire nuovamente, nonostante le crescenti difficoltà, pace.
Nel raccontare il lavoro di coinvolgimento di scuole e studenti/e nella conoscenza ed esplorazione del monumento, Valeria Pigni mostra come esso sia ancora in grado di parlare con linguaggio universale anche alle generazioni più giovani, smuovendone la sensibilità e illuminando un presente fosco di una luce confortante, a modo proprio.
Pigni, sostenuta anche dalla consigliera provinciale Maria Grazia Sassi nel proprio intervento, evidenzia come sia necessario da una parte un rinnovato – e davvero sentito – impegno istituzionale, andato invece scemando negli anni, per far sì che Como torni ad essere davvero città messaggera di pace, intreccio di culture e culla di diversità, parte di associazioni internazionali attive in questi settori (non solo il protagonismo Unesco caldeggiato e sottolineato dall’assessore alla cultura Enrico Colombo, ma anche un ritorno al tavolo di Mayors for peace, per esempio) e testimone ancora con tanto da dire.
Solo così la domanda che si fa Pier Amato Perretta – il cui istituto di storia contemporanea, a lui dedicato, è stato fondamentale nei lavori del convegno e di redazione degli atti, accanto a quello di tante altre associazioni – in una lettera, se «questa tremenda esperienza [della guerra e della dominazione nazifascista] avrà giovato a qualche cosa», potrà avere una risposta – dolorosa, faticosa – positiva: impedire lo «scolorimento di un’identità nazionale profondamente antifascista» (nelle parole di Gianstefano Buzzi), fermare un insidioso e sempre più sfacciato revisionismo storico, gettare fondamenta solide di memoria fertile per costruire strade di pace.
[Sara Sostini, ecoinformazioni; video e foto di Dario Onofrio, ecoinformazioni]
Guarda tutte le foto dell’incontro di Dario Onofrio, ecoinformazioni.

