50 mila franchi per don Giusto e le sue reti

Il 28 giugno la fondazione Main dans la main ha premiato il parroco di Rebbio con il riconoscimento che la fondazione svizzera assegna annualmente a storie di straordinaria solidarietà e con 50 mila franchi.

L’iniziativa si è aperta con l’intervento di Carlo Crocco, presidente di Mdm (Main dans la main), che ha illustrato la storia e i fini della fondazione. Egli è stato un imprenditore di successo, noto per avere commercializzato gli orologi di lusso Hublot, particolarmente apprezzati da reali, capi di Stato e celebrità in tutto il mondo. Alla fine degli anni Novanta Crocco si è riproposto di trasformare il tempo e le ingenti risorse, guadagnate grazie ad un prodotto superfluo, in beni vitali, al servizio della collettività e, in particolare, degli “scarti della società”. Così con i suoi collaboratori ha avviato interventi a sostegno di progetti in India contro l’infanticidio e dedicati a bambini in gravi difficoltà. Percorsi che si sono consolidati e ampliati nel tempo e che Crocco, dopo avere venduto la propria azienda nel 2008, monitora direttamente recandosi in India più volte l’anno.

Negli anni l’attività di Mdm si è estesa al continente europeo. La fondazione ha promosso in Svizzera esperienze di riqualificazione di immobili e spazi destinati alla pet therapy, all’educazione e all’istruzione, ad attività commerciali volte a promuovere solidarietà e rispetto per l’ambiente. Nel 2019 è stata acquistata a Milano un’antica cascina del ‘700, successivamente riqualificata per ospitare la Fattoria Pianeta Terra, progetto di accoglienza che coinvolge donne con bambini. Ai minori è riservata anche la palazzina di via Giussani nel quartiere di Rebbio a Como, primo significativo frutto della collaborazione tra Mdm e la Parrocchia di don Giusto. La scelta di raddoppiare la presenza comasca di Mdm con l’acquisto, la progressiva ristrutturazione e la messa a disposizione dello stabile di via Ennodio 4, così come la decisione di premiare don Giusto, sono dunque conseguenza di una stima nata dalla conoscenza reciproca, da una collaborazione positiva e da una comune visione sull’umanità, da un comune progetto di società fraterna.

Molto più politico l’intervento di don Giusto Della Valle. Egli ha presentato brevemente le principali linee di sviluppo dei progetti che sono stati elaborati in modo partecipato sullo stabile di via Ennodio, destinato ad accogliere lavoratori (alcuni intervenuti all’incontro) a cui attualmente il mercato immobiliare è totalmente inaccessibile, nonché a consentire momenti di socialità interculturale e di convivialità. Il discorso del parroco non si è limitato a indicare le finalità complessive delle diverse proposte messe in campo dalla galassia di realtà che ruotano intorno all’oratorio di Rebbio, ma ha espresso inequivocabilmente gli aspetti della società attuale, chiusa e ingiusta, a cui ci si deve opporre: «Abbiamo tanti nemici. Non certo nemici personali. Chi sono i nostri nemici? Sono quelli che in Italia non votano. Quelli che non pensano al futuro dell’Italia. Quelli che lasciano andare le cose come vanno. Un popolo che invecchia tantissimo, come il nostro, che perde 200 o 300 mila persone all’anno e si permette di non fare una politica di accoglienza seria. Chi non vota per me è un nemico. È uno che non pensa al futuro dell’Italia. […] Poi siamo contro alcune politiche governative di recente approvazione. Siamo contro il bassissimo livello della qualità dell’accoglienza. Chi arriva in Italia non trova una proposta formativa seria per motivi politici, per motivi elettorali. Siamo contro il fatto che si sia deciso che circa 30 mila persone debbano lasciare i Cas (Centri d’accoglienza straordinari) se hanno un reddito superiore ai 6000 euro. Chi darà una casa a queste persone? […] Siamo contro il fatto che si mandi la gente in Albania: la consideriamo una pura demagogia politica. […] Siamo contro la lista dei cosiddetti paesi sicuri. L’Egitto per l’Italia è un paese sicuro? La Colombia? Il Bangladesh? Il Camerun? Sono paesi sicuri? Mi sembra proprio di no. […] Siamo contro questa politica che vuole emarginare, vuole esternalizzare. Bisogna dirselo chiaro: se si lavora con alcuni, non si lavora con altri. Con chi manda le navi ad attraccare nei porti del nord dell’Italia noi non siamo in sintonia. Siamo contro questa logica di chi non vuole guardare la realtà in faccia, di chi non si domanda quale sarà l’Italia del futuro».

Significativo anche il richiamo alla quasi concomitante riunione del Freedom of Movement Solidarity Network presso l’oratorio di via Lissi: prova di una capacità acquisita da almeno una parte della solidarietà organizzata comasca di pensare e agire glocale.

La riflessione, pur seria e decisa, del sacerdote non è però stata priva di punte di ironia e comicità. Memorabile, ad esempio, l’auspicio che lo spirito della nuova struttura sia plasmato dalla toponomastica locale che la circonda. Il caso ha voluto che la casa si affacci su Piazzale Louis Braille, la cui meritoria memoria è legata indissolubilmente all’inclusività e all’accesso di non vedenti e ipovedenti alla lettura. Ma altrettanto significativa è la già citata via Ennodio. Magno Felice Ennodio, per la precisione. Le opere di questo vescovo paleocristiano saranno con tutta probabilità sconosciute ai più, ma il valore descrittivo e quasi prescrittivo e performativo del suo nome non può che suscitare simpatie trasversali. Forse proprio per questo motivo subito dopo i rapidi interventi di Mario Cappelletti, l’architetto che si sta occupando della ristrutturazione, di Enrico Lironi del Cda di Fondazione Cariplo e di Angelo Porro, presidente della Fondazione Comasca, si è passati ad un rinfresco abbondante e multietnico. [Abramo Francescato, ecoinformazioni]

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