29 novembre/ Intrecciat3/ L’arte come rinascita con Nidaa Badwan
Sabato 29 novembre alle 17 allo Spazio Gloria di Arci Xanadù (Via Varesina 72, Como) la rete Intrecciat3 invita all’incontro L’arte come rinascita, mostra multimediale e dialogo con l’artista di origine palestinese Nidaa Badwan, sul suo percorso di vita attraverso l’arte come forma di protesta, affermazione e rinascita.
Ingresso libero e gratuito, aperitivo condiviso al termine dell’incontro.
«Nidaa Badwan è un’artista palestinese nata nel 1987 negli Emirati Arabi e cresciuta nella Striscia di Gaza, oggi vive e lavora in Italia.
La sua ricerca nasce dal corpo e dall’esperienza, intrecciando memoria personale, identità collettiva e riflessione spirituale.
Le sue opere stanno girando il mondo: dopo la prima a Gerusalemme, numerose mostre in Italia, San Marino, Danimarca, Germania, U.S.A., Spagna, Emirati Arabi raccontano il rapporto tra libertà e confinamento, luce e oscurità, resilienza e rinascita: una poetica della trasformazione che si nutre di dolore ma tende alla vita.
È del 2009 la prima mostra dei suoi dipinti esposti tra le macerie del teatro di Gaza, all’interno dell’edificio della Mezzaluna Rossa, appena distrutto dalle bombe al fosforo bianco. Molti giornalisti notarono questi dipinti all’interno del palazzo distrutto e la mostra ebbe molta notorietà.
Nidaa Bawdan è stata arrestata e picchiata duramente per non aver indossato il velo e per essere stata in un luogo pubblico con uomini, mentre organizzava eventi culturali per i bambini di Gaza.
Nel 2013, durante uno dei periodi più duri della guerra, si chiuse volontariamente nella sua stanza di tre metri per tre a Gaza per sfuggire alle imposizioni dei miliziani di Hamas e per il terrore dei bombardamenti israeliani.
Durante questo terribile periodo attuò la sua protesta artistica e pacifica; raccontò le violenze fisiche e le minacce ricevute attraverso il progetto 100 Giorni di Solitudine, composto da autoritratti fotografici che la ritraggono per 20 mesi nella sua stanza, durante l’esilio autoimposto.
Quella stanza diventò per lei il luogo in cui l’arte, trasformata in gesto di sopravvivenza, è divenuta un linguaggio di libertà.
Una protesta personale, per salvare sé stessa e soprattutto la sua essenza e, nello stesso tempo, la testimonianza che mostra la condizione femminile di quei territori.
Teatrali e immaginifici i suoi scatti, nella mostra Oscure notti dell’anima del 2020 in cui si rappresenta come un angelo caduto per poter volare lontano dall’oscurità e trascendere la sua natura umana.
Ed è la luce, spirituale e salvifica, protagonista di altre serie realizzate negli anni da Nidaa Badwan e raccolte nella mostra Rinascita del 2024 nella quale la luce è protagonista assoluta.
«È proprio il suo sofisticato linguaggio, il modo con cui interpreta e racconta il mondo che la circonda, il senso di libertà che esprime nei suoi scatti e il suo forte sentimento di autodeterminazione uniti allo sguardo verso la condizione femminile e del suo popolo che ci ha affascinate al punto di volerla incontrare. – racconta chi ha organizzato l’evento –
Noi femministe sappiamo bene che le donne in Palestina lottano contro una triplice oppressione: di classe, di genere e coloniale, in una estrema stratificazione di violenza e dolore di un’occupazione militare permanente e Nidaa è proprio questo che ci racconta attraverso le sue affascinanti fotografie.
Queste le parole di Nidaa: «Il mio intento è quello di curare me e gli altri attraverso le immagini. L’arte, essendo espressione della profondità di pensiero è rifugio e catarsi al contempo. È terapia che ci permette di sconfessare le atrocità di una vita essenzialmente vocata all’individualismo.»
Vi aspettiamo sabato 29 novembre allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù». [rete Intrecciat3]


