immigrazione

“Illegal”: la graphic novel che racconta le storie dei migranti

Sabato 13 gennaio, nella sede di Luminanda, è stato presentato “Illegal”, graphic novel candidata agli Irish Book Awards che racconta la storia del piccolo Ebo in viaggio dal Ghana a Pozzallo alla ricerca del fratello. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Luminanda, ha visto la partecipazione di uno dei due autori, Andrew Donkin, dell’illustratore Giovanni Rigano e di diversi relatori del terzo settore del territorio, i quali hanno contribuito ad approfondire, anche con la narrazione di esperienze vissute, il tema dei migranti in relazione con la realtà comasca. (altro…)

27 gennaio/ Cantù/ “Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera”

26850610_1806387979373860_6465359459165539819_o.jpgIn programma per le 21 di sabato 27 gennaio al Teatro comunale San Teodoro di Cantù (via Corbetta, 7) lo spettacolo di Alice Conti Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera, uno spettacolo sui “campi di accoglienza” per migranti stranieri, tratto dalle interviste originali a lavoratori ed ex-reclusi di un C.i.e. italiano. Al termine dello spettacolo è previsto un momento conviviale con alcuni dei richiedenti asilo ospitati a Como, organizzato in collaborazione con l’associazione Como Accoglie.

(altro…)

I carri armati di Como senza frontiere contro le banche armate

«Arrivano i carri armati». Centinaia di carri “armati” di volantini, sono giunti  a Como per sostenere la XX marcia per i nuovi desaparecidos della rete Como senza frontiere, che si è svolta sabato 13 gennaio a Como, in via Florio da Bontà. Rumori di spari e esplosioni di ordigni, in sottofondo, scandivano i passi dei marcianti. Attivisti e attiviste di Csf, leggendo cifre carcihe di tristezza e di amarezza, si alternavano ai rumori, altri montavano e distribuivano gli origami.

(altro…)

18 gennaio/ Lurago d’Erba/ “All’altezza dello sguardo”

0001.jpgGiovedì 18 gennaio alle 21 sarà proiettato alla biblioteca di Lurago d’Erba (via Roma, 56) il documentario All’altezza dello sguardo, realizzato da Claudio e Giulio Fontana per  documentare la fase “iniziale”  – quella dell’estate/ autunno 2016 – della situazione che è stata impropriamente definita come “emergenza migranti”. In collaborazione con la Parrocchia San Martino di Rebbio.
Ingresso libero. [AF, ecoinformazioni]

20 gennaio/ “Nel mio paese”

Nel mio paese

Sabato 20 gennaio alle 21, presso la Piccola Accademia di TeatroGruppo Popolare di via Castellini 7 a Como,  sesto appuntamento della rassegna Il teatro e Margherita, con il sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Connessioni controcorrente  con lo spettacolo Nel mio paese.

Nel mio paese è uno spettacolo sull’emigrazione. Uno spettacolo che ha uno sguardo stupito su quanto avviene intorno al tema, ma soprattutto su come avviene. È il punto di vista di una persona comune, inizialmente mal disposta a sovrapporre alla sua condizione quella ancor più disagiata di chi arriva con lo stomaco vuoto e un’alta percentuale di volerlo riempire a suo discapito. È il punto di vista di una persona che viene suo malgrado proiettata in un mondo che pareva appartenere alle fiction televisive e che invece si concreta in tutta la sua crudezza intorno a sé. Nonostante questo, o forse proprio per questo, Nel mio paese è la storia di un’amicizia, in cui viene raccontata la vicenda di un camionista che, durante il suo viaggio Patrasso- Brindisi, avverte un peso diverso sulla centinatura del camion, sottile, quasi di un’ombra, che si infila anche dentro, e anche sotto. Si avvede poi quell’ombra è un uomo. E quando torna, nell’Occidente civile, per errore viene scambiato per una di quelle ombre… e viene mandato a raccogliere pomodori. Tutto il giorno, giorni e giorni, ore e ore, senza un soldo, insieme a tanti altri uomini ombra. Schiavi. Oggi, Duemiladiciotto, nell’Occidente civile. Nel nostro paese.

Con Gianpietro Liga
Testo e regia: Giuseppe Adduci
Ingresso: 15 euro con pizza (dalle 19,30); 10 euro solo spettacolo (dalle 21)

Prenotazione obbligatoria per l’anticipo con pizza.

Info e prenotazioni: 348 3629564 o info@teatrogruppopopolare.it

Arci nazionale/ La guerra ai migranti si allarga al Sahel

download

Negli ultimi due giorni abbiamo assistito al rafforzamento del processo di militarizzazione ed esternalizzazione del controllo delle frontiere nel Sahel, in base alle decisioni assunte  sia nell’incontro G5 Sahel che nel Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles.

A Parigi, il Presidente del consiglio Gentiloni ha infatti confermato la volontà di inviare una missione militare in Niger che prevede l’impegno di un contingente italiano di 470 uomini e 150 mezzi, finalizzato al controllo del territorio e dei migranti in transito. Una vera e propria barriera, questa volta nel deserto, che risponde sia a un interesse geostrategico – la presenza nello scacchiere internazionale del Sahel –  sia a un interesse banalmente elettorale, strumentalizzando ancora una volta la retorica degli sbarchi 0 da rivendere nella prossima campagna.

Parallelamente il G5 (Mali, Mauritania, Burkina Faso, Ciad e Niger), che riceverà fondi da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Europa ed USA, trasformerà il deserto del Teneré in uno scenario di guerra al Terrorismo e ai Migranti.  A rafforzare l’idea che la difesa comune è ciò su cui punta l’Europa, il Consiglio tenutosi ieri ha formalizzato il progetto di coordinamento militare tra Stati Membri.

Il Parlamento Italiano, che dovrà votare sulla missione militare in Niger,  si ricordi che con questa operazione l’Italia viola il protocollo di libera circolazione nello spazio CEDEAO, di cui il Niger fa parte,  e che le vittime di questa operazione elettorale saranno di fatto quelle migliaia di uomini, donne e bambini che cercheranno comunque di raggiungere l’Europa e per i quali Teneré si trasformerà nell’ennesimo cimitero a cielo ap

Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


DSCN6040.JPG

Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza