La musica di Terezín: “La farfalla risorta”

Il 17 ottobre, nel Salone Musa dell’associazione Carducci a Como, è andato in scena La farfalla risorta, reading-concerto curato e interpretato da Matteo Corradini e dal Pavel Zalud Quartet, nell’ambito di una giornata dedicata alla memoria dei prigionieri del ghetto “modello” di Terezín, nelle vicinanze di Praga.
Possono quattro artisti e tredici strumenti musicali raccontare le storie di migliaia di donne e uomini vissuti più di settant’anni fa? È quello che tenta di realizzare il Pavel Zalud Quartet, dedicandosi all’interpretazione delle opere di musicisti, di poeti e di scrittori che furono rinchiusi nel ghetto di Theresienstadt (nome tedesco di Terezín).
Il filo invisibile che lega il quartetto agli artisti di Terezín diventa tangibile grazie agli strumenti originali recuperati dal campo di prigionia: è con questi che gli artisti intonano le melodie yiddish che accompagnano e si alternano alla voce di Matteo Corradini, dando vita così ad un suggestivo quanto toccante viaggio tra le vie del ghetto. Sono appunto gli strumenti musicali originari di Theresienstad i protagonisti della serata: ad oggi ben tredici sono stati recuperati e restaurati, di questi ne sono stati suonati cinque durante il reading-concerto (due clarinetti, un mandolino, un violino e una tambura bulgara). Provengono tutti dalla bottega di Pavel Zalud, che allora risiedeva a Terezín e che fu costretto ad abbandonare la propria attività dopo la decisione delle autorità naziste di rendere l’intera cittadina una “zona di ripopolamento giudaico”.
Inizialmente ogni forma d’arte all’interno del campo era proibita, tuttavia il progetto di creare un ghetto “modello” da presentare al resto del mondo convinse i gerarchi nazisti a dare la possibilità ai prigionieri di realizzare opere musicali e non solo, in ogni caso sotto stretto controllo delle SS. Per questo motivo vennero raccolti in questo luogo un gran numero di artisti, provenienti principalmente dalla Cecoslovacchia, dalla Germania e dall’Austria. L’intera struttura venne presentata al mondo come la massima espressione della benevolenza nazista nei confronti degli ebrei: liberi di muoversi tra le vie del ghetto e di praticare le proprie arti senza restrizioni, i prigionieri vennero fatti sfilare sotto gli occhi degli osservatori internazionali come fossero cittadini ben nutriti e in salute. La messa in scena raggiunse il culmine dell’oscenità con la visita della Croce Rossa nel 1944, quando gli abili propagandisti nazisti diederò il meglio di sè nel mascherare le atrocità commesse nel lager.
Lo spettacolo del Pavel Zalud Quartet si pone quindi l’obiettivo di ridare fiato agli strumenti rimasti in silenzio per oltre settant’anni e di liberare la moltitudine di voci soffocate dalla ferocia nazista a Terezìn. “Sono strumenti da museo – afferma Matteo Corradini – ma non finiranno in un museo. Gli strumenti vivono solo se suonati”. La musica di Terezín così non solo si riappropria del valore artistico a lungo negato dalla tragica fine dei suoi ideatori, bensì esprime a pieno anche il suo intrinseco messaggio di libertà: la musica (e l’arte più in generale) era, come ancora oggi, pura espressione e rivendicazione di sé, forma di resistenza degli oppressi. Gli unici e più potenti strumenti per gli artisti di Terezín di esprimere la propria identità di fronte alle grigie uniformi numerate consistevano nella musica e nella scrittura (il Requiem di Verdi diretto da Rafael Schächter proprio a Theresienstadt risulta in questo senso una delle espressioni di “resistenza musicale“ più forte ed esemplare).
I racconti tratti da La repubblica delle farfalle di Corradini completano l’opera di resurrezione dell’arte di Terezin in tutte le sue forme, portando le storie dei bambini del ghetto che ebbero un ruolo importante nella produzione culturale del campo (come ad esempio Petr Ginz, autore della rivista “Vedem”, o Honza Treichlinger, protagonista e stella indiscussa del Brundibar di Hans Krása). Vite giovanissime spezzate e sottratte al panorama culturale europeo e mondiale prima di poter esprimere il proprio genio, alle quali viene data giustizia e riconoscimento grazie all’opera di scrittori e musicisti come Matteo Corradini e il Pavel Zalud Quartet. [Vincenzo Colelli, ecoinformazioni – foto Fabio Cani, ecoinformazioni]










Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, ha introdotto la manifestazione comasca di No rogo 2017 in piazzolo Venosto Lucati, all’ingresso della Biblioteca di Como, chiarendo che l’iniziativa contro l’orrore del nazismo del 1933 quest’anno è stata finalizzata dall’Arci in tutto il Paese per sostenere le biblioteche pubbliche. La piccola folla dei lettori e dei lettrici si è disposta in circolo e ciascuno ha letto il testo scelto per dare voce alla manifestazione.
Mercoledì 10 maggio alle 18 in piazzetta Venosto Lucati, davanti alla Biblioteca di Como, Arci book e Arci provinciale invitato a partecipare a No rogo: mai più roghi dei libri, sostenere le biblioteche pubbliche, presidio di cultura e democrazia.
Primo maggio allo Spazio Gloria dedicato ai 70 anni della strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947 – 1 maggio 2017). L’iniziativa è nel cartellone di Connessioni controcorrente di Arci Xanadù, Arci ecoinformazioni, TeatroGruppo popolare, con il contributo di Fondazione Cariplo. Promuovono Cgil Como, Anpi provinciale, Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, Associazione Italia Cuba, Arci Como, Associazione A. Lissi, Comitato Soci Coop.

A Erba con Memoria precaria si è celebrato un 25 aprile all’insegna della solidarietà, dell’accoglienza, della sensibilità verso l’ambiente, della consapevolezza di temi importanti quali la lotta verso l’emarginazione sociale, dell’apertura verso i cambiamenti epocali che contraddistinguono la nostra epoca, di denuncia di gravi violazioni dei Diritti umani delle quali si parla ancora poco, come la tragedia degli “scomparsi nel mare nostrum”. Giornata anche all’insegna della bella musica, del divertimento intelligente, del buon cibo…
Una trentina di persone il 25 aprile hanno partecipato alla commemorazione di Severino Gobbi, il giovane di 18 anni che scelse la libertà e la giustizia contro il fascismo. Ci siamo trovati davanti alla casa dove aveva abitato in via Castellini e, dopo un breve ricordo di una nipote, ci siamo diretti in corteo alla scuola elementare che porta il suo nome. Qui è stata depositata una corona e un garofano rosso e i rappresentanti della giunta comunale Bruno Magatti e Marcello Iantorno hanno portato i saluti delle istituzioni ricordando il valore della giornata. [M.L. ecoinformazioni]



