Balerna

27 febbraio + 2 marzo/ Ricordo di Youssouf Diakite

Nel deserto, nel Mediterraneo, sulla rotta balcanica,

nei lager in Libia, nei Cpr e nei campi, a poca distanza da noi,

con l’indifferenza della gente e con la complicità degli Stati,

le frontiere della Fortezza Europa

continuano a uccidere !

A otto anni dalla morte

ricordiamo Youssouf Diakite

folgorato dalla linea elettrica delle ferrovie

alla stazione di Balerna

mentre cercava di migrare verso nord

il 27 febbraio 2017.

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In memoria dei morti di migrazione

Il 27 febbraio 2017 Youssouf Diakite moriva folgorato alla stazione di Balerna, durante un disperato tentativo di raggiungere il Nord Europa. Come ogni anno da quel giorno, tra domenica 26 e lunedì 27 febbraio Como senza frontiere e molte altre realtà sia italiane che ticinesi hanno ricordato la sua tragedia, quella di Mohammed Kouji, anche lui morto sulla rotta italo-elvetica nel 2018, e tutte le vittime della fortezza Europa.

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ecoinformazioni on air/ Uccisi dall’Europa

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 del 28 febbraio di Metroregione di Radio Popolare. Persone non numeri. Vittime della Fortezza Europa che uccide rendendo illegale e pericoloso ciò che è semplicemente il sogno di vivere meglio. E, se il Mediterraneo è cimitero marino della guerra dell’Europa alla povertà, anche alle frontiere nord  si piangono le vittime, persone migranti fermate dalla violenza di leggi che erigono muri invalicabili. Così un ragazzo maliano scappando tra l’Italia e la Svizzera decise di salire sul tetto di un treno per sfuggire ai controlli e morì orribilmente folgorato dall’alta tensione.

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A Balerna si sfruttano i bambini minatori

2014-03-19_AfricaEuropa_intervisteDal Burkina Faso a Balerna, il percorso del viaggio sporco dell’oro sporco che rende più poveri i paesi poveri. L’inchiesta dell’associazione Dichiarazione di Berna, pubblicata dal sito del giornalista comasco Michele Luppi AfricaEruropa, svela il traffico del metallo estratto da minatori bambini che spesso muoiono per le condizioni inumane di lavoro e poi illegalmente commerciato fino a diventare “pulito” in Svizzera a due passi dal confine italiano. Leggi la notizia sul sito AfricaEuropa.

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