Dongo

25 luglio/ Pastasciutta Antifascista

SABATO 25 LUGLIO 2015Sabato 25 luglio dalle 12 al Rifugio Mottafoiada, punto di ritrovo in piazza Paracchini a Dongo alle 10.30, nel pomeriggio Pierfranco Mastalli presenta il suo libro L’arresto di Mussolini a Dongo e la resa della Colonna tedesca a Colico (27 e 28 aprile 1945), organizza Anpi Sezione di Dongo.

«Alla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, fu grande festa a Casa Cervi, come in tutto il Paese – spiegano gli organizzatori –. Una gioia spontanea di molti italiani che speravano nella fine della guerra, nella morte della dittatura. La Liberazione verrà solo 20 mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze. Ma quel 25 luglio, alla notizia che il duce era stato arrestato, c’era solo la voglia di festeggiare».

«A Campegine, i Cervi insieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni per il latte – ricordano –. Con un rapido passaparola la cittadinanza si riunì attorno al carro e alla birocia che aveva portato la pasta. Tutti in fila per avere un piatto di quei maccheroni conditi a burro e formaggio. Per ricordare una data simbolica della nostra storia, quando la pastasciutta era in bianco e le camice no…»

Prenotazioni entro il 18 luglio tel. 338.1238148 (Daniela), 335.6253012 (Danilo). [md, ecoinformazioni]

Nel Comasco oltre 400 donne maltrattate all’anno

20141124_120335I dati sono stati elaborati dalla Rete interprovinciale sulla violenza e maltrattamenti nei confronti delle donne e sono «relativi solo alle schede di monitoraggio compilate sui casi presi in carico». I risultati, presentati dall’amministrazione provinciale in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre), parlano di un fenomeno purtroppo imponente: dal 2009 al primo semestre del 2014 sono 2351 i casi di maltrattamento. Leggi i dati Nello specifico: il 32, 03% delle donne sono straniere contro il 65,84 d’ italiane. Il 52, 66% è composto da femmine con una professione, il 47, 34 invece è priva di reddito (e, di conseguenza, ha più difficoltà a rendersi indipendenti). I maltrattamenti più diffusi sono quelli fisici (42, 91%) e psicologici (34, 61%); avvengono per il 90% da persone conosciute e in contesti protetti (di questi, il 54, 8% da parte del compagno/ coniuge, quindi in famiglia). I figli spesso sono costretti ad assistere agli episodi di violenza: in questi cinque anni sono 2040 quelli minorenni, 813 i maggiorenni. Della rete fanno parte diverse realtà: Provincia di Como – assessorato Pari Opportunità, prefettura, questura, Carabinieri del comando provinciale di Como, uffici di Piano di Cantù, Como, Dongo, Erba, Lomazzo, Mariano Comense, Menaggio e Olgiate Comasco, azienda ospedaliera S. Anna di Como, ospedali Moriggia Pelascini di Gravedona, Fatebenefratelli di Erba, Valduce di Como, Ufficio Scolastico Provinciale, Asl, Telefono Donna, Caritas di Como, Erba e Cantù. I principali punti d’accesso ai servizi sono il numero verde: 800.166.656 a cui rispondono il centro antiviolenza di Como e le antenne territoriali di Mariano Comense, Lomazzo, Porlezza e Menaggio; il pronto soccorso ospedaliero, le caserme dei carabinieri e la questura. Da lì, è possibile essere “smistate” all’ interno di percorsi di protezione. A disposizione della donna, ci sono il supporto psicologico e transculturale, l’orientamento legale e attività d’assistenza extragiudiziale. Le azioni di service alla rete provinciale comprendono la formazione per le forze dell’ordine, la costruzione di procedure condivise con i servizi tutela minori del territorio, lo sviluppo di linee-guida per la presa in carico del nucleo familiare straniero, una campagna informativa e la verifica sull’ attuazione del protocollo interistituzionale, in scadenza nel maggio 2015, sia a livello di tavolo provinciale e distrettuale. Esiste un servizio di pronto intervento (una sperimentazione: consente di trovare una collocazione immediata) e accoglienza per un totale di 10 posti. Sono 73 le persone ospitate: 46 donne e 23 bambini. Sempre nell’ambito del contrasto alla violenza, il progetto Una rete per dire basta, di cui ente capofila è il comune di Mariano, nasce nel 2011 e si prefigge il compito di potenziare gli aiuti per le femmine in difficolta, in particolare “le antenne” (gli sportelli d’aiuto) sul territorio. Oltre a 40 mila euro messi a disposizione dalla Provincia, ha ricevuto un contributo di 75mila euro dalla Regione e – ci si augura, – ad aprile 2015 dovrebbe essere rinnovata la convenzione. La Provincia, tramite la consigliera di parità Paola De Dominicis, invita a segnalare le molestie subite sul posto di lavoro all’indirizzo mail: consiglierapari@provincia.como.it Martedì 25 Novembre diventerà attivo il numero di telefono del servizio provinciale per uomini che hanno agito o agiscono comportamenti violenti e controllanti nelle relazioni d’intimità. “Spazio per Uomini che vogliono cambiare” accoglie un bisogno territoriale emerso e raccolto grazie al lavoro della rete attivata dal “Protocollo di intesa provinciale per la promozione di strategie condivise e azioni integrate, finalizzate alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della violenza contro le donne. Il numero da contattare è: +39 3441423510. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

27 luglio/ Visita nei luoghi della Memoria

Gita a Boves, medaglia d’oro al valor civile e medaglia d’oro al valor militare, della Sezione Anpi di Dongo domenica 27 luglio.

 

Programma:

Alle 5.45, Partenza da Piazza Paracchini di Dongo (Fermate a: San Siro dopo il Bar Zanzibar; a Menaggio al deposito delle corriere; a Mezzegra al rondò; a Sala Comacina di fronte Bar di Proserpio);

Alle 10, circa arrivo a Boves: Incontro con alcuni rappresentanti dell’Anpi di Boves che ci guideranno per una visita al Sacrario dei Caduti, alla Scuola di Pace e alla Mostra di Adriana Filippi;

Alle 13 circa, Pranzo al Ristorante da Toju;

Alle 15 circa, visita guidata al Santuario Madonna dei Boschi, di origine medievale ma con fondazioni più antiche;

Alle 17 circa, visita al Museo della deportazione a Borgo San Dalmazzo;

Alle 18 circa, partenza e rientro sul lago».

Quota individuale 45 euro, viaggio in pullman, pranzo (2 antipastini, primo piatto, secondo piatto con contorno, dessert e bevande), visite guidate, iscrizioni entro il 16 luglio telefonando a Daniela 338.1238148, Silvio 393.9999819.

69° anniversario della Liberazione a Dongo

locandina ANPI Dongo 25 aprile 2014Venerdì 25 aprile a Dongo alle 9.30, ritrovo in piazza Paracchini, deposizione corona al Monumento dei caduti, discorso del sindaco ed intervento di Vittorio Roncacci, formazione corteo, alle 11, S.Messa nella chiesa di S. Stefano, sosta al Parco delle rimembranze, visita al cimitero e deposizione corona alla tomba dei Martiri della Libertà, alle 16 all’Istituto civico musicale di Dongo spettacolo teatrale Sospiro d’Anima di e con Aida Talliente, «La storia di Rosina Cantoni staffetta partigiana protagonista della Resistenza Friulana» (il volantino).

A Dongo la fine della guerra in un museo

È una giornata di festa per Dongo, per l’inaugurazione del nuovo museo civico. Ma sabato 12 aprile è anche una giornata di reticenze, di allusioni e di assenze: comunque la si voglia mettere, il nuovo museo è dedicato ai cruciali fatti che, proprio in questo angolo del Lago di Como, misero fine, quasi settant’anni fa, al fascismo. E allora dovrebbe spiacere l’assenza, tra le tante bandiere delle associazioni combattentistiche, dei vessilli delle associazioni partigiane. Del resto non è folta nemmeno la partecipazione della cittadinanza, se si detraggono i molti sindaci dei paesi vicini, i politici, gli alpini con cappello e penna, e le classi delle scuole dell’obbligo che festanti agitano bandierine italiane…

La cerimonia

Proprio per i tanti livelli di discorsi in gioco, più o meno esplicitati, vale la pena di seguire tutto lo sviluppo della lunga cerimonia, pur senza avere l’ardire di stilarne un vero e proprio verbale.

L’intervento del sindaco di Dongo, Mauro Robba, è imperniato su un omaggio insistito al sindaco di Arromanches-les-Bains, punto centrale dello sbarco in Normandia, paese con cui Dongo ha da anni un gemellaggio, che viene accreditato come il vero motore per la realizzazione del nuovo museo. La ricostruzione delle vicende del museo è infatti caratterizzata da significativi sbilanciamenti: si tace dell’esistenza di un precedente Museo della Resistenza comasca, si sottolinea che l’idea è nata “alla buona”, quasi si trattasse di una chiacchierata tra amici, si mettono al centro il gemellaggio con Arromanches e la conciliazione tra esigenze di ricerca storica e sviluppo economico di una zona che ha perso le sue connotazioni industriali, ci si dilunga su quanto avvenuto tra 2009 e 2010 e poi nelle “ultime settimane”, sorvolando su tutto quanto è successo nel frattempo… Al nuovo museo sono dedicate parole di grande entusiasmo: il contenuto tecnologico è “ipermoderno”, l’aggiornamento dei contenuti storici è stato condotto grazie al fondamentale e cordiale contributo dei consulenti scientifici, primo fra tutti Valter Merazzi, l’attrazione turistica del museo potrà raggiungere nei prossimi anni “alcune decine migliaia di persone”. In sintesi la nuova realizzazione è una “piccola opera d’arte”. Finalmente, la parte finale dell’intervento del sindaco di Dongo è dedicata ai contenuti e ai valori ideali che sono racchiusi del museo, che non deve quindi rappresentare solo uno “strumento di attrattività turistica”, ma anche di divulgazione di quegli avvenimenti che costituirono l’antefatto fondamentale della Liberazione. L’ultimo incitamento è “Viva l’Italia! Viva la Francia!”.

E tocca quindi a Patrick Jardin, sindaco di Arromanches, il compito di sviluppare il contenuto politico di questa inaugurazione: in sintesi, ma con molta nettezza, afferma che gli avvenimenti accaduti nell’uno e nell’altro paese sono “il simbolo della fine dei regimi fascisti”; e aggiunge: “abbiamo guadagnato la nostra libertà a un caro prezzo”.

Prima degli altri interventi, il coro del CAI di Dongo intona Fischia il vento, ma un venticello proveniente dal lago si porta via le note e la maggior parte della piazza non sente proprio nulla. Qualcuno pensa che questo incidente potrebbe assumere un vago sapore metaforico.

Poi si passa agli interventi centrati propriamente sul museo. L’assessora alla cultura del Comune di Dongo, Elena Caproni, racconta l’iter fecondo del gemellaggio con Arromanches. Il rappresentante di Asteria, l’azienda di Trento che ha prodotto l’allestimento, insiste sulla necessità di “far parlare la storia” e di “suscitare emozioni”; la presenza di molti specchi nelle sale del museo, dice, è la “metafora della riflessione interiore”; il direttore del museo di Arromanches sottolinea quanto sia alto il valore del museo come “simbolo della Resistenza”; Valter Merazzi ricorda l’importanza della Resistenza non solo per i suoi aspetti militari ma anche e soprattutto per la partecipazione dei civili. Il percorso di conoscenza di questa avvenimenti è ancora lungo e quindi “il museo deve essere anche un veicolo di studio e di approfondimento”; “io ho lavorato per un Museo della Resistenza – aggiunge, alludendo alle discussioni sul nome del museo e sulla “derubricazione” della resistenza nella sua intitolazione – e credo che a quell’obiettivo abbiamo tenuto fede”. Il suo saluto finale è: “Viva la Resistenza! Viva la Liberazione in Italia, in Europa, nel Mondo!”.

Gli ultimi interventi sono quelli dei politici. Del tutto fuori luogo è il breve comizio di Mario Mantovani, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, esponente di Forza Italia, che dopo un richiamo a una equidistanza di maniera poiché la storia si fa stando “non solo tutto da una parte e non tutto dall’altra”, si profonde in un elogio della richiesta di autonomia per la Lombardia e in un accenno alla salvaguardia dell’ospedale di Menaggio. Ugo Parolo, sottosegretario della Regione Lombardia, si limita a richiamare l’importanza simbolica della pace che si esprimerebbe a suo parere nel nuovo “azzeccato nome” relativo alla fine della guerra. È Massimo Dadà, sindaco di Fosdinovo, altro paese simbolo della Resistenza e della conservazione della memoria, a riportare il ragionamento a livelli più alti; cita Gustav Mahler per dire che la memoria non è “culto delle ceneri ma custodia del fuoco” e quindi che la memoria può e deve essere bruciante.

L’ultimo intervento, prima della benedizione e del rituale taglio del nastro, è quello del prefetto di Como, Bruno Corda, che, dopo aver citato il messaggio d’augurio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sottolinea l’importanza di una solida base scientifica condivisa e quella del rapporto di trasmissione della memoria tra anziani e giovani.

Il Museo

Al netto delle polemiche sul nome che, come si è detto, rinuncia all’intitolazione alla Resistenza, il nuovo museo civico di Dongo è e resta un museo della Resistenza. Non c’è – è doveroso sottolinearlo – alcun intento revisionista, non c’è alcuna sottovalutazione del ruolo della lotta partigiana nella liberazione dal fascismo e dal nazismo. C’è, semmai, una sottovalutazione del ruolo della narrazione, per cui la storia degli avvenimenti precedenti, connessi e seguenti alla sconfitta, alla cattura di Mussolini e alla fine del fascismo (o – come direbbero gli amministratori – alla fine della guerra) è frammentata e scomposta fino al limite di essere non facilmente comprensibile per chi non abbia ben chiaro non tanto e non solo la successione degli eventi ma la loro concatenazione logica. Si comincia dalla fine, dal proclama dell’insurrezione letto dalla voce grave di Sandro Pertini, si va avanti alla fucilazione di Mussolini, alle allusioni all’oro di Dongo, ma anche ai riferimenti alla guerra partigiana della 52a brigata Garibaldi, e ancora alla caduta del regime, poi di nuovo si torna alla lotta in montagna, poi al ruolo della resistenza civile e alla vita quotidiana di una “fabbrica resistente”. Non basta la pausa di riflessione dei “racconti intorno al focolare” cioè la narrazione dei fatti nelle interviste di alcuni protagonisti e testimoni (ma perché poi questa patina “favolistica”?) per riprendere il filo. L’esplicitazione più evidente di questo criterio è nel doppio filmato Simmetrie della liberazione in cui, per instaurare un concreto rapporto con Arromanches, vengono messi a confronto lo sbarco in Normandia e la liberazione di Como, avvenimenti che di simmetrie ne hanno ben poche: basti pensare che l’arrivo degli alleati a Como avvenne con la città già liberata dai partigiani e quindi (per fortuna) senza sparare nemmeno un colpo. Ecco quindi che i filmati dello sbarco in Normandia sono i meno drammatici possibile, e quello della liberazione di Como è capovolto (con l’autoblindo partigiana che arriva alla fine), mentre l’attraversamento del canale della Manica è paradossalmente accoppiato alle gite in battello dei militari americani ripresi nei primi giorni di maggio. A conclusione del tutto, nella settima sala, una proiezione complessa su specchi scomposti enfatizza la decostruzione della narrazione.

Messo bene in evidenza che maneggiare queste storie e queste memorie non è facile, e che il rischio di commettere errori è sempre presente, qualche riflessione si impone. E – alla fine – il peso della storia è tutto sulle spalle di pannelli scritti e di un paio di schermi non poi così tanto ipermoderni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento dell’inaugurazione: da sinistra Patrick Jardin, sindaco di Arromanches-les-Bains, Bruno Corda, prefetto di Como, e Mauro Robba, sindaco di Dongo.

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Un altro momento dell’inaugurazione: le bandierine delle scuole.

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Due sale del nuovo museo.

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Regione Lombardia vuole che l’alluminio resti a Dongo

isotta fraschini srlForse verranno usati la legge Impresa Lombardia e l’Accordo per la competitività per l’Isotta Fraschini.

 

«Si è svolto un incontro tra Regione Lombardia, l’azienda Isotta Fraschini e le organizzazioni sindacali, con a tema il futuro del sito produttivo di Dongo (Como) – dichiara un comunicato di Regione Lombardia del 25 marzo –. Regione Lombardia ha confermato che l’obiettivo è salvaguardare la presenza in Lombardia e la continuità operativa dell’azienda, anche alla luce della collocazione strategica del sito di Dongo rispetto al mercato tedesco e del prezioso knowhow costruitosi nel tempo».

«È importante che la produzione di alluminio resti a Dongo e che si lavori insieme per costruire le condizioni di contesto necessarie, affinché si possano attrarre investitori interessati alla ricerca e innovazione e mantenere i livelli occupazionali – ha dichiarato Mario Melazzini, assessore regionale alle Attività produttive –. Al riguardo Regione Lombardia è disponibile a verificare la possibilità di utilizzare gli strumenti previsti dalla nuova legge ‘Impresa Lombardia’ e, in particolare, l’Accordo per la competitività». [md, ecoinformazioni]

Museo a Dongo senza resistenza?

Sta per giungere a conclusione il percorso di rinnovamento del Museo della Resistenza comasca di Dongo, inaugurato nel 1995 e dal 2009 in fase di ristrutturazione, e l’inaugurazione è annunciata per il 12 aprile prossimo. L’amministrazione comunale di Dongo, però, ha deciso di modificarne il nome per “superiori esigenze di marketing”, derubricando la Resistenza, passandola nel sottotitolo e promuovendo invece in prima posizione la “fine della guerra”. Secondo le ultime notizie – intervista del sindaco Mauro Robba a Radiopopolare di questa mattina 21 febbraio – il nome del museo sarà: “Museo della fine della guerra. Dongo 25 aprile. La Resistenza sul lago di Como e la cattura di Mussolini”.

La decisione, paventata da tempo ma mai confermata ufficialmente fino a questi ultimi giorni, sta suscitando vive preoccupazioni e proteste non solo a Dongo.

L’Associazione Museo della Resistenza comasca che ha promosso e getstito la precedente esposizione museale, di cui il nuovo allestimento si proclama erede,  in un comunicato stampa – qui di seguito riportato integralmente – chiede la collaborazione di tutti per mantenere l’originaria denominazione e sottolineare in questo modo l’assoluta importanza dei valori della Resistenza. Si annunciano per i prossimi giorni raccolte di firme, iniziative di protesta, momenti di incontro con la popolazione.

Comunicato stampa

L’Associazione Museo della Resistenza comasca, dopo aver cercato di chiarire all’Amministrazione comunale di Dongo le ragioni affinché rispettasse la storica denominazione del Museo della Resistenza comasca, inaugurato a Dongo nel 1995 dal Presidente del Senato Carlo Luigi Scognamiglio, nome che risulta in tutte le delibere degli Enti competenti (Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Dongo, Fondazione Cariplo) all’interno del progetto “La Fine della Guerra”, ma in primo luogo per respingere i giudizi, pubblicamente dichiarati dal Sindaco di Dongo Mauro Robba, che il nome della Resistenza non è attuale né attrattivo “in quanto troppo diffuso e inflazionato”, dichiara che i sacrifici, gli ideali e i valori non possono essere vanificati né liquidati in nome di una presunta esigenza di marketing.

Invita le Cittadine e i Cittadini, gli Enti pubblici, le Associazioni, le Organizzazioni democratiche a sostenere la richiesta di mantenere il nome Museo della Resistenza comasca.

L’Associazione si impegna a collaborare al fine di far conoscere, valorizzare e far vivere il Museo della Resistenza comasca.

Associazione Museo della Resistenza comasca

Dongo, 20 febbraio 2014

25 aprile a Dongo

Nella piazza del municipio di Dongo, di fronte a circa un centinaio di persone, si è svolta in mattinata la celebrazione ufficiale del 25 aprile da parte della sezione locale dell’ Anpi assieme all’amministrazione comunale. Nel pomeriggio, concerto di Filippo Andreani, organizzato sempre dall’associazione partigiana con il circolo Arci Settima generazione (altro…)

Il pane e il ferro. Società e assistenza a Dongo 1899-1922

ISBN-164-DellaFonteCinquanta persone hanno partecipato alla presentazione del volume di Enrico Della Fonte edito da Nodo Libri per la collana Società e storia dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como, nella Sala d’oro del Palazzo Comunale di Dongo.

«Una storia locale, non una microstoria, che ben si raccorda con il contesto più altro nazionale e regionale» ha precisato nella presentazione Edoardo Bressan, docente di Scienze dell’educazione e della formazione all’Università di Macerata.

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