Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta

Resistenti e Resistenza/ Franco Catalano

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All’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta, durante il secondo ciclo dei seminari sulla storiografia resistenziale locale, si è riflettuto con Gabriele Fontana su un libro che non esiste. Più precisamente un dattiloscritto che non ha mai trovato spazio su carta, se non quella fotocopiata: La resistenza nel Lecchese e nella Valtellina, una ricerca coordinata da Franco Catalano tra il 1964 e il 1974. Questo dattiloscritto inedito si occupa della resistenza di Lecco e della Valtellina, e contiene al suo interno documenti originali e testimonianze; è stato commissionato da diverse istituzioni al professor Franco Catalano, che ha coordinato il lavoro avvalendosi quindi di altre persone per le ricerche. La presentazione di questo inedito si è rivelata una scelta particolare, che non ha trovato l’unanimità dei consensi tra gli organizzatori (anche lo stesso relatore non era pienamente convinto), ma la passione che anima ricerche decennali ha avuto la meglio. La scelta è stata anche condizionata dal fatto che la ricerca stessa rischia di rimanere un dattiloscritto fotocopiato. L’Istituto Perretta vorrebbe, dopo aver contattato i familiari, perlomeno metterlo a disposizione in formato digitale, affinché tutti possano consultarlo. La narrazione di Gabriele Fontana, lontana dalla modalità accademica, si caratterizza per essere appassionata e desiderosa di presentare tutte le vicende controverse, con il rischio di risultare disordinata. All’epoca della compilazione del lavoro, venne ritenuto dai suoi committenti (tra cui l’Anpi) un testo discutibile e controverso, e questa è appunto la ragione della sua non pubblicazione. La ricerca di Catalano per la ricostruzione della resistenza locale – dichiara Fontana – è il corrispettivo di quello che ha rappresentato il lavoro pioneristico di Roberto Battaglia per la ricostruzione della resistenza nei suoi tratti generali. Ha usato la cronologia di Morandi (precedentemente presentata in Istituto) quasi come inciso. Per ricostruire il contesto, si è avvalso dell’impostazione classica, struttura e sovrastruttura, ed è quindi partito dall’economia del territorio in oggetto: Lecco e Valtellina. Dove le fabbriche erano dominanti, scarseggiava la disponibilità degli operai a partecipare alla resistenza; dove mancavano le fabbriche, era alta la tendenza ad emigrare in Svizzera. Come costituire la lotta armata senza gli operai? Catalano ha sostenuto che gli uomini arrivarono da Milano, probabilmente militari, perché era necessaria un’abilità con le armi, e sparare è difficile per chi non lo ha mai fatto prima. Il professore descrive la doppia resistenza in Valtellina: in alta valle, una zona chiusa, si è manifestata la resistenza passiva, mentre in bassa valle, in qualche modo collegata che le strade e le ferrovie alle periferie di Milano, la resistenza ha caratteri più attivi. Il dattiloscritto si chiude con il momento insurrezionale: quello che si è verificato dopo è difficile da interpretare oggi, figuriamoci allora. Le critiche al lavoro sono state molte, tra cui: chi resta a combattere non sembra appartenere al territorio; il comando di raggruppamento sembra costruito alla garibaldina; alcuni documenti non si riescono a trovare; in Svizzera ci vanno anche i comandanti; una parte consistente di resistenti sembrano attendisti. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, il relatore è convinto che la ricerca di Catalano rappresenti un tesoro ancora da sfruttare, per quanto temuto da molti. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Lucini nega la sala/ Alessandra Kersevan parlerà nel Salone Bertolio

lager italianiAnpi e Istituto di storia contemporanea Perretta hanno dovuto prendere atto della decisione, tanto imprevista quanto incomprensibile, del sindaco di Como Mario Lucini di ritirare la disponibilità della Circoscrizione 1 già concessa alle autorevoli istituzioni democratiche e culturali lariane per l’incontro di approfondimento storico di sabato 1 febbraio alle 15,30 Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili Jugoslavi 1941-1943. La conferenza di Alessandra Kersevan si terrà ugualmente, ma nel Salone Bertolio in via Lissi 6 a Como. Leggi nel seguito il comunicato di Anpi e Istituto Perretta di Como  

«L’incontro con Alessandra Kersevan trasferito al Salone Bertolio in via Lissi dopo che il sindaco Mario Lucini ha negato l’uso della Circoscrizione n. 1 a seguito delle pretestuose proteste dell’organizzazione di estrema destra Militia.

L’incontro con la storica Alessandra Kersevan, organizzato dalla sezione di Como dell’Anpi e dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” per domani sabato 1° febbraio alle ore 15.30 è stato spostato al salone Bertolio in via Lissi 6 (sopra la Cooperativa) dopo che nella tarda mattinata di oggi, venerdì 31 gennaio, il sindaco di Como, Mario Lucini, ha ritirato il permesso all’uso della sala della Circoscrizione, già concessa nei giorni precedenti, in seguito all’intervento dell’organizzazione di estrema destra Militia che sulla sua pagina fb ha definito la Kersevan “nota per lo spiccato negazionismo che la contraddistingue sul dramma delle Foibe”.

Com’è evidente dal programma, l’incontro non era centrato sulle foibe, ma sulle responsabilità del fascismo italiano riguardo alla persecuzione delle popolazioni jugoslave nel periodo dell’occupazione nazifascista. I lavori di approfondimento storico di Alessandra Kersevan non hanno mai negato il fenomeno delle foibe, ma si sono rivolti a cercare di ricostruire le reali dimensioni e le ragioni di tali tragici fatti, spesso usati a puri fini propagandistici senza alcun rapporto con la loro reale drammaticità.

Senza ragione, il Comune di Como ha fatto propria un’accusa irriguardosa del serio lavoro di approfondimento che la studiosa e le organizzazioni promotrici svolgono su questi temi da molti anni, come hanno riconosciuto pubblicamente anche alcuni esponenti – quelli meno ideologicamente prevenuti – dei profughi giuliano-dalmati.

L’unica possibile spiegazione di questa grave decisione è una sorta di “parità di trattamento” tra le associazioni antifasciste e quelle filofasciste e filonaziste cui nei giorni scorsi non era stato concesso l’uso della circoscrizione di Camnago Volta per un incontro celebrativo di un esponente del nazismo!

Per rispetto alle drammatiche vicende che intorno al “confine orientale” ebbero luogo negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale e la fine del fascismo, le organizzazioni promotrici dell’incontro hanno deciso di mantenere l’appuntamento, spostandolo al Salone Bertolio, e rivolgono l’invito di partecipazione a tutta la popolazione». [Anpi Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Como, Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como]

Lager italiani/ incontro con Alessandra Kersevan

Kersevan-2014La sezione di Como dell’Anpi, in collaborazione con l’Istituto di storia contemporanea P. A. Perretta, invita sabato 1 febbraio alle 15.30 presso la sala della circoscrizione 1 di Como-Albate all’incontro pubblico con la storica Alessandra Kersevan. (altro…)

Resistenti e Resistenza – Al via il secondo ciclo­

GalanteCalderaIl 17 gennaio, all’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, si è aperto il secondo ciclo di conferenze sulla storiografia della Resistenza, in particolare su una parte della storiografia locale. In una presentazione corale sono intervenuti Carlo Galante, Elisabetta Lombi e Gerri Caldera.

Giuseppe Calzati ha aperto la presentazione ricordando che i ricercatori e gli studiosi dell’ ISC Perretta, attraverso questo lavoro di sintesi e condivisione, si preparano e cercano di coinvolgere la cittadinanza per il prossimo settantennale  della Liberazione. Lo fanno incrociando ed interrogandosi sulle fonti e sulla loro natura non sempre omogena. Difatti, Gerri Caldera ricorda al pubblico presente la difficoltà derivate dall’attendibilità delle fonti e delle narrazioni. Sceglie come esempio due metodologie utilizzate  nella raccolta delle narrazioni di testimoni: la prima, “Sterling Memorial Library”, progettata sul finire degli anni ’70 dall’Università di Yale, prevede che un gruppo di universitari-intervistatori tenga un atteggiamento solidale con l’intervistato e con il suo vissuto. In contrasto, la metodologia usata dalla Shoah Foundation, voluta da Spielberg nel 1994, segue un protocollo rigido, con un format medesimo per tutti gli intervistati, e con elementi di spettacolarizzazione sul finale , quando il testimone è invitato a lasciare un appello al mondo. A questo proposito, si è parlato di una torsione della testimonianza.

Il problema delle fonti e del tipo di narrazione dovrebbe essere tenuto a mente in generale, e nel caso specifico per le cronologie di Giuseppe Coppeno e  Renato Morandi.

Carlo Galante si è occupato in modo dettagliato del testo di Giuseppe Coppeno Como dalla dittatura alla libertà (1989), dichiarando dal principio quanto il testo è di difficile comprensione, perché complesso è il periodo che viene trattato. Un testo che è stato molto criticato, soprattutto perché non vengono citate le fonti, ma nel quale è presente una storia piuttosto completa della resistenza comasca.
Coppeno è stato agente partigiano di collegamento tra Como e Milano, e il suo è stato un ruolo pressoché marginale, ma la dovizia dei particolari del suo scritto può confondere il lettore circa la veridicità dei fatti narrati. La sua è stata una prospettiva unilaterale, dettata dalla scelta dei particolari da argomentare e quelli da trascurare, unita ad una personale opinione dei fatti che si sono susseguiti. La sua disamina parte dal ventennio fascista e vuole arrivare agli atti finali della liberazione; nel mezzo, si susseguono le azioni partigiane volte al rifornimento di armi; l’inquadramento dei gruppi partigiani, nei quali la formazione più semplice e diffusa fu il distaccamento; nomi e cognomi di chi nel palazzo del fascio usò la tortura come vile mezzo di prevaricazione.

GalanteLombiElisabetta Lombi sta svolgendo una ricerca tra le audio interviste effettuate negli anni ’70 e archiviate in Istituto. Nel corso del suo lavoro, si è imbattuta in due interviste fatte da Coppeno, e lo stile di quest’ultimo è sembrato più simile a quello di un interrogatorio. Le sue intenzioni vengono chiaramente esplicitate negli audio, e laddove egli è convinto che i fatti narrati non si siano verificati, nonostante venga testimoniato l’esatto contrario, egli sceglie di ometterli. Anche in questo caso c’è molta retorica su come le donne non vengano giustamente narrate per la loro grande partecipazione: a loro viene dedicato soltanto un piccolo paragrafo di scarsa rilevanza. Come sottolinea Lombi, “ci si aspetta sempre che siano le donne ad occuparsi delle donne”.

In conclusione, Gerri Caldera ha presentato due testi di Renato Morandi: Memorie storiche dell’attività partigiana (1956) e Azioni partigiane (1981). Il primo testo afferma che fino al marzo del 1944, nella zona di Como, non c’è stata attività partigiana, mentre il secondo, che è una cronologia dei fatti, certifica azioni partigiane già dal settembre del 1943. Contraddizioni come queste sono state segnalate anche da Giusto Perretta: nei libri archiviati in Istituto sono presenti delle chiose che negano quanto affermato da Morandi.

Nel dibattito finale, è emerso come la parola chiave sia narrazione, e ci si è interrogati sul senso della categoria dell’inattendibilità, quando le narrazioni usano la memoria, che è di per sé un atto selettivo e deliberato. Kafka chiude così il Prometeo: “La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Siccome proviene da un fondo di verità, deve terminare nell’inspiegabile”.

Sul sito dell’Isc Perretta è presente l’abstract scritto da Caldera, che si conclude con queste parole: “Le cronologie di Morandi e il testo di Coppeno stanno alla base della storia della resistenza locale, ma per 70 anni non sono state vagliate criticamente, e quindi tutti i successivi testi, che ad essi si richiamano, conservano quelle ambiguità originarie, per altro i testi di resistenza locale di solito si occupano di vicende specifiche e narrano episodi singoli (in specie il tratto finale che riguarda Dongo e Mussolini), ma non hanno fatto un lavoro di sintesi, non hanno catturato il “senso” complessivo di quegli anni. Quindi possiamo forse dire che la “Resistenza” della nostra zona attende ancora di essere scritte”. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea – Ultimato il primo ciclo

Seminari-libri-3Il 13 dicembre si è tenuto l’ultimo incontro del primo ciclo di seminari sulla Resistenza, organizzato dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”. Il testo preso in esame Patrizia Di Giuseppe, direttrice dell’Istituto, è stato La Resistenza in Italia. Storia e critica di Santo Peli, docente di Storia Contemporanea a Padova. (altro…)

Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea

Seminari-libri-3Il 29 novembre 2013 si è tenuto il terzo incontro del ciclo di seminari sulla Resistenza organizzato dall’Istituto di storia Contemporanea “Pier Amato Perretta di Como”. Il testo storiografico preso in esame è stato Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza di Claudio Pavone del 1991: l’introduzione storica di Patrizia Di Giuseppe. (altro…)

Resistenza e resistenti all’Istituto di Storia Contemporanea

Seminari-libri-3Il ciclo di seminari Resistenza e Resistenti, l’incerto futuro del passato, organizzato dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” si è aperto, venerdì 25 ottobre 2013, a cura di Giuseppe Calzati, con l’incontro sui testi di Romano Battaglia e Franco Catalano. (altro…)

Il sogno (e gli incubi) degli archivi a Como

InvitoItNostra-5 ottobre-3Si è svolto nel pomeriggio di sabato 5 ottobre, nel salone della Biblioteca Comunale di Como, l’incontro “Il sogno della memoria” promosso dalla sezione di Como di Italia Nostra e dedicato “ai problemi e alle ricchezze” degli archivi di Como.

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Cisl e Istituto Perretta spiegano la storia della Shoah

giornodellamemoriaStoria e memoria della Shoah e della deportazione: un approccio storico-didattico. Questo il percorso strutturato in lezioni e laboratori per studenti e insegnanti, per preparare all’esperienza educativa del Treno della memoria. (altro…)

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