Libia

Libia: una benda per non vedere?

È possibile ripetere in maniera così ostinata una tale offesa alla giustizia, all’unione e alla solidarietà? Si sente parlare di crisi migratoria dal 2013, quando un numero sempre crescente di rifugiati e di migranti ha cominciato a spostarsi da altri continenti extra-europei verso l’Unione Europea per richiedere asilo, viaggiando dalla Libia attraverso il mar Mediterraneo, oppure attraverso la Turchia e l’Europa sudorientale.

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10 giugno/ Arciwebtv/ Sabir 2020/ La vergogna degli accordi UE-Libia

Dalle 14,30 alle 16,30/ Sabir oltre 2020. Esternalizzare le frontiere: una vergogna UE. Il caso della Libia. Negli ultimi anni la cooperazione dell’UE e degli Stati membri con le autorità libiche si è drammaticamente intensificata, traducendosi nella facilitazione di pratiche di respingimento illegale di uomini, donne e bambini in Libia, dove corrono il grave rischio di subire violenze e torture nell’inferno dei campi di detenzione e in una situazione umanitaria sempre più tragica a causa dell’escalation del conflitto armato a Tripoli e della diffusione del Covid-19. Ricercatori, giornalisti ed esperti provenienti dalle due sponde del Mediterraneo analizzeranno il contesto e le recenti strategie di controllo della migrazione e descriveranno il loro fondamentale lavoro di denuncia per richiedere trasparenza e giustizia. Iscriviti cliccando qui, partecipa su Zoom cliccando qui oppure guarda la diretta su facebook cliccando qui o sull’immagine.

Gli altri programmi del 10 giugno.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

Arci/ Libia: al primo posto la diplomazia, non le armi

armi libia«Quanti passi ci separano dall’entrata in guerra? A giudicare dagli ultimi avvenimenti sembra sempre più chiaro che l’intenzione politica è quella di supportare un’eventuale attacco armato in Libia con truppe italiane. I segnali sono tutti sotto i nostri occhi e costituiscono un grave attacco alle prerogative del Parlamento e una distorsione del dettato costituzionale. E’ noto come forze speciali dell’esercito francese siano già in azione in Libia e come gli Stati Uniti stiano pressando il nostro Governo per un appoggio incondizionato e un supporto armato per un prossimo attacco. Sbagliata quindi la decisione di concedere la base di Sigonella come punto di partenza di spedizioni di droni che, fuori da ogni finzione, sono a tutti gli effetti degli strumenti di attacco. Sbagliata la prospettiva, ormai accarezzata da più parti, di uno smembramento della Libia in tre protettorati occidentali, di cui uno spetterebbe al nostro Paese. Sbagliata l’idea di arrivare alla decisione ineluttabile di utilizzare militari italiani scavalcando di fatto il Parlamento e le sue prerogative costituzionali. L’Arci chiede al Governo di non concedere l’uso di nessuna base sul territorio nazionale per nessuna missione che non sia autorizzata dalle Nazioni Unite. Chiediamo di aprire un’ampia discussione parlamentare sul coinvolgimento dell’Italia nelle prossime campagne neocolonialiste in Libia e, più in generale, in tutta l’area mediterranea e mediorientale. Chiediamo che il Governo italiano operi in maniera responsabile verso l’apertura di una fase di confronto tra le parti coinvolte nella vicenda libica, svolgendo di fatto un ruolo di mediazione attiva che rimetta al primo posto la diplomazia e non le armi.» [Arci Nazionale]

Arci/ Venti di guerra. La prima parola tocca alla diplomazia

arci«Ripristinare subito Mare Nostrum e aprire canali d’ingresso umanitari ai confini della Libia. » Inizia così l’appello dell’Arci nazionale sulla drammatica situazione della costa libica. «In queste ore sull’Europa e sul Mediterraneo soffiano pericolosi venti di guerra. La situazione drammatica che si è venuta a determinare in Libia rischia di coinvolgere tutta l’area del Mediterraneo, peraltro già teatro di molti e terribili conflitti. Siamo convinti che non potrà essere un nuovo intervento militare a riportare la pace in Libia e la stabilità nel Mediterraneo.Le recenti esperienze, in primo luogo proprio quella in Libia nel 2011, hanno dimostrato che la guerra aumenta l’instabilità e allontana le soluzioni, oltre che provocare morti e ingiustizie. Tuttavia fermare la violenza e l’orrore fondamentalista è compito non rinviabile della comunità internazionale che ha gli strumenti per farlo, se c’è la volontà politica di utilizzarli. L’Europa e l’occidente tutto non possono sconfiggere il terrorismo e le mire espansionistiche dell’IS con un nuovo conflitto e con una soluzione repressiva. Avrebbe senso una missione di ‘peacekeeping’ sotto l’egida delle Nazioni Unite, fondata su un accordo da raggiungere e su cui vigilare. Una missione che parta dal dialogo e dalla ricomposizione della società civile, che coinvolga tutte le comunità locali libiche e che abbia tra gli obiettivi anche quello di mettere in discussione le royalties del petrolio, che deve diventare una fonte di ricchezza per tutte le comunità e non la condanna di quel paese. Si apre, insomma, anche per l’Italia, la possibilità di ridare fiato seriamente a un lavoro, seppur difficilissimo, di diplomazia internazionale. E pensiamo sia ancora possibile restituire forza e legittimità al ruolo delle Nazioni Unite. In questo quadro complesso abbiamo di fronte un’emergenza umanitaria che rischia di coinvolgere in poche ore centinaia di migliaia di persone che si sommeranno ad altre centinaia di migliaia di civili in fuga da Siria, Afganstan, Iraq, Eritrea… Bisogna ricordarsi e ricordare alla comunità internazionale che chi soffre di più, le principali vittime di questa crisi, sono coloro che subiscono il giogo delle violenze e delle persecuzioni. Famiglie, uomini e donne, costrette a fuggire, di cui l’Europa deve farsi carico e non rispondere con le bombe e i respingimenti, come pretenderebbe qualche predicatore d’odio come Salvini. Pensiamo che sia indispensabile e urgente riattivare l’operazione Mare Nostrum e allo stesso tempo aprire, ricorrendo all’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati (UNHCR), canali umanitari dai Paesi confinanti la Libia. Mare Nostrum, a differenza dell’operazione Triton, era dotata di strumenti e personale per soccorrere i profughi, evitando ricatti armati da parte dei trafficanti, come quello che si è verificato nei giorni scorsi. Due interventi, Mare Nostrum e canali d’ingresso umanitari, che possono e debbono essere promossi e sostenuti dall’Unione Europea e dalla comunità internazionale tutta, prevedendo un sostegno ai principali paesi confinanti con la Libia, in primo luogo Egitto e Tunisia, che saranno senz’altro coinvolti nella gestione dei flussi di profughi e che corrono il rischio di un’estensione dell’intervento dell’IS nel loro territorio.» [Arci Nazionale]

Alex Zanotelli: La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile

La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile. La dittatura di Gheddafi, che dura da 41 anni, sta mostrando il suo vero volto, disumano e feroce. “I manifestanti sono ratti, – ha detto il rais, nel suo discorso televisivo del 21 febbraio – pagati dai servizi stranieri. Una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù. Andate a sterminarli!” Invitava così i suoi soldati, i suoi fedeli e le migliaia di mercenari africani a sterminare i ‘rivoltosi’. (altro…)

Per il popolo libico sabato 26 febbraio a Como

Alla presenza silenziosa, organizzata dalle Donne in nero  e sostenuta dal Coordinamento comasco per la Pace, che si svolgerà a Como sabato 26 febbraio in piazza San Fedele alle 17 aderisce l’Arci provinciale. Il testo del volantinoPerché il Mediterraneo profumi di gelsomini e non abbia mai più l’odore della morte. Fermiamo il massacro in Libia. Pane, lavoro, democrazia, diritti, accoglienza” che sarà distribuito durante il presidio.

Armi italiane per Gheddafi

Le armi italiane sono arrivate in Libia via Malta nel 2009 senza alcuna autorizzazione ufficiale del nostro Governo L’Italia nel 2009 ha triangolato 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia di Gheddafi. Leggi la circonstanziata denuncia della Rete italiana per il disarmo.

Questa “rivoluzione” è anche nostra!

La Tavola della Pace invita tutti ad esporre la bandiera della Pace al balcone di casa in segno di solidarietà con i giovani e i popoli in lotta per la dignità, i diritti umani, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto nel mondo arabo. Leggi e sottoscrivi l’Appello. (altro…)

Paco per il popolo libico

Nella riunione del coordinamento  del 24 febbraio Paco ha accolto positivamente l’iniziativa delle Donne in nero a difesa dei diritti del popolo libico. Paco aderisce e parteciperà al presidio in piazza San Fedele sabato 26 febbraio alle 17.

Appello urgente: Fermiamo il massacro in Libia

Pane, lavoro, democrazia, accoglienza. Appuntamento a Como in piazza San Fedele sabato 26 febbraio alle 18.  Primi firmatari: Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Margherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego. Firma, fai firmare, aderisci, partecipa. Per adesioni: gelsomini2011@gmail.com. C’è una Italia che si riconosce nella lezione di coraggio e dignità che arriva dal mondo arabo. Il profumo dei gelsomini arriva anche nel nostro paese, anche nelle barche piene di giovani con la loro domanda di futuro. (altro…)

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