Mario Lucini

Antimafie/ Giuffrida: bene Como con Avviso pubblico/ I beni confiscati a Como

130914 liberaDove sono i giovani e le giovani che fanno politica? I ragazzi e le ragazze spesso disertano i luoghi dove ci si occupa della res publica aderendo al luogo comune  “i politici sono tutti uguali” o a quello ancora più sciocco e perverso  “destra e sinistra è lo stesso”. Non è così per i giovani di Libera e anche sabato 13 settembre hanno affollato la biblioteca di Como per partecipare all’incontro sui beni confiscati alle mafie. Un incontro che ha riservato alla giunta di Como, rappresentata dall’assessore alla legalità Marcello Iantorno e dal sindaco Mario Lucini,  un pubblico plauso per essere uno dei pochi comuni italiani che hanno aderito ad Avviso pubblico, la rete delle amministrazioni per la legalità contro le mafie. Una soddisfazione per il centrosinistra comasco in questi giorni in particolare affanno e alle prese con polemiche e durissime critiche su tutto, ma non sul tema della legalità per il quale il riconoscimento di Libera testimonia che il cambio di passo e di direzione è avvenuto. Presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli interventi dell’iniziativa e le ricerche Beni confiscati alle mafie, una corsa contro il tempo illustrata da Giuseppe Giuffrida (video 1 e video 2) e  I beni confiscati alle mafie a Como illustrata da Tommaso Marelli (video).

Sfoglia on line le diapositive della ricerca Beni confiscati alle mafie, una corsa contro il tempo.

Sfoglia on line le diapositive della ricerca I beni confiscati alle mafie a Como.

Presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video dell’incontro di sabto 13 settembre

Como/ Centrosinistra a curvatura democristiana

emilio russoNon salva quasi nulla Emilio Russo nella sua spietata analisi della politica di governo di Como: «il bilancio del centrosinistra a curvatura democristiana che governa la città, a metà del suo mandato, agli occhi di un numero crescente di cittadini, si presenta all’insegna dell’inconcludenza e non fa presagire nulla di buono per le “magnifiche sorti e progressive” della “sinistra”». Un giudizio caustico che valuta sbagliato o inefficace gran parte dell’operato della giunta Lucini. Per Russo le responsabilità maggiori sono del gruppo dirigente che si è «impadronito del Pd e che ha avuto come stella polare della sua azione politica l’emarginazione della cultura della sinistra riformista». Un punto di vista che superando il buonismo di appartenenza sferza senza remore e ci auguriamo animi altri interventi, anche di segno diverso, che il nostro giornale sarà lieto di ospitare.

«Gli argomenti dei cacciatori di gufi sono sostanzialmente due. Il primo è che “la sinistra è per la prima volta al governo della città” (il che, storicamente, non è nemmeno vero del tutto) e che per questo bisogna difendere l’attuale amministrazione come un sol uomo. Evitare di perdere “un’occasione storica”. Il secondo è che “il meglio è nemico del bene”. E quindi è bene accontentarsi di quello che passa il convento. Quello che ha il suo indirizzo a Palazzo Cernezzi e che è abitato da Lucini e dalla sua variopinta maggioranza.

Argomento, in fondo plausibile, se non fosse però che, per quanto possa essere sgradevole ammetterlo, il bilancio del centrosinistra a curvatura democristiana che governa la città, a metà del suo mandato, agli occhi di un numero crescente di cittadini, si presenta all’insegna dell’inconcludenza e non fa presagire nulla di buono per le “magnifiche sorti e progressive” della “sinistra”. Nel consuntivo di questi due anni e mezzo, ci sono, certo, l’ampliamento della zona Ztl, l’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti, le mostre di Villa Olmo. Sì, ma, a ben vedere, per quanto abbiano spesso catalizzato l’attenzione degli organi di informazione e dell’opinione pubblica, si tratta pur sempre di iniziative modeste, quando non discutibili, almeno nelle modalità con cui sono state attuate. Il nuovo regime dei rifiuti non è altro che la replica di quello che i cittadini di quasi tutti centri minori conoscono da tempo e finirà per pesare di più sulle spalle dei contribuenti. Le esposizioni di Villa Olmo scontano il difetto di origine di avere voluto dare continuità – senza la furbizia del passato – alla logica delle “grandi mostre”, mantenendo la sede, la periodicità e il carattere di “evento” delle mostre di Gaddi, e rinunciando invece ad attuare una vera politica culturale a 360 gradi. La pedonalizzazione di alcune aree (per una superficie limitata, peraltro) è avvenuta al di fuori di un progetto credibile. Così, per difendere le scelte compiute, si è dovuto utilizzare l’argomento della presunta continuità con le politiche degli anni “70. Dimenticando che la chiusura della città murata fu allora accompagnata da studi imponenti sul contesto urbanistico, dall’ acquisizione di monumenti di valore storico architettonico (San Francesco, San Pietro in Atrio, Sant’Eufemia), dall’ampliamento dell’offerta culturale (la Pinacoteca di Palazzo Volpi) e, soprattutto, da una disciplina urbanistica fatta di vincoli e di incentivi alle ristrutturazioni. Una logica palesemente in contrasto con l’idea di città esposta recentementedall’assessora alla mobilità, secondo cui le piazze e le strade liberate dalle auto – oltre ad essere graziosamente riservate allo stazionamento delle auto di alcuni residenti privilegiati – possono ora ospitare spettacoli, artisti di strada, mercatini eccetera. Non ho niente contro i fisarmonicisti rumeni e i venditori di collanine, e nemmeno contro l’esondazione dei dehors sulle aree pubbliche, ma Como è un’altra cosa. I turisti vengono a Como, oltre che per il lago, per Terragni e Sant’Abbondio, per il Duomo e per Volta, per la seta e per le barche. E quando ti chiedono di presentare un progetto per l’Expo mica puoi andare a proporre la fiera del giovedì santo. Così, se non conosci la storia della città e la sua anima antica e moderna, ti rifugi in un silenzio assordante.

Poi ci sono le altre cose fatte. Non tutte “di sinistra” e, spesso, poco condivisibili. Come un PGT non troppo diverso da quello proposto dal centrodestra e che non si vede come possa rilanciare lo sviluppo della città e riequilibrare le parti del suo territorio. Come l’apertura del centro storico ai magazzini delle “grandi firme”, senza parcheggi e senza un piano del commercio in grado di tutelare e valorizzare gli esercizi “storici”, che infatti vanno scomparendo uno ad uno. O come l’accordo con il signor Caprotti sull’area ex Fisac che nemmeno la giunta di Bruni aveva osato concludere.

Infine, ci sono altre cose di cui sono piene le pagine dei giornali e sulle quali non è il caso di ritornare. Lasciamo perdere le “buche nell’asfalto”, il Palazzetto dello Sport di Muggiò ormai diroccato, l’autosilo della Val Mulini abbandonato da Dio e dagli uomini, la Piscina dello stadio con i bordi sbrindellati e chiusa chissà fino a quando. Il Teatro Politeama, grazie a un film bellissimo, è assurto a livello nazionale a simbolo del degrado (oltre ad essere l’occasione di esternazioni tragicomiche da parte dell’assessore al patrimonio). La bonifica della Ticosa sembra la trama di una telenovela dal copione incomprensibile. Le paratie lo sono da tempo. E le impuntature da geologi hanno solo prolungato i tempi e gli oneri a carico del Comune. Al punto che non è peregrino – e da gufi – sostenere che il Comune di Como sia tenuto ormai sotto tiro da Maroni. Dalle cui scelte di accettare di pagare la bolletta a Sacaim può dipendere, più o meno, il default finanziario. Tanto più che l’imposizione fiscale è già stata utilizzata fino al massimo consentito dalle leggi e che qui non si sente parlare di nessuna spendingrewiew. Con la Tasi, lo abbiamo appreso in questi giorni, mediamente più elevata della vecchia Imu e senza le detrazioni che, in passato, facevano da scudo a chi aveva di meno. Una cosa davvero poco “di sinistra”.

Di fronte a una situazione come questa, il maggior partito della coalizione, nei giorni scorsi ha chiesto la testa di due assessori. La segreteria cittadina del Pd, composta per lo più da figli, mariti e fidanzati di assessori e consiglieri, ha battuto un colpo dopo trenta mesi di silenzio affidandosi a una sorta di roulette russa per sollecitare un cambiamento qualsiasi. Oltre che per fare posto in giunta alla responsabile provinciale del partito. Perdiana, ha esternato Stefano Fanetti, ci saremmo anche noi. Con quali rilievi, quali idee, quali progetti, non siamo in grado di dirlo. Ma questo è un particolare trascurabile. Intanto il Pd si appresta a investire, dopo un sindaco “indipendente” nel capoluogo, anche un presidente della Provincia che rischia di essere eletto con i voti determinanti dei consiglieri del partitino di Alfano. E al quale del centrosinistra – tanto meno della sinistra – non sembra importare più di tanto. Ma tant’è, anche questa casella è funzionale al disegno di costruire attorno al partito una rete di relazioni che lo bypassano regolarmente. Con la scusa dell’ “apertura” alla società. In realtà con un fondo di subalternità culturale e di furbizia che sono stati la cifra, in questi anni, della cultura del gruppo che si è impadronito del Pd e che ha avuto come stella polare della sua azione politica l’emarginazione della cultura della sinistra riformista». [Emilio Russo]

 

Respinto il ricorso contro l’allargamento della Ztl

ztl-2-2Il Consiglio di stato ritiene infondato il ricorso presentato da alcuni cittadini, commercianti e Acus, «dal punto di vista del diritto» e per la «assenza di un “concreto periculum” tale da giustificare la sospensione del provvedimento con cui il Comune di Como ha istituito la nuova Ztl in piazza Roma e in piazza Volta e adeguato le tariffe dei parcheggi».

 

«È stata depositata l’ordinanza con cui il Consiglio di stato si è pronunciato in merito al ricorso presentato da alcuni cittadini e commercianti, insieme all’Acus (Associazione civica utenti della strada), per la riforma della sentenza del Tar rispetto alla richiesta di sospendere i provvedimenti adottati dal Comune su Ztl e tariffe della sosta – spiega un comunicato del Comune di Como –. “Ad un esame tipico della presente fase cautelare – si legge nell’ordinanza, emessa dalla quinta sezione del Consiglio di stato, presieduta da Luigi Maruotti – le numerose doglianze prospettate non risultano basate sul necessario fumus boni juris in ordine alla corretta esegesi del d.lgs.n.285 del 1992, come della legge generale sul procedimento e della normativa comunitaria in tema di circolazione delle merci e dei servizi. Considerato che – in relazione agli interessi pubblici e privati in conflitto – non risulta sussistente un concreto periculum in capo agli odierni appellanti, tale da comportare l’accoglimento della domanda cautelare il Consiglio di stato respinge l’appello e condanna gli appellanti al pagamento delle spese del presente grado di giudizio che liquida in 2mila euro, oltre accessori di legge, in favore dell’amministrazione comunale”».

«Un’idea di città che guarda al futuro – afferma il sindaco di Como Mario Lucini –. Questa è stata, ed è, la base della nostra proposta di allargare la Ztl. Sono emerse posizioni di contrarietà ma adesso credo sia venuto il momento di guardare avanti». «È importante cogliere le nuove opportunità che si aprono attraverso la riqualificazione degli spazi pubblici – prosegue l’assessora alla Mobilità Daniela Gerosa –. Le piazze e le strade possono accogliere nuove funzioni ed essere utilizzate per spettacoli, eventi, concerti e la riqualificazione delle vie e piazze interessate dalla Ztl confermerà la bontà di questa scelta».

Intanto prosegue l’iter per la risistemazione dell’area interessa5a: «Si stanno concludendo i lavori della Commissione chiamata a valutare i progetti di riqualificazione presentati per piazza Roma nell’ambito del concorso di progettazione bandito dal Comune di Como (23 i progetti presentati). Per quanto riguarda piazza Volta (15 i progetti da valutare) si prevede di chiudere entro metà ottobre e a quel punto saranno svelati i vincitori di entrambi i concorsi». [md, ecoinformazioni]

Appello alla Pace di Mayors for Peace

mayors for peaceAnche Como vi aderisce, Lucini: «Como, Città messaggera di pace non può restare in silenzio di fronte a tanta sofferenza e a tanto odio».

 

«All’indomani delle lettere inviate dal sindaco di Como Mario Lucini alle città gemelle di Nablus (Palestina) e Netanya (Israele) – entrambe le città hanno risposto, manifestando la necessità che si trovi una soluzione al conflitto – un nuovo appello alla Pace è arrivato nelle ultime ore dall’unione dei sindaci della Catalogna e dal primo cittadino di Sarajevo – spiega il Comune di Como –. L’appello è stato trasmesso a Mayors for Peace, associazione di cui, dagli anni Ottanta, anche la città di Como fa parte, insieme ai sindaci della Catalogna e a Sarajevo».

«Mayors for Peace è un’organizzazione non governativa, promossa dalle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki; è costituita da enti locali di tutto il mondo ed è registrata al Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite – spiegano da Palazzo Cernezzi –. Tra i suoi obiettivi, figura la realizzazione di 2020Vision, un piano mirato all’abolizione delle armi nucleari entro il 2020, l’anno in cui il mondo ricorderà i 75 anni del bombardamento atomico del Giappone (75 anni è il lasso di tempo che, all’indomani dell’esplosione nucleare, venne considerato dagli scienziati come il periodo necessario affinché la vegetazione potesse tornare a crescere)».

«”Porre immediatamente fine al conflitto armato in atto a Gaza” la richiesta accorata dei sindaci della Catalogna e di Sarajevo e sottoscritta da Mayors for Peace – prosegue la nota dell’Amministrazione comasca –. “È estremamente riprovevole – scrive Yasuyoshi Komizo, segretario generale di Mayors for Peace – che persone innocenti abbiano perso la propria vita, a causa dell’uso delle armi. Mayors for Peace richiama tutte le sue città affinchè si trovino insieme le strade per realizzare il condiviso obiettivo di avere un mondo libero dalle guerre”».

«Como, Città messaggera di pace non può restare in silenzio di fronte a tanta sofferenza e a tanto odio – afferma il sindaco Mario Lucini –. È necessario, oltre che urgente, che si trovi una soluzione pacifica al conflitto che da anni vede palestinesi ed israeliani schierati gli uni contro gli altri». [md, ecoinformazioni]

Como: una convenzione per i profughi

prefettura comoPalazzo Cernezzi si accorda con la Prefettura per il Centro di Prestino. Per Lucini si tratta di una: «Emergenza continua. L’Europa deve farsi carico di queste problematiche».

 

«Il Comune di Como ha approvato la stipula di una convenzione con la Prefettura per la gestione dell’accoglienza dei profughi inviati a Como – precisa il Comune di Como –. Nell’ambito del contingente assegnato a livello regionale, anche la città di Como è stata coinvolta nell’operazione umanitaria Mare Nostrum. La convenzione, che sarà sottoscritta nei prossimi giorni, prevede il pagamento di un corrispettivo (quantificato in 30 euro al giorno) per le spese di accoglienza sostenute dall’assessorato alle Politiche Sociali».

«I profughi saranno ospitati temporaneamente nel Centro di Prestino – si spiega –, dove sono alloggiati i richiedenti asilo».

«L’emergenza è continua – afferma il sindaco Mario Lucini –. Tutto il territorio si è messo a disposizione e il contributo del Comune era doveroso. È altrettanto vero che le preoccupazioni rispetto alle problematiche dell’accoglienza restano sul tavolo. L’Italia sta facendo molto ed è ora che l’Unione europea si faccia carico del problema». [md, ecoinformazioni]

Il bilancio di previsione presentato alla città

Il bilancio di previsione del Comune di Como per il 2014, ancora in fase di approvazione, è stato presentato pubblicamente dal sindaco, Mario Lucini, anche assessore al bilancio ad interim, in Biblioteca Comunale, nella serata di venerdì 18 luglio.

Complice sicuramente la stagione estiva, ma anche una certa disaffezione per i tempi lunghi dell’amministrazione locale, all’incontro non era presente un folto pubblico, anzi. Soprattutto, mancavano cittadine e cittadini quasiasi, essendo i presenti quasi tutti addetti ai lavori, interessati ad ascoltare una estesa spiegazione da parte del sindaco al di fuori della ritualità delle sedute consiliari.

In effetti la spiegazione di Lucini è stata ampia e articolata, e in generale piuttosto chiara, anche tenuto conto dei bizantinismi a cui la normativa della pubblica amministrazione costringe tutti coloro chi vi si cimentino.

In apertura il sindaco ha tenuto a sottolineare il momento particolarmente difficile per le amministrazioni locali, costrette dallo stato centrale a fare “da banca” in un momento in cui certo la liquidità non abbonda, e per di più costrette a tener dietro affannosamente ai continui cambiamenti di regole, tanto che Lucini ha dichiarato apertamente che è impossibile approvare il bilancio in tempi ragionevoli a fronte di continui rinnovamenti nei regolamenti tributari, tanto che il termine per approvare il bilancio preventivo 2014 è stato ulteriormente differito a settembre (!) anche se il Comune di Como conta di farcela entro fine luglio.

Nella selva di schemi, di tabelle, di cifre presentate (in più di un’ora di serrata spiegazione), Lucini ha sottolineato alcuni elementi: le difficoltà derivanti dal saldo negativo sul fondo di solidarietà (dovuto a “differenze imperscrutabili” – testuali parole – nel trattamento tra città e città) e ovviamente dal patto di stabilità, la costante diminuzione delle spese per il personale (non priva di effetti negativi sull’efficienza della macchina comunale) mentre si registra un aumento delle spese per prestazione di servizi, la decisione di incrementare comunque, per qualche settore. la quota degli investimenti (“non è possibile – ha detto Lucini – evitare di rispondere ad alcuni bisogni concreti della popolazione) il che si è riflesso in un aumento di 2 milioni di euro di spese per il settore sociale e di 500 mila euro per la viabilità e la manutenzione di strade e edifici pubblici. Ha quindi difeso la scelta della dismissione di parte del patrimonio pubblico (per circa 22 milioni di euro) per reperire una quota sostanziale dei fondi da investire (che ammontano complessivamente a circa 26 milioni di euro): a chi obiettava che si sono cedute e si cedono anche proprietà che garantirebbero un reddito, ha risposto “i gioielli di famiglia si vendono quando c’è bisogno, quando è l’unico modo per tirare avanti”.

Nel dibattito seguito all’esposizione, da alcuni interventi è venuto l’invito (un po’ di maniera, a tratti) a sfruttare le difficoltà per andare avanti e rinnovare radicalmente modi e metodi dell’amministrazione locale, ma più spesso si è scivolati su domande riguardo a ciò che si è o non si è fatto (inevitabili gli accenni alla ZTL…) lasciando le questioni del bilancio sullo sfondo.

Alla fine di una serata impegnativa, la sensazione è stata di uno sforzo di comunicazione tutt’altro che inutile, ma purtroppo poco sentito dalla città. La partecipazione, evidentemente, non è un costume per l’estate. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Mario Lucini durante la presentazione in Biblioteca.

BilancioComunale

18 luglio/ Lucini illustra il Bilancio di Como

bilanci«Venerdì 18 luglio alle ore 20.45 in Biblioteca [piazzetta Venosto Lucati] il sindaco Mario Lucini illustrerà alla città il Bilancio 2014 – annuncia il Comune di Como –. Nel corso dell’incontro – aperto al pubblico – verranno spiegate le previsioni di bilancio e le scelte di gestione adottate dall’amministrazione comunale».

Como: Bilancio di previsione 2014

COMO COMUNE 3La Giunta comasca approva il documento che dovrà ora passare in Consiglio e promette: «Più fondi per le politiche sociali e le manutenzioni».

 

«Più fondi per le politiche sociali e più fondi per le manutenzioni – si legge in un comunicato del Comune di Como –. Queste le voci principali del bilancio di previsione 2014 deliberato oggi [mercoledì 9 luglio] dalla giunta. Sul fronte dei numeri il bilancio 2014, registra 151milioni e 855.938,22mila euro in entrata e naturalmente anche in uscita e un segno negativo con -7milioni e 813.462,18 mila euro alla voce trasferimenti dallo Stato. Per quanto riguarda il programma triennale delle opere, dove sono inseriti tutti i lavori di importo superiore ai 100mila euro, in elenco figurano interventi per la sistemazione straordinaria dei marciapiedi (150mila euro l’importo per il 2014; 470mila euro il totale 2014-2016), per gli asfalti 700mila euro (un milione e 600mila euro il totale 2014-2016), per la manutenzione straordinaria degli impianti di illuminazione (150mila euro l’importo per il 2014; 410mila euro il totale 2014-2016), per la manutenzione straordinaria della pavimentazione del centro città (150mila euro l’importo per il 2014; 610mila euro il totale 2014-2016), per la riqualificazione di piazza Grimoldi e via Pretorio (450mila euro l’importo totale per il 2014), per interventi di mobilità sostenibile (200mila euro l’importo per il 2014; 600mila euro il totale 2014-2016), per la manutenzione straordinaria del verde pubblico (200mila euro l’importo totale per il 2014), per la velostazione per il ricovero delle biciclette a Como Borghi (160mila euro di cui 130mila euro finanziati dalla Fondazione Cariplo), per lavori di manutenzione straordinaria delle case comunali (440mila euro l’importo per il 2014; 840mila euro il totale 2014-2016), per le scuole (un milione e 230mila euro per il 2014, due milioni e 300mila euro il totale 2014-2016), per i muri a lago del lido di Villa Geno (200mila euro per il 2014, 400 mila euro il totale 2014-2016)».

«In elenco – prosegue la nota – figura anche la riqualificazione e la valorizzazione del portico del Broletto per l’allestimento di un punto di informazione turistica (250mila euro l’importo per il 2014; 450mila euro il totale 2014-2016), lavori, definiti insieme agli albergatori e che saranno finanziati attraverso l’imposta di soggiorno. In elenco anche l’intervento su Villa Olmo che ha beneficiato di un contributo dalla Fondazione Cariplo di 5 milioni e 150mila euro».

«I bisogni dei cittadini sono in aumento – afferma il sindaco Mario Lucini –. Ci sono problemi legati alla mancanza di lavoro e della casa e il Comune non può certo tirarsi indietro. Gli sprechi da ridurre sono davvero pochissimi e iI dato vero è rappresentato dal calo dei trasferimenti statali e dall’aumento delle risorse che dagli enti locali vanno allo Stato». [md, ecoinformazioni]

Riformare il Patto di stabilità

COMO COMUNE«Un’inversione di rotta» è quanto chiede Como, con Anci, al Governo.

 

«Si è tenuta nei giorni scorsi a Milano l’assemblea regionale di Anci Lombardia – spiegano da via Vittorio Emanuele II –. L’assemblea, oltre ad aver approvato il nuovo Statuto di Anci Lombardia, ha evidenziato la necessità di portare all’attenzione delle istituzioni nazionali e locali le criticità della finanza locale, su cui gravano non solo le ripercussioni delle manovre economiche approvate dal Governo negli ultimi anni ma anche le disposizioni contenute nel recente decreto legislativo 66/14, che operano un ulteriore taglio delle risorse destinate ai Comuni per un totale di 375,6 milioni di euro».

«Al termine della seduta gli amministratori presenti all’Auditorium Testori – per Como è intervenuto il sindaco Mario Lucini – hanno approvato un documento con il quale avanzano al Governo, al Parlamento e alla Regione le loro richieste – prosegue il comunicato –, prima fra tutte “una decisa inversione di rotta rispetto alla emanazione di norme che invadono la sfera dell’autonomia decisionale degli amministratori locali”, e la previsione di “una riforma radicale del patto di stabilità in modo che escluda i piccoli Comuni ed articoli l’obiettivo nazionale per comparti regionali; stabilisca l’obiettivo dell’equilibrio di bilancio e un limite all’indebitamento lasciando all’autonomia dei singoli enti la scelta delle modalità per perseguirli”, evitando altresì “nuove manovre che riducano ulteriormente risorse per il comparto dei Comuni o, peggio, premino gli enti meno virtuosi”, anche in vista dei cambiamenti istituzionali che riguardano le nuove Province e le Città Metropolitane».

«I sindaci – termina la nota – hanno dato mandato ad Anci Lombardia di promuovere un incontro con il Governo e i parlamentari lombardi per presentare il documento approvato (il documento)». [md, ecoinformazioni]

Ritratti di città a Villa Olmo

Non semplicemente vedute, ma piuttosto ritratti, per cogliere il senso più intimo della realtà urbana, così come il ritratto di una persona non si limita a riprodurne l’aspetto esteriore. Così, in una battuta, viene riassunta la proposta della “grande mostra” di Villa Olmo sia da Luigi Cavadini, assessore alla cultura del Comune di Como, sia da Flaminio Gualdoni, curatore dell’eposizione Ritratti di città.

In realtà la mostra si muove con qualche incertezza tra questo taglio interpretativo e l’ambizione a essere una “breve storia dell’arte italiana del Novecento” (come ha detto, in conferenza stampa, Cavadini) e quindi allinea opere che della città danno un’interpretazione molto personale (a volte anche provocatoria: tanto per restare in ambito comasco si possono citare le “utopie” urbane di Parisi e di Somaini) e opere che invece forniscono immagini urbane più pacatamente derivate dai diversi stili, approcci o linguaggi. C’è evidentemente una città del futurismo e una della metafisica, una città della fotografia e una della pittura postavanguardie degli ultimi decenni, e via discorrendo.

Da una sala all’altra si incontrano, com’è ovvio, opere di diverso impatto: alcune di grandissimo interesse, e altre più dimesse, alcune perfettamente inserite nel discorso e altre che appaiono un po’ fuori tema. Se alcuni passaggi sembrano più scontati (l’omaggio al futurismo, per esempio) e altri non del tutto sfruttati nelle loro potenzialità (la fotografia è presa in esame solo per i decenni più recenti, rimuovendone la fondamentale valenza comunicativa per la dimensione urbana nella prima metà del Novecento), altri ancora riservano autentiche sorprese, come la “riscoperta” della veduta urbana negli ultimissimi anni (l’ultima sala è forse la più interessante, con uno straordinario dipinto di Velasco Vitali) o come le opere meno descrittive concentrate nel salone, dove si impongono all’attenzione le sculture di Arnaldo Pomodoro e di Alik Cavaliere.

In complesso, la mostra è più “tradizionale” di quanto ci si poteva aspettare dato il tema, ma è anche decisamente più comunicativa rispetto a quella dell’anno scorso. E, in effetti, nonostante le ripetute pretese di continuità, risulta difficile cogliere il rapporto tra le due mostre, se non semplicemente come “accumulo” progressivo di materiali e di stimoli.

In sintesi, Ritratti di città esibisce una sessantina di opere in una proposta equilibrata, che può costituire un buon esempio per la programmazione culturale di una città come Como, ma che solo a fatica si può intendere come “grande” mostra. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Ritratti di città. Da Boccioni a De Chirico, da Sironi a Merz a oggi, a cura di Flaminio Gualdoni, a Villa Olmo, in via Cantoni 1 a Como. Inaugurazione venerdì 27 giugno, aperta da martedì a giovedì dalle 15 alle 22 (fino al 31/8), dalle 10 alle 20 (dal 2/9), da venerdì a domenica dalle 10 alle 22, fino al 16 novembre. Ingresso 10 euro, ridotto 8, scuole 5.

 

Alla presentazione della mostra, da sinistra: Flaminio Gualdoni, curatore, Mario Lucini, sindaco di Como, Luigi Cavadini, assessore alla cultura.

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Flaminio Gualdoni.

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Il salone centrale con la scultura di Arnaldo Pomodoro.

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