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Arci / Catalogna: è un affare europeo

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Con un comunicato stampa intitolato Catalogna: è un affare europeo, Arci prende le distanze dai metodi repressivi attuati dal governo di Madrid verso il referendum per l’indipendenza catalana, avvenuto domenica 1 ottobre. Referendum illegale ai sensi della Costituzione spagnola, ma pur sempre espressione pacifica di una volontà condivisa da migliaia di persone.

«Condanniamo la violenza della Policia National e della Guardia Civil sulla popolazione inerme ai seggi in Catalogna domenica 1 ottobre ed esigiamo che si faccia luce sulle responsabilità politiche di una aggressione che non può trovare cittadinanza in uno Stato europeo del ventunesimo secolo.

 Il fatto che, per la attuale Costituzione spagnola, il referendum fosse illegale in alcun modo giustifica la violenza contro una grande e nonviolenta espressione di partecipazione popolare.

 I problemi politici si risolvono con la politica.

 Facciamo appello urgente a una mediazione internazionale, per trovare una soluzione condivisa attraverso il dialogo e l’accordo, che eviti il ricorso ad atti unilaterali.

 Chiediamo al governo spagnolo e a quello catalano di facilitare la ricerca di tale soluzione, alle forze politiche e sociali di tutta Europa di sostenere questo obiettivo.

 L’Unione Europea, che interferisce in permanenza in scelte essenziali dei propri paesi membri, non può continuare a ripetere che il conflitto aperto fra la Catalogna e il governo spagnolo è un affare interno di uno stato.

 E’ un affare europeo, non solo perché il destino della Spagna e della Catalogna avranno influenza su tutta l’Europa, ma perché il modello di democrazia e di convivenza in Europa è questione che riguarda tutti e tutte.

 E’ interesse di tutto il continente trovare modi per dirimere la questione in modi pacifici, avanzati, produttori di maggiore democrazia, diritti, partecipazione».

Francesca Chiavacci – Presidente Nazionale ARCI
Martina Carpani – Rete della Conoscenza
Andrea Torti – Link Coordinamento Universitari
Francesca Picci – Unione degli Studenti
Rossella Muroni – Presidente Nazionale Legambiente
Nicola Fratoianni – Segretario Sinistra Italiana
Giuseppe Civati – Segretario Possibile
Arturo Scotto – Articolo 1 MDP Movimento Democratico e Progressista
Maurizio Acerbo – Segretario Rifondazione Comunista
Roberto Musacchio – L’Altra Europa con Tsipras
Lorenzo Marsili – DiEM 25
Roberto Morea – Transform Italia
Alfiero Grandi – presidenza Associazione Rinnovamento Sinistra
Vincenzo Vita – presidente  ARS
Alfonso Gianni – direttivo Coordinamento Democrazia Costituzionale
Monica Di Sisto – Fairwatch
Marco Bersani – Attac Italia
Silvia Stilli – Portavoce AOI
Daphne Buellesbach – European Alternatives
Domenico Rizzuti – Forum per la Cittadinanza Mediterranea
Nicola Vallinoto – Comitato Centrale Movimento Federalista Europeo
Lamberto Zanetti – Istituto studi sul Federalismo Paride Beccarini
Roberto Castaldi – CesUE Centro Studi Unione Europea
Vittorio Bardi – Associazione Sì Energie Rinnovabili
Marco Revelli – sociologo
Francesca Fornario – giornalista
Moni Ovadia – artista

Migranti e cittadini: come accoglie(rà) Como?

La sera di venerdì 26 maggio, sei dei sette candidati sindaci per le elezioni amministrative del comune di Como  – unico assente Francesco Scopelliti, sostenuto dalle liste Como Futura e Giovane Como – si sono confrontati sui temi dei migranti e dei “nuovi cittadini” nel corso dell’incontro Migranti e cittadini: come accoglie Como?, organizzato da Caritas, la rete Como senza frontiere e dalla Consulta per gli stranieri del comune di Como; ha moderato Michele Luppi (Settimanale della diocesi di Como).
Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’incontro.

Davanti al folto pubblico che ha riempito la sala del cinema Astra, Fabio Aleotti (M5s), Celeste Grossi (La prossima Como), Mario Landriscina (sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e dalla lista civica Insieme per Mario Landriscina), Bruno Magatti (Civitas), Alessandro Rapinese (Rapinese sindaco) e Maurizio Traglio (Partito democratico, Svolta civica per Como, Ecologisti – reti civiche), dopo una breve presentazione, hanno risposto a una serie di domande in merito alla gestione del fenomeno migratorio in atto sul territorio comasco e alla piena inclusione degli stranieri residenti in loco nella comunità, della quale rappresentano un significativo 14% .

Ognuna delle domande della prima fase è stata estratta da un candidato o da una candidata. Anche gli avversari hanno potuto rispondere, in forma più sintetica e in via facoltativa, agli stessi interrogativi, qui riportati in forma integrale e in ordine di estrazione.

– Dormitori
Nel territorio comunale sono presenti dormitori, sostenuti dal Comune, per i senza fissa dimora aperti tutto l’anno che dallo scorso inverno risultano insufficienti per una completa copertura di chi ne ha necessità. Per questo è stata da quattro anni attivata nei mesi invernali l’iniziativa “emergenza freddo”, curata dal volontariato con un modesto contributo del Comune, indispensabile per evitare tragiche conseguenze durante i mesi invernali. Ai senza fissa dimora si sono aggiunti nello scorso inverno decine e decine di migranti in transito e senza riparo.
In che termini intende attivarsi su questo problema e in che termini intende dar corso a azioni umanitarie (anche in collaborazione con associazioni e organizzazioni che hanno dato la propria disponibilità) nei confronti dei migranti che hanno perso il diritto all’accoglienza dello Stato ma hanno mantenuto il diritto/obbligo di risiedere sul territorio italiano e nei confronti di tutti coloro che, per ragioni amministrative o altro, hanno ricevuto il diniego, e che stazionano o stazioneranno nel territorio comunale?
(domanda estratta dal candidato Maurizio Traglio)

Traglio, Grossi, Aleotti sono favorevoli a un’assunzione di responsabilità da parte del comune per ovviare all’attuale mancanza di posti letto per i migranti, ma anche, come ha ricordato Aleotti, per le persone italiane senza fissa dimora. Traglio ha sottolineato la centralità del problema, che l’amministrazione eletta avrà il dovere di affrontare. Grossi ha ricordato che Como senza frontiere ha già avanzato in consiglio comunale la proposta di ristrutturare l’area drop-in in viale Innocenzo XI a tale scopo; la candidata è però favorevole a piccoli interventi diffusi sul territorio, piuttosto che a un’unica struttura “concentrativa”. Secondo Magatti, il problema è di tipo normativo e nazionale, prima che pratico e locale: sarebbe opportuno intervenire sulla perdita del diritto all’accoglienza 72 ore dopo aver abbandonato la struttura adibita, una norma di cui, spesso, gli stessi migranti non sono pienamente consapevoli. Più riluttante Landriscina, per il quale mancano, sul territorio comunale, spazi idonei al pernottamento notturno.

– Relazioni con Prefettura e Questura
Nell’esperienza della gestione della situazione emersa nel 2016 uno dei problemi reali è stato costituito dai differenti atteggiamenti delle istituzioni pubbliche e, soprattutto, dall’interpretazione e dall’attuazione a livello locale delle norme nazionali da parte delle istituzioni quali Prefettura e Questura. Quale può essere il ruolo del sindaco della città di Como e della sua amministrazione nell’articolazione e nella gestione di una politica complessiva adeguata alla situazione reale (campo governativo, gestione dell’ordine pubblico, trasferimenti forzati)? (domanda estratta dal candidato Alessandro Rapinese)

Rapinese ha lamentato una mancata serietà dello Stato italiano nella gestione del fenomeno migratorio, criticando in particolare la mancata espulsione dei migranti non regolari. In questo senso, il candidato ha auspicato una più ligia applicazione delle normative nazionali, riferendosi in particolare all’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione (posto che il limite delle 72 ore interessa la perdita del diritto all’accoglienza, ma non al diritto d’asilo sul territorio italiano). “La legge è l’unico strumento che ci permetta di mantenere la pace” ha affermato Rapinese, ponendosi in netto disaccordo con Grossi, che si dice invece disponibile a collaborare con la prefettura e con la questura, ma che intende dare la priorità alla giustizia rispetto a un’applicazione acritica delle norme.

– I nuovi cittadini di Como
A Como abbiamo il 14% di nuovi cittadini che vivono in modo quasi invisibile, per scelta o forse perché giudicano sia importante valorizzare il percorso e i sacrifici fatti per integrarsi, e proprio per ciò rifiutano di essere omologati come stranieri o immigrati o extracomunitari.
Alla luce di ciò cosa intendete fare per valorizzare e includere in modo partecipativo questa categoria? (Domanda estratta dal candidato Bruno Magatti)

Magatti ha confermato l’impegno nella piena inclusione dei residenti di cittadinanza non italiana sul territorio della città. Il candidato contrappone infatti la cittadinanza alla marginalità, e al vuoto (normativo e sociale) che ne deriva. A tal fine, sarà necessario potenziare la mediazione linguistica, culturale e giuridica. Favorevole a un’azione inclusiva anche Aleotti, che ha definito gli stranieri come una risorsa per la comunità, ricordando le emigrazioni italiane nella storia e riconoscendo la disponibilità dei “nuovi cittadini” a svolgere quel tipo di professioni che difficilmente i locali sarebbero disposti a fare. Grossi è senz’altro favorevole a un maggior coinvolgimento degli stranieri residenti sul territorio, in merito però non soltanto alle istanze degli stranieri in quanto tali, ma a ogni aspetto della società di cui essi sono parte integrante, più che “integrata”. Rapinese non vede continuità tra la gestione delle migrazioni e dell’accoglienza – di cui ha criticato la gestione – e l’inclusione dei residenti stranieri regolarizzati, ha però auspicato il mantenimento di decoro e ordine pubblico accanto a una presenza sempre più significativa di stranieri sul territorio locale.

– Lavori di pubblica utilità
Il dibattito pubblico ha spesso messo in evidenza l’opportunità o meno di impiegare i migranti accolti in Lavori di Pubblica Utilità. Al di là di posizioni estreme, tra chi propone un impiego indiscriminato e chi ritiene che non siano corrette forme di lavoro non pagato, l’esperienza diretta ci mostra che gli accolti sono i primi a chiedere di essere impegnati e valorizzati, che i bisogni di intervento degli spazi pubblici – per i quali non ci sono fondi per intervenire – sono tantissimi (scuole, parchi, ecc), ma anche che l’intervento di queste energie richiede comunque risorse, competenze, organizzazione, e non può essere né improvvisato né privo di costi. Di certo però laddove qualcosa è stato fatto, il risultato ha di gran lunga un valore più importante di quanto viene investito. Qualora diventasse sindaco di questa città, sarebbe disponibile ad affrontare il tema dei Lavori di Pubblica Utilità insieme alle nostre realtà e a tutto il terzo settore, affinché i migranti accolti possano essere – anche in questi termini – una risorsa per la città?
(domanda estratta dal candidato Mario Landriscina)

Landriscina si è detto sostanzialmente favorevole ai lavori di pubblica utilità, riconoscendo il volontariato come uno strumento atto a facilitare l’accettazione dei migranti da parte della comunità locale; bisognerebbe però capire se e quanto valga la pena di investire sul coordinamento di questo tipo di attività.  Aleotti e Traglio si sono espressi a favore, il primo facendo riferimento a lavori di pubblica utilità avviati in altri comuni italiani amministrati dal M5s, il secondo sottolineando come l’impegno in lavori di pubblica utilità possa “premiare” i migranti volenterosi con il rilascio di un attestato che ne confermi la buona volontà e valga come credenziale positiva in Italia e nell’Unione Europea.  Favorevole ai lavori di pubblica utilità anche Rapinese.
Magatti e Grossi hanno, al contrario, insistito sulla necessità di un impiego retribuito: l’attuale assessore alle politiche sociali  ha peraltro testimoniato le frequenti richieste di aiuto in tal senso da parte degli 850 richiedenti asilo a Como (ancor prima degli sviluppi incorsi dall’estate 2016). Grossi ha concordato, ricordando che ai richiedenti asilo non è preclusa la possibilità di lavorare dietro compenso e che gli enti locali devono impegnarsi a incontrare tale richiesta.

– Minori stranieri non accompagnati
Il Comune di Como ha in carico oltre 100 minori non accompagnati. Ha provveduto cioè, come da norma di legge, a assumerne la tutela legale e a collocarli nelle comunità di accoglienza. Inoltre provvede al loro mantenimento concorrendo alla spesa giornaliera pro capite per il 50% (€ 45, l’ulteriore 50% è a carico dello Stato). Le comunità in cui sono collocati i minori sono tutte fuori dalla provincia di Como o addirittura fuori dalla Lombardia. Infatti l’unica comunità esistente a Como, il Puzzle, è stata chiusa in attesa dell’emissione di una sentenza, né nessun’altra struttura è stata finora adibita a questa funzione. Inoltre, molte decine di ragazzi, minori non accompagnati, sono ospitati nel campo governativo di via Regina Teodolinda, ed è molto probabile che tale numero aumenti nei prossimi mesi.

Come intende adempiere alle competenze di legge che riguardano a questo proposito proprio il Comune? Come pensa di tutelare efficacemente i minori in carico, data l’assenza di strutture comasche e il dispendio di risorse che ne consegue inevitabilmente per mantenere i necessari contatti con ragazzi e ragazze residenti in luoghi lontani? (domanda estratta dalla candidata Celeste Grossi)

Grossi ha espresso fiducia nella scelta del comune di Como di chiudere, a fine 2015, la struttura di accoglienza sita nel quartiere di Tavernola e nota come Il Puzzle, auspicando però una tempestiva riattitazione della stessa. Un investimento su un’accoglienza mirata ai più di cento minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio di Como e provincia è per gli enti locali un obbligo legale e morale. Magatti ha citato il dato di 192 minori non accompagnati nel 2016, dei quali il Puzzle, anche se rimesso in condizioni appropriate, potrebbe sobbarcarsi uno scarso 10% con i suoi 16-20 posti. Si attendono risposte da parte della regione sulla gestione dei minori non accompagnati a Como e provincia.

– Cas (centri di accoglienza straordinaria)
Sin dal 2011 la Rete Accoglienza Caritas è impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo, che oggi fa riferimento ai CAS, e ha da subito puntato su una accoglienza diffusa e di qualità: investimento in operatori qualificati e servizi di formazione e integrazione, come descritto nella propria carta dell’accoglienza. Dal 2015 i numeri crescenti degli accolti sul territorio, oggi circa 1.800 in provincia, per il 50% nel Comune di Como, hanno visto l’attivazione di nuovi attori nell’accoglienza. Sforzo continuo della Rete Accoglienza Caritas è stato quello di stimolare una accoglienza adeguata, sia come accompagnamento dignitoso dei richiedenti asilo, sia come corretto investimento delle risorse che lo Stato destina. Oggi l’ultimo bando della Prefettura – responsabile dei CAS – accoglie molte delle istanze di qualità presentate, mentre manca una collaborazione del Comune nel monitorare e stimolare la qualità dell’accoglienza sul proprio territorio.
Come crede di occuparsi dell’accoglienza dei quasi 1.000 richiedenti asilo nei CAS del territorio comunale? Come intende relazionarsi con la Prefettura, ente competente per l’attivazione e gestione dei CAS, e con le diverse realtà che gestiscono i CAS a Como, per monitorare il fenomeno e collaborare a governarlo? (domanda estratta dal candidato Fabio Aleotti)

Aleotti ha rimarcato la necessità per il comune di farsi coordinatore e interlocutore della prefettura, menzionando il mancato accesso del sindaco e dei consiglieri comunali al campo di via Regina Teodolinda, che non è tuttavia classificato come Cas ma come campo governativo. Il candidato è stato prontamente corretto dall’avversario Magatti, per il quale va potenziata sul territorio cittadino e provinciale una rete Sprar diffusa, che superi un’accoglienza di tipo concentrativo che rende più difficoltose le interazioni tra gli ospiti delle strutture d’accoglienza e le istituzioni e la comunità locale. Una collaborazione in tal senso con le responsabili Sprar di Roma è già stata intrapresa, però bisognerà evitare di sovraccaricare la città di Como rispetto al resto della provincia, e prevenire sprechi di risorse e di energie, posta la necessità di rivedere alcune norme e pratiche.

La città di Como è, nei fatti, una città dove convivono religioni ed etnie diverse. Molte di queste comunità necessitano spazi dove ritrovarsi per vivere la loro dimensione comunitaria, specie in alcuni periodi dell’anno. Negli anni scorsi ad esempio l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione alcuni spazi per permettere ai fedeli musulmani la preghiera durante il mese di Ramadan.
Dopo gli ultimi provvedimenti toccati al centro di via Domenico Pino, la futura amministrazione permetterà alla comunità arabo-musulmana comasca di poter avere un altro luogo per confessare la propria fede, sempre nel rispetto delle leggi e delle indicazioni disposte dagli enti responsabili? O si limiterà a non vedere e non ascoltare le richieste della comunità, ignara delle conseguenze, che potrebbero essere la costituzione di un centro in clandestinità senza nessun controllo, minacciando la quiete e la sicurezza della città? ( domanda prevista per un confronto a sette, fatta a tutti i candidati da Luppi per assenza del candidato Scopelliti)

Si sono detti favorevoli Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio, quest’ultimo ricordando la necessità di trovare spazi autorizzati per l’esercizio di culti “minoritari”. Grossi ha portato l’esempio  dell’ex-piazza d’armi nel quartiere di Muggiò, già messa a disposizione dalla comunità islamica di via Pino, ricordando che il Comune deve poter fornire spazi di culto alle comunità che ne facciano richiesta, sia pure senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione cittadina. D’accordo Aleotti, che ha ricordato come la Costituzione italiana sancisca (art.19) la libertà di culto. Magatti, peraltro, ha insistito sulla necessità di portare avanti a Como un dialogo interreligioso. Più critico Landriscina, che ha fatto riferimento a impedimenti di carattere giuridico e catastale all’individuazione di aree di culto, senza voler esprimere un “no” inequivocabile.

 

La seconda parte del dibattito ha contemplato una serie di domande relative a questioni su cui i quattro candidati e la candidata – Rapinese, come preannunciato, ha abbandonato in anticipo la discussione –  hanno espresso il proprio favore o la propria contrarietà.

Queste le domande:

1. Pronto intervento minori La presa in carico dei minori da parte del comune richiede spesso tempi immediati, e in particolare nel fine settimana non c’è nessun servizio attivo, per cui i minori vengono assegnati impropriamente a strutture temporanee.
E’ disponibile ad attivare un servizio di pronto intervento minori sempre attivo?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Landriscina, Magatti, Traglio.  Magatti ha sollevato l’ipotesi di ripartire equamente il Puzzle rimesso a nuovo tra operazioni di pronto intervento per minori e accoglienza di minori richiedenti asilo, ricordando le piccole dimensioni della struttura (16-20 posti) che non rappresenta “la soluzione” al problema. Ha concordato su quest’ultimo aspetto Grossi, proponendo il coinvolgimento dei comuni limitrofi per un’accoglienza diffusa anche per i minori.
Contrari: nessuno; Landriscina ha però espresso delle riserve sulla reazione della cittadinanza, ricordando i danneggiamenti subiti dal Puzzle a fine 2015.

3. Spazi e servizi per integrazione
La numerosa presenza in città di non accolti nei CAS, per la maggior parte richiedenti asilo con documenti regolari – oltre ad un problema primario di luoghi per dormire pone anche una necessità di spazi diurni in cui offrire – insieme alla società civile – servizi di supporto e integrazione (orientamento, scuola di italiano, servizi di integrazione, sostegno ai vulnerabili), che oltre ad un valore umanitario permettono di rafforzare la sicurezza, monitorando il fenomeno e intercettando situazioni di disagio. E’ disponibile ad individuare spazi in cui realizzare servizi di supporto e integrazione dei migranti, ed a collaborare con le associazioni attive e gli enti preposti per sviluppare tali servizi?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio. Per Aleotti, bisogna considerare il potenziale degli stranieri sul territorio, in vista di una loro permanenza a lungo termine. Magatti e Grossi hanno portato gli esempi concreti della ex Circoscrizione 6 (Grossi) e della somma di 1,47 milioni di euro destinati a strutture, servizi e personale atti all’integrazione degli stranieri sul territorio di Como e provincia (Magatti). Sia Grossi, sia Traglio hanno inoltre insistito sulla necessità di coordinamento di tali risorse.
Contrari o con riserve: Landriscina, scettico verso un percorso “integrativo” rivolto a persone ritenute non idonee all’accoglienza.

4. Consulta stranieri
La vostra amministrazione intende avvalersi ancora di uno strumento come la Consulta degli Stranieri?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (che ribadisce la necessità di non “categorizzare” i residenti stranieri sul territorio), Landriscina, Magatti (che della creazione della consulta si era fatto promotore). Nessun parere contrario.

5. Intrecci di Popoli
Da alcuni anni il Comune di Como, insieme a Centro Servizi per il Volontariato e Diocesi, è promotore della rassegna Intrecci di Popoli che vede il coinvolgimento di diverse comunità etniche e associazioni del territorio. Credete sia un’esperienza da mantenere ed eventualmente rafforzare?
I candidati e la candidata hanno espresso all’unanimità la propria disponibilità a mantenere  l’iniziativa.

6. Attivazione di uno SPRAR
Lo SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – è costituito dalla rete degli enti locali che attraverso il “Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo” garantiscono con il supporto delle realtà del terzo settore progetti di “accoglienza integrata”, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso percorsi individuali di inserimento socioeconomico. La città di Como – come tutta la provincia – è sprovvista di uno SPRAR e fino ad oggi non ha partecipato ai bandi nazionali (costantemente attivi) che ne sostengono attivazione e gestione. Si impegnerà per attivare quanto prima uno SPRAR nella città di Como?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (favorevole a un intervento di tipo diffuso, in strutture non necessariamente di diretta competenza del comune, anche per colmare il ritardo registrato a Como nell’attivazione di strutture di accoglienza di secondo livello), Magatti, Traglio.
Landriscina ha affermato che questa non è priorità del suo programma elettorale, con la possibile eccezione di una struttura rivolta ai minori.

7. Nuovo Dormitorio
Nei mesi scorsi organizzazioni e associazioni, e in particolare la rete Como senza frontiere e l’Arci provinciale, hanno dato la propria disponibilità anche economica per l’attivazione di uno spazio pubblico per l’ospitalità notturna, richiedendo la cessione in comodato d’uso gratuito di un bene comunale (l’ex drop-in). Si impegnerà per individuare e concedere uno spazio per un nuovo dormitorio, da gestire insieme alle organizzazioni disponibili?
Favorevoli: Aleotti e Grossi si sono detti favorevoli a mettere a disposizione la struttura del drop-in in viale Innocenzo XI; Aleotti ha fatto presente che il problema dei posti letto interessa anche persone senza fissa dimora che non sono migranti né richiedenti asilo, mentre la candidata per La prossima Como ha ricordato la necessità di ulteriori posti letto in altre strutture. Landriscina, Magatti e Traglio sono più favorevoli ad altre soluzioni, come la struttura in via Tibaldi a Tavernola (comprensiva di una sessantina di posti, una volta rinnovata) o a alloggi singoli (Magatti). Landriscina si è però detto preoccupato della perdita dall’apertura di tale struttura a scapito di un’altra parte della cittadinanza.

Domanda conclusiva – Ruolo di Coordinamento del Comune e attivazione di un Tavolo
Le realtà proponenti questo incontro di dialogo con i candidati sindaco, pur consapevoli che le competenze dirette dell’accoglienza solo in parte ricadono sulla pubblica amministrazione, ritengono fondamentale che il Comune di Como esprima un coinvolgimento importante, adeguato alla portata del fenomeno che stiamo vivendo sul territorio comunale, sia in termini di flussi migratori sia in termini di crescita della popolazione dei nuovi italiani. Le nostre realtà sono altresì consapevoli che oggi solo un lavoro sinergico tra istituzioni, privato sociale, associazionismo, comunità straniere, ognuna per il proprio ruolo e per le proprie competenze, possono fare la differenza tra una accoglienza che si limita a sfamare, e una accoglienza che è investimento vero per la dignità e l’autonomia delle persone accolte, per la costruzione di percorsi stabili di integrazione, per la qualità delle relazioni create con la cittadinanza tutta, per la prevenzione di nuove povertà che potrebbero emergere in futuro. In questa ottica riconosciamo proprio al Comune il ruolo istituzionale primario di coordinare le risorse del territorio e di facilitare la relazione con enti ed istituzioni coinvolti, come già accade in vari comuni della provincia e in altre città della regione. Per questo riteniamo che la città di Como abbia bisogno di uno spazio continuativo e istituzionale in cui tutte le realtà attive nell’accoglienza siano coinvolte per monitorare la qualità di questa accoglienza e coordinare tutte quelle azioni che possano sviluppare risposte ai bisogni e integrazione degli accolti con la comunità cittadina. Signori Candidati, siete disponibili ad attivare questo tavolo ed a prenderne in carico il ruolo di coordinamento? Possiamo prevedere che subito dopo la nomina del prossimo sindaco, potremo proseguire questo dialogo con il nuovo Sindaco di Como? 

Tutti hanno risposto più o meno favorevolmente, sia che si tratti di aprire uno spazio di discussione ad hoc, sia che si sfruttino, opportunamente adattati alle circostanze, quelli già in essere, come quello per la grave marginalità.

Nel complesso, l’incontro ha confermato le diverse  – ma già note –  posizioni dei candidati e della candidata riguardo alle questioni dibattute, rimanendo “nelle righe” di un confronto pre-elettorale dai toni pacati. Anche gli argomenti e gli esempi portati hanno rivelato consapevolezze e prospettive differenti, non per questo imprevedibili per chi segue gli sviluppi politici locali. In generale, la tematica dell’accoglienza (in senso lato) dei migranti sul territorio cittadino si è rivelata più divisiva di quella dei “nuovi cittadini”; anche questo secondo punto ha comunque rivelato qualche elemento di disaccordo, tanto nel programma quanto nella stessa dicitura.

Quello su migranti e nuova cittadinanza non era che uno dei momenti di confronto di questa campagna elettorale, e se i temi proposti al confronto del 26 maggio stanno certamente a cuore agli organizzatori e – forse in diversa misura – ai candidati, una parte significativa dell’opinione pubblica tende ancora a problematizzare migranti/richiedenti asilo e stranieri “in quanto tali” ; oppure ignora fatti e dati che non sono certamente trascurabili per la governance dell’accoglienza e dell’integrazione-inclusione.
Mancano ancora due settimane al primo turno delle elezioni amministrative del comune di Como, e per il momento tutti i candidati presenti si sono detti favorevoli a farsi carico di questioni che, piaccia o meno, sono comunque imprescindibili per la città e la provincia di Como. Se, e come, tali impegni saranno effettivamente mantenuti, quale che sarà il vincitore (o la vincitrice), è ancora presto per dirlo. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

“L’economia della ciambella” / Kate Raworth apre la rassegna di incontri di Now!Festival 2017

economiadellaciambella

Si è tenuto a Villa del Grumello  nel pomeriggio di martedì 18 aprile il primo incontro del ciclo previsto dall’edizione 2017 di Now! Festival del futuro sostenibile, che ha visto l’intervento di Kate Raworth, Senior Associate Visiting Research presso la Oxford University, in Italia per promuovere la traduzione del su nuovo libro L’economia della ciambella: sette mosse per pensare come un economista del 21°secolo, edito in Italia da Edizioni Ambiente [la versione originale dell’opera, Doughnut Economics: Seven Moves to Think Like a 21st-Century Economist, è invece edita da Chelsea Green Publishing]. L’incontro è stato realizzato in collaborazione con la fondazione Alessandro Volta. Marzia Loria (Now, Ecofficine) e Giulio Casati, coordinatore scientifico della fondazione Alessandro Volta, hanno aperto l’incontro presentando la relatrice, della traduzione simultanea si è occupata Beatrice Biblioteca.

Raworth si definisce un’economista eretica, nel senso che la formazione accademica ricevuta l’ha colpita negativamente per l’anacronismo e l’inesattezza dei modelli economici proposti, tanto da volersene allontanare. In seguito, prendendo atto di come l’economia sia in grado di plasmare la società e l’epoca in cui viviamo, ha elaborato la teoria da cui il suo libro prende nome. Raworth è fermamente convinta del potere esplicativo delle immagini e degli schemi, e infatti la sua presentazione si è soffermata sull’interpretazione di diversi modelli economici nella loro forma grafica, a partire dalla fondamentale “curva della domanda e dell’offerta”.
Rimane però l’imperativo di aggiornare la formazione ricevuta dagli attuali studenti di economia, che “governeranno il mondo nel 2050, studiando su libri scritti nel 1950, basati su teorie elaborate nel 1850”, e che sono reduci dal deleterio modello neoliberista adottato nella seconda metà del Novecento (specie dagli anni Settanta-Ottanta) le cui conseguenze rimangono visibili nell’economia internazionale odierna. Per superare tali premesse  – insiste Raworth – c’è bisogno di nuovi pattern, che tengano conto anche degli attori economici tradizionalmente esclusi da teorie concentrate sull’interesse individuale dell’homo oeconomicus razionale, ma non sulla dimensione sociale e solidale.
Nel buco centrale della ciambella, la studiosa ha collocato proprio tali soggetti “esclusi” dall’economia nel suo senso tradizionale, o perché vivono al di sotto delle proprie necessità, oppure perché l’economia mainstream non tiene conto del loro contributo non-monetizzabile, nonostante azioni quotidiane come i lavori domestici, l’affettività familiare, la creatività, il volontariato abbiano un concreto impatto sulla vita collettiva. Ecco perché “gli esclusi” – che non a caso stanno al centro dell’economia, parola che significa in fondo “gestione dei beni familiari”! – devono trovare spazio nella parte concreta della ciambella. Senza però spingersi oltre ai limiti esterni, determinati dai limiti delle risorse ambientali già messe a rischio dalla continua crescita demografica ed economica.
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Raworth esita ad associare la propria teoria al movimento della decrescita felice, poiché il concetto di “decrescita” ha una connotazione negativa nel discorso politico; al tempo stesso riconosce la fallibilità dell’attuale sistema economico, che dipende – nel senso negativo della parola – da una crescita continua, che dovrà necessariamente misurarsi con la sostenibilità ambientale, verso una più equa distribuzione di risorse limitate e il riciclaggio delle stesse, prediligendo, dove possibile, l’utilizzo di materiali naturali.
Per trasformare un’economia di tipo distruttivo (Raworth usa la formula take, make, use, lose : prendi, crea, usa, perdi) in un sistema rigenerativo (perciò “circolare”) ed equilibrato, bisogna riconsiderare la natura flessibile e cooperativa delle persone, intese come gruppi, individui e comunità, i quali, più che controllare l’ambiente, sono di esso parte integrante, adattandovisi secondo le proprie esigenze e la disponibilità di risorse. Di questa flessibilità, Adam Smith aveva già parlato, ma questo tipo di osservazioni fu accantonato, nel tentativo di rendere l’economia una disciplina razionale, prevedibile e fondamentalmente invariabile, sulla falsariga della fisica e delle altre scienze naturali.
Raworth è di tutt’altro avviso: l’economia, semmai, è in continua trasformazione, proprio come un giardino, di cui l’economista è chiamato a prendersi cura e progettarne la forma, che potrà (e dovrà) variare nel corso del tempo, adattandosi alle necessità condivise. Creatività, solidarietà e spirito di adattamento, insomma, saranno i motori del cambiamento, e se è vero che la storia parla per immagini, una matita rappresenta il primo e più importante strumento che abbiamo nelle nostre mani. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Il prossimo appuntamento di Now Festival, Green Jobs: la sostenibilità incoraggia i giovani e il lavoro, è previsto per mercoledì 10 maggio, alle 10, alla Camera di Commercio di Como. Interverranno Andrea Trisoglio (Fondazione Cariplo), gli studenti dell’Isis Paolo Carcano di Como, Immacolata Tina (Camera di commercio, coordinatrice del bando Idea impresa), Aurora Magni (Liuc). L’incontro sarà moderato da Marilena Lualdi de La Provincia.

La prossima Como : il sogno… e la realtà

luca-micheliniMolte le persone intervenute all’incontro indetto da ecoinformazioni la sera di giovedì 11 novembre alla sala del Cna, La prossima Como – il sogno, introdotto da Fabio Cani, co-direttore della testata. A ognuno dei relatori e delle relatrici sono stati lasciati circa cinque minuti per esporre le proprie considerazioni sull’impatto dell’amministrazione uscente e le proprie aspettative sul futuro di questa città, intesa come urbs – cioè nella sua dimensione spaziale – e anche, soprattutto, come civitas, ossia come comunità al contempo  aggregata e pluriversale: una distinzione concettuale che Cani, citando le Etimologie di Isidoro da Siviglia, ha voluto sottolineare.

Numerosi gli interventi, preceduti (oltre che dal breve video introduttivo Bread and Roses, un omaggio al cinema di Ken Loach e alla solidarietà mostrata dalla popolazione comasca nei mesi estivi), dall’introduzione di Cani,  imperniata su sette punti fondamentali: la complessità irriducibile del concetto di città, a cui abbiamo già accennato, i fallimentari – e talvolta decisamente visionari – piani urbanistici del passato, l’impossibilità di pianificare e applicare un modello di città alla di per sé multiforme dimensione urbana, l’irrealizzabile (e inauspicabile) “brandizzazione” di Como verso un modello “monodimensionale”, nella fattispecie turistico, quando è ovvio che una città non è fatta (solo) dei turisti che la visitano; l’apertura della città verso la realtà circostante (ed esterna), a scongiurare l’auto-percezione di una “città-fortezza” che protegge dal resto del mondo senza interagirvi; l’inarrestabile fenomeno dell’invecchiamento (più in generale, della ulteriore diversificazione)  della popolazione urbana, che altrove in Europa ha già portato a una riconsiderazione degli spazi cittadini: un processo che in Italia, o perlomeno a Como, sembra faticare ad avviarsi. Infine, in considerazione della sempre minor distanza spazio-temporale che ci separa dalla “prossima Como”, Cani rimarca la necessità di concentrarsi sul processo, piuttosto che sul risultato finale. La stessa complessità di una dimensione cittadina rende impossibile applicare qualsiasi piano alla lettera, senza aspettarsi sviluppi almeno in parte imprevisti.

Anche Alberto Bracchi, architetto, ha presentato in sette punti le proprie idee relative all’innovazione urbana che potrebbe, e dovrebbe, interessare Como nel prossimo futuro. Processi di rimodernamento dovrebbero riattivare la città intesa, appunto, come organismo complesso. Visto il fallimento delle grandi opere urbanistiche, appare preferibile orientarsi su piccoli progetti diffusi, utili e concretamente realizzabili (opinione condivisa da Gianluigi Fammartino di Paco, anch’egli architetto, che sottolinea come una buona amministrazione urbana si riconosca dalla capacità di rendere utile ciò che ha già ha disposizione), attenti all’ambiente e alle risorse che esso offre, nel rispetto della poliedricità intrinseca della dimensione cittadina (che, peraltro, è in grado di accogliere innovazioni in scala ridotta). La realizzazione di tali “micro-opere” dovrebbe, secondo Bracchi, ricorrere alla sperimentazione, intesa come banco di prova della loro fattibilità e fruibilità e come “antidoto” a quelle che l’architetto definisce “esplosioni di scontentezza”, provenienti o da grandi opere rivelatesi controproducenti, o da opere riuscite, ma essenzialmente superflue, o percepite come tali. Esempi “positivi” potrebbero essere la riqualificazione del cineteatro Politeama, una valorizzazione dello spazio Gloria che è penalizzato da una situazione periferica lungo una via dal traffico piuttosto intenso, o ancora la realizzazione di una stazione unica a Camerlata. Per attuare questi piccoli interventi, certo, è necessario rilanciare la dimensione del dialogo tra l’amministrazione e la cittadinanza: un aspetto essenziale su cui, forse, non si è sufficientemente insistito nel corso degli ultimi quattro anni.

In effetti, nel corso dell’incontro, diverse persone hanno denunciato, in varie declinazioni, un diffuso senso di esclusione che colpisce soprattutto le aree periferiche, con particolare incidenza su alcune categorie sociali. Gli studenti, rappresentati la sera di venerdì da Lorenzo Baldino, sono un esempio: il ponte recentemente realizzato all’incrocio tra via Badone e via Pasquale Paoli, non sembra soddisfare una reale necessità, tanto più che è stato realizzato senza un precedente confronto con i diretti interessati; spostandoci dal particolare al generale, Como appare carente in termini di welfare studentesco: i trasporti sono scarsi, la tessera “Io Studio” offre in pratica scarsi vantaggi, la specificità degli studenti è complessivamente tenuta in scarsa considerazione. Tutto questo non aiuta a tamponare il tasso di abbandono precoce dell’istruzione scolastica (17,33%), un record negativo in Lombardia, conclude Baldino. Ida Sala (Como dal Basso) mette in luce un’analoga situazione di esclusione per quanto riguarda le persone con disabilità, alle quali (ancora troppo spesso) sono negati l’accesso e la fruibilità di spazi aperti al pubblico, come nel caso del multisala (per non ripetere l’esempio del ponte di Rebbio). Soluzioni o situazioni ghettizzanti nei confronti di persone con disabilità fisiche o mentali non devono e non possono essere ammissibili, e devono essere superate dove, ad oggi, sussistono. Questo imperativo diventa ancora più pressante tenendo in considerazione il rapido invecchiamento della popolazione cittadina, non soltanto a Como, come ha affermato, dati Oms alla mano, Manuela Serrentino: o si interviene tempestivamente per rendere lo spazio urbano più accessibile, o questo si rivelerà gravemente inadeguato in un futuro non molto lontano. Due giorni dopo l’elezione di Donald J. Trump negli Stati Uniti (certo non il primo populista eletto negli ultimi anni, e probabilmente non l’ultimo), i rischi politici di un’emarginazione diffusa appaiono evidenti, come ha constatato Enzo d’Antuono (Arci): bisogna prevenire o contrastare lo scontento che spinge gli “esclusi” a votare “con la pancia”, spesso in modo miope.
E gli “invisibili” a Como sono tanti, hanno osservato Luca Michelini e Manuel Tavares Azevedo. Troppi, per rimanere tali, riapparire nei momenti di maggior criticità ed essere, erroneamente, identificati come “fonte di problemi”. Il picco di migrazioni che ha interessato la nostra città nell’estate 2016 non ha introdotto a Como la questione migratoria, che esisteva da tempo: semmai, ha contribuito a svelare una prolungata negligenza nei confronti di essa. Una débacle non indifferente che, nonostante la buona volontà e i concreti risultati delle centinaia di persone intervenute a sostegno dei e delle migranti, tradisce la persistente resistenza verso il confronto, il dialogo e l’inclusione. Pessimista Bruno Saladino, che fa riferimento alla frustrazione accumulata intorno alla questione delle paratie e a una difficoltosa, insufficiente interazione tra la giunta e la cittadinanza. Una condizione già esistente nel 2012, beninteso, ma che l’amministrazione Lucini non ha saputo cambiare di segno.

Bruno Magatti, assessore alle politiche sociali e all’ambiente, ammette la disparità che sussiste tra la domanda e l’offerta di welfare a Como. Tuttavia, non solo di amministratori è fatta una città, ma anche di strutture pubbliche (da riadattare) e capitale umano (da valorizzare). C’è molto su cui è ancora necessario intervenire, e intervenire in modo puntuale, in particolare sul fronte lavorativo. Allo stato delle cose, però, i mezzi appaiono limitati, messi alla prova da poche, impegnative sfide.
L’uscente amministrazione Lucini, è pur vero, ha registrato anche alcuni importanti successi: pensiamo per esempio al settore ambientale. La giunta uscente ha introdotto importanti innovazioni in tal senso, quali l’ampiamento della Ztl, la messa a disposizione di un servizio di bikesharing e, soprattutto, l’introduzione della raccolta differenziata in città nel 2014. Partendo da un 78° posto  tra le città italiane più attente all’ambiente, Como ha guadagnato nel 2015 la quarantacinquesima posizione in classifica, riporta Chiara Bedetti, a capo del presidio Legambiente Angelo Vassallo, facendo riferimento al rapporto ecosistema urbano emanato da Legambiente lo scorso anno. Un progresso significativo, afferma Bedetti, che evidenzia tuttavia la necessità di investire maggiormente sui trasporti pubblici, ancora poco o per niente vantaggiosi per chi abita in quartieri periferici come Sagnino e, in mancanza di autobus, si trova di fatto costretto a fare affidamento sull’auto per raggiungere Como in serata. «Nella loro “inconsistenza”, i sogni mettono tutti d’accordo», osserva Bedetti, «ben più difficile è parlare di ambiente in modo concreto». Se Como intende raggiungere un punteggio ancora migliore, pertanto, bisognerà prefiggersi obiettivi raggiungibili in pratica, e non soltanto in teoria.

Concordi nella sostanza con Bedetti, Riccardo Gagliardi e Stefano Martinelli differiscono però nell’approccio, molto più propenso all’immaginario e al “sogno”, verso la Como del prossimo futuro.
Secondo Gagliardi, che ha paragonato la realtà urbana di Como a quelle “analoghe” di Verbania e Lugano, le idee non sono meno importanti delle risorse materiali e finanziarie nel portare avanti un progetto e, da questo punto di vista, Como ha mostrato segnali incoraggianti e innovativi. Si potrebbe addirittura pensare, azzarda Gagliardi, di traslare il modello della “grande Lugano” al territorio di Como e limitrofi; per farlo, però, si ripresenta la necessità di potenziare i servizi pubblici di una città che non si esaurisce nello spazio della città murata. L’obiettivo è ambizioso ma, secondo Gagliardi, più ancora che il raggiungimento degli obiettivi conta la tensione verso di essi. Dello stesso parere Martinelli, che ha ricordato l’importanza dei sogni propriamente detti, anche quelli dei bambini, che non conoscono le barriere del materiale e del razionale, re-insegnando agli adulti a guardare oltre e a riacquistare la speranza nel futuro.

Ultimo ma non ultimo l’intervento (video) di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete nazionale per il disarmo. Secondo lui, una città non può limitare la propria azione entro i confini municipali: bisogna guardare oltre, come fece a suo tempo Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, invitando i primi cittadini di grandi e importanti metropoli a dialogare per la pace internazionale. Le città sono contemporaneamente attrici e destinatarie della guerra o della pace: un esempio calzante ne è la situazione dei migranti che ha coinvolto “frontalmente” Como, anche in conseguenza di una risposta politica (non solo locale, non solo italiana) polarizzata sull’aspetto della sicurezza. Una scelta che non penalizza soltanto il settore dell’accoglienza in senso stretto, ma anche il welfare in senso lato, nel momento in cui le risorse economiche vengono canalizzate verso le spese militari. La città di Como non è rimasta chiusa in se stessa, e può davvero giocare un ruolo decisivo nel cambiamento, non soltanto (ma anche) in termini di amministrazione locale. L’augurio con cui Vignarca ha concluso il ciclo di interventi di venerdì è quello che la futura amministrazione comasca non sottovaluti il ruolo che questa città può rivestire, attivamente, nello scenario internazionale. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda i video di tutti gli interventi

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 febbraio 2010

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.

Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».
Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».
Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.
«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).
Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».
Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».
L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.
«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.
La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.
Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.
Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.
Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».
Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.
«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».
Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.
Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.
La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.
L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.
L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.
Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bocciata la proposta di un aiuto ulteriore alle persone che offrono di forte disagio sociale. Proposta una Commissione per indirizzare il sindaco sulla sicurezza. I Verdi protestano, tra il pubblico, per l’inerzia sul superamento dei livelli di PM10.
Sicurezza in città al centro delle preliminari del consiglio comunale di lunedì 1 febbraio. Maggiori controlli nelle ore serali ai Portici Plinio ha chiesto Silvia Magni, Pd: «Mi è stato riferito di episodi spiacevoli, con bande di adolescenti che infastidiscono i passanti con cui cercano a volte di attaccare briga, in alcuni casi anche minacciando con coltelli!».Il capogruppo del nuovo raggruppamento Liberi per Como, Luigi bottone, ha invece presentato la proposta di formazione di una «Commissione speciale per la sicurezza-controllo del territorio-polizia locale», per supportare ed aiutare il sindaco «a prevenire qualsiasi fenomeno di vandalismo», dare indirizzi guida al Consiglio per «reprimere qualsiasi forma di violenza/ reati che potrebbero sorgere nel territorio comasco» e infime «studiare le problematiche di tutti i quartieri (centrali e periferici) al fine di trovare nuove soluzioni alle esigenze dei cittadini».Dell’appalto per la raccolta dei rifiuti a cui è risultato un solo partecipante, Econord, ha poi parlato Roberta Marzorati, Per Como, «con la clausola della piattaforma ecologica non c’è stata concorrenza…», per questo ha annunciato che l’appalto verrà fatto conoscere alla Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che deciderà poi il da farsi.«Asesùr, chi la roba l’è mia ciara!» è intervenuto scherzosamente in dialetto Donato Supino, Prc, rivolgendosi ad un infastidito Peverelli (che gli ha chiesto stizzito di parlare in siciliano, mentre alcuni esponenti del Pdl comaschi doc hanno apprezzato la pronuncia del vernacolo locale).Il consigliere comunista ha anche chiesto una sessione congiunta, fra le commissioni prima e quarta, con la convocazione del presidente di Spt Spa sulla vendita di Spt Linea.Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rivedere le modalità per il blocco del traffico nell’area omogenea milanese, comprendente anche Como, in cui «vengono discriminati i possessori di euro 0».Tra il pubblico una decina di spettatori si sono presentati indossando mascherine per protestare contro l’inerzia del Comune sul superamento, da giorni, delle soglia di PM10 «è assordante il silenzio e l’atteggiamento degli amministratori – ha dichiarato Elisabetta Patelli presidente regionale dei Verdi – Mezza Lombardia ha preso dei provvedimenti qui si fa finta che il problema non esista». «Sappiamo che interventi in emergenza non sono risolutivi – ha aggiunto Patrizia Signorotto del movimento Giù la Giunta – ma devono almeno fare delle scelte».L’assemblea ha quindi affrontato la proposta di deliberazione di indirizzo di Bruno Magatti, Paco, che proponeva di individuare delle «linee da assumere per risolvere il forte disagio sociale». «Un tema non residuale, ma culturale per la vita di tutta la città» ha sottolineato il consigliere della rondine citando anche alcuni dati: 39 persone per notte di media al centro di Prestino, 102 pasti serviti di media alla sera dall’associazione Incroci, 90 a pranzo dalla S. Vincenzo.«Si parla di un numero di difficile definizione ma che si aggira sul centinaio di persone in difficoltà», ha precisato.La proposta è stata quindi quella di individuare tre strutture di dimensioni contenute in città dove permettere di alloggiare, garantendone una corretta manutenzione, dare un sostegno alla formazione delle persone accolte e creare un Osservatorio permanente sull’esclusione sociale con il compito di stilare un rapporto annuale.Un tema caro anche a Franco Fragolino, Pd, «occorre un monitoraggio continuo dei bisogni reali del territorio», nel 2007 9.529 persone si sono rivolte a enti no profit almeno una volta, che ha presentato un emendamento, passato con i soli voti della minoranza (la maggioranza si è astenuta) per attuare dei progetti di housing sociale e servizi integrati con partnership col terzo settore.Con un’interpretazione del Regolamento contestata dalla minoranza è intervenuta l’assessora competente, nonché vicesindaca, Ezia Molinari che in un discorso fiume di più di venti minuti ha definito condivisibili i principi della delibera, ma ha espresso un parere contrario essendo gli stessi già attuati da parte dell’Amministrazione.Ironica la replica di Magatti «facciamo una scommessa, andiamo al Crocefisso a vedere se non c’è nessuno sotto i portici a dormire con questo freddo. Se non c’è nessuno mi dimetto, se no si dimette lei..».Alle dichiarazioni di voto Marco Butti, Pdl, ha ribadito la contrarietà del proprio partito al deliberato mentre Emanuele Lionetti, per Liberi per Como, ha dichiarato che il proprio gruppo si sarebbe astenuto.«Abbiamo presentato una delibera al di là di ogni atteggiamento ideologico – è sbottato fragolino – per quale motivazione ideologica votate contro?».Ai voti solo la minoranza ha sostenuto la proposta, Pdl e Lega hanno votato contro, mentre si sono astenuti Liberi per Como e il consigliere del Pdl Arturo Arcellaschi.Luca Gaffuri, Pd, ha dunque presentato una delibera per la valorizzazione delle strutture di trasporto su ferro nel territorio comunale e intermodalità.La “cura del ferro” data anche la diminuzione dei servizi, che «avranno ricadute sul turismo», «da 29 convogli internazionali nel 2008 siamo scesi quest’anno a 14, così Como è più lontana da Milano, dall’Italia, dall’Europa». Gaffuri ha ricordato anche il disagio dato dal passaggio come stazione capolinea da Milano Centrale a Porta Garibaldi con i problemi inerenti per chi deve proseguire per altre città. Anche le Ferrovie Nord non sono esenti da critiche dati tempi di percorrenza peggiorati rispetto al ’39, da 50 minuti a 54-56, per andare da Como al capoluogo lombardo.L’obiettivo è il ripristino dei servizi rapidi per Milano, la valorizzazione dell’esistente, in particolare della tratta Albate-Camerlata – Chiasso servita da Tilo e servizio regionale, un migliore collegamento con Asf (orari e tariffari). Le sfide per il futuro saranno la metrotramvia e la Como – Lecco, che collega con Cantù.L’assessore Stefano Molinari si è detto favorevole, come unica soluzione fattibile, all’introduzione di alcune corse in più per Milano dopo le 20 e il mattino, «ma il resto della delibera è in certi punti vecchia e in alcuni irrealizzabile» ha affermato suscitando il malcontento fra il pubblico di una decina di pendolari che ha resistito sino alla mezzanotte in aula.Iniziata la discussione è quasi subito stata aggiornata alla seduta di lunedì prossimo data l’ora. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giù la Giunta!

Arrivano nuove adesioni alla proposta di manifestazione cittadina trasversale contro la Giunta Bruni dai partiti politici, come Rifondazione comunista, al mondo dell’associazionismo come l’Arci di Como, per passare per le liste civiche come Paco, mentre aumentano le singole adesioni. Tutti si incontreranno martedì 3 novembre alle 20.30 alla Sala Noseda in via Italia Libera 23 a Como.

Il consiglio comunale di mercoledì 24 settembre 2008

Asf e sicurezza dei trasporti, questioni di trasparenza e di democrazia, ma soprattutto ancora problemi per la scelta di Cattaneo nelle preliminari del Consiglio comunale del 24 settembre. La seduta vera e propria si è aperta con la discussione del tema Ca’ d’industra con l’approvazione unanime della proposta di Supino. Rimandato a nuova data il tema della speculazione edilizia nell’area del Sant’Anna.

Ancora Asf al centro delle preliminari del consiglio comunale di giovedì 25 settembre. Il consigliere Donato Supino, Prc, ha ricordato il principio d’incendio, minimizzato dall’azienda, su una corsa a Eupilio mercoledì 24 e ha attaccato i vertici Asf «qualcuno non si vuole assumere le proprie responsabilità».
Mario Lucini, Pd, ha informato il Consiglio della vicenda della deliberazione di Giunta del 26 giugno, che sarebbe dovuta essere l’elemento definitivo, sulla modifica del contratto preliminare di vendita dell’area ex Ticosa. Un atto effettuato «nel presupposto che il testo dell’appendice deliberato fosse stato condiviso dalla parte contraente», ma dato «che tale convincimento si è rivelato erroneo», così come esplicitato dagli uffici comunali, è stato derubricato, per cui, come da ulteriore comunicazionedi Palazzo Cernezzi, «si evince che la stessa è inesistente». Insomma la Giunta ha sbandierato un accordo con Multi Investiment che in realtà non c’è mai stato.
Alessandro Rapinose, Area 2010, ha invece chiesto nuovamente una maggiore trasparenza tramite la pubblicazione degli atti del consiglio comunale e della giunta sul sito Internet comunale e si è scagliato contro la nomina di Francesco Cattaneo alla carica di vicesindaco e assessore dichiarando di non essere contro la persona ma contro una «politica intesa come nomine» per un personaggio «silurato in provincia e professionista della politica».
Sempre sull’ex vicepresidente provinciale ha preso la parola Giampiero Ajani, Lega Nord, «le dimissioni da sindaco di Rovellasca saranno effettive dopo 20 giorni, la settimana prossima, quando il sindaco sarà a Cuba, la città rimarrà senza sindaco e vice, chi ne farà le veci?».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere del Pd Marcello Iantorno che ha ricordato anche che «le dimissioni sono revocabili, la qual cosa può differire ulteriormente la risoluzione della questione e il perdurare dell’incompatibilità» tanto da fargli chiedere la revoca degli incarichi a Cattaneo.
Molto probabilmente la settimana prossima le funzioni di sindaco verranno svolte dall’assessore anziano Peverelli.
Iniziata la seduta il dibattito è ritornato sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria, emendata dallo stesso firmatario e sub-emendata da maggioranza e opposizione. Una mozione che ha raccolto un consenso bipartisan venendo approvata all’unanimità e che impegna il sindaco a definire, pur nell’autonomia di scelta, un indirizzo politico per i consiglierei del Consiglio di amministrazione della fondazione Ca’ d’industria, che dovranno essere nominati «tenendo conto della rappresentanza complessiva della cittadinanza espressa in Consiglio» con un rappresentante delle minoranze. Un maggiore controllo e coinvolgimento di Palazzo Cernezzi nell’ente comasco sottolineato anche dalla possibilità dei consiglieri comunali di partecipare al Consiglio di amministrazione della fondazione.
Un clima di concordia sull’indirizzo da adottare nei confronti della Ca’ d’industria pur con alcune richieste di chiarimento sul alcuni punti dei vecchi bilanci esplicitati dai consiglieri Luca Gaffuri, Pd, e Bruno Ma gatti, Paco. Il primo ha ricordato i bilanci in rosso 212 mila euro nel 2005, 58 mila nel 2006 e 97 mila nel 2007. Quest’ultimo negativo anche a causa dell’apertura della nuova strutture de Le Camelie: «Coincisa, una settimana prima, con le elezioni». Magatti ha invece posto una lunga serie di domande tenendo presente anche il piaino di risanamento del vecchio Cda che è stato annullato dal nuovo, che prevedeva tra l’altro il mantenimento della struttura della Solitaria e spazi da quattro letti per avere prezzi più bassi per poter dare un’offerta anche alle fasce più deboli.
Dopo l’alienazione di un piccolo lotto di terra in via Per Brunate e il ritiro di una mozione della Lega sull’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri, per Guido Martinelli «alcuni scenari sono oggettivamente cambiati» dato che «il nostro ministro degli interni ha preso provvedimenti per azioni più efficaci sulla sicurezza dando maggiori poteri ai sindaci», si è discusso della delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna.
Ho uno scopo – ha dichiarato Mario Lucini – far si che il Consiglio comunale e la città di Como possano riappropriarsi delle scelte sul destino della città».
La delibera di indirizzo servirebbe per i proponenti per dare un parere non vincolato sulla destinazione dell’area che si libererà a Camerata. L’iter prevede vari passaggi, tra uffici del Comune e della Provincia, tanto che alla fine del procedimento al rientro in aula i consiglieri, per il presidente della commissione urbanistica, sono quasi «sotto ricatto» non più liberi di esprimere un parere in coscienza.
«Su che mandato lavorano gli uffici comunali a me sembra su quello di Infrastrutture lombarde», l’impresa che sta costruendo il nuovo ospedale, tanto più aggiunge il consigliere democratico che si sta parlando di un intervento «due volte e mezzo la Ticosa che coinvolge di riflesso il San Martino».
Lucini ha inoltre denunciato l’ansia di far cassa con il nuovo Piano direttore in cui vengono ribaltate le percentuali delle destinazioni dell’area con un 40 per cento ai servizi aumentando l’area residenziale con un incremento degli abitanti previsti da 900 a 1300 ed una diminuzione degli attuali spazi verdi di 800 metri quadri.
Dello stesso parere l’architetto Dario Valli, Area 2010, che definito il Piano direttore un «documento di basso livello che non nasconde la sua natura di fare cassa» con «i soliti condomini», la cui vendita lascia perplesso il consigliere comunale vista la situazione del mercato immobiliare comasco.
Silvia Magni, Pd, ha posto ulteriori domande, chiedendosi anche quale sarà il futuro dell’autosilo, costruito con i soldi pubblici per una struttura pubblica, e quale sviluppo si sta dando alla zona sud della città che continua a vedere importanti interventi edilizi residenziali.
La speranza delle opposizioni di arrivare ad un voto in serata è stata delusa dal protrarsi della discussione e dall’ora tarda e del Sant’Anna se ne riparlerà giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 23 settembre 2008

Una delegazione delle opposizioni a Palazzo Cernezzi ha incontrato il prefetto di Como per ribadire l’ incompatibilità assoluta ed originaria del sindaco di Rovellasca Cattaneo con gli incarichi affidatigli nel capoluogo lariano.

Donato Supino, Prc, e Marcello Iantorno, Pd, a nome di tutta la minoranza del Consiglio comunale, sono stati ricevuti dal prefetto di Como Sante Frantellizzi nella serata di martedì 23 settembre.
I due consiglieri comunali hanno illustrato al rappresentante del governo le tesi delle opposizioni sulla questione della nomina, duramente criticata a Palazzo Cernezzi nell’ultima seduta comunale, di Francesco Cattaneo, sindaco di Rovellasca, ad assessore e vicesindaco di Como.
«Il prefetto – ha dichiarato Supino – ha riconosciuto la validità delle nostre posizioni alla luce della giurisprudenza e ha spiegato di avere chiesto al Ministero dell’Interno un parere dirimente». «Non si può essere, in base al testo unico degli Enti locali – ha aggiunto Iantorno – sindaco di un Comune e vice di un altro, perché il vice “può ricoprire il ruolo di sindaco, in caso di impedimento del titolare” e la legge vieta la possibilità di esser sindaci di due Comuni. Anche l’assessorato a Como è poi incompatibile con la carica di sindaco di Rovellasca, in quanto l’assessore deve avere i requisiti di eleggibilità al Consiglio comunale e per legge un sindaco di un altro comune non ha tale requisito, essendo a sua volta anche consigliere e non si può essere consiglieri di due Comuni diversi. Si tratta quindi di incompatibilità assoluta ed originaria».
I rappresentanti della minoranza hanno inoltre illustrato le ragioni politiche e etiche che rendono loro intollerabile quanto avvenuto.
Cattaneo ha dieci giorni di tempo dalla nomina, avvenuta venerdì 19 settembre, per chiarire la sua posizione e prenderà molto probabilmente una decisione definitiva dopo un incontro in Prefettura mercoledì 24 settembre, quando dovrebbe essere pervenuta un’indicazione da parte del Ministero. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sabato 20 settembre alla fiera dell’Isola che c’è si è tenuto l’incontro Partecipazione e cittadinanza attiva

Il seminario ha concluso il percorso Municipi sostenibili, realizzato all’interno del progetto Quotidiano sostenibile 2008, promosso dal Coordinamento comasco per la Pace, da l’Isola che c’è e dall’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato e sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Cariplo.

Partecipazione e cittadinanza attiva ha proposto a cittadini e amministratori il confronto e la discussione di esperienze virtuose di gestione del territorio.
Martino Villani, direttore del Csv, in apertura ha motivato ai presenti (una trentina di persone) la decisione di inserire nel programma della Fiera il quarto appuntamento del percorso “Municipi sostenibili”: «Il percorso – rivolto ad amministratori e cittadini, ha offerto riflessioni su: metodi e significati della partecipazione ed esperienze di progetti di cogestione delle scelte amministrative – è coerente con l’idea che l’Isola che c’è, oltre che fiera sia anche uno spazio che propone ai visitatori l’assunzione di comportamenti co-responsabili relativamente alle scelte ed alle modalità di risposta ai bisogni sia personali che del territorio in cui viviamo».
La prima relatrice, Marianella Sclavi, esperta di arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti e docente di Etnografia Urbana alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ha chiarito che percorsi di reale partecipazione non diminuiscono i conflitti ma li ampliano. Ed è forse questo il motivo per cui molti amministratori temono i processi partecipativi, abituati come noi tutti a prendere, tra interessi differenti, decisioni a maggioranza. Per trovare soluzioni creative sono indispensabili tempi lunghi (non si inventano su ordinazione) e porsi in un atteggiamento di ascolto attivo (tutti hanno ragione e nessuno ha torto). Si moltiplicano così le proposte di soluzione di un problema. Tra le proposte emerse non ce ne sarà una vincente, ma tutte saranno utili per modificare le altre. Trovato l’accordo su una ipotesi risolutiva questa sarà consegnata agli amministratori perché è il potere politico che ha l’ultima parola.
Gilberto Macaluso che è stato responsabile delle politiche di promozione della qualità della vita a Mogliano Veneto (Tv), dopo una breve storia del welfare in Italia, ha sottolineato la drammaticità dello stato in cui versano la partecipazione e la democrazia e ha fornito una lettura critica della situazione attuale nella quale le amministrazioni si comportano di fronte ai bisogni sociali come se fossero una banca: non soddisfano diritti, pur sanciti nella Costituzione; attribuiscono incapacità a chi ha necessità che il suo reddito venga integrato; fanno bandi di concorso che mettono in competizione tra loro i soggetti. Per un’amministrazione è molto più sano coalizzare i cittadini piuttosto che farli competere tra loro. Per accedere a fondi pubblici, la competizione è la modalità di azione anche delle associazioni di Terzo settore che forniscono servizi sociali. A questa idea di competizione tra le sfortune si è aggiunto un problema politico: di fronte all’amministrazione pubblica incapace di assumere decisioni è stato dato maggiore potere ai sindaci che però non hanno strumenti, anche perché alcuni processi hanno implicazioni globali e passano sulle teste dei Municipi. L’atteggiamento di delega è passato anche all’interno dei partiti (anche di quelli di centro sinistra) dove negli scorsi anni è cresciuto il “paternalismo partecipativo”, la finta richiesta di partecipazione (“ti ascolto, ma poi decido io che lo so fare meglio”). Questo ha frustrato il desiderio di attivarsi di cittadine e cittadini. L’idea che di fronte a situazioni complesse il potere concentrato nelle mani di una sola persona è una semplificazione insensata. Macaluso ha concluso il suo intervento auspicando che prima di interrogarsi sull’ ingegneria partecipativa si riprovi tutti a sognare che sia possibile la partecipazione democratica.
Rinaldo Giordani che a Priverno (Lt), ha introdotto il bilancio partecipativo nell’amministrazione comunale ha chiarito la differenza tra bilancio partecipato – l’amministrazione fa da guida nascondendo scelte preconfezionate – e bilancio partecipativo che restituisce ai cittadini elettori una parte del potere decisionale, introducendo atti amministrativi che danno spazio alla volontà di partecipazione e di condivisione. L’obiettivo durante il primo mandato elettorale è stato di sperimentare la democrazia diretta, modificando lo statuto comunale e prevedendo momenti di partecipazione attiva. Per favorire il processo partecipativo sono stati investiti fondi ed energie nella comunicazione sociale porta a porta. A Priverno si è istituito un ufficio apposito per creare un’interazione diretta con la popolazione e dei tavoli di partecipazione che hanno permesso ai cittadini di seguire e partecipare attivamente a tutte le fasi decisionali. Il relatore ha concluso con l’auspicio che si riesca a creare un sistema integrato di partecipazione.
Noemi Colombo, collaboratrice del Comune di Monterotondo e della Regione Lazio ha esposto un altro esempio di bilancio partecipativo, senza nascondere che il problema principale è l’abitudine alla delega: la democrazia rappresentativa di fatto isola le persone che non sono stimolate alla partecipazione diretta perché sentono di non avere possibilità decisionali. Per sollecitare la partecipazione, la Regione Lazio si muove su due piani: rendendo leggibile e comprensibile il bilancio e favorendo l’accesso dei comuni alle decisioni relative alle opere pubbliche e allo sviluppo locale.
Bruna Cantaluppi del coordinamento politico di Fabrica Ethica, un laboratorio nato nell’ambito della certificazione della responsabilità sociale d’impresa in Toscana, dove la Regione Toscana ha adottato la creazione di una certificazione per le imprese rispettose dei diritti delle persone e dell’ambiente. Sono state certificate 296 industrie che sono state in grado di mostrare la propria tracciabilità sociale. Oltre a Fabrica Ethica sono attivi un progetto di certificazione della filiera della pelle (Felatip) e un progetto per il microcredito (Smoat).
L’iniziativa si è conclusa con un dibattito “partecipato” sulle tematiche proposte da relatrici e relatori. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre 2008

Primo giorno in aula per Mascetti come vicepresidente provinciale. Critiche dalla minoranza che svela i “mandanti” della defenestrazione di Cattaneo e denuncia la guerra di potere tra la maggioranza, che invece lascia correre confermando la mancanza di fiducia per l’ex che ha parlato troppo come unica causa.

La preliminare di Renato Tettamanti (Prc) ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre. L’esponente comunista comasco ha voluto commemorare la scomparsa del professor Marco Riva avvenuta lo scorso 25 agosto, ricordandolo come persona di grandi e diversi interessi, impegnato da sempre in politica (molto attivo nel consiglio della circoscrizione 8) e prorettore dell’università di Slow Food, insomma «un intellettuale organico e di grande senso civile» come definito dallo stesso Tettamanti. All’encomio si è associato anche l’assessore Alessandro Fermi, che lo ha ricordato anche per il suo impegno nel Cfp di Como.
Ma il tema scottante della giornata è stata la presentazione del nuovo vicepresidente Paolo Mascetti, subentrato a Francesco Cattaneo nell’ambito della nota “staffetta” tra i due esponenti di Alleanza Nazionale, scambiatisi di ruolo dopo il defenestramento di Cattaneo da parte di Carioni. Le preliminari di rito hanno visto il presidente elogiare le qualità professionali e politiche di Mascetti, definito «uomo dalla signorilità comportamentale» in evidente contrasto con il compagno di partito, «con cui si era rotto il rapporto di fiducia avendo offeso me e un ministro della repubblica». Mascetti non ha nascosto le difficoltà da lui incontrate nel prendere questa scelta, ma si è dichiarato fiducioso e speranzoso di costruire un rapporto amichevole con tutti i consiglieri.
Di diverso respiro l’intervento del capogruppo Pd Mauro Guerra: «Nulla di personale, tutto di politico – ha esordito l’esponente democratico – Perché ora nelle sue mani ci sono partite scottanti (Servizio idrico integrato, Piano cave e politiche ambientali), questioni su cui la maggioranza a giuda leghista non è mai stata “padrona a casa sua”, dato che ogni decisione era sottesa alla volontà di Milano o Roma. Gli stessi luoghi dove è stata decisa questa staffetta per cui il sindaco di Rovellasca diventa vicesindaco di Como. Occorre ridare dignità alle istituzioni altrimenti genereremo solo disprezzo e il primo modo per farlo è smetterla di trattarle come un affare privato o di partito, logica che giustifica questo scambio. E se questa maggioranza non riesce a governare abbia il coraggio di parlarne in consiglio o di andarsene se non trova un’intesa politica».
Tocca invece a Renato Tettamenti ripercorrere la cronistoria del defenestramento del sindaco di Rovellasca e provare ad individuarne i mandanti: «Pochi giorni dopo la visita di Bossi a Como, Cattaneo vicepresidente, Tambini assessore al bilancio, Cattaneo capogruppo di An e Grassi capogruppo di Fi firmano una nota in cui criticano la gestione della visita del ministro, a cui non furono invitati tutti le forze politche, accusando Carioni di un uso personale delle istituzioni. Le indiscrezioni dicono che tutti tranne Cattaneo chiesero scusa e nel frattempo Minotti, capogruppo della Lega, scrisse a Carioni chiedendo di prendere provvedimenti. Nella lettera di “licenziamento” infine, non si cita nemmeno quella famosa nota firmata dai quattro esponenti. Dobbiamo forse dedurne che è Minotti il vero capo della Provincia?».
Fabio Moltrasio (Pse) ha invece definito la vicenda «un tentativo di ridurre una crisi politica ad affari di calciomercato a campionato iniziato» e ha presentato una mozione di sfiducia, che necessiterà però la firma di 12 consiglieri. Enfatizzando la legittimità del provvedimento di “espulsione” Minotti si è sottratto all’analisi nel merito dell’argomento, ma ha ricordato che «la maggioranza ha una propria linea politica in cui la Lega è adeguatamente rappresentata e se su alcuni provvedimenti come l’approvazione dei piani integrati di recupero ci sono state divisioni è normale su un argomento così grosso». Un’altra esponente della Lega, Claudia Lingeri, si è detta fiera di un presidente «fiero e giusto che non permette offese a se e a Bossi.
E mentre Rita Livio ha definito lo scambio «indegno», tutti i capogruppo della maggioranza hanno testimoniato con interventi la propria fiducia nel presidente Carioni, minimizzando il problema a fatto personale e attaccando un’opposizione che «alimenta la soap opera mediatica».
Il gran finale è stato lasciato ovviamente al presidente Carioni, che dopo aver ribadito la rottura del rapporto di fiducia con Cattaneo, a spiegato che quel giorno in cui bossi venne a Como «ero in buona fede e cercavo di stabilire un rapporto con Roma per le esigenze del territorio come il secondo lotto della tangenziale di Como. Mi sto impegnando, in questa situazione difficile a contattare vari ministri di questo governo (tra cui Tremonti) e prometto che organizzererò meglio le prossime visite ufficiali e che entro quindici giorni riassegnererò la delega al turismo». Mauro Guerra è quindi insorto per quello che ha definito «un finale da Libro cuore» ma il presidente del consiglio gli ha tolto la parola accusandolo di «ripetere le stesse cose» [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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