Rosalba Benzoni

Liberi e Uguali Lombardia/ Candidate e candidati con Onorio Rosati

2018-01-16 12.52.45 1.jpgMartedì 16 gennaio a Villa Saporiti, sede dell’Amministrazione provinciale comasca, sono stati presentati alla stampa i 3 candidati e le 3 candidate di Liberi e Uguali  alle elezioni regionali del prossimo 4 marzo. Presenti Licia Viganò,  Gianluca Leo, Guido Rovi. Assenti Ida Angela Sala, Alberto Buccino, Daria Doria. Al tavolo oltre a  candidate e candidati anche  Celeste Grossi,  Emilio Russo, Marco Lorenzini,  Rosalba Benzoni, Aurora Longo.  (altro…)

Donne resistenti/ Dalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana

cubaDalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana, passando per il Donbass e la linea del fronte curda. Situazioni e tempi molto diverse tra loro, ma accomunate da un dato importantissimo: il decisivo ruolo delle donne. Si è aperta così Donne resistenti, l’incontro organizzato dal circolo comasco di Italia Cuba presso il salone Bertolio di via Lissi, nella giornata di sabato 7 marzo, e ha ha visto tra i suoi ospiti Maria Giovanna Tamburello ed Inna Mashkarova, esponente del comitato Ucraina antifascista di Milano e del gruppo Global rights of peaceful people. Tra il pubblico anche l’assessore Marcello Iantorno e l’ex deputata Rosalba Benzoni.

Le due relatrici hanno quindi affrontato il tema del ruolo della donna in due momenti storici molto precisi, quali la Cuba negli anni successivi alla rivoluzione castrista e l’attuale est Ucraina. Maria Giovanna in particolare ha tratteggiato l’importanza della presenza femminile nel lungo processo di alfabetizzazione delle campagne caraibiche, una “guerra” dura e non meno pericolosa di quella armata, e che ha visto personalità come Vilma Espin in prima linea. La Espin, moglie di Raul Castro ed a cui è intitolato il gruppo cittadino dell’associazione, è stato a lungo presidente dell’organizzazione Donne di Cuba oltre che una figura importantissima nella rivoluzione del ‘59, in prima linea nel processo che ha portato l’isola ad avere un’altissima percentuale di donne laureate, attive nel campo della sanità e dell’insegnamento, oltre che una presenza oggi maggioritaria nel parlamento di L’Avana.

Molto diverse le coordinate geostoriche dell’intervento della Mashkarova, nativa di Sloviansk, a pochi chilometri da quella Donetsk teatro dei più terribili scontri nell’attuale conflitto ucraino. Inna ha infatti parlato della disastrata situazione della sua terra d’origine, stretta tra l’”operazione antiterrorismo” del nuovo governo di Kiev e condizioni di vita sempre più difficili, verso cui i continui sforzi delle diverse associazioni di aiuto e dei comitati sorti anche nel nostro Paese svolgono un ruolo importante nel portare aiuti, nonostante le crescenti difficoltà date da una situazione internazionale estremamente difficile e non semplice. A riprova delle sue parole l’attivista di origine russa ha mostrato al pubblico una serie d’immagini e video dalle principali città del Donbass, vittime negli ultimi tempi di ingenti bombardamenti da parte delle forze regolari del presidente Poroshenko.

Due testimonianze estremamente vivide, a cui ha fatto seguito un contributo scritto della storica dell’istituto Peretta Patrizia Di Giuseppe, assente dall’incontro per motivi di salute, che ha richiamato il ruolo di partigiane come Carla Capponi e Giuliana Gadola Beltrami. A questo ha fatto seguito la proiezione del documentario “Le donne nella resistenza curda”, sugli sforzi del battaglione denominato YPG nel contrastare nel nord Kurdistan l’avanzata dell’Isis, altra ed incredibile prova della forza dell’”altra metà del cielo” in uno dei contesti attuali più drammatici.

Un incontro sentito quindi, alla vigilia della simbolica data dell’8 marzo, “ricordata” dalle mimose lasciate sul banco delle relatrici. Quest’ultime hanno voluto fare in chiusura un augurio per una festa delle donne di pace, vedendo molti dei contesti che hanno descritto, e che possa far valere il suo messaggio originario, visto le perversioni “pop” che ne  hanno caratterizzato gli ultimi anni. [Luca Frosini, ecoinformazioni, foto Italia Cuba Como]

Esiste ancora l’autonomia scolastica?

La Federazione di Como  del Pd – Forum Scuola e Saperi organizza venerdì 15 aprile alle 17, nella Sala convegni Cna in viale Innocenzo XI° 70 a Como, Tra federalismo e neocentralismi. Esiste ancora l’autonomia scolastica? Leggi la presentazione e la locandina dell’iniziativa. 

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

Rosalba Benzoni sul decreto legge del ministro Gelmini

Un intervento sul decreto legge del ministro Gelmini, sul maestro unico, della ex deputata Rosalba Benzoni: «I territori forti, dove il tempo pieno è generalizzato, sapranno difendersi a scapito di quelli già penalizzati».

«Sul ritorno al maestro unico nella scuola primaria si è aperto per fortuna un dibattito nell’opinione pubblica e sulla stampa che mi auguro possa sensibilizzare il mondo della politica e la società civile, di solito troppo distratte e condizionate da pregiudizi ideologici rispetto ai temi che riguardano la scuola.
Vedo tuttavia che anche molti autorevoli opinionisti esprimono i propri giudizi o guidati da antiche memorie personali (la propria maestra delle elementari, così brava) o addirittura senza il sostegno di vere argomentazioni (mi sembra davvero troppo poco dirsi personalmente d’accordo come ha scritto Salvatore Settis su Repubblica a proposito del maestro unico).
Ho insegnato per molti anni nella scuola elementare e per dieci ho ricoperto il ruolo di dirigente, vivendo in prima persona le riforme del 1985 (nuovi programmi) e del 1990 (L.148 che ha introdotto i moduli e un tempo scuola più lungo). Mi sento, sulla base di questa esperienza, di proporre alcune schematiche riflessioni.
1)L’introduzione del modulo (due insegnanti su tre classi o tre insegnanti su quattro classi) seguita ad un periodo di importanti sperimentazioni condotte dalle scuole, rispondeva a tre diverse esigenze:
a) potenziare il tempo scuola (da 24 ore settimanali a 27 per prima e seconda e a 30 per le altre classi) estendendolo alle ore pomeridiane e integrandolo con il servizio di mensa a cura dei Comuni o delle stesse scuole, per rispondere sia ad esigenze didattiche e di potenziamento dell’offerta formativa dopo l’adozione dei nuovi programmi, sia alle necessità delle famiglie, sempre più caratterizzate dalla attività lavorativa di entrambi i genitori;
b) rispondere all’esigenza posta dai nuovi programmi di una maggiore competenza disciplinare dei docenti, con la suddivisione dei compiti relativi all’insegnamento delle diverse materie di studio e di quelle di nuova introduzione;
c) superare l’autoreferenzialità e la soggettività del maestro unico che, nel bene e nel male, decideva, programmava, si relazionava con gli alunni, valutava, in totale solitudine e conseguente discrezionalità.
2) La collegialità e corresponsabilità che la riforma ha introdotto non sono state facili da praticare e hanno incontrato anche resistenze nel mondo della scuola, ma credo si possa affermare che hanno prodotto una grande maturazione professionale dei docenti, sia disciplinare che relazionale. La scuola elementare italiana, della quale le analisi internazionali danno valutazioni molto positive, è la scuola dei moduli come si è configurata in questi 20 anni.
3) Si è lamentata la presenza di un eccesso di figure docenti nelle classi determinata da una articolazione e specificazione delle competenze: l’inserimento degli alunni disabili (con relativi insegnanti di sostegno), l’integrazione di alunni stranieri con la presenza di facilitatori, l’insegnamento della lingua straniera e della religione cattolica hanno effettivamente ampliato il numero di insegnanti operanti su ogni classe e frammentato l’attività didattica. A questa maggior complessità della scuola primaria, divenuta comunque più ricca e più inclusiva, occorreva dare una risposta alta, attraverso: risorse di organico funzionale; diverso profilo e status degli insegnanti di sostegno; formazione di nuove competenze negli insegnanti di modulo; figure “tecniche” operanti a supporto dei docenti; organizzazione innovativa della didattica e delle attività amministrative che liberasse gli insegnanti da incombenze non pertinenti.
4)Il ritorno al maestro unico, invece, se il provvedimento non sarà corretto nell’iter parlamentare, costituirà un impoverimento e un arretramento drammatico per la nostra scuola primaria sia sul piano del tempo scuola (insisto: si torna alla scuola del mattino) che su quello della qualità didattica. Hanno scritto Gianni Gandola e Federico Niccoli su http://www.scuolaoggi.org: «Sarà un ritorno secco ad un passato non certo esaltante nel quale non c’era posto per il successo formativo di tutti e di ciascun alunno Val la pena di ricordare che, nell’era della mitica e retorica esaltazione della maestra “unica”, almeno due ragazzi su dieci, iscritti in prima elementare, non arrivavano in tempo utile al traguardo della licenza elementare. Certo, c’erano “rigore, voti e pagelle”, ma chissenefregava di integrazione, di strategie di pedagogia compensativa e di tutto il patrimonio che ha fatto grande, nel panorama internazionale, la scuola elementare italiana a differenza degli altri ordini di scuola?»
5)Infine una annotazione di carattere locale: Sarà colpita soprattutto la scuola delle nostre province pedemontane, dove il tempo pieno è quasi inesistente e gli Istituti riuscivano, con l’organizzazione a modulo e il supporto dei Comuni, a fornire un servizio quasi equivalente con il 25 per cento di organico in meno (un insegnante e mezzo per classe contro i due del tempo pieno).
È facile prevedere che i territori forti (provincia di Milano in Lombardia), dove il tempo pieno è generalizzato sapranno difendersi – giustamente lo hanno sempre fatto – a scapito di quelli già penalizzati. Anche gli Enti Locali dovrebbero far sentire la loro voce».

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