Ex casa albergo di via Volta: a dicembre un bando per la riqualificazione
Promuovere benessere sociale, tutelare e fare prevenzione. L’amministrazione comunale ha grandi progetti per l’edificio di via Volta 83 e lancia una sfida al terzo settore: «Facciamolo diventare insieme qualcosa di bello, non una casa della sfiga»
«Possiamo tirare avanti a campare oppure provare a raccogliere una sfida che chiede a tutti noi un passo di sostanza innovativo, nel metodo e negli obiettivi. Sia chiaro: in questo caso, vinciamo o perdiamo insieme». È perentorio l’assessore alle politiche sociali del Comune di Como Bruno Magatti, intervenuto all’incontro pubblico di presentazione rivolto agli operatori del terzo settore. La casa di via Volta 83 deve diventare un vanto per la città e un’occasione per sperimentare un metodo di lavoro, quello della co-progettazione, che se si rivelasse vincente potrebbe essere adoperato in altre circostanze.
Situato in pieno centro, l’edificio ha una superficie di tremila metri quadrati con trentanove mini appartamenti al suo interno. «È uno dei nostri gioielli di famiglia – ricorda l’assessore al patrimonio Marcello Iantorno – e ha un grande valore economico».
In concreto, un terzo della casa sarà destinata a chi necessita di un sostegno. Il restante spazio sarà occupato da chiunque voglia proporre iniziative, servizi e attività. Un mix abitativo e di utilità sociale che insieme possa promuovere un processo attivo. L’idea prevede la possibile creazione di un’impresa che produca reddito, sociale ed economico. «Non sarà l’albergatore che farà l’educatore – sottolinea Magatti – ma il contrario. La fragilità, inserita in un contesto positivo, può essere “risolta”. Del resto, possiamo continuare ad affrontare i problemi con le stesse ricette o proviamo a innescare un processo attivo».
A dicembre sarà pubblicato il bando, entro aprile dovranno essere presentati i progetti. A maggio una commissione tecnica li selezionerà e a giugno, con la firma del contratto, comincerà la co-progettazione.
Destinatari sono gli operatori e le realtà del terzo settore – presenti in massa all’ incontro -, i quali avranno il compito di scrivere un progetto e un business plan, oltre ad accollarsi il recupero e la riqualificazione dell’immobile («è in buono stato – spiega Iantorno – ma necessità di qualche lavoro d’ammodernamento»). Il Comune, dal canto suo, metterà a disposizione lo stabile, le rette per l’accoglienza di persone e nuclei segnalati dagli uffici delle politiche sociali e parteciperà al tavolo di governance.
Chi pagherà l’affitto? «Aspettiamo le vostre proposte – rispondono i due assessori – non vogliamo mettere paletti iniziali».
Perché provare una sperimentazione del tutto nuova in centro città? «Vogliamo un luogo vivo, giovane – spiega Magatti – non triste e bolso. E sappiamo quanto il contesto sia importante». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]


reciproco, riconoscendo pari valore alle tre dimensioni che costituiscono le Acli: associazione, movimento ed impresa sociale», così come tracciato nella mozione congressuale del febbraio scorso «le Acli intendono affrontare le sfide di questa nuova epoca nelle dimensioni a loro più proprie: quella ecclesiale, quella del mondo del lavoro e quella dell’impegno per la democrazia» con «una presa di coscienza della fase di passaggio che stiamo vivendo, di mutamento culturale, sociale e politico». La nuova presidente è entrata nell’associazione da giovanissima, poco dopo le superiori, arrivando alla direzione del Patronato Acli regionale. Da qui il passaggio alla direzione del movimento aclista comasco per il quale punta a «concentrare l’attenzione sullo sviluppo associativo, sostenere le presenze territoriali esistenti, promuovere nuovi modi di essere fra la gente e nuove forme di sviluppo di comunità in rete con le parrocchie, le altre associazioni e quanto c’è di attivo sul territorio».
