Mese: Giugno 2008

La lettera aperta del segretario di PeaceLink

Sulla polemica determinata dalla scomunica della bandiera arcobaleno fatta dalla agenzia di stampa vaticana Fides interviene il segretario di PeaceLink con una lettera aperta a Santa Romana Chiesa.

Lettera aperta a Santa Romana Chiesa. La bandiera arcobaleno non è un simbolo di pace. Secondo l’agenzia di stampa vaticana Fides sarebbe stata disegnata per i gay.

Io c’ero. A Parigi, nel 1997 quando la domanda era: «Maestro, dove abiti? Venite e vedrete». Da allora, ad oggi, ho posto molte domande e trovato alcune risposte.
Ho scritto a George Walker Bush chiedendogli perché voleva bombardare un popolo che non aveva le colpe del suo dittatore. Mi ha risposto, mandandomi a quel paese, ma mi ha risposto.
Ho scritto alla Nestlé S.A. chiedendogli di smettere di regalare latte in polvere agli ospedali africani poiché predicavano (mentendo): «è migliore del latte materno», con una conseguente strage degli innocenti in nome del dio denaro. Anche loro, sempre mandandomi a quel paese con molto garbo, mi hanno risposto.
Dal momento che sono stato sempre cattolico e pensante ho rivolto molte domande anche a Santa Romana Chiesa.
Volevo sapere perché è stata istituita la Lev (Libreria Editrice Vaticana) con l’unico fine di mettere i diritti d’autore sui discorsi del Santo Padre. Ricordo che Gesù di Nazaret insegnò «andate ed annunziate a tutti la gioia del Signore risorto», non ricordo che questa frase continui con «e fatevi pagare i diritti d’autore».
Volevo sapere perché il Tevere si allarga e stringe ogni qual volta Radio Vaticana deve inondare di radiazioni ionizzanti persone (tra le quali anche cristiani) che pagano con linfomi l’extraterritorialità della Santa Sede.
Volevo sapere perché il Generale di Corpo d’Armata card. Angelo Bagnasco, quando era Generale dei Cappellani Militari – al pari delle modelle – si è fatto fare il calendario e – visto che c’era – se lo è fatto pagare delle Pontificie Opere Missionarie, come se “i nostri ragazzi” fossero in missione. Sempre dal card. Bagnasco vorrei sapere se preferisce strapparsi le stellette o far carta straccia del Vangelo.
Volevo sapere perché lo sponsor principale delle Giornate Mondiali della Gioventù è la Banca di Roma, nonostante le migliaia di lettere indirizzate alla Santa Sede dove si ricordavano i notevoli traffici in armi di questo Istituto di Credito. O forse la vita per il Santo Padre va difesa solo se in stato embrionale. Dal Vaticano non ho mai ricevuto risposte, nemmeno quando furono negate le sacre esequie a Piergiorgio Welby: allora scrissi al Vicariato di Roma ed un mio amico vaticanista mi ha assicurato che la mia lettera è giunta puntuale sulla scrivania del card. Camillo Ruini.
È dal 2001 che nel mio modello 740 l’8 per mille viene donato regolarmente alle Chiese Metodiste e Valdesi: loro hanno scelto di non destinare questi soldi all’edificazione di chiese o al sostentamento del clero. Tutto va verso chi ne ha veramente bisogno. I sacerdoti (e le sacerdotesse!) possono lavorare oltre un giorno a settimana. Ho fatto questa scelta perché credo che la Chiesa Cattolica sia sensibile solo ad un segnale: quello economico.
Ora la Chiesa Cattolica pone un nuovo pesante macigno:
l’arcobaleno di Aldo Capitini non è più un simbolo di pace, meglio usare la croce di Cristo, dimenticando che essa è sì il simbolo per eccellenza della redenzione, della salvezza, ma non certo della pace.
Forse il cardinale politico – come Camillo Ruini si è definito – teme qualche contaminazione politica verso sinistra, essendo la sinistra – per sua natura – più sensibile ai temi della pace e della fratellanza. Ma leggiamo cosa ha scritto l’agenzia di stampa Fides venerdì, 20 giugno: «è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali […] fu disegnata da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso)».
Vorrei ricordare due cose alla redazione dell’agenzia di stampa Fides.
1. “il triangolo rosa” [Winkel] era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità, in base al paragrafo 175 (in vigore dal 15 maggio 1871 sino al 10 marzo 1994), nei campi di concentramento nazisti. Il paragrafo 175 (noto formalmente come §175 StGB, Joseph Alois Ratzinger lo ricorderà sicuramente così) considerava un crimine gli atti omosessuali, a migliaia morirono nei campi di concentramento, indipendentemente dal fatto che fossero colpevoli o innocenti.
2. La “croce di Cristo” nei Vangeli è simbolo di redenzione dai peccati. Ma nella storia è stata foriera di guerre e stragi. Mi sembra quasi inutile ricordare le nove crociate in terra santa, la caccia alle streghe e l’inquisizione. Per non parlare di ecumenismo, quel movimento che vorrebbe riavvicinare e riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese, anzi: per non parlarne mai più.
Cara Fides, permettimi di darti del tu: è questa la Chiesa che vuoi?
Giacomo Alessandrini, segretario di PeaceLink, 23 giugno 2008.

Primi commenti del mondo pacifista lariano alle esternazioni pubblicate dall’agenzia di stampa vaticana Fides sulla bandiera della Pace

Venerdì 20 giugno è stata pubblicata dall’Agenzia stampa Fides [ctrl nostro lancio 22527], della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli, un articolo a proposito dell’utilizzo della bandiera della Pace da parte dei cattolici e dei preti in particolare. «Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?» si chiede l’articolista NL. Viene poi ripercorsa la storia della bandiera della Pace ravvisandone le origini nella teosofia, nella new age, in una influenza orientale indiana che arriva al relativismo culturale, che porterebbe ad una permissività anche nei confronti della pedofilia.
I primi commenti in proposito da parte del mondo pacifista comasco sono stati improntarti alla sorpresa per posizioni inopportune. «Sembrano affermazioni fuori tempo. Già la sinistra si è scavata la tomba copiando la bandiera arcobaleno – dichiara Marco Servettini, esponente comasco della Rete Lilliput, tra le organizzazioni più attive nel movimento pacifista e nella distribuzione dei simboli della Pace prima e dopo Genova 2001 – il Vaticano non ha bisogno di definire così disvalori o valori».
Emilio Botta, presidente del Coordinamento comasco per la Pace, osserva che «anche il crocifisso è un simbolo che è stato utilizzato per mettere al rogo persone o per giustificare nefandezze». «I simboli – ha continuato il pacifista lariano – a volte sono stati utilizzati per più scopi. La bandiera della Pace è stata lo strumento di una bella iniziativa per esprimere contrarietà alla guerra», una campagna animata da Alex Zanotelli uno dei promotori del Coordinamento comasco. «Si preoccupino di coltivare la Pace e lasciar perdere queste polemiche fini a se stesse o le portino avanti contro chi promuove la guerra». [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Emilio Botta, presidente del Coordinamento comasco per la Pace, osserva che «anche il crocifisso è un simbolo che è stato utilizzato per mettere al rogo persone o per giustificare nefandezze». «I simboli – ha continuato il pacifista lariano – a volte sono stati utilizzati per più scopi. La bandiera della Pace è stata lo strumento di una bella iniziativa per esprimere contrarietà alla guerra», una campagna animata da Alex Zanotelli uno dei promotori del Coordinamento comasco. «Si preoccupino di coltivare la Pace e lasciar perdere queste polemiche fini a se stesse o le portino avanti contro chi promuove la guerra». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Vaticano scomunica la bandiera arcobaleno

Con una durissima nota l’Agenzia stampa vaticana Fides scomunica la bandiera arcobaleno accusando il simbolo pacifista di essere espressione di sincretismo, teosofia, relativismo. Il testo integrale del comunicato.

«Che il cuore dell’uomo aspiri alla pace è una delle constatazione che chiunque osservi la propria esperienza elementare può fare. Tuttavia lo spettacolo tragico a cui assistiamo giornalmente sembra smentire categoricamente tale assunto. È altrettanto evidente infatti che il conflitto è sempre in agguato per i più svariati motivi: un pezzo di terra da condividere, degli affetti comuni, risorse primarie da utilizzare. Le cause seconde dei conflitti sono molteplici e talvolta non individuabili. Alla base di tali cause tuttavia, ve n’è una: l’autosufficienza. La Chiesa cattolica per descrivere tale situazione ha formulato il dogma del peccato originale. La pace o la guerra dipendono dal cuore dell’uomo.
Sin dall’Antico Testamento, gli ebrei avevano individuato una serie di norme, sintetizzate in modo grandioso nel decalogo, che tenessero conto della complessità della natura umana: sia nella sua dimensione verticale, nel rapporto con il Trascendente, che in quella orizzontale, nel rapporto con il prossimo. Una serie di pesi e contrappesi garantivano un certo equilibrio. Tuttavia, la sostanziale novità fu apportata da Gesù Cristo, il quale pur attingendo a pieno dalla tradizione antico-testamentaria, rinnovò nella sostanza il decalogo, spostando l’attenzione sull’aspetto centrale della vita dell’uomo: il bisogno di sentirsi amato e di amare. Gesù arrivò a concepire addirittura, cosa assolutamente assente nelle altre tradizioni religiose, l’amore per i nemici.
Infatti questa affermazione rivoluzionaria viene considerata l’anima “della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del “porgere l’altra guancia” (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende allora che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità” (Benedetto XVI, Angelus del 18 febbraio 2007).
Tutto ciò comporta il pagamento di un prezzo: il sacrificio di sé. È la dinamica che ha portato il Signore Gesù alla morte in croce; il suo sacrificio, offerto una volta per tutte, riassume in sé i sacrifici, piccoli o grandi che siano, degli uomini di ogni tempo. Simbolo evocativo di una umanità pacificata è quindi la croce, non qualsiasi croce, ma quella di Cristo.
.La teosofia
Quanto premesso ci serve per postulare una domanda: come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno. Tuttavia qualche risposta, per loro conto, potremmo ipotizzarla, richiamando alla memoria la lunga litania degli eventi in cui la chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione, e chiesto successivamente in modo inequivocabile perdono per le manchevolezze dei suoi figli: crociate, caccia alle streghe, roghi di eretici, la lista si potrebbe allungare all’inverosimile. Qui però, taluni dimenticano che la storiografia più aggiornata ha ridimensionato quanto la propaganda anticlericale, soprattutto ottocentesca aveva orchestrato ad arte. Tuttavia per non sottrarsi ad eventuali obiezioni, resta il fatto incontrovertibile che non è il simbolo della croce in sé stesso ad aver bisogno di essere emendato quanto piuttosto gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno possono ritrovare motivo di conversione.
A questo punto diventa necessaria un’altra domanda: questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo non se ne preoccupano più di tanto. Altri ancora hanno trovato in questo simbolo la rievocazione dell’episodio biblico del diluvio universale.
In realtà, le origini della bandiera della pace vanno ricercate, nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino. Essa è sempre stata presente nella cultura indiana, mentre nell’Occidente è rintracciabile negli scritti di Platone (427-347 a.C.), dei neo-platonici, come Plotino (204-270). La moderna versione ha preso forma dalla Società Teosofica, un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky.
La dottrina.
Il programma della Società, ispirato alle dottrine orientali dell’induismo e del buddismo, era riassunto nei seguenti tre scopi:
Formare un nucleo di fratellanza universale dell’Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore;
Incoraggiare lo studio comparato di religioni, filosofie e scienze;
Investigare le leggi inesplicabili della natura e dei poteri latenti nell’uomo.
La teosofia ha rappresentato un vero momento di rottura con le tradizioni religiose che dominavano precedentemente in Occidente, e ha permesso a molte filosofie e religioni indiane di divenire negli anni popolari in Europa e Stati Uniti.
Tali principi di fondo si sono combinate con alcune pratiche come il vegetarianismo e lo sviluppo delle facoltà paranormali. la dottrina della Società Teosofica è contenuta nei due principali libri della Blavatsky, Iside svelata e La dottrina segreta.
Il suo pensiero potrebbe essere riassunto nei seguenti punti:
Coscienza universale ed individuale: gli eventi accadono per leggi che soggiacciono ad un Paradigma Universale (paragonabile al concetto di Dio, o di Logos, detto del Sole o cosmico), che impregna tutto di coscienza.
Gnosticismo dualista (coscienza e materia): gli esseri umani hanno un proprio “se stesso più elevato” divino ed immortale, cui possono rivolgersi con la preghiera, ma essi devono operare per collegare la propria natura con quella divina, altrimenti periranno (principio della negazione dell’immortalità personale).
Reincarnazione e trasmigrazione dell’anima: concetto preso dall’esoterismo buddista con la variante che i teosofici non credono nella regressione: l’uomo non può reincarnarsi in un animale o in una pianta. Egli dovrà invece reincarnarsi almeno ottocento volte, secondo un disegno determinato dal Karma, il ciclo del destino.
Concezione settenaria dell’universo, dell’uomo e della civiltà umana: gli elementi essenziali sono monadi che discendono attraverso sette piani di progressiva materializzazione, durante i quali si è formata l’umanità, ritornando poi, in ascesa attraverso sette fasi di evoluzione: sthula-sarira (il corpo fisico), linga-sarira (il corpo astrale), prana (il respiro della vita o corpo mentale), kama (il desiderio o corpo intuitivo), manas (la reincarnazione), buddhi (lo spirito universale), e atman (il sé cosmico e divino)
Esistenza dei Maestri segreti (mahatma), esseri perfetti dotati di grande saggezza e di potere mistici, che hanno completato il ciclo delle reincarnazioni, e che possono aiutare a raggiungere il massimo livello di evoluzione.
Il New Age.
Le analisi culturalmente più sofisticate riconducono il New Age alla categoria del revival, “movimento di risveglio”, ben nota agli storici delle religioni soprattutto in ambito anglo-americano. Benché, fra i gruppi cristiani, siano spesso proprio i pentecostali ad attaccare nel modo più virulento il New Age, considerandolo un fenomeno diabolico, non mancano studiosi che propongono un’analogia fra il New Age e il pentecostalismo. A partire dai primi anni del secolo XX il pentecostalismo si presenta come movimento di risveglio di un mondo protestante ampiamente inaridito e sclerotizzato, così il New Age si pone come movimento di risveglio, nell’area culturale di lingua inglese, non più del mondo cristiano ma del mondo laico se non laicista. Anche questo ambiente – la cui organizzazione culturale era largamente affidata alle logge massoniche e alla più discreta, ma non meno importante, influenza della Società Teosofica – si trovava, a partire dagli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, in uno di quegli stati di freddezza e di aridità che producono così spesso nella storia i fenomeni di revival.
Gli ambienti massonici e teosofici, in particolare, denunciavano una preoccupante incapacità di interpretare i tempi e di svolgere il consueto ruolo di organizzazione culturale, pur non avendo, naturalmente, perduto le loro diverse capacità di influenza sociale e politica. Nel mondo teosofico il disagio si era tradotto in una serie di scismi, il più rilevante dei quali – almeno nel mondo di lingua inglese – era stato promosso da Alice Bailey, nata nel 1880 e scomparsa nel 1949. Proprio Alice Bailey – che aveva soggiornato ad Ascona, presso quel luogo di incubazione di molte idee del New Age contemporaneo che era stato il Monte Verità – aveva cominciato negli anni’20 a utilizzare l’espressione “New Age” nel senso attuale; quest’uso era diventato corrente fra i suoi discepoli negli anni’40. Alice Bailey morì nel 1949 senza vedere l'”evo nuovo” che aveva enigmaticamente annunciato.
Visione della realtà.
Specifico della mentalità New Age consiste nel non avere nessuna visione del mondo e nessuna dottrina, ma nel predicare la libertà più assoluta In realtà, ciò è vero solo teoricamente, perché il New Age non potrebbe avere nessuna unità se le opinioni diverse che vi si manifestano non coesistessero su una trama di fondo che presenta una serie di elementi comuni.
La questione della verità.
Potremmo riassumere tale questione con un slogan: non esistono verità assolute. Espressa in questi termini, la premessa sarebbe tutt’altro che nuova: il relativismo è antico come la filosofia, se non come l’umanità decaduta. Tuttavia esistono diverse forme di relativismo, e il relativismo del New Age si specifica per il suo carattere volontarista. Ciascuno può, letteralmente, creare il proprio mondo, e ciascun mondo soggettivamente creato avrà la sua verità, non meno “vera” – e non meno “falsa” – rispetto a quella del mondo creato da un altro.
L’uomo.
La visione dell’uomo del New Age si riassume nello slogan dell’attrice Shirley MacLaine – che da anni svolge il ruolo di missionaria internazionale del New Age attraverso libri, film e programmi televisivi – : “Noi siamo Dio”. Più esattamente al fondo di ognuno di noi si trova una scintilla divina, che è la stessa energia cosmica universale in una delle sue molteplici manifestazioni, fra cui – peraltro – non possono essere istituite gerarchie. L’uomo-Dio del New Age è da una parte onnipotente; tale onnipotenza si rivela, da un altro punto di vista, come onnidipendenza, se si considera il ruolo preminente che hanno nel New Age la reincarnazione e l’astrologia.
Il Cristo
Il New Age parla anche volentieri di una realtà che chiama “il Cristo” ma – seguendo tutta una tradizione esoterica e gnostica – ha cura di distinguere “il Cristo” da Gesù di Nazareth come personaggio storico. Gesù non era “il Cristo”, o almeno non lo era in modo diverso da Buddha o da chiunque sia in grado di entrare in contatto con la scintilla divina che porta dentro di sé. È questa scintilla, propriamente, che costituisce “il Cristo” come principio divino all’interno dell’uomo.
La morale.
Altro tema del New Age è il rifiuto della nozione di peccato – considerata insuperabilmente dogmatica e in ogni caso tipica della superata Età dei Pesci, visto che la nuova era è quella dell’Acquario – e la sua sostituzione con la nozione di malattia. Il New Age non nega che esistano nel mondo comportamenti inadeguati – è sufficiente considerare l’orrore che gli ispirano i comportamenti anti-ecologici -, ma li ascrive a limitazioni fisiche o psichiche che possono essere assimilate alla malattia o a forme di “dipendenza” possibili da superare tramite le numerose forme di terapie e di recovery così largamente disponibili nell’ambiente del New Age.
Conclusione.
Questa breve panoramica di due delle più insidiose visioni della realtà che stanno condizionando la cultura dominante occidentale ci è stata utile per inquadrare in una adeguato contesto di pensiero il successo che ha avuto il simbolo per eccellenza del pacifismo mondiale, non escluso buona parte del mondo cattolico: la bandiera della pace.
Diverse sono le versioni sull’origine di questa bandiera Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) che nel 1961 la usò per “aprire” la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un’altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell’Arca di Noè e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un’altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell’impero Incas. Fu scelta, dall’imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi. Dalla Francia arriva la spiegazione che quel vessillo è il simbolo del movimento delle cooperative francesi creato intorno al 1920. Un’altra viene fatta risalire al 1950, la bandiera fu utilizzata in America come simbolo della pace dalle associazioni pacifiste e nonviolente. Altri dicono che sia stata “inventata” dal filosofo Bernard Russel nel 1956 in Inghilterra.
Tra tutte queste ipotesi spicca la tesi secondo la quale la bandiera arcobaleno1. è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali. Sono diversi i siti web gay che rivendicano la proprietà della rainbow flag. Questa si differenzia dalla cosiddetta bandiera della pace principalmente per l’assenza della scritta PACE, ma anche perché la disposizione dei colori è speculare (il rosso è in basso nella bandiera della pace, in alto in quella dei gay), e infine perché la bandiera della pace prevede sette strisce di colore al posto di sei. La bandiera arcobaleno fu disegnata da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso). Baker disegnò una bandiera con 8 strisce (successivamente sei) colorate: rosa (per il sesso), rosso (per la vita), arancio (per la guarigione), giallo (per il sole), verde (per la natura), turchese (per l’arte), indaco (per l’armonia) e viola (per lo spirito). Infatti questa bandiera sventolò per la prima volta a San Francisco nella marcia del Gay pride del 25 giugno 1978.
Comunque al di là di chi sia stato il primo ad ostentare tale simbolo resta il fatto incontestabile che si presenta come il più adatto a rappresentare un idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi meritevoli di spazio. Secondo questo tipo di idea per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali.
La bandiera arcobaleno è una valida sintesi per rappresentare questo sincretismo; infatti l’arcobaleno nel New Age rappresenta il passaggio dall’umano verso il super-uomo divino. Sul ponte dell’arcobaleno (nel senso induista: Antahkarana) avviene l’unione di Atman e Brahman, dell’uomo singolo e dell’Energia cosmica (Dio). L’unità quindi è raggiungibile attraverso una sintesi, un’armonia e una tolleranza globale fra le diverse filosofie, ideologie e religioni. Così la pace sarà possibile. Pertanto ” va considerato nel modo più severo l’abuso di introdurre nella celebrazione della Santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni” (Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, Istruzione Redemptionis Sacramentum, n 79 ).
Il ricorso a quelle filosofie orientali, che estrapolate dal loro contesto storico- sociale- economico-religioso e ben sintetizzate dalla New Age, si inserisce perfettamente nel contesto occidentale, preoccupato di marginalizzare il discorso sulle sue autentiche radici, finisce per assumere come categoria fondamentale il relativismo etico imponendo al mondo culturale politico sociale e religioso una nuova forma di “dittatura”. (NL) Agenzia Fides 20/6/2008».

Carlo Gubitosa chiede rettifica all’agenzia di informazione vaticana in merito al simbolo della bandiera arcobaleno

Con una serie di stringenti argomentazioni indirizzate alla Fides, Carlo Gubitosa chiede la rettifica delle notizie riportate nella nota del 20 giugno dell’agenzia di informazione vaticana [ctrl nostro lancio 22527] nella quale sono contenuti, per il giornalista membro del Comitato direttivo di PeaceLink, alcuni svarioni, gravi errori storici e interpretativi in merito al simbolo della bandiera arcobaleno, usato da molti cristiani, cattolici e religiosi. Il testo integrale della lettera aperta.

«Nell’articolo sono fatte varie ipotesi sulle origini di questo simbolo: un frutto delle “teorie teosofiche nate alla fine dell’800”, una bandiera usata da Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) per la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, il racconto biblico dell’Arca di Noè, il simbolo della città di Cuzco, capitale dell’impero Incas, il simbolo del movimento delle cooperative francesi, una invenzione del filosofo “Bernard Russel” (sic) e si conclude affermando che “tra tutte queste ipotesi spicca la tesi secondo la quale la “bandiera arcobaleno” (sic) è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali”. Gli errori di queste affermazioni sono molti e grossolani.
1) Russel di nome faceva Bertrand e non Bernard. Sembra un piccolo errore, ma è indicativo della superficialità con cui e’ stato redatto quel testo.
2) Le origini storiche della bandiera della Pace sono chiare e documentate. La bandiera della Pace nella quale si riconoscono i pacifisti (anche quelli cattolici e cristiani) e’ conservata dalla segreteria del Movimento Nonviolento a Verona, ed e’ la bandiera utilizzata da Aldo Capitini nella prima edizione della marcia Perugia-Assisi del 1961. Questa bandiera disponibile fisicamente a chi la voglia vedere, toccare e conoscerne na storia, non ha niente a che vedere con “le teorie teosofiche nate alla fine dell’800”, come erroneamente scritto nell’articolo, ne’ con le altre fantasiose ipotesi contenute nel testo. Nulla vieta ad altri di arricchire quella bandiera e quel simbolo con altri significati, e nel mondo cristiano l’accostamento con l’arcobaleno biblico di Noè ne è un esempio, ma l’origine della bandiera della Pace e’ chiara e storicamente documentata.
Per maggiori approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_della_pace.
3) L’estensore dell’articolo dimostra ignoranza o malafede quando nello stesso paragrafo inizia a parlare della “bandiera della pace” (che ha sette strisce colorate e la scritta “Pace”) e termina dicendo che questa bandiera in realtà sarebbe la “bandiera arcobaleno” (che ha solo sei strisce colorate), un simbolo totalmente diverso utilizzato dal movimento per i diritti civili degli omosessuali.
Per maggiori approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_arcobaleno.
Per tutte queste ragioni scrivo alla redazione di Fides per richiedere una doverosa rettifica, consigliando al tempo stesso di approfondire maggiormente la questione rivolgendosi al “Movimento Nonviolento” di Verona, che da quasi cinquant’anni custodisce la bandiera della pace assieme alla profonda e ricca eredità culturale di quel simbolo. I rappresentanti del MN saranno lieti di fornire a Fides tutta la documentazione in loro possesso.
A dispetto di qualunque interpretazione viziata da ignoranza o malafede, quel simbolo accomuna cristiani, cattolici e laici nella ricerca della Pace vera, quella che nasce dalla verita’ e al tempo stesso e’ minacciata dalla disinformazione e dalla cattiva propaganda culturale di chi vuole gettare discredito perfino sui religiosi che hanno utilizzato quel simbolo. Tuttavia, nonostante i ripetuti tentativi di demonizzare la bandiera della Pace, di cui questo non è il primo e non sarà l’ultimo, sono sempre di più i preti, i frati e i laici consacrati che all’interno del mondo cattolico hanno scelto e sceglieranno di testimoniare la Pace cristiana utilizzando quel simbolo come strumento, e che hanno colto il vero significato di quella bandiera dopo aver attinto a fonti più documentate e rigorose dell’agenzia Fides. Cordiali saluti Carlo Gubitosa, Giornalista e scrittore, 22/06/08».

Una manifestazione variopinta e serena per mettere in luce un problema cupo e drammatico

Cento persone hanno partecipato nel pomeriggio di sabato 21 giugno a Siamo tutti clandestini, l’iniziativa antirazzista promossa dalla Sinistra unita e plurale a Largo Spallino. Il testo dell’appello Comprensione.

Denuncia e proposta insieme al gazebo della Sinistra unita e plurale di Como con una mostra, striscioni, materiale informativo e la cartolina cd rom (Como per i diritti dei rom). Tanti i colori, compreso il nero delle manine di Fatima delle Donne in nero, tutte le tonalità della sinistra e molto di più con una significativa presenza di migranti, ovviamente solo regolari visto che quelli che leggi inique definiscono “clandestini” hanno perso ogni diritto. Un centinaio di persone. Quaranta hanno dato vita – per la prima volta a Como – all’innovativa azione del “Piedibus”, un corteo a piedi per parlare con le persone grazie ai cartelli che ciascuno dei partecipanti ha indossato e al materiale distribuito lungo la via Milano, luogo simbolo della presenza dei migranti in città. Una manifestazione slow & soft, senza slogan, senza blocchi del traffico, senza alcuna tensione. Solo partecipazione e lo sforzo di “comprendere” e far comprendere in entrambi i significati della parola, come affermato nella lettera aperta che gli organizzatori hanno oggi inviato alla stampa e che riportiamo integralmente.
«Comprensione. Lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo.
Lo spirito della città è rapidamente mutato. La paura – di perdere qualcosa o semplicemente di perdere – informa i percorsi mentali dei singoli e ispira i comportamenti e l’organizzazione della comunità, corrode legami che sembravano indistruttibili, spegne la curiosità delle esperienze, sterilizza l’immaginazione, fiacca la speranza e ogni progetto di futuro. A forza di restringimenti successivi – uno stato, una pianura, una regione, un borgo, un condominio – l’idea di identità coincide ormai con la solitudine del singolo individuo, incattivito sorvegliante di se stesso. Tutto ciò che è esterno alla sua pelle, è straniero e ostile.
Poteva andare diversamente, in una fase di apertura senza precedenti delle possibilità di scambio tra culture, nel pianeta più comunicante che si sia mai visto.
E invece idee che ci sembravano sconfitte per sempre sono ricomparse, impreviste. Con sgomento – ma con iniziale, imperdonabile indulgenza – abbiamo riconosciuto le forme mutanti del razzismo e della xenofobia farsi largo tra i cittadini, accompagnate dai cupi rituali di ronde, intimidazioni, insulti, violenze. Abbiamo visto l’apologia del nazismo, la falsificazione della storia, la vigliaccheria dei professori, la miserabile ipocrisia degli amministratori. E le forme moderne – mascherate ma ancora riconoscibili – della persecuzione, della deportazione, della schiavitù.
E abbiamo rivisto il fantasma più inquietante, arcaico e aggressivo: quello dell’intolleranza religiosa. Cittadini che si organizzano – o vengono organizzati – per impedire ad altri cittadini di pregare, con ogni pretesto, con ogni angheria. Giornalisti e intellettuali traditi dalla fretta – ma spesso in malafede – che alimentano i più grossolani luoghi comuni e le falsificazioni più ignobili sulla religione e sulla tradizione altrui, con lo scopo di dimostrare l’indispensabilità di una blasfema missione di pulizia finale, di una disperata e insensata rivincita culturale e politica che appicca il fuoco dell’intolleranza e distrugge nell’intimità delle coscienze gli anticorpi indispensabili per la convivenza.
Noi chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo, uno sforzo straordinario per interrompere una deriva civile che contraddice il magistero di tutte le religioni del pianeta, promuovendo azioni concrete di conoscenza e di dialogo che ricostruiscano la capacità di distinguere, la curiosità intellettuale e sentimentale di conoscere a fondo i nostri vicini, di accoglierli e farsene accogliere. Un programma di azione e di educazione straordinario, coraggioso e moderno, che coinvolga capillarmente tutti i livelli organizzati della società e tutte le occasioni relazionali disponibili. E che porti finalmente in primo piano, nel chiasso degli insulti, il nodo di una parola cruciale: comprensione. Sinistra unita e plurale Como».

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Organizzato da Acli, Caritas e Azione cattolica ha messo in luce la drammaticità della situazione politica italiana con i provvedimenti del governo Berlusconi, vere e proprie leggi razziali in aperta antitesi con i principi della Costituzione.

Una sessantina di persone, tra cui esponenti della Questura e della Prefettura, consiglieri comunali, esponenti del volontariato e dell’associazionismo hanno seguito la tavola rotonda, organizzata da Acli, Azione cattolica e Caritas di Como, nel salone della Ca’ d’industria a Como venerdì 20 giugno.
«Non sempre bastano i centri di ascolto per conoscere le culture che vengono da lontano» da qui la necessità di un momento di riflessione più approfondito per Roberto Bernasconi, direttore della Caritas comasca, una sensibilità verso il diverso e più povero per «farsi amore di Cristo per tutta l’immanità», avendo presente che «la nostra ricchezza e il nostro benessere sono costruiti sullo sfruttamento dei popoli meno fortunati», per la costruzione di «una società diversa e migliore».
«Ci si potrebbe interrogare sul fatto che non ci sono campi rom nella nostra provincia, ma questo è un tema grimaldello per parlare dei problemi dell’integrazione» ha spiegato la moderatrice, la giornalista Maria Castelli.
Tommaso Vitale, sociologo dell’Università Milano – Bicocca, ha quindi esordito dicendo che «i rom sono in Europa da 600-700 anni. Sono una grande minoranza europea di 8-10 milioni di persone, di differenti religioni e con una lingua comune seppur con alcune differenze, da sempre presente sul nostro territorio. Infatti ci sono rom cittadini italiani». Rom e sinti hanno da sempre avuto un rapporto di inclusione ed esclusione periodica con il contesto che li circondava – ha continuato il professore – con anche momenti di grande integrazione economica e sociale e «nulla può permetterci di dire che sono stati un popolo da sempre odiato». Per Vitale la politica deve tornare ad un progettualità sociale e non lanciare slogan razzisti: «Sono le scelte politiche che determinano ad esempio a Milano la decisione di non avere più mediatrici culturali rom».
Proprio della politica e della decisione presa, con decreto, dal capo del Governo di schedare tutti i cittadini italiani di etnia rom ha parlato Giorgio Bezzecchi, di Opera nomadi. «Sono un cittadino italiano, che non ha mai avuto nessun problema con la giustizia, ho fatto il militare, sono ragioniere e musicologo, ma dal 6 giugno, essendo rom, sono divento un cittadino di serie B». «In base all’articolo 1 comma C del decreto – ha continuato Bezzecchi – sono stato schedato e i miei dati sono stati raccolti in un archivio speciale. Questo nel sessantesimo della promulgazione della carta costituzionale e della Carta dei diritti dell’uomo». L’unico precedente era stato nel 1940 quando l’allora capo della polizia Bocchini fece espellere tutti i rom stranieri e rinchiudere in campi di concentramento o deportazione quelli italiani, «mio nonno è morto a Birkenau» ha spiegato il vicepresidente di Opera nomadi. «Una schedatura simile mi fa avere una profonda preoccupazione».
Valerio Pedroni, coordinatore dell’equipe di strada Segnavia dei padri comaschi, ha portato la testimonianza diretta del lavoro con le comunità rom dei campi nell’hinterland milanese. «Una situazione di baraccopoli da terzo mondo» ha spiegato. Il suo lavoro si è svolto innanzitutto con la comunità che aveva trovato rifugio sotto il cavalcavia Bacula, 180 persone, con 40-60 minori. Un percorso di integrazione che, nonostante alcune resistenze, era riuscito a portare all’inserimento nelle scuole dei bambini, ma che è crollato quando d’un colpo il campo è stato sgomberato dall’oggi al domani nel novembre 2007. La prima tappa di un viaggio della disperazione che ha portato gli “sfollati” al grande campo di Bovina, che aveva raggiunto la cifra di 600 abitanti, e che nuovamente scacciati sono ritornati in 200 a Bacula.
È intervenuto poi Giuliano Arrigoni, psicologo, che ha diviso il problema del pregiudizio e della diffidenza in un ambito personale ed uno sociale. Per il personale molto dipende dalla sicurezza di sé, per definire un rapporto con l’altro da sé, per quanto riguarda l’ambito sociale è molto forte uno spaesamento con la tendenza a fare generalizzazioni che portano alla chiusura. «La società multiculturale è un ideale, ma che non diventi un’ideologia, nel riconoscere la diversità si possono creare dei processi di radicalizzazione identitaria e di diffidenza».
Marco Arighi, vicepresidente dell’Azione cattolica comasca, ha affermato che il messaggio di Gesù è contro il fondamentalismo e aperto agli ultimi ed emarginati della società ed ha esplicitato la necessità di fare rete per il bene comune.
È stato aperto il dibattito con il pubblico dove è stata posta in rilievo il tentativo di ddefiire il significato e l’ambiguità della parola legalità, alla luce di un decreto legge che per ad alcuni ha ricordato l’inizio delle leggi razziali degli anni ’30.
Per Vitale la preoccupazione nasce soprattutto da due generalizzazioni una etnica, razzista, ed una classista, non nell’accezione marxista, ma sociologica, di discriminazione verso quella classe, il sottoproletariato, persone che lavorano ma non riescono a vivere del proprio lavoro. Per lo specifico dei rom l’inclusione attraverso la scolarizzazione è assolutamente necessaria tanto più «che è un bisogno sentito dalle stesse famigli» ha affermato Pedroni.
La serata è proseguita con il dibattito nel quale si sono approfonditi i temi dei diritti dei rom, della cause della paura che si diffonde nella popolazione sempre più anziana dei nativi per concludersi con l’intervento di Luisa Severo, presidente delle Acli comasche, «Il problema della sicurezza non si risolve con l’esercito, ma con una cultura del dialogo, del farsi prossimi. Non credo che le ubriacature della Notte bianca possano servire in tal senso. Valori come quelli della dignità, della solidarietà non appatengono al solo sentire cattolico e noi cercheremo di iniziare un percorso di educazione all’integrazione per i più giovani quest’anno a partire dai Grest o da settembre con gli oratori». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Marialuisa Seveso, presidentessa delle Acli anticipa il tema della tavola rotonda organizzata con Azione Cattolica e Caritas.

«L’idea è quella di fare chiarezza sulla realtà e dire la verità» ha esordito Marialuisa Seveso, sottolineando che quest’ultima non è un concetto da spiegare con presunzione, ma solo un tentativo di capire la reale situazione di queste popolazioni.
«Per questo è stato invitato il sociologo Tommaso Vitale, che presenterà la sua ricerca sulle popolazioni nomadi».
Si affronterà la questione della sicurezza, di cui gli organizzatori ammettono l’esistenza, ma per cui si proporrà, con lo psicologo Giuliano Arrigoni, una cura diversa dalla paura.
Tra i relatori anche Giorgio Bezzecchi, presidente di Opera Nomadi, il quale è stato invitato per spiegare la storia di questi popoli, spesso sconosciuta. «Da ricerche risulta infatti che le persone non sanno che queste popolazioni sono presenti sul territorio da molto tempo» ha puntualizzato Marialuisa Seveso. «Il nostro obbiettivo» ha concluso «è che ci sia inclusione non esclusione, perché per arrivare alla sicurezza bisogna garantire la dignità di ciascuno». Un desiderio condiviso anche da Caritas e da Azione cattolica, unite per promuovere la conoscenza prima del giudizio. Tra gli obiettivi delle Acli avere una strada comune con i co-organizzatori dell’evento e di incontrare non solo adulti, ma anche ragazzi, durante il Grest e negli oratori per aiutarli a comprendere la storia e i diritti di queste popolazioni, fin da giovani, attraverso film e dibattiti, con lo scopo di «evitare che bugie lunghe e ripetute, finiscano per trasformarsi in verità» [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 19 giugno 2008

Laici e clericali si confrontano sulla istituzione della Consulta per la famiglia al Cosiglio comunale del 19 giugno.

«Il pass che ci autorizza a posteggiare per le sedute in via Perti vale anche per tutte le zone della città?» così ha esordito nel Consiglio comunale di giovedì 19 giugno Donato Supino, Prc, invitando i vigili a multare la macchina di un consigliere di maggioranza in palese divieto di sosta di fronte al Municipio. Dopo di lui Roberta Marzorati, Per Como, ha riportato la testimonianza, corredata da fotografie, della madre di un bambino disabile che ha documentato come le rampe di accesso al marciapiede comunale fossero bloccate dalle macchine dei consiglieri, oltre all’elevatore in cortile ingombrato dalle biciclette dei dipendenti. «Cose non vere» per l’assessore Caradonna.
Ha preso poi la parola Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, lodando il ministro Brunetta e auspicando maggiore trasparenza sui costi della politica anche nel Comune di Como: «Da noi non succede come in Provincia». E sempre su Villa Gallia è intervenuto Emanuele Lionetti, capogruppo Lega Nord, affermando che i rimborsi spese denunciati sui giornali locali sono una vergogna: «Soprattutto con un bilancio regolarmente approvato. C’è qualcosa che non funziona».
Un acceso diverbio è nato poi tra Vittorio Mottola, Pd, e l’assessore Caradonna, quando il primo ha richiesto urgentemente il taglio dell’erba nei giardini e lungo le strade di Sagnino per la festa del santo patrono che vedrà anche la partecipazione del vescovo, tanto da far dire al presidente del consiglio Mario Pastore: «Assessore non può essere così provocatorio con i consiglieri».
È quindi ripreso il dibattito sulla Consulta per la famiglia e sono stati discussi gli emendamenti proposti dalla maggioranza.
Veronica Airoldi, Fi, ha proposto di eliminare la possibilità di decisioni d’urgenza del presidente della Consulta, l’eliminazione di rapporti diretti con i partiti politici ed il fatto che i rappresentanti delle associazioni debbano essere «con regolare permesso di presenza», intendi di soggiorno. Tutte proposte accettate dal Consiglio, anche se l’ultima per Mario Lucini, Pd, sfiora il ridicolo «è stato riscritto tutto un articolo solo per aggiungervi alla fine un passaggio sui permessi di soggiorno. Si alimenta un terrore per lo straniero ingiustificato». «È un passaggio un po’ volgarotto» ha chiosato Roberto Rallo di Forza Italia. Non è passata invece la proposta di aumentare gli anni di operatività sul territorio cittadino delle associazioni che vogliono aderire alla Consulta, da uno a due, perché un solo anno è stato ritenuto sufficiente per garantire che l’associazione non sia fittizia. Un passaggio controverso che ha fatto dire al consigliere Rallo che prima di approvare questo regolamento «qualcuno aveva un disegno ben preciso a monte». Bocciati anche altri due emendamenti proposti da Stefano Rudilosso, Fi, per controllare la “genuinità” delle associazioni.
Tutti concordi invece per permettere alle associazioni di far parte di più consulte, attualmente l’unica attiva è quella sull’handicap. Accordo trovato anche per consentire ai consiglieri comunali e agli assessori di partecipare alle sedute della Consulta.
È stato poi bocciato un ordine del giorno, proposto dal Pd, per garantire un budget alla nuova struttura.
È stata insomma una discussione che ha visto gli schieramenti mischiarsi e confondersi, solo due sono state le costanti di voto della serata: l’astensione di Alessandro Rapinese, Area 2010, e il voto contrario di Supino. Anche Bruno Magatti si è dato un indirizzo costante «voterò a favore di tutti quegli emendamenti che iniziano con eliminare, se eliminiamo tutto forse arriveremo a qualcosa di soddisfacente». Il consigliere di Paco ha espresso una «radicale contrarietà» alla Consulta che «serve solo per dare un messaggio esterno a qualcuno. Vescovo, parroco o a qualche rappresentante di lobby». «Il documento presentato ai candidati prima dalle elezioni dal Forum delle famiglie comasche – ha continuato Magatti – chiede delle risposte politiche, invece l’unica risposta che gli si dà è la costituzione di questa Consulta». «Il problema fondamentale – ha concluso il consigliere di Paco – è quello della laicità, contro questa operazione clericale». Parere negativo anche dal rappresentante di Rifondazione per «un provvedimento opportunista. Altre strutture democratiche come le Circoscrizioni sono nate dall’esperienza e dalle esigenze dei Comitati che erano sorti spontaneamente e non è questo il caso. Per di più i proponenti sono legati ad una concezione di famiglia clericale». Recisamente contrario anche Rapinese che dopo l’astensione sugli emendamenti ha votare contro una Consulta «che svilisce il ruolo dei consiglieri comunali». Unico della maggioranza Rallo da «laico ed anzi da ateo devoto» ha espresso parere contrario «anche perché questo potrebbe essere il precedente per dare il via alle consulte le più disparate». Già una per la cultura è stata chiesta in aula da Bruno Saladino del Partito democratico. Un’unica astensione quella di Marcello Iantorno. Da notare il voto favorevole di Rudilosso che nonostante la sua personale contrarietà al provvedimento essendo coordinatore cittadino di FI ha votato a favore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Palestina oggi: quali diritti? Quale lavoro?

Lunedì 23 giugno alle 21 al Punto Einaudi in via Carducci 5 un incontro organizzato dalla cooperativa Garabombo per parlare di diritti e lavoro in Palestina con esponenti di Amnesty International e Ctm Altromercato.

L’embargo sta soffocando la striscia di Gaza. L’isolamento imposto priva la popolazione palestinese di acqua, energia, comunicazioni, cibo e, ovviamente, impedisce i traffici commerciali con il resto del mondo. Anche la semola per il cous cous lavorata dalle donne palestinesi per la Parc, un’importante ong palestinese impegnata nel sostegno alla produzione agricola, non può più raggiungere le rivendite equosolidali italiane. Per non lasciarle sole, in attesa che gli acquisti riprendano, Ctm Altromercato propone un intervento diretto tramite l’acquisto a prezzi equi di derrate alimentari prodotte da contadini palestinesi, da distribuire poi alle famiglie della Striscia più colpite dall’embargo.
Partendo proprio da questa campagna l’associazione Garabombo, insieme al consorzio Ctm Altromercato e alla sezione di Como di Amnesty International, organizza lunedì 23 giugno alle 21 nella libreria Einaudi in via Carducci 5 a Como l’incontro Palestina oggi: quali diritti? Quale lavoro? un momento di riflessione sulla difficile situazione palestinese. Sul tema dei diritti interverrà un esponente comasco di Amnesty International, mentre Giorgio dal Fiume di Ctm Altromercato parlerà di lavoro. La serata rientra tra le attività collaterali dell’associazione Garabombo impegnata a promuovere il commercio equo e solidale a Como attraverso iniziative ed eventi di tipo culturale.

Siamo tutti clandestini

Manifestazione della Sinistra unita e plurale sabato 21 giugno dalle 15 in Largo Spallino. Dal gazebo partirà alle 16 Il piedibus della cittadinanza che senza occupare le strade, ma percorrendo i marciapiedi, attraverserà la zona più multietnica della città per affermare il diritto alla cittadinanza di ogni persona contro ogni razzismo e discriminazione.

Mentre a Roma il decreto legge sulla sicurezza del governo Berlusconi comincia il suo iter parlamentare, dimostrando i suoi intenti discriminatori, qualcosa a Como si muove, o meglio, si muoverà.
Sabato 21 giugno, infatti, il piedibus della Sinistra Unita e plurale attraverserà dalle 16 le vie cittadine per dimostrare che esiste una Como solidale, che si oppone al razzismo e la xenofobia della cultura dominante.
«Una cultura che sta trovando sponde pericolose a vari livelli istituzionali – spiega Marco Lorenzini, uno degli organizzatori – e diventa trasversale, come abbiamo potuto constatare ieri con il voto del Parlamento europeo, che ha modificato il quadro di fondo dei fenomeni migratori, rafforzando la “Fortezza Europa”. Gli fa eco in Italia il decreto sulla sicurezza, che prevede provvedimenti discriminatori come il reato di clandestinità, sbagliato sul piano etico, prima ancora che politico, perché trasforma automaticamente migliaia di persone in delinquenti. La cultura dominante alla quale ci opponiamo vuole discriminare il diverso e non potrà reggere ai prossimi futuri cambiamenti mondiali. La risposta che l’occidente dà al fenomeno migratorio, che si stima crescerà nei prossimi anni, è del tutto inadeguata».
La forma della manifestazione non sarà però un corteo convenzionale, ma un “Piedibus” silenzioso che partirà da Largo Spallino, davanti alla chiesa di San Francesco, percorrendo un anello che andrà a toccare il quartiere di Como Borghi (via Milano alta, via Anzani, via Magenta), ad alta presenza migratoria. I manifestanti cammineranno silenziosamente in fila sui marciapiedi della città, portando due cartelli, uno sulla schiena con una frase di protesta e uno davanti con una proposta. Il Piedibus della cittadinanza effettuerà alcune fermate prestabilite lungo il percorso, nella speranza di far “salire” le persone che condividono la lotta contro il razzismo e per i diritti di cittadinanza. L’iniziativa si concluderà in largo Spallino con un dibattito pubblico sul diritto alla cittadinanza e sulla sicurezza che genera paura dalle 17.30.
Spiegano gli esponenti della Sinistra unita e plurale, alla prima uscita pubblica post elettorale del gruppo nato circa un anno fa, di aver organizzato la manifestazione perché il gioco delle destre è di mettere il penultimo contro l’ultimo, e questa mentalità può avere effetti tragici se non viene contrastata dal principio. Un pericolo sottolineato da Enzo Arrighi, mentre Eugenio Secchi ha denunciato la ingiusta differenza di trattamento sui media poco attenti alle tragedie che colpiscono lavoratori immigrati. «Un altro dato preoccupante – aggiunge Manuela Serrentino – è il silenzio altrettanto colpevole di chi, pur non condividendo queste politiche discriminatorie, non trova capacità e coraggio di esprimersi. Sabato scorso abbiamo distribuito 800 copie di un volantino ad Albate e sono stati in pochi, una quindicina, a rifiutarcelo. Questo ci fa ben sperare che in realtà la cultura dominante non sia poi così diffusa». Alla protesta parteciperanno anche le Donne in nero di Como, che sposteranno la loro presenza silenziosa da piazza San Fedele in Largo Spallino, per ribadire la loro ferma condanna del razzismo.
«Speriamo che sabato – ha concluso Celeste Grossi – sia presente qualche migrante, anche se sappiamo che molti di loro non potranno partecipare perché, pur essendo pienamente inseriti nel tessuto lavorativo, rimangono clandestini».
Nell’incontro con la stampa la Sinistra unita e plurale ha presentato la Campagna cd rom (Como per i diritti dei rom) con una cartolina che riporta sul fronte un dipinto dell’artista rom Sandra Jayat (nella foto) e sul retro, oltre che la celeberrima poesia di Brecht sulla necessità di contrastare fin dall’inizio ogni discriminazione, l’impressionate quadro dei simboli utilizzati nei campi di sterminio nazista per identificare ebrei, rom, omosessuali e non solo.
Di particolare rilievo per gli organizzatori anche Comprensione, la lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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