La lettera aperta del segretario di PeaceLink
Sulla polemica determinata dalla scomunica della bandiera arcobaleno fatta dalla agenzia di stampa vaticana Fides interviene il segretario di PeaceLink con una lettera aperta a Santa Romana Chiesa.
Lettera aperta a Santa Romana Chiesa. La bandiera arcobaleno non è un simbolo di pace. Secondo l’agenzia di stampa vaticana Fides sarebbe stata disegnata per i gay.
Io c’ero. A Parigi, nel 1997 quando la domanda era: «Maestro, dove abiti? Venite e vedrete». Da allora, ad oggi, ho posto molte domande e trovato alcune risposte.
Ho scritto a George Walker Bush chiedendogli perché voleva bombardare un popolo che non aveva le colpe del suo dittatore. Mi ha risposto, mandandomi a quel paese, ma mi ha risposto.
Ho scritto alla Nestlé S.A. chiedendogli di smettere di regalare latte in polvere agli ospedali africani poiché predicavano (mentendo): «è migliore del latte materno», con una conseguente strage degli innocenti in nome del dio denaro. Anche loro, sempre mandandomi a quel paese con molto garbo, mi hanno risposto.
Dal momento che sono stato sempre cattolico e pensante ho rivolto molte domande anche a Santa Romana Chiesa.
Volevo sapere perché è stata istituita la Lev (Libreria Editrice Vaticana) con l’unico fine di mettere i diritti d’autore sui discorsi del Santo Padre. Ricordo che Gesù di Nazaret insegnò «andate ed annunziate a tutti la gioia del Signore risorto», non ricordo che questa frase continui con «e fatevi pagare i diritti d’autore».
Volevo sapere perché il Tevere si allarga e stringe ogni qual volta Radio Vaticana deve inondare di radiazioni ionizzanti persone (tra le quali anche cristiani) che pagano con linfomi l’extraterritorialità della Santa Sede.
Volevo sapere perché il Generale di Corpo d’Armata card. Angelo Bagnasco, quando era Generale dei Cappellani Militari – al pari delle modelle – si è fatto fare il calendario e – visto che c’era – se lo è fatto pagare delle Pontificie Opere Missionarie, come se “i nostri ragazzi” fossero in missione. Sempre dal card. Bagnasco vorrei sapere se preferisce strapparsi le stellette o far carta straccia del Vangelo.
Volevo sapere perché lo sponsor principale delle Giornate Mondiali della Gioventù è la Banca di Roma, nonostante le migliaia di lettere indirizzate alla Santa Sede dove si ricordavano i notevoli traffici in armi di questo Istituto di Credito. O forse la vita per il Santo Padre va difesa solo se in stato embrionale. Dal Vaticano non ho mai ricevuto risposte, nemmeno quando furono negate le sacre esequie a Piergiorgio Welby: allora scrissi al Vicariato di Roma ed un mio amico vaticanista mi ha assicurato che la mia lettera è giunta puntuale sulla scrivania del card. Camillo Ruini.
È dal 2001 che nel mio modello 740 l’8 per mille viene donato regolarmente alle Chiese Metodiste e Valdesi: loro hanno scelto di non destinare questi soldi all’edificazione di chiese o al sostentamento del clero. Tutto va verso chi ne ha veramente bisogno. I sacerdoti (e le sacerdotesse!) possono lavorare oltre un giorno a settimana. Ho fatto questa scelta perché credo che la Chiesa Cattolica sia sensibile solo ad un segnale: quello economico.
Ora la Chiesa Cattolica pone un nuovo pesante macigno:
l’arcobaleno di Aldo Capitini non è più un simbolo di pace, meglio usare la croce di Cristo, dimenticando che essa è sì il simbolo per eccellenza della redenzione, della salvezza, ma non certo della pace.
Forse il cardinale politico – come Camillo Ruini si è definito – teme qualche contaminazione politica verso sinistra, essendo la sinistra – per sua natura – più sensibile ai temi della pace e della fratellanza. Ma leggiamo cosa ha scritto l’agenzia di stampa Fides venerdì, 20 giugno: «è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali […] fu disegnata da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso)».
Vorrei ricordare due cose alla redazione dell’agenzia di stampa Fides.
1. “il triangolo rosa” [Winkel] era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità, in base al paragrafo 175 (in vigore dal 15 maggio 1871 sino al 10 marzo 1994), nei campi di concentramento nazisti. Il paragrafo 175 (noto formalmente come §175 StGB, Joseph Alois Ratzinger lo ricorderà sicuramente così) considerava un crimine gli atti omosessuali, a migliaia morirono nei campi di concentramento, indipendentemente dal fatto che fossero colpevoli o innocenti.
2. La “croce di Cristo” nei Vangeli è simbolo di redenzione dai peccati. Ma nella storia è stata foriera di guerre e stragi. Mi sembra quasi inutile ricordare le nove crociate in terra santa, la caccia alle streghe e l’inquisizione. Per non parlare di ecumenismo, quel movimento che vorrebbe riavvicinare e riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese, anzi: per non parlarne mai più.
Cara Fides, permettimi di darti del tu: è questa la Chiesa che vuoi?
Giacomo Alessandrini, segretario di PeaceLink, 23 giugno 2008.
Venerdì 20 giugno è stata pubblicata dall’Agenzia stampa Fides [ctrl nostro lancio 22527], della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli, un articolo a proposito dell’utilizzo della bandiera della Pace da parte dei cattolici e dei preti in particolare. «Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?» si chiede l’articolista NL. Viene poi ripercorsa la storia della bandiera della Pace ravvisandone le origini nella teosofia, nella new age, in una influenza orientale indiana che arriva al relativismo culturale, che porterebbe ad una permissività anche nei confronti della pedofilia.
«Che il cuore dell’uomo aspiri alla pace è una delle constatazione che chiunque osservi la propria esperienza elementare può fare. Tuttavia lo spettacolo tragico a cui assistiamo giornalmente sembra smentire categoricamente tale assunto. È altrettanto evidente infatti che il conflitto è sempre in agguato per i più svariati motivi: un pezzo di terra da condividere, degli affetti comuni, risorse primarie da utilizzare. Le cause seconde dei conflitti sono molteplici e talvolta non individuabili. Alla base di tali cause tuttavia, ve n’è una: l’autosufficienza. La Chiesa cattolica per descrivere tale situazione ha formulato il dogma del peccato originale. La pace o la guerra dipendono dal cuore dell’uomo.
«Nell’articolo sono fatte varie ipotesi sulle origini di questo simbolo: un frutto delle “teorie teosofiche nate alla fine dell’800”, una bandiera usata da Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) per la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, il racconto biblico dell’Arca di Noè, il simbolo della città di Cuzco, capitale dell’impero Incas, il simbolo del movimento delle cooperative francesi, una invenzione del filosofo “Bernard Russel” (sic) e si conclude affermando che “tra tutte queste ipotesi spicca la tesi secondo la quale la “bandiera arcobaleno” (sic) è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali”. Gli errori di queste affermazioni sono molti e grossolani.
Denuncia e proposta insieme al gazebo della Sinistra unita e plurale di Como con una mostra, striscioni, materiale informativo e la cartolina cd rom (Como per i diritti dei rom). Tanti i colori, compreso il nero delle manine di Fatima delle Donne in nero, tutte le tonalità della sinistra e molto di più con una significativa presenza di migranti, ovviamente solo regolari visto che quelli che leggi inique definiscono “clandestini” hanno perso ogni diritto. Un centinaio di persone. Quaranta hanno dato vita – per la prima volta a Como – all’innovativa azione del “Piedibus”, un corteo a piedi per parlare con le persone grazie ai cartelli che ciascuno dei partecipanti ha indossato e al materiale distribuito lungo la via Milano, luogo simbolo della presenza dei migranti in città. Una manifestazione slow & soft, senza slogan, senza blocchi del traffico, senza alcuna tensione. Solo partecipazione e lo sforzo di “comprendere” e far comprendere in entrambi i significati della parola, come affermato nella lettera aperta che gli organizzatori hanno oggi inviato alla stampa e che riportiamo integralmente.
Una sessantina di persone, tra cui esponenti della Questura e della Prefettura, consiglieri comunali, esponenti del volontariato e dell’associazionismo hanno seguito la tavola rotonda, organizzata da Acli, Azione cattolica e Caritas di Como, nel salone della Ca’ d’industria a Como venerdì 20 giugno.
«L’idea è quella di fare chiarezza sulla realtà e dire la verità» ha esordito Marialuisa Seveso, sottolineando che quest’ultima non è un concetto da spiegare con presunzione, ma solo un tentativo di capire la reale situazione di queste popolazioni.
Mentre a Roma il decreto legge sulla sicurezza del governo Berlusconi comincia il suo iter parlamentare, dimostrando i suoi intenti discriminatori, qualcosa a Como si muove, o meglio, si muoverà.
