Giorno: 12 Dicembre 2009

400 studenti per la mattinata per le scuole di “In alto mare”

Spazio Gloria gremito per l’ormai tradizionale appuntamento annuale con le scuole del Convegno del Coordinamento comasco per la Pace sabato 12 dicembre. Dopo lo spettacolo teatrale Sogni clanDestini del Gruppo teatrale Ibuka Amizero la mattinata è proseguita, con l’accompagnamento musicale del gruppo Mukami 0, con l’incontro con testimonianze del movimento migratorio che coinvolge l’Italia.

Prospettive dall’interno, con il medico erbese Kossi Komla Ebri, dall’esterno, con l’esperienza dei Bambini di Ornella con Severino Proserpio, e con il tragico momento del passaggio con Gabriele Del Grande dell’osservatorio Fortress Europe.

«Forse si dà per scontato che i diritti ci siano – ha precisato la moderatrice dell’incontro l’ex presidente del Coordinamento e docente del Terragni la scuola copromotrice del Convegno Maria Rita Livio – ma non sempre è così». «L’Europa non a più barriere economiche ma le ha poste fra gli uomini», ha aggiunto .

Proserpio ha ripercorso lo sviluppo socioeconomico della provincia comasca partendo da quando gli imprenditori cercavano di attirare flussi migratori incentivando il più possibile la residenza di immigrati, utili come forza lavoro per l’apparato produttivo locale: «i migranti in un qualche modo li abbiamo voluti noi». Ormai per l’ex sindacalista comasco «la società è diversa e bisogna avere la voglia di costruire un impianto di convivenza», ma la sua attenzione è stata da sempre attirata dalle motivazioni che spingono all’emigrazione. «A Kelle il villaggio in africa dove operiamo 50 o 100 euro di rimesse dagli emigrati permettono di sopravvivere e a volte possono essere fondamentali per curare chi ha bisogno». Proserpio ha spiegato le attività dell’associazione impegnata nella scolarizzazione dei bambini e nell’alfabetizzazione oltre che nella promozione di progetti culturali per l’infanzia, dal teatro ad una scuola per piccoli reporter.

Komla Ebri ha raccontato l’esperienza di cittadino italiano immigrato dal Togo 35 anni fa «che ha palpitato come voi per gli avvenimenti di questo paese». Il dottore erbese ha parlato dell’importanza del pregiudizio «mi giudicano solo per l’apparenza – ha precisato – se indosso il camice bianco sono il dùtur, quando esco dal lavoro divento il vu cumprà». Un problema di relazioni che per lui si supera solo con la comunicazione «i miei pazienti non hanno paura dell’”uomo nero”, ma hanno paura di non riuscire a comunicare con me». Di questi tempi molti parlano di identità «ma cos’è e come si forma l’identità? – si è chiesto – attraverso la famiglia, la scuola, gli amici. Sono gli altri che contribuiscono alla formazione della nostra identità, è la diversità che ci identifica in rapporto agli altri».

Per ultimo Del Grande ha raccontato delle condizioni disumane nei Centri di identificazione ed espulsione (ex Cpt) portando la propria esperienza diretta di denunce e soprusi nei confronti dei detenuti, denunciando «lo stati di diritto di questo paese sta andando a rotoli. Un diritto costituzionale come quello della libertà viene disatteso. Ti prendono, non hai i documenti in regola e finisci in galera anche se non hai commesso un reato».

Racconti di esperienze dirette di immigrati rinchiusi anche dopo aver lavorato per anni in Italia o rimpatriati anche quando la loro famiglia era ormai qui.

Del Grande ha voluto ricordare i fatti dell’agosto 2004 nel Canale di Sicilia quando dei pescherecci tunisini hanno soccorso un gommone alla deriva e d’accorod con le autorità italiane hanno condotto i sopravvissuti al porto di Lampedusa, dove i soccorritori sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione. «Hanno rispettato la legge internazionale che obbliga a soccorrere chi è in difficoltà in mare» ha sottolineato Dal Grande.  Pescatori hanno avuto i pescherecci sequestrati per due anni senza poter lavorare e dopo due anni di processo sono stati condannati a due anni e mezzo di reclusione per non avere rispettato un’ingiunzione che li avrebbe voluto far fermare fuori dal porto all’ultimo momento.

Il rappresentante di Fortress Europe ha spiegato come la raccolta di dati sulle tragedie del’immigrazione nel Mediterraneo, «il Canale di Sicilia è un grande cimitero», sia partia sul  sito, all’inizio un semplice blog,  per arrivare ad essere tradotto in moltissime lingue.

Un lavoro che ha portato alla realizzazione anche del documentario Come un uomo sulla terra e la contemporanea raccolta di 18 mila firme in un anno per spingere il Governo italiano a vedere come effettivamente la Libia svolga il ruolo di gendarme per le nostre coste.

Democrazia a rischio, serve una manifestazione

Aniello Rinaldi per il Comitato per la difesa della Costituzione di Como chiede all’on. Oscar Luigi Scalfaro, presidente nazionale del Comitato per la difesa della Costituzione di promuovere una mobilitazione a difesa della democrazia.

“Illustre Presidente,
ci rivolgiamo a Lei all’indomani delle gravi affermazioni del Presidente del Consiglio del nostro paese che colpiscono duramente la Consulta, la magistratura, la nostra Carta Costituzionale e i presidenti della Repubblica degli ultimi anni della vita democratica dell’Italia.
A noi appare sempre più evidente che il futuro della democrazia del nostro paese corra seri rischi di involuzione e di declino e perciò riteniamo occorra l’impegno di tutti i democratici per riaffermare  e far rivivere quotidianamente in tutti noi i valori fondanti della nostra società. E oggi il comitato avverte l’urgenza di manifestare la propria indignazione per il tentativo in atto di demolire a “ colpi di piccone la nostra Bibbia civile.”
Citiamo le parole del presidente Carlo Azeglio Ciampi che , nella sua intervista a La Repubblica del 23 novembre scorso, ha avvalorato le nostre preoccupazioni, che avvertivamo ben prima delle esternazioni di ieri del presidente del Consiglio. Facciamo nostra anche la sua amarezza quando dice:” è in corso un vero e proprio degrado dei valori collettivi. Si percepisce un senso di continua manipolazione delle regole, una perdita inesorabile di quelli che sono i punti cardinali del nostro vivere civile.”
Per contro, ci conforta l’impegno dei giovani che reagiscono al disegno antidemocratico in atto. Ci conforta, in particolare,  il successo della manifestazione del 5 dicembre che ha riempito Piazza San Giovanni di donne e di uomini che rifiutano l’imbarbarimento della lotta politica e delle Istituzioni.
Pertanto ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, che ancora dedica la sua vita, con passione e senso alto della politica, al bene del Paese, perché voglia valutare l’opportunità di rivolgere, insieme al presidente Ciampi e al Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, un appello a tutti i comitati per la difesa della Costituzione e a tutti i cittadini italiani, per una grande manifestazione da tenersi a Roma nei prossimi giorni, oppure in tutte le città e i paesi d’Italia, in difesa della Carta Costituzionale, dei diritti dell’uomo, della libertà e della democrazia.
Le precisiamo, Signor Presidente, che il nostro appello è condiviso da oltre 20 Associazioni presenti sul territori comasco e che, insieme a noi, lavorano per la libertà, la democrazia, i diritti”.

Nomadi del presente, cittadini del futuro

Si svolgerà domenica 13 dalle 10 alle 13 allo Spazio Gloria in via VAresina 72 a Como per il Convegno In alto mare del CcP il seminario  Nomadi del presente, cittadini del futuro. Il contributo dell’educazione interculturale alla costruzione della cittadinanza planetaria. l’incontro, dedicato agli insegnanti e a coloro che operano nella formazione anche in associazioni, cooperative e altre organizzaioni, sarà curato da  Roberto Morselli di Cem Mondialità.

 Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi. Il laboratorio metterà a fuoco il contributo specifico offerto in tale direzione dall’educazione interculturale.

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