Giorno: 3 Giugno 2014

Palazzo Cernezzi spiega Imu, Tasi e Tari

facciatapalazzocernezziScadenze, procedimenti e aliquote. Gli uffici però sono ancora al lavoro per i rispettivi regolamenti.

 

Il Comune di Como ha divulgato un prospetto con scadenze e aliquote:

«Imu (Imposta municipale unica) Come per l’anno 2013, l’Imu è dovuta per le aree edificabili e per tutti gli altri immobili diversi dalle abitazioni principali, comprese le abitazioni principali di lusso (di categoria A1, A8 e A9). Non è dovuta alcuna imposta per le abitazioni principali non di lusso, le relative pertinenze e le altre tipologie di immobili così come indicati nel prospetto. L’importo da versare in acconto, entro il 16 giugno 2014, deve essere calcolato applicando le aliquote e le agevolazioni in vigore nell’anno 2013, ovvero quelle stabilite per l’anno 2012 dal Consiglio Comunale, mediante deliberazione n. 44 del 09/07/12 (aliquote) e deliberazione n. 60 del 01/10/12 (Regolamento IMU), come riepilogato nel seguente prospetto:

 

Tipi di immobile Aliquote       IMU 2013 Destinazione Note
Abitazione principale (cat. A2 – A3 – A4 – A5) e pertinenza (C02, C06, C07) – IMU non dovuta / / ESENTE
Abitazione principale di lusso (cat. A1 – A8 – A9) e pertinenza (C02, C06, C07) 4.00 COMUNE DETRAZIONE   € 200.00
Abitazione non di lusso posseduta da anziani che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata – IMU non dovuta / / ESENTE
Abitazioni delle Coop. Edilizie a proprietà indivisa e dell’ALER assegnate ai soggetti ivi residenti (cat.A ed eventuali pertinenze C02, C06, C07) – IMU non dovuta / / ESENTI
immobili e fabbricati di proprietà delle ONLUS, ivi comprese le cooperative sociali riconosciute ONLUS (in caso di fabbricati D è dovuta la quota IMU dello Stato pari all’aliquota base del 7.60). / / ESENTI se non di cat. D
Altri immobili (aliquota ordinaria) – esclusi immobili di cat. D 9.60 COMUNE /
Fabbricati posseduti dalle imprese a titolo di proprietà o di locazione finanziaria, a condizione che tali immobili non siano concessi in uso a terzi a qualsiasi titolo, anche temporaneo, esclusi i fabbricati posseduti dagli istituti di credito e dalle compagnie di assicurazione (per i quali è confermata l’aliquota dello 0,96%) 7.60 COMUNE (STATO se di cat. D) /
Fabbricati di categoria da D/1 a D/8 posseduti dalle imprese a titolo di proprietà o di locazione finanziaria, locati ovvero posseduti dagli istituti di credito e dalle compagnie di assicurazione 9.60 Aliq. 7.60 allo STATO       Aliq. 2.00 al COMUNE L’IMU corrispondente all’aliquota base del 7,6 per mille è di competenza dello Stato
Fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati. / / ESENTI
Terreni agricoli / / ESENTI
Fabbricati rurali strumentali all’attività agricola / / ESENTI

 

 

Il pagamento del saldo, dovrà essere effettuato entro il termine del 16 dicembre 2014, utilizzando le aliquote che saranno deliberate dal Consiglio Comunale per l’anno 2014, e operando l’eventuale conguaglio rispetto a quanto pagato in acconto.

 

Il versamento IMU deve essere effettuato esclusivamente mediante mod. F24, utilizzando i seguenti codici.

 

codice Ente/Comune di Como:            C933

codici tributo:

abitazione principale e pertinenza            3912

altri fabbricati (ad eccezione degli immobili di tipo D)            3918

immobili di tipo D – quota destinata allo Stato            3925

immobili di tipo D – quota destinata al Comune            3930

aree fabbricabili            3916

fabbricati rurali            3913

 

L’importo da versare deve essere arrotondato all’euro per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo.

L’imposta non è dovuta se l’importo annuo complessivamente dovuto (acconto + saldo) è uguale o inferiore a Euro 12,49. Pertanto, considerati gli arrotondamenti, il versamento minimo è di € 13,00.

 

Tasi (Tassa sui servizi) Per le abitazioni principali, pagamento in unica rata entro il termine del 16 dicembre 2014, applicando l’aliquota che sarà approvata e pubblicata entro il termine del 28 ottobre 2014; per gli immobili diversi dall’abitazione principale, la prima rata (pari al 50% dell’importo annuale del tributo), entro il termine del 16 ottobre 2014, (in base ad un atteso decreto legge) applicando l’aliquota che sarà deliberata dal Comune entro il 31/07/2014 e che sarà pubblicata sul sito del Comune di Como e del Miniestero delle Finanze; la seconda rata, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, entro il termine del 16 dicembre 2014 applicando le aliquote deliberate e pubblicate entro il termine del 31/10/14, con conguaglio rispetto a quanto versato in acconto. Il versamento TASI deve essere effettuato esclusivamente mediante mod. F24, utilizzando i seguenti codici.

 

codice Ente/Comune di Como:C933

codici tributo:

–  TASI abitazione principale e relative pertinenze3958

–  TASI altri fabbricati 3961

–  TASI aree fabbricabili3960

–  TASI fabbricati rurali ad uso strumentale 3959

 

Tari (Tassa sui rifiuti) Il pagamento della Tari dovrà essere effettuato entro il termine che sarà indicato nell’invito di pagamento che verrà recapitato all’indirizzo comunicato delle utenze domestiche e di quelle non domestiche. Presumibilmente l’acconto si verserà in autunno e il saldo in dicembre.

 

Regolamenti Aliquote, tariffe, detrazioni, scadenze di Imu (imposta municipale propria), Tasi (tassa sui servizi) e Tari (tassa sui rifiuti) saranno dettagliate nei rispettivi Regolamenti che il consiglio comunale dovrà adottare. Gli uffici sono già al lavoro per la predisposizione degli atti. Mentre i termini per il pagamento di Imu e Tasi, sono stabiliti da leggi nazionali, i termini per il pagamento della Tari vengono stabiliti direttamente dal Comune». [md, ecoinformazioni]

ecoinformazioni on air/ Raccolta differenziata

bruno magattiIl servizio del 3 giugno di Gianpaolo Rosso per Radio popolare.  Ascolta il servizio audio Era stato proprio Bruno Magatti, allora consigliere di opposizione e oggi assessore all’ambiente del Comune di Como, a denunciare il paradosso di un città nella quale la raccolta differenziata praticamente non c’è mai stata e dove i sacchi viola prendevano strane strade diverse da quella del riciclaggio. Da oggi inizia per l’amministrazione e la ditta Aprica della a2a  che ha vinto l’appalto la lotta all’ultimo rifiuto per raggiungere quota 65% di differenziata. Per riuscirci l’amministrazione ha proposto una campagna di informazione e un libricino nel quale in un elenco di sole quattro pagine i cittadini trovano le tipologie di tutti i rifiuti della nostra civiltà dei consumi da destinare al contenitore verde per vetro e metalli, blu per carta e cartone, giallo per gli imballaggi di plastica. mentre Il sacco nero dell’indifferenziato è stato sostituito da quello trasparente e, per Como una novità assoluta, c’è finalmente anche la raccolta dell’umido. Resistenze e l’oggettiva difficoltà di cambiare le abitudini di tutti i cittadini sono ovviamente ostacoli previsti, meno, ed è la cronaca di oggi, l’errore sistematico di grandi condomini che per il momento fanno finta di niente e continuano a lasciare sacchi neri e viola in strada. Per questo ci sono le sanzioni che assicura l’assessore saranno attivate distinguendo colpevoli inerzie da errori inizialmente inevitabili per i quali è stata promessa, almeno nella prima settimana, tolleranza. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

 

Carovana antimafie/ Incontro con le scuole

ImmagineLa prima “fermata” della Carovana antimafie è stata al Gloria, in via Varesina 72 a Como, nella mattina di giovedì 29 maggio, che ha visto la partecipazione degli e delle studenti delle scuole Terragni. Magistri, Ripamonti, Vanoni, Pessina, Caio Plinio. Il tema dell’incontro è stato la tratta degli esseri umani, in particolare a proposito dell’immigrazione, dello sfruttamento in tutte le sue forme e della lotta contro l’emarginazione. L’incontro, presidiato da Enzo D’Antuono, presidente Arci, è stato aperto con la proiezione del film Terraferma di Emanuele Crialese (presentato al concorso della Mostra internazionale del cinema a Venezia nel 2011), seguito da numerosi interventi e preziose testimonianze, a cui hanno contribuito gli operatori della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione Paolo Cassani, Elisa Roncoroni, Alessio Cantaluppi e Yvan Sagnet, leader della rivolta del 2011 a Nardò in Puglia contro lo sfruttamento dei braccianti nella raccolta dei pomodori; Ilaria Raucci di  Libera terra; Giulia Venturini di Arci Lecco; Giulia Chiechio di Libera Como. Sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

Su una piccola isola siciliana, di cui non si specifica il nome, abitata da pescatori e lambita dal turismo, vive una famiglia composta da Ernesto, pescatore, il nipote Filippo, orfano del padre, la madre di Filippo, Giulietta. In mare aperto Ernesto e Filippo portano in salvo alcuni immigranti, i quali approfittano del buio della notte per scappare, mentre ospitano in casa una donna etiope in cinta, Sara, insieme a suo figlio, una donna etiope in cinta di una bambina, insieme a suo figlio, all’oscuro delle forze dell’ordine che li rimanderebbero nel loro paese di origine. La storia di Sara, che ha affrontato un viaggio di due anni, in precarie condizione e soffrendo la fame, per raggiungere il marito a Torino, potrebbe essere la storia e il movente di molti che sbarcano in Italia per raggiungere altre destinazioni. Nel film si toccano diversi temi di un’attualità scottante: il contrasto tra la legge dello Stato e la “legge del mare”, a cui i pescatori anziani soprattutto sono fedeli, che prevede il dare soccorso alle persone in mare, che siano clandestini e non; il timore che lo sbarco di clandestini ostacoli il turismo; i rischi che corrono gli immigrati quando intraprendono il viaggio verso l’Italia; il desiderio di una vita migliore. Mentre la terraferma di Giulietta è trovare un lavoro aldifuori dell’isola per garantire un futuro migliore a se stessa e a suo figlio, quella di Sara è dove può ricongiungere la sua famiglia. Una terraferma diversa ma col medesimo significato: raggiungere un luogo dove non c’è più bisogno di scappare, e dove stabilirsi definitivamente.

Elisa Roncoroni ha ricordato che nel mondo sono 21 milioni le persone che vivono in una condizione di sfruttamento, trattate quindi come merce. «La tratta degli esseri umani è questa, spostare le persone per profitto», profitto di cui beneficiano le associazioni criminali organizzate, ovvero le mafie. Si può parlare di tratta degli esseri umani quando si presentano delle particolari caratteristiche:«Ci dev’essere la coercizione della volontà della persona, la violazione dei diritti umani – spiega Elisa Roncoroni in modo fermo e chiaro per attirare l’attenzione degli studenti in platea che già dimostrano di essere distratti – lo spostamento della persona con la forza o con l’inganno, promettendo magari un lavoro normale, un ricongiungimento familiare, e lo sfruttamento della persona che deriva da questo spostamento». Poi riferendosi al film, di cui ammette di essere rimasta colpita emotivamente, dice:«Le condizioni in cui le persone viaggiano sono disumane, tanto è vero che non superano il viaggio..Le forze dell’ordine è giusto che facciano applicare le leggi, ma è importante anche che tengano conto di altre cose» e sostiene il suo pensiero citando gli articoli 13 della Costituzione e il testo unico sull’immigrazione, che indicano rispettivamente che “la libertà personale è inviolabile; è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” e che c’è la possibilità per un migrante di ottenere il permesso di soggiorno.

Dal 2000 la Cooperativa per la lotta contro l’emarginazione ha cominciato a pensare che l’opportunità offerta dal testo unico sull’immigrazione poteva essere usata anche nel caso di sfruttamento lavorativo. Dal 2003 ha accolto centinaia di vittime di questo tipo di sfruttamento, accompagnandoli nel percorso di ottenimento del permesso di soggiorno. «Lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno sommerso – spiega Paolo Cassani – i lavoratori irregolari sono ampiamente usati per fare concorrenza sleale sul mercato del lavoro» e queste situazioni non sono molto lontane da dove siamo noi: aziende con dipendenti non registrati che lavorano un nero, posti con precarie condizioni di sicurezza; la Cooperativa si preoccupa di costruire una rete di sindacati per segnalare questo tipo di anomalie. «È una battaglia quella di intercettare le persone sfruttate e informarle in modo da farle vivere regolarmente in Italia». È anche una battaglia di approccio culturale a proposito di accoglienza dei migranti, di eticità e di rispetto dei diritti umani: «Se ci fossero questi elementi potremmo parlare meno di vittime e più di diritti che vengono rispettati».

Alessio Cantaluppi si esprime a proposito dello sfruttamento nel “mondo” della prostituzione, e degli interventi della Cooperativa a tal proposito. Un gruppo di operatori, parte dell’Unità di strada di Como, che effettua uscite serali nelle strade della provincia di Como presso le donne che si prostituiscono. Sono spesso persone che non lo fanno per scelta, ma che sono state portate in Italia con l’inganno, promettendo lavori che non ci sono e poi costrette a prostituirsi. Vivono in una condizione di grosse privazioni, sotto l’occhio vigile di un circuito criminale che le controlla di continuo, e sono quindi private della loro libertà. Inoltre la strada è un ambiente a rischio, basti pensare alla violenza che possono ricevere da parte di malintenzionati, dai clienti e dagli sfruttatori; rischi legati all’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Un obiettivo importante tra gli altri è quello di creare una relazione “normale” con la persona, che a lungo andare si è scordata di avere dei diritti e ricordarle che aldifuori di quel circuito criminale esiste un altro “mondo”, che prevede libertà di scelta e la possibilità di vivere davvero, intraprendendo un percorso di uscita dalla prostituzione. Non dimentichiamo che l’articolo 1 della nostra Costituzione dice che “tutti gli essere umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

«La mia storia è stata quella di raggiungere un sogno, quello di raggiungere questo Paese». Così Yvan Sagnet, 29 anni, camerunense, inizia a  raccontare la sua storia. Appena ventenne arriva in Italia, si iscrive al Politecnico di Torino. Nel 2012 perde la borsa di studio che gli permetteva di permettersi l’università, così va a lavorare a Nardò, in Puglia, facendo il bracciante nei campi di pomodori, talmente era forte il desiderio di finire di studiare. In meridione scopre una realtà italiana totalmente diversa da quella che aveva visto in televisione e di cui si era innamorato: la moda, l’architettura e la cultura italiana . No, in Puglia ha visto una realtà che neanche in Africa aveva mai trovato: persone che avevano perso la dignità e che erano disposte a tutto pur di guadagnarsi da vivere. Vige ancora oggi un particolare sistema di lavoro, che vede a capo “caporali”, persone italiane o straniere che hanno il compito di fare da intermediari tra i proprietari terrieri italiani e i lavoratori e reclutarne di nuovi.

La sua giornata di lavoro iniziava alle 3 di notte per finire tra le 15  di pomeriggio e le 19 di sera; molti lavoratori stremavano dopo ore di lavoro con una temperatura di quaranta gradi sotto al sole. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non era rispettato: venivano pagati a cottimo, quindi più barili di pomodori riuscivano a riempire, più guadagnavano. Ogni bidone, che pesava circa 4 quintali, valeva 3 euro e 50, tenendo conto che in una giornata si potevano riempire un massimo di 3 o 4 cassoni, che risulta in un guadagno massimo di 25 euro giornalieri. Poi da questa misera paga bisognava detrarre dei costi obbligatori a cui il lavoratore non poteva opporsi: 5 euro per il pranzo (un panino e una bottiglietta d’acqua), 5 euro per il trasporto da casa al posto di lavoro (il furgone usato per il loro trasporto, omologato per 9 persone, ne teneva 25), e un eventuale costo di 20 euro nel caso in cui un lavoratore si sentiva male e voleva essere portato al pronto soccorso.  Ma a tutto questo non era semplice ribellarsi: i campi di raccolta erano lontani dai centri abitati, e poi quel sistema di lavoro era legato alla mafia, quindi le istituzioni, le aziende e le forze dell’ordine erano complici. Inoltre i braccianti erano di origine diversa, parlavano lingue diverse. «Abbiamo preso il coraggio di ribellarci; grazie all’aiuto di associazione di volontariato del luogo e della Cgil lo sciopero ha ottenuto grandi risultati: dopo ben 100 anni del sistema del caporalato, è diventato illegale, e la Magistratura di Lecce ha fatto arrestare tutte le persone che c’erano dietro, considerate intoccabili da tutta la zona, grazie alle intercettazioni telefoniche». Anche in Lombardia e in Piemonte esiste questo sistema di lavoro. «Oltre allo sfruttamento controllato dalla mafia, c’è anche la distribuzione organizzata: molti prodotti che acquistiamo e consumiamo provengono dallo sfruttamento delle persone; per contrastare questi fenomeni – continua Yvan Sagnet – stiamo intervenendo su più fronti, ovvero riformare il mercato del lavoro e quindi far riportare il collocamento pubblico (i centri per l’impiego) come intermediari tra offerta e domanda di lavoro; vincolare gli incentivi pubblici, quindi indirizzarli solo a quelle aziende che rispettano la manodopera». Secondo Yvan serve una campagna globale di informazione, perché il lavoro nero funziona anche a causa della mancanza d’informazione.

Non sempre però l’esito di una rivolta contro la criminalità organizzata è un successo: nel 1999 in Puglia un ragazzo è stato ucciso dal caporalato, e le cooperative di Libera Terra hanno subito incendi dolosi.

Giulia Chiechio di Libera ha raccontato la sua esperienza nel campo di lavoro Arci e Libera nell’agosto 2013 a Bel passo in provincia di Catania. La cooperativa ha ricevuto il terreno confiscato alle mafie e lo ha rimesso “a vita nuova” come agrumeto e uliveto. Ha spiegato come questa esperienza abbia cambiato il corso della sua vita e dei suoi interessi, e che è un’opportunità per costruire amicizie durature basate su principi in comune. «Senza i volontari nel campi di lavoro Arci e Libera queste cooperative che producono prodotti per Libera terra non riuscirebbero a sopravvivere.. per fare antimafia non c’è bisogno di fare grandi cose, o essere magistrati, forze dell’ordine, ma facendo il proprio dovere». [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

 

 

 

 

 

Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D'Antuono, Paolo Carrisi
Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D’Antuono, Paolo Cassani

 

 

Elisa Roncoroni
Elisa Roncoroni

 

 

Da sinistra: Enzo D'Antuono e Paolo Carrisi
Da sinistra: Enzo D’Antuono e Paolo Cassani

 

 

Alessio Cantaluppi
Alessio Cantaluppi

 

 

Enzo D'Antuono e Yvan Sagnet
Enzo D’Antuono e Yvan Sagnet

Dentro

Marco Vido, Damask_s Roses in War - VIMostra di Marco Vido, a cura di Elena Isella, a Villa Sormani, in via Montebello 36 (ingresso anche da via Palestro) a Mariano Comense, inaugurazione venerdì 6 giugno alle 19, aperta fino al 29 giugno tutti i giorni dalle 16 alle 19. Per informazioni Internet www.marianoeventi.it.

6 giugno/ Electric Nature

Floraleda SacchiConcerto dell’arista Floraleda Sacchi venerdì 6 giugno alle 18.30, nel cortile di Casa Volta, in piazza Volta 56 a Como, in caso di maltempo al secondo piano del palazzo storico, organizzato dall’associazione LarioIN, in collaborazione con Banca generali, per Lake Como Festival. Seguirà aperitivo alle 19.45 circa presso La Bottega (nello stesso stabile sede del concerto) a una tariffa speciale per gli ospiti dell’evento. Ingresso a pagamento direttamente presso la sede dell’evento o prevendita on-line. Ingresso gratuito soci di LarioIN. Per informazioni Internet www.lakecomofestival.com.

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