I numeri del non profit a Como

Rapporto_NonprofitUna ricerca della Camera di commercio, Confcooperative Insubria e Associazione volontariato comasco, curato da Ufficio studi camerale, Consorzio Eureka e Consorzio Abc.

 

All’incontro con Luigi Bobba, sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di venerdì 14 novembre organizzato da Forum comasco del terzo settore è stato presentato il Rapporto sullo stato del non profit nel Comasco: «A dicembre 2011, le istituzioni non profit attive in provincia di Como risultano 3.054 (+40,2% rispetto al 2001). Un incremento importante che riguarda tutti i settori di attività: dalla cultura allo sport, dall’istruzione alla sanità, dalla coesione sociale all’ambiente».

«Lo scopo è stato quello di poter dare finalmente una dimensione quantitativa a questo variegato e magmatico universo, raccontandone le peculiarità – spiega una nota –. A differenza di altri settori, collaboratori, volontari no profit como 2001-11monitorabili con continuità attraverso le fonti amministrative, poco si sa veramente del non profit che, a causa della sua disomogeneità, difficilmente viene colto nella sua interezza. Non sono poche le sorprese che emergono dall’indagine: il non profit non è rilevante solo in termini sociali – si pensi al volontariato – ma anche economici e occupazionali. Non sono poche le sorprese che emergono dall’indagine: il non profit non è rilevante solo in termini sociali – si pensi al volontariato – ma anche economici e occupazionali. Le 3.464 unità locali presenti in provincia di Como, danno lavoro a 9.754 dipendenti, 2.643 collaboratori esterni e godono del contributo attivo di 53.205 volontari, tutti dati in forte crescita rispetto a quelli di 10 anni prima. In media ogni unità può contare su 2,8 addetti, 0,8 collaboratori e 15,4 volontari con forti differenze a seconda del settore e della forma giuridica.

«La realizzazione simultanea di ben tre censimenti, quello sul non profit, sulle imprese e sulle istituzioni pubbliche, ha permesso di fotografare i macro cambiamenti avvenuti in provincia tra il 2001 e il 2011 – variazione addetti comasco 2001-11precisa il comunicato –. Solo le unità locali delle istituzioni non profit presenti sul territorio hanno visto aumentare il numero dei dipendenti, passato da 6.832 persone a 9.754 (+42,8%; 2.922), mentre imprese e istituzioni pubbliche hanno perso rispettivamente 4.271 e 2.395 addetti. Questi dati non si traducono necessariamente in un aumento della disoccupazione visto che parte della forza lavoro residente a Como viene attratta dai vicini poli di Milano e del Ticino. Alcuni, inoltre, lavorano come collaboratori. Tra le risorse umane retribuite infatti, non vanno contati solo gli addetti ma anche i lavoratori esterni, che nel non profit sono ben 2.643, più che raddoppiati rispetto al 2001. In parte vi è stata una riconversione tra i tre diversi ambiti, grazie a cambiamenti della forma giuridica del datore di lavoro. Il travaso tuttavia non ha potuto avere luogo in tutti i comparti viste le diverse attività in cui, per loro vocazione, sono specializzati i tre soggetti economici. Basti pensare che la contrazione maggiore è ascrivibile al manifatturiero (quasi 20.000 posti di lavoro in meno). Il non profit può contare su oltre 53.000 persone che in provincia di Como prestano la loro opera senza alcuna remunerazione se non i rimborsi spese. Sono i volontari, che a volte dedicano poche ore al mese, a volte intere settimane, a questa finalità. Il nostro territorio si mostra molto attivo e sensibile al richiamo sociale: ci sono 9,1 volontari ogni 100 abitanti (ovviamente chi presta il proprio servizio in più istituzioni viene contato più volte), valore ben superiore a quella registrato in Lombardia (8,2%) o in Italia (8,0%). Quello che colpisce è anche l’esplosione del fenomeno, aumentato del 53% in 10 anni» (il Rapporto non profit).

«È sempre più evidente che se esiste qualcosa che, nonostante la crisi terribile che stiamo attraversando, può tenere insieme il nostro territorio e le nostre comunità è proprio la capacità di intessere relazioni, di costruire risposte partecipate ai bisogni, di accrescere coesione e inclusione sociale. Di trasformare queste motivazioni in “buona” economia, in occupazione e sviluppo – afferma Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria –. La crisi economica e le difficoltà di finanza pubblica rendono evidente a tutti la falsità dell’idea secondo cui lo Stato e il Mercato possono garantire tutto ciò che serve alle persone e generare risposte efficaci e efficienti ai loro bisogni. Prima dello Stato e del Mercato viene la Società, vengono i cittadini, vengono le comunità. E, allora, avere un volontariato, un associazionismo, una cooperazione sociale e più in generale un sistema cooperativo e mutualistico forti contribuisce a far camminare il territorio, la sua economia e la sua ricchezza». [md, ecoinformazioni]

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