Consumo di suolo

cementificazioneNuova legge regionale: per Patelli «Nessun passo avanti, forse qualcuno indietro», per Gaffuri «Una legge mangia suolo», contrattaccano Maroni e Beccalossi: «Dire che aumenterà la cementificazione è falso».

 

«Ad essere ottimisti si può concludere che la nuova legge è un’occasione mancata e non introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo e promuovere il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati, sottoutilizzati o dismessi. Nella peggiore delle ipotesi, assai realistica, questa norma rischia di essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale – afferma Elisabetta Patelli, copresidente Verdi della Lombardia –. In un’ottica responsabile, ma realistica, è chiaro che le urgenze drammatiche del giorno d’oggi sono quella ambientale e quella economica: la sfida del secolo appunto esser capaci di conciliare la tutela del territorio con il rilancio dell’economia e della occupazione. Si può? Sì, si può! E parrà strano all’osservatore superficiale, ma sono proprio gli ambientalisti a prospettarne la soluzione da anni: il recupero e il riuso edilizio».

«Uno degli aspetti più evidenti della totale inadeguatezza della nuova legge regionale sta proprio nella rinuncia ad orientare l’edilizia verso il riuso e il recupero del tessuto urbano esistente, che è la prospettiva unica del futuro sia per la salvaguardia dell’ambiente sia per il rilancio economico di un settore edilizio profondamente in crisi: nessuna agevolazione fiscale e nessuna semplificazione normativa è prevista per la rigenerazione urbana, pertanto le aree agricole e il territorio periurbano continueranno ad essere il terreno privilegiato per gli investimenti immobiliari – prosegue l’esponente dei Verdi –. Inoltre la legge lombarda non solo elude qualsiasi limite all’aumento di consumo di suolo (demandato al Piano territoriale regionale, mero documento di indirizzi al quale i Comuni non sono obbligati ad adeguarsi), ma anzi conferma e “sdogana” tutte le scelte di espansione dei Piani urbanistici comunali, senza nemmeno imporne una revisione alla luce delle situazioni di criticità rese evidenti dai recenti disastri climatici».

«In questi termini ha poco senso la riduzione della moratoria da 36 a 30 mesi (per la quale poi non sono escluse possibili proroghe), entro cui sono fatte salve tutte le enormi previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate in Lombardia nell’ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!): in questo periodo si può provvedere al convenzionamento degli interventi attuativi, a cui per di più vengono concessi strumenti inediti di agevolazione (rateazione degli oneri urbanistici) e accelerazione procedurale, prevedendo anche una straordinaria facoltà di ricorso ad interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di istruttoria comunale – aggiunge la copresidente dei Verdi –. Se una parte è bene l’introduzione nel computo del consumo di suolo anche le infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico, ma dall’altra risulta inefficace dal la maggiorazione del contributo di costruzione (fino al 30%) su suoli liberi: forse disincentivo per i piccoli privati e troppo blando per le imprese organizzate per la relativa incidenza di questo onere sul costo finale dell’edificio. Grande incentivo invece per le magra casse di molti Comuni, che confidano di tornare a far cassa sulla svendita del territorio. Ciò si traduce nel risultato di fornire un formidabile impulso alla concretizzazione di diritti edificatori, peraltro in una contingenza di mercato in cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in una sovraesposizione debitoria e in un conseguente elevato rischio di fallimento e abbandono dei cantieri. Paradossalmente potrebbero invece avvantaggiarsi le imprese che gravitano nella contiguità della criminalità organizzata, le uniche in grado di disporre di immediata provvista finanziaria».

Tranchant il consigliere regionale del Partito democratico Luca Gaffuri: «La maggioranza ha approvato la sua legge mangia suolo. Un provvedimento sbagliato che non ferma l’erosione del paesaggio e non combatte il dissesto idrogeologico nonostante la cronaca degli ultimi giorni richiedeva ben altro».

«Per noi questa è una pessima legge che tradisce gli obiettivi di mandato della Giunta Maroni, frutto di una mediazione al ribasso all’interno di una maggioranza sempre più instabile – prosegue il consigliere –. Nessuno si dovrà stupire se nei prossimi anni il consumo di suolo aumenterà. La legge non ferma da subito il consumo di suolo e di aree agricole e consente, anzi incentiva, tutti i privati a presentare nei prossimi 30 mesi nuove richieste di edificazione. Certo costerà un pochettino di più rispetto al passato, così come prevedeva un nostro emendamento, ma non si mettono in campo risorse vere per favorire la rigenerazione urbana e per giunta addossa sulle spalle dei comuni nuovi oneri sia finanziari che organizzativi».

Di tutt’altro parere il presidente della regionale lombardo Roberto Maroni e l’assessora regionale al Territorio, urbanistica e difesa del suolo Viviana Beccalossi «Dire che aumenterà la cementificazione è falso e chi muove queste critiche forse ha letto male la nostra Legge. I rilievi, da oggi, andranno rivolti a chi non ha ancora legiferato in materia, a partire dal Governo centrale e a tutte le altre Regioni».

«Con la nuova Legge sul Consumo di suolo, in Lombardia, le aree agricole e verdi non potranno essere più utilizzate per costruire. Si tratta di una svolta epocale, resa possibile con un provvedimento coraggioso e fortemente voluto dalla nostra Giunta e dalla maggioranza che la sostiene» proseguono i Maroni e Beccalossi.

Per l’assessora: «Regione Lombardia sarà inoltre la prima Regione a inserire nel proprio Ptr (Piano territoriale regionale) il raggiungimento dell’obiettivo europeo del “consumo di suolo Zero”». Una nota regionale sottolinea la «incentivazione, sottoforma di diminuzione dei costi e degli oneri di urbanizzazione, per gli interventi di recupero e ristrutturazione del costruito esistente e della valorizzazione delle porzioni di terreno dismessi». E per Beccalossi «vengono inserite nuove restrizioni e vincoli per i terreni oggi considerati edificabili dai Pgt dei Comuni». «Queste aree – precisa l’assessora – potranno essere trasformate entro e non oltre i prossimi trenta mesi o torneranno a essere considerate per sempre zone verdi. Durante questo periodo transitorio sono comunque previste restrizioni e disincentivi economici, questa volta sottoforma di aumento dei costi di urbanizzazione». [md, ecoinformazioni]

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