Giorno: 13 Gennaio 2016

«L’anno dell’attesa»

rapportoannuale2014Rapporto sull’economia comasca 2014 della Camera di commercio. Aumentano disoccupazione, frontalieri e chi va a lavorare all’estero.

 

«Il 2014 è l’anno dell’attesa – si legge nell’introduzione al tradizionale documento della Camera di commercio di Como –: si presagisce un miglioramento che ancora non si è concretizzato. Il tema più caldo resta quello del mercato del lavoro, visto che la ripresa – quando c’è – non si accompagna all’occupazione, spingendo in misura crescente i comaschi a cercare strade alternative al mercato locale. Aumenta il numero dei frontalieri e cresce il numero di italiani che lasciano la provincia per trasferirsi definitivamente all’estero. L’attrazione di turisti stranieri e di consumatori svizzeri è fondamentale per fare quadrare i conti delle attività alberghiere e commerciali, mentre la ricerca di mercati esteri sempre risulta imprescindibile anche per le piccole imprese».

«È passato un anno e la provincia di Como ha visto decrescere di quasi 1.000 unità le imprese registrate (-2,0%) e di quasi 800 quelle attive (-1,8%), in quasi tutti i settori economici. Il numero delle cancellazioni, in calo, è ampiamente superiore a quello delle nuove iscrizioni, anche esse in calo. Sono le imprese artigiane quelle che soffrono di più, perdendo il 2,7% delle unità attive (-457 imprese attive) – viene segnalato –. Nel manifatturiero la produzione è finalmente cresciuta del +2,2% rispetto al 2013, ma il rallentamento del tasso a fine anno desta più di una perplessità, poi confermata nel corso del 2015: la ripresa non si è ancora consolidata. Per le imprese di piccola dimensione la performance è risultata inferiore alla media e questo vale a maggior ragione per quelle artigiane (-0,3%), che non hanno ancora visto la fine delle loro difficoltà. Il loro fatturato invece cresce, trainato dai mercati esteri sempre più essenziali per la sopravvivenza d’impresa anche quando questa conta solo pochi addetti».

Un po’ meglio: «Le esportazioni cresciute del +2,7%, rispetto al 2013 (variazione superiore al dato medio regionale e nazionale) e dal saldo commerciale, ai massimi storici. Malgrado il recupero, alcuni dei principali partner storici (Germania e Francia) non hanno ancora toccato i livelli pre-crisi. Analoghe considerazioni valgono anche per due delle prime tre voci merceologiche esportate (tessile e meccanica) che restano al di sotto dei volumi 2008, compensate da altre produzioni. Si fa sempre più stretta la relazione privilegiata con la Svizzera».

«Per il commercio interno, il 2014 non è stato un anno positivo, in particolare per gli esercizi di piccole dimensioni – è uno dei primi dati negativi –. È calato il fatturato, i metri di vendita e il numero di esercizi. L’unica nota positiva arriva dalle vendite (a valore) di prodotti di largo consumo in supermercati e ipermercati. Occorrerà attendere l’inizio del 2015 per registrare gli effetti positivi dell’apprezzamento del franco svizzero. Anche il turismo ha registrato una lieve battuta d’arresto (-1,9% gli arrivi e -1,8% le presenze), dovuta principalmente ma non esclusivamente al prevedibile ulteriore calo registrato dai turisti italiani (lombardi in particolare). La minore dinamicità rilevata tra i turisti stranieri è da imputare quasi integralmente alla defezione degli olandesi, tra i primi clienti storici del Lario. Purtroppo il meteo non ha aiutato l’annata: i mesi più turistici sono stati funestati da piogge intense e persistenti che hanno colpito in particolare le presenze nelle strutture extralberghiere. Per i benefici attesi da Expo, anche in questo caso, occorrerà attendere il 2015. Per le costruzioni il 2014 si conclude in continuità con la serie iniziata nel 2008, all’insegna del ridimensionamento, sia in termini di numero medio di imprese che hanno operato nell’anno (-6,6%) sia di lavoratori (sempre in media, -5,5%) che di ore lavorate (-6,9%). I servizi hanno registrato una ulteriore seppur limitata riduzione del volume d’affari (-0,5%). In compenso è tornato positivo a fine anno il saldo tra il numero di imprese in crescita e quelle in difficoltà».

«Per quanto riguarda l’innovazione, motore dello sviluppo e innegabile strumento per il mantenimento e la crescita della competitività, i dati a disposizione sono davvero pochi e parziali – viene rilevato –. Nel corso del 2014 si è registrata una minore richiesta di protezione della proprietà intellettuale da parte di residenti della provincia di Como: per esempio i marchi depositati sono stati 396 (erano 436 nel 2013) e i brevetti per invenzioni 63 (erano 106 nel 2013). Tra le note positive della provincia vi è il ruolo delle industrie culturali e creative che generano il 6,9% del valore aggiunto locale (era il 6,3% nel 2013), percentuale superiore sia a quella regionale (6,2%) che nazionale (5,4%). Queste danno lavoro al 7,8% degli occupati esistenti in provincia e rappresentano il 10,1% delle imprese registrate».

Su queste basi: «Il tasso di disoccupazione certificato dall’Istat è ulteriormente aumentato, passando dall’8,6% del 2013 al 9,0% del 2014 (sale al 25,9% per i giovani da 15 a 29 anni). I dati sono ovviamente inferiori a quelli nazionali, ma preoccupa l’accelerazione che ha eroso l’iniziale posizione di vantaggio della provincia rispetto alla media regionale. Se si sommassero anche i 9.200 lavoratori a tempo pieno “equivalenti” al numero di ore di cassa integrazione richiesta nel 2014, il dato toccherebbe il 12,3% della forza lavoro. Tra gli elementi di stabilizzazione del mercato del lavoro ci sono quasi 25.000 frontalieri, in crescita del +5,4% sul 2013: ormai sfiorano il 10% del totale degli occupati comaschi. Non sono quindi ancora visibili gli effetti concreti del referendum tenutosi in Svizzera a febbraio del 2014 sull’introduzione di un tetto massimo per l’immigrazione di lavoratori. Stando ai dati Excelsior sulle previsioni occupazionali delle imprese, la maggior parte delle assunzioni è prevista a tempo determinato (anche a causa del ruolo importante dei contratti stagionali del settore turistico), ma sono in aumento i contratti ipotizzati a tempo indeterminato. Infine, si noti che le ore di cassa integrazione sono diminuite».

Per quanto riguarda gli: «Imprenditori attivi in provincia di Como a fine 2013 erano 47.409, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Quelli nati in Italia sono calati del -1,1% (-467 unità), mentre quelli nati all’estero (3.661) sono cresciuti del +2,4%. Si tratta principalmente di romeni, marocchini, albanesi, tunisini, cinesi. A fine 2014 le imprese straniere erano 3.872, in calo rispetto al 2013 (-2%). Anche l’imprenditorialità straniera ha risentito quindi del peso della crisi economica (a causa in particolare della forte rilevanza del settore delle costruzioni che nel corso del tempo ha subito un ridimensionamento). Le imprese giovanili sono invece calate del -4,8% a causa principalmente della perdita della qualifica “giovanile” per il naturale avanzare dell’età degli imprenditori, segnale d’allarme per il ricambio generazionale nei prossimi anni». Sono però in calo i fallimenti da 169 nel 2013 a 149 l’anno seguente, «per quanto riguarda il credito, settore trasversale a tutte le attività economiche sia pubbliche che private, si registra un ulteriore calo dei prestiti per tutti i settori economici incluse le famiglie. Nel corso dell’anno, tuttavia, l’entità della flessione è andata ridimensionandosi. La consistenza delle sofferenze è invece aumentata. La rilevazione su base regionale sulle condizioni di offerta di credito mette in luce un allentamento dei criteri a fronte di una domanda in lieve crescita» (il rapporto). [md, ecoinformazioni]

Fermi contro l’intesa per i frontalieri

FRONTALIERI ALTRIRegione Lombardia insoddisfatta dell’accordo del governo invita i frontalieri a ritirare i secondo pilasto.

 

«Il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri, sul quale si è raggiunta l’intesa tecnica definitiva fra Confederazione svizzera e Italia (prologo ad una firma che dovrebbe arrivare in primavera, andando a sostituire l’attuale in vigore dal 1974) non piace al sottosegretario all’Attuazione del programma e ai rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi e al consigliere Luca Marsico, che ne hanno discusso» dichiara una nota di Regione Lombardia.

«Siamo di fronte a un accordo che non ci soddisfa affatto, che andrà a penalizzare sia i 60mila lavoratori di frontiera, (fra i quali 25mila varesini e altrettanti comaschi), sottoposti a un vero salasso, così come i Comuni di frontiera, che potrebbero vedere azzerati i ristorni con, a cascata, gravi conseguenze per garantire i servizi essenziali per la collettività – dichiarano Fermi e Marsico –. Per questa ragione auspichiamo vivamente una profonda rivisitazione dell’Intesa tecnica raggiunta facendo appello al Governo Renzi, affinché riveda profondamente quanto concordato».

«Se questo fosse il testo definitivo che dovesse essere sottoscritto, gli unici penalizzati dalla nuova intesa, secondo Fermi e Marsico, sarebbero “proprio sia i lavoratori che i nostri territori di confine e questo non possiamo accettarlo”» prosegue la nota.

«Invitiamo tutti i cittadini lombardi che hanno prestato lavoro in Svizzera negli anni passati e i parenti di quei lavoratori che sono deceduti prima del pensionamento a ritirare il secondo pilastro, che spetta di diritto, in base a quanto versato al Governo elvetico negli anni di lavoro, e, in caso di dubbio, a rivolgersi tempestivamente alle organizzazioni sindacali – terminano Fermi e Marsico –. Sarebbe una beffa, se questo tesoretto restasse in Svizzera e per molti nostri concittadini potrebbe rappresentare una inaspettata boccata di ossigeno». [md, ecoinformazioni]

Paratie/ M5s contro, Como civica per Lucini

lungolago comoIl Movimento 5 stelle chiede le dimissioni del sindaco, mentre Maroni declina ogni responsabilità e minaccia di decidere lui cosa fare dei 12,5 milioni di euro promessi, a difesa del sindaco e dell’ultima variante interviene invece Como civica.

 

«Il sindaco di Como, Mario Lucini (Pd), e il suo predecessore, Stefano Bruni (Fi), risultano indagati per presunte irregolarità negli appalti per la realizzazione delle paratie di protezione sul lungolago. si legge in un comunicato del Movimento 5 stelle. «Il Pd dia per una volta il buon esempio e il sindaco faccia un passo indietro – afferma Stefano Buffagni, capogruppo del M5s Lombardia –. Le paratie rappresentano un vergognoso spreco di soldi pubblici e un intollerabile esempio di superficialità nella progettazione e nella pianificazione. Sono una ferita aperta per la città, una vera e propria Salerno-Reggio Calabria in salsa comasca. Abbiamo buttato anni e soldi in un progetto inutile, i lavori non sono conclusi e il sindaco risulta indagato». «Il sindaco si è preso sulle proprie spalle la responsabilità sul cantiere e da candidato aveva promesso che avrebbe risolto il problema delle paratie – aggiunge Luca Ceruti, consigliere comunale comasco del M5s –. Il progetto doveva essere cancellato a Como non serviva nessun muro. Tanto ha promesso e tanto non ha saputo mantenere. Questo sindaco, purtroppo per la città, evidentemente ha fallito, faccia un atto di responsabilità e si dimetta. Il nostro lago e la nostra città meritano di più». Per i due esponenti pentastellati: «Le paratie sono la dimostrazione che la politica di destra e sinistra ha fallito. Nemmeno un bambino che costruisce con i Lego riuscirebbe a dimostrare l’incapacità di cui hanno dato prova i politici comaschi. Sul progetto c’è stata un’approssimazione da dilettanti allo sbaraglio. Ora ci si mette pure Maroni a mettere l’opera sotto l’ala protettiva della regione. È la stessa Lega che era nella Giunta di Como quando si è dato il via a questo pasticcio imbarazzante. L’opera deve essere commissariata, e i cittadini devono decidere quale progetto possa mettere fine allo scempio per poi affidarla a professionisti seri. Stando ai fatti varrebbe poi la pena dare il coordinamento dei lavori e la loro supervisione a degli “umarells”, pensionati che sorvegliano volontariamente i lavori in corso, per non ricadere negli errori del passato. Avrebbero sicuramente più a cuore loro, piuttosto che i politici locali, le sorti del lungolago».

Da parte sua il presidente regionale lombardo Roberto Maroni declina ogni responsabilità: «Noi non abbiamo alcuna responsabilità, perché la stazione appaltante e tutte le iniziative sono state prese dal Comune di Como». «Vediamo la prosecuzione di queste indagini a cosa porterà – ha aggiunto il presidente regionale –. Noi abbiamo solo messo a disposizione le risorse».

«Se proseguiranno i lavori, bene, altrimenti le risorse le utilizzeremo per altre opere – ha minacciato in un primo tempo Maroni, che però poi a mente fredda ha aggiunto –. Ho dato incarico all’assessore Beccalossi e al sottosegretario Cioppa di fare tutte le verifiche per capire come procedere. Non voglio che i lavori si blocchino e che i cittadini di Como rimangano con un’opera incompiuta». «La questione paratie deve essere risolta, soprattutto perché Regione Lombardia ha messo 12,5 milioni di euro – ha proseguito –. Se il Comune non è in grado di fare, io devo decidere questi 12,5 milioni che fine fanno; io voglio utilizzarli per completare l’opera magari anche prendendola in carico noi direttamente come Regione». Una possibilità che verrà presa: «Alla fine della valutazione che faremo, sentendo in particolare Anac e il Ministero delle Infrastrutture».

Con il sindaco di Como si schierano invece totalmente i suoi sostenitori di Como civica: «Il progetto paratie nasce e i lavori per le paratie iniziano sotto le giunte precedenti di centro destra (Pdl-Lega) – ricordano –. Lucini era contrario sia all’esecuzione che al progetto specifico, come risulta dai numerosi interventi in consiglio comunale. E quando la giunta Lucini si insedia il cantiere è già fermo da tempo perché la prosecuzione dei lavori – come confermato dal’Anac – compromette la sicurezza degli edifici viciniori».

«Non è Lucini che ha inferto ai comaschi la ferita della chiusura del lungolago, Lucini è il medico che cerca di curarla – sottolineano gli esponenti della lista civica comasca –. E non è un medico che lavora da solo, nell’ombra; la nostra piena solidarietà deriva dall’assoluta condivisione della variante predisposta per la ripresa e la conclusione dei lavori; condivisione con le forze politiche, con quelle sociali, con artigiani e imprenditori, coi cittadini tutti negli affollati incontri pubblici. Con Regione Lombardia e con il suo presidente che ha siglato l’accordo (parentesi: se in politica la coerenza fosse necessaria chi oggi chiede le dimissioni del Sindaco dovrebbe chiedere anche quelle di Maroni)».

«La relazione dell’Anac mischia le carte in tavola – proseguono gli esponenti del centrosinistra –. Semplificando: critica bando e progetto originari, considera necessarie modifiche, non contesta le soluzioni tecniche individuate con l’elaborazione della terza perizia di variante, dice che le modifiche progettuali e il conseguente incremento dei costi renderebbero necessario il rifacimento del bando. Non prospetta soluzioni se non quella di recedere dal contratto con Sacaim. Probabilmente la soluzione più facile, ma anche quella che costringerebbe la città a un lungo periodo di immobilità legato tanto alla lunghezza dei tempi di gara connessi al rifacimento di un bando di questa portata, quanto a ricorsi, controricorsi, appelli e contrappelli che la società penalizzata sicuramente porterebbe avanti».

«Questo ad oggi – termina la nota di Como civica –. Sicuri di avere lavorato con impegno, competenza e trasparenza vogliamo continuare a farlo per uscire dal “cul de sac” dove altri e non noi hanno infilato la città. Senza polemiche né recriminazioni, senza altro scopo se non quello di ridare ai comaschi il loro lungolago». [md, ecoinformazioni]

Pgt nonostante la regione/ Spallino con Cosenza

pgtfirmeL’assessore all’Urbanistica e all’edilizia privata del Comune di Como Lorenzo Spallino comunica l’approvazione nella giunta del 13 gennaio della variante al Pgt. L’approvazione era stata sospesa per attendere che la Regione Lombardia recuperasse la mancata indicazione del secondo lotto della tangenziale, ma vista l’inattività regionale (nonostante il voto del Consiglio regionale, nulla è successo) Como decide di prenderne atto.

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Dialogo interreligioso/ La scelta giusta di don Giusto

logo.famigliacristianaArriva con l’autorevolezza di Famiglia cristiana, nell’articolo di Antonio Sanfrancesco che riporta il commento del liturgista  don Silvano Sirboni, il riconoscimento alla coraggiosa e opportuna scelta del parroco comasco don Giusto della Valle che nella messa di Natale ha voluto offrire  nel nostro territorio, dove impazza la violenza del razzifascismo che vorrebbe si animassero guerre di religione, una testimonianza diversa e positiva. La mattina di Natale i fedeli presenti alla messa nella parrocchia di San Martino di Rebbio hanno ascoltato i versetti del Vangelo ma anche, a fine celebrazione, quelli del Corano che annunciano la nascita di Cristo. A leggerli Nour Fayad, rappresentante dell’associazione culturale Assirat  che si prende cura della comunità libanese. leggi nel seguito l’articolo di Famiglia cristiana. (altro…)

ecoinformazioni on air/ Cambiare direzione non passo

NOparatieIl servizio di Gianpaolo Rosso in onda il 13  gennaio alle 7,15 su Radio popolare. Ascoltalo nel nuovo sito di Radio popolare nelle pagine di Metroregione.

Dopo il blitz della Finanza e gli avvisi di garanzia la giunta comunale convocata oggi dovrà avviare un percorso difficilissimo, la cui direzione sembra ancora indefinita.

Lucini ammette che dato il terremoto che si è abbattuto sull’affare paratie non è affatto detto che si possa trovare una soluzione che permetta di riprender la costruzione dell’opera in tempi ragionevoli. La sua coalizione gli esprime unanimemente fiducia e solidarietà, ma si fa strada la convinzione che si sarebbe fatto assai meglio a non limitarsi come nello slogan di Lucini a “cambiare passo”, ma sarebbe stato giusto cambiare sulle paratie del tutto direzione bloccando il progetto del centrodestra chiedendo l’intervento della magistratura.

Fausto Tagliabue, già segretario provinciale della Cisl, ed esponente autorevole del Pd, esprime vicinanza e gratitudine per Lucini, ma attacca da Comozero la segreteria del partito e dichiara che «il Pd comasco  mostra i limiti di una deriva tecnicista e amministrativa, senza alternative reali e politiche da proporre per incidere sulle situazioni». Tagliabue propone «un commisariamento dell’opera e un  un coinvolgimento maggiore dei cittadini, perché comunque è evidente che giunta e Pd ormai non bastano più a dire come se ne può venire fuori» e ipotizza un referendum per ascoltare cosa vogliono i cittadini per il lungolario che non vedono da 6 anni. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni Como]

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