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Cittadella della salute: il momento  è ora

cittadellaLa Cittadella della Salute è un comitato nato poco più di un anno fa che ha posto al centro della sua attività la riqualificazione dell’area dell’ex ospedale Sant’Anna sia dal punto di vista sanitario e socio-sanitario sia urbanistico. L’assemblea pubblica del 25 febbraio nel Centro civico Camerlata, per altro molto riuscita perché erano presenti più di 200 persone, ha permesso il confronto tra le proposte sanitarie, socio-sanitarie e urbanistiche del Comitato,  con la giunta comunale e i nuovi dirigenti della sanità lariana. Il titolo Cittadella della salute.

Il momento è ora, ben rappresenta gli scopi politici del comitato, presentati da Marco Lorenzini che ha introdotto l’incontro: è il momento di riannodare i fili tra le funzioni sanitarie e le funzioni sociali, di creare una rete di servizi tra ospedale e famiglia per offrire risposte al grande tema del presente e del futuro, la cronicità, di ridare un ruolo di programmazione ai sindaci e alla politica, di stimolare una nuova partecipazione dei cittadini. Lorenzini ha ripercorso le tappe della costituzione del comitato e delle iniziative svolte in più di un anno di attività, due seminari sui temi sanitari e urbanistici, due passeggiate storico-botaniche nel parco del vecchio Sant’Anna, una mostra sui progetti riguardanti l’area, e ha poi presentato i relatori del Comitato, Manuela Serrentino, medica e esponete di Forum Sel salute, Antonella Pinto, architetta del Comitato per Rebbio, Marco Ponte, di Città Possibile e della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Antonio Muscolino di Medicina democratica; e i relatori istituzionali: Marco Onofri, direttore generale Asst (Azienda Socio Sanitaria Territoriale Lariana), Vittorio Bosio, dDirettore socio-sanitario Asst, Lorenzo Spallino, aAssessore alla Pianificazione urbanistica, Bruno Magatti, assessore alle Politiche sociali. Manuela Serrentino ha ricordato le motivazioni che hanno portato alla nascita del Comitato: da una parte la pubblicazione del Libro bianco, che doveva essere la base della nuova riforma sanitaria e che prevedeva la riqualificazione del territorio per facilitare la presa in carico del paziente e dall’altra la presenza dell’ex ospedale Sant’Anna che si prestava a rispondere ai bisogni del libro Bianco, area che, dopo il trasferimento dell’ospedale a San Fermo, è rimasta in uno stato di abbandono. La riforma sanitaria purtroppo non ha più evidenziato in modo così esplicito i concetti sopra riportati. Questo fatto è preoccupante perché il 70% delle risorse destinate alla spesa sanitaria viene utilizzato per i pazienti cronici. La popolazione comasca sta invecchiando. «Nel 2015 l’indice di vecchiaia per la provincia di Como dice che ci sono 154 anziani ogni 100 giovani. Questo dato è molto importante per indirizzare non solo le risposte attuali, ma soprattutto quelle future. Un altro dato preoccupante è quello che riguarda i pazienti dai 18 ai 30 anni in carico alla psichiatria per l’intervento precoce delle psicosi, che negli ultimi anni sono passati da 275 a 595». Ciò significa che la cronicità e le situazioni a rischio riguardano tutte le fasce di età. Serrentino afferma che siamo una società che invece di produrre salute produce malattia. Nella Cittadella della salute potrebbero incontrarsi competenze di tipo sanitario, socio-sanitario e sociale, che sono quelle di cui c’è bisogno per elaborare progetti di vita o individualizzati per le persone portatrici di patologie croniche. In questi ultimi anni la cronicità, soprattutto per quanto riguarda le persone anziane è stata trasferita dalle lunghe degenze ospedaliere alle RSA. Ma le RSA in Lombardia sono per il 95% private, cioè a carico delle famiglie, così come la soluzione di assumere una badante. Manca l’aiuto pubblico. Meno del 4% degli anziani gode di assistenza domiciliare integrata. Se è vero che la cronicità è solo l’esito di un percorso che passa dalla salute, alla esposizione a fattori di rischio fino a patologie croniche semplici, complicate e gravi, bisogna intervenire con programmi di prevenzione e accertamenti precoci per evitare di arrivare a situazioni sempre più problematiche. Per tutti questi motivi l’ex ospedale Sant’Anna è il luogo più idoneo per dare risposte adeguate perché è riconoscibile, visibile, facilmente raggiungibile e ben servito. Ci sono le strutture e lo spazio per mettere tutte le competenze necessarie. «Un’altra grossa criticità attualmente è l’alto numero di accessi impropri al Pronto Soccorso. Le persone non hanno altro luogo a cui rivolgersi anche per problemi di lieve e media entità che potrebbero invece essere gestiti da una continuità assistenziale nelle 24 ore. A tale scopo è fondamentale sensibilizzare i medici di base e introdurre gli infermieri territoriali».  Inoltre la Cittadella della salute rappresenterebbe quella struttura intermedia che facilita la presa in carico dall’ospedale al domicilio e viceversa, evitando il fenomeno dell’abbandono dei soggetti al termine dell’episodio di ricovero. In questi anni si è creata una separazione tra chi fa sanità e chi fa sociale. Il Comitato si propone di ricomporre la frattura e portare al centro dell’attenzione la persona e non il problema. Infine i programmi di prevenzione: bisogna individuare i fattori di rischio per la popolazione per indirizzare interventi per fasce di età, per stili di vita, per patologie, in modo da evitare di arrivare ad una situazione di cronicità che comporta un disagio per la persona, ma anche un costo per la società.

Antonella Pinto fa un’analisi più relativa all’area geografica, che ritiene importante dal punto di vista urbanistico per la sua posizione di cerniera tra convalle e quartieri di cintura. Dopo lo spostamento dell’ospedale i negozi di Camerlata si sono svuotati, le strade sono meno curate, con la conseguenza che quando i territori perdono alcune funzioni, i quartieri sono spesso abbandonati. Adesso il Sant’Anna viene percepito come un’area chiusa, in realtà può essere una zona di pregio. È ricca di verde ed è anche un verde di qualità. Sarebbe utile spostare attività e funzioni, ora svolte solo in zone centrali, nell’area del vecchio Sant’Anna, in modo da togliere anche traffico al centro: accorpare vari servizi sanitari e sociali, per dare significato all’autosilo ora in disuso; aprire i cancelli su via Colonna e via Teresa Rimoldi, creando un accesso diretto tra Camerlata e San Carpoforo; realizzare una piazza nello spazio Sant’Anna antistante al monoblocco; collegare Rebbio con Camerlata attraverso percorsi che sono già stati individuati; costruire una fermata del treno in prossimità dell’autosilo per incentivare a utilizzare i mezzi pubblici.

Antonio Muscolino rileva che la partecipazione dei cittadini potrebbe essere il valore aggiunto della Cittadella della Salute e ribadisce l’importanza di una maggiore attenzione alla reale situazione epidemiologica per far sì che le strutture della futura Cittadella della salute offrano risposte alle domande dei cittadini. L’obiettivo della Cittadella non dovrebbe essere quello di un grande ambulatorio, ma quello di creare le condizioni di collaborazione tra funzioni e competenze diverse in modo da rispondere alla reale presa in carico della persona. Inoltre auspica che nello spazio del vecchio Sant’Anna possano trovare sede gli uffici dell’Inps, dell’Inail e delle diverse associazioni di volontariato che si occupano di problematiche socio-sanitarie, in modo da garantire ai cittadini la conoscenza dei diritti e dei servizi esigibili.

Marco Ponte propone di realizzare tra Rebbio, Camerlata e Albate un grande tratto ciclo pedonale per collegare la via milanese a quella svizzera in un percorso denominato via del pellegrino che passa sotto il Sant’Anna. Oggi l’unico modo possibile per passare senza attraversare la Napoleona è appunto l’area del Sant’Anna ma per poterne usufruire è necessario aprire i cancelli… quel percorso che porta da Milano alla Svizzera riuscirebbe a creare anche un notevole incremento del cicloturismo. È necessario che le associazioni competenti si mettano al tavolo per concludere l’attuazione di quanto previsto.

Marco Onofri fa notare che non ci sono più due aziende sanitarie, ma una sola, la ASST, che ha accorpato competenze sanitarie, l’ospedale, e competenze socio-sanitarie del territorio. Inoltre la nuova azienda ha  ereditato anche le aree che la precedente ASL aveva in gestione: luna parte dell’ex ospedale Sant’Anna, le strutture di via Carso e di via Cadorna e una parte dell’ex Opp di San Martino. In questo periodo continuano i lavori di sistemazione del monoblocco che dovrebbero essere portati a termine entro la fine della primavera. Alcuni locali dell’ex ospedale Sant’Anna devono ospitare il  Presst (Presidio Socio Sanitario Territoriale) cioè un luogo in cui medici e specialisti ambulatoriali possano lavorare insieme, anche se egli si ritiene scettico sulla copertura delle 24 ore perché dal suo punto di vista non deve avere la finalità di essere considerato un Pronto Soccorso. Finisce il suo intervento informando che c’è una trattativa in corso per lo spostamento anche dell’INAIL nella cittadella e che a breve dovrebbe essere reso pubblico un nuovo bando per la vendita della percentuale destinata al privato.

Vittorio Bosio riprende il discorso del collega e chiarisce la definizione di PRESST, ovvero una struttura dove integrare non solo l’attività dei medici di medicina generale, ma anche quella di altri servizi specialistici (consultorio, attività certificativa, commissioni invalidi, commissioni patenti), dove avere il supporto di personale infermieristico e assistenziale. Un’area di questo genere semplifica la vita ai pazienti e ai familiari. Bosio informa che la nuova azienda sanitaria sta pensando a come utilizzare gli spazi esistenti, del resto, afferma, “che c’è tempo fino a fine giugno quando si concluderà la sistemazione del monoblocco”. Lo spostamento comincerà con gli uffici per l’invalidità che adesso sono in una struttura inadeguata. L’area del distretto di via Cadorna richiede maggiore. La logica è cominciare per passi piccoli ma significativi per andare verso una direzione che comunque è quella di arrivare alla Cittadella della Salute.

Gli ultimi due interventi sono stati quelli di  Bruno Magatti e di Lorenzo Spallino che ribadiscono l’importanza di questo progetto, ricordando però che parte dell’area è privata e che quindi gli interventi potranno riguardare solo il 40% del totale. Spallino ribadisce che la maggiore attenzione va però riposta al progetto complessivo che prevede l’insediamento di 1200 abitanti in una zona che non è ancora pronta a questo tipo di ricettività. Camerlata è un quartiere che negli ultimi anni ha risentito più di altri dello spostamento dell’ospedale, che era la prima azienda di Como con 1500 dipendenti. Ha una popolazione più giovane rispetto al resto della città e una popolazione straniera del 25% sul totale degli abitanti. Un primo passo per cercare di affrontare queste problematiche è stato fatto con la decisione di stanziare 5,5 milioni di euro al quartiere per nuove opere di urbanizzazione, attraverso la riqualificazione della Trevitex. E’ importante il progetto della Cittadella senza dimenticare che il vero obiettivo è cambiare l’accordo di programma, ma se così non fosse sarebbe necessario almeno rispettare quello attuale. Magatti afferma che il percorso interno al parco del vecchio Sant’Anna, che avrebbe il compito di collegare via Teresa Rimoldi con via Colonna, potrebbe essere demaniale, e se si confermasse questa ipotesi sarebbe più semplice intervenire. “Per quanto riguarda le risorse destinate al sociale va detto che sono insufficienti per far fronte a tutte le problematiche. La perdita del lavoro e della casa mettono le persone in una condizione di grave svantaggio, ma se a questo si aggiunge anche un problema di salute la situazione rischia di essere di difficile soluzione”.

Al dibattito sono seguiti gli interventi dal pubblico che hanno messo in evidenza quanto sia importante lavorare assieme per un obiettivo comune essendoci ora le condizioni favorevoli perché il progetto della Cittadella della salute venga realizzato. Alla fine dell’incontro Lorenzini ricorda che il Comitato sta ancora raccogliendo le firme sulla petizione che promuove la Cittadella, che le proposte urbanistiche verranno consegnate in comune come osservazioni al PGT e che il Comitato presidierà i vari passaggi. [V.P. ecoinformazioni] [Guarda sul canale di ecoinformazioni i video di Valeria Peverelli degli interventi]

Un commento su “Cittadella della salute: il momento  è ora

  1. Paolo Ferrario
    28 Febbraio 2016

    L’ha ribloggato su COATESA SUL LARIO … e dintorni.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 Febbraio 2016 da in Politica, Salute, sanità, urbanistica con tag .

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