Giorno: 13 Ottobre 2016

4 colpi alla ‘ndrangheta/ Paola Cereda

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Il secondo appuntamento della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone, si è tenuto alle 21 di mercoledì 12 ottobre nella sala consiliare del comune di Lurago d’Erba. L’incontro segue di una settimana la proiezione del film “Anime nere” presso l’auditorium di Arosio.
 
È intervenuta la scrittrice Paola Cereda, che ha presentato a un pubblico piuttosto nutrito  – una cinquantina di persone –  il proprio romanzo “Le tre notti dell’abbondanza” (ed. Piemme, 2015). Dopo l’introduzione di Roberto Fumagalli, presidente del circolo, Ivano Gobbato ha condotto il dialogo con l’autrice, mentre Paola Luffarelli ha fornito un accompagnamento musicale cantando e suonando tre canzoni in dialetto calabrese che si ricollegavano ai temi affrontati in serata. 

Due temi portanti caratterizzano la vicenda del romanzo, che Cereda ha ambientato a metà anni Ottanta nell’immaginario paesino calabro di Fosco.
Il primo è quello di considerare le implicazioni della criminalità organizzata sull’identità femminile, e viceversa: tradizionalmente, infatti, sono le madri a trasmettere ai bambini quegli stessi valori che consentono la perpetuazione (in altri casi, l’abbandono) di schemi sociali prefissati, come appunto quelli di un piccolo paese dove la ‘ndrangheta si sostituisce allo Stato e la scala che conduce al mare è rimasta in rovina per anni, senza che nessuno intervenisse, fosse anche per chiedere: perché?
A Fosco, le donne incarnano la continuità, la permanenza, la ciclicità. Al contempo, però, assumono anche il ruolo di padrone temporanee ogniqualvolta gli uomini non possono esercitare personalmente il potere, e sono spesso usate come merce o veicolo di scambio per le attività criminali, proprio perché “meno sospettabili”. Non solo: la relazione tripolare tra criminalità, legalità e femminilità ha intrapreso negli ultimi decenni un processo di trasformazione. Se più donne sono state coinvolte in fenomeni di delinquenza (non soltanto come vittime), sono andate aumentando le testimoni e collaboratrici di giustizia, così come le donne che ancora fatichiamo a definire “sindache” e “magistrate”, declinando al femminile incarichi che avevamo sempre associato agli uomini.
Particolarmente interessante è il caso delle collaboratrici di giustizia, che scelgono di prendere le distanze da una realtà criminale di appartenenza arrivando a correre rischi estremamente alti  – isolamento, ritorsioni, intimidazioni – per operare un cambiamento in direzione della giustizia sociale. Cereda cita l’esempio di Giuseppina Pesce di Rosarno, che insieme alla ‘ndrina di appartenenza (una delle più potenti della ‘ndrangheta) ha dovuto abbandonare nome, paese, affetti per poter dare un importante contributo alla lotta al crimine. Ma anche il cosiddetto “fenomeno delle donne-sindaco” (sic) in Calabria  – una definizione contestata da Cereda, ma di fatto diffusa e non priva di una sfumatura di disprezzo – riflette la diffusione di una nuova consapevolezza che sempre più donne maturano del loro rapporto con la giustizia e la legalità, o con la mancanza di esse. Anche in comuni particolarmente critici, queste amministratrici sembrano avere una chiara e onesta percezione del proprio incarico, risolvendo le annose lacune del potere ufficiale nell’instaurare un rapporto di dialogo con i cittadini. Spesso, questo significa esporsi alle minacce per la propria incolumità e quella dei propri congiunti, sia per il ruolo che rivestono, sia perché talvolta rimane inaccettabile che una donna eserciti potere in modo diretto, democratico e continuo, per di più fuori dalle mura domestiche.
Non è certo un caso che una dei protagonisti della vicenda di Le tre notti dell’abbondanza  sia una donna o meglio una ragazza il cui nome, “Irene”, rimanda alla parola greca per “pace”.  Irene è un’adolescente con la passione per il disegno che ha l’abitudine di ammirare il cielo notturno, ispiratore di fantasticherie e di evasione da una realtà ingiusta e opprimente che coinvolge direttamente la sua famiglia e quelle dei suoi amici: Rocco, figlio di uno sparato (cioè di un traditore), e Angiolino, figlio dello ‘gnuri locale Zi’Totonno, ma deciso a non soccombere al principio dell’onore di famiglia.

La ricca simbologia dell’opera di Paola Cereda si intuisce già dalla copertina, in cui prevalgono la presenza femminile (tre donne sulla spiaggia e una molto più grande, quasi chagalliana, e il cielo azzurro attraversato da quest’ultima, molto più ampio rispetto alla dimensione terrena. Così come è simbolico il titolo: nella tradizione contadina (non soltanto calabrese), i “tre giorni dell’abbondanza” fanno riferimento al periodo che segue all’uccisione del maiale: un rimando alla continuità e al rito, ma anche al sangue, ai legami familiari tanto determinanti nel sistema ‘ndranghetista.

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Nella ricostruzione di un paese di per sé inesistente, ma non per questo inverosimile, Cereda ha fornito un significato a ognuno degli elementi, ma non è stata meno attenta alla ricostruzione storica e culturale: il romanzo nasce infatti da un lavoro di ricerca sul posto, reso possibile dall’amicizia dell’autrice con un giovane magistrato attivo a Vibo Valentia. Un ragazzo calabrese incaricato dalla stessa Cereda di controllare la veridicità dei contenuti ha detto all’autrice di riconoscersi in ogni particolare, eccetto uno, forse il più importante di tutti: la speranza dei protagonisti.
Questo ci riporta alla seconda connotazione del romanzo: il suo impatto educativo. Non a caso esso è stato presentato in diversi istituti scolastici, attivando un percorso di riflessione e confronto da cui la stessa Cereda ha avuto, per sua stessa ammissione, molto da imparare.
Alcuni ragazzi sono stati colpiti dalle stridenti contraddizioni tra i valori cardinali della ‘ndrangheta (e della società civile in cui essa esercita il proprio potere): quella tra una plateale religiosità formale e una condotta cinica e senza scrupoli legali né morali, oppure quella tra la centralità dei concetti di onore e famiglia e la disponibilità a tradire gli stessi principi per entrare nel circuito della ‘ndrina (o per ripudiare chi invece vuole uscirne). Proprio il potere, come e più del denaro, esercita fascino e soggezione, circondando i criminali di un’aura di fascino che la legge, la morale e il buonsenso non sempre riescono a intaccare, e che l’arte, più o meno intenzionalmente, finisce spesso per incoraggiare. I mezzi contano poco, rispetto ai benefici che si riescono a ottenere grazie a essi; il rito, e il legame familiare, servono proprio a mantenere un legame di lealtà e riconoscimento nei confronti dei potenti. Nelle storie di criminalità, non è sempre possibile operare distinzioni nette e banalizzazioni: “il bene” e “il male”, il “sacro” e il “profano”, interagiscono in una scala di grigi, spesso entro la singola persona. La narrativa non fornisce didascalie, ma spunti di interpretazione, suggerisce risposte, sollevando nuovi interrogativi, gli stessi che troppo a lungo sono mancati, ostacolati dall’omertà, dall’indifferenza e dalla paura. Dalle domande può nascere, o risvegliarsi, una spinta al cambiamento. Quale cambiamento? Non è dato prevederlo. Ma come i personaggi del romanzo imparano dalle proprie esperienze, i lettori possono intraprendere, partendo dalla lettura, dal confronto, e ovviamente dal loro vissuto, nuovi e spesso sorprendenti percorsi formativi.

Ricordiamo che il prossimo incontro di “4 colpi alla ‘ndrangheta” si terrà giovedì 20 0ttobre presso l’Auditorium delle scuole di Carugo. Interverrà Bruno Corda, prefetto di Como, sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel comasco. Contestualmente, sarà presentato il progetto per il riuso sociale dell’immobile sequestrato nello stesso comune di Carugo. Il programma completo della rassegna può essere consultato qui [Testo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Campo di via Regina Teodolinda: porte chiuse, questioni aperte

cassonettie-eprofughi-criGiovedì 13 ottobre, la rete Como senza frontiere ha convocato una conferenza stampa all’ingresso del Campo governativo di via Regina Teodolinda a Como, per presentare una serie di questioni tuttora irrisolte riguardo alla gestione del campo e, più in generale, della situazione dei migranti.

Anna Francescato, portavoce di Como senza frontiere, ha ricordato  il preoccupante deficit di trasparenza circa le modalità di gestione del campo, il cui regolamento è cambiato in senso restrittivo dopo appena due settimane di attività. Questa stessa opacità pregiudica il mantenimento di adeguati standard democratici (dentro e fuori dal campo) e il coinvolgimento della cittadinanza comasca nell’assistenza alla popolazione dei migranti. Gli stessi enti responsabili della gestione interna del campo – Caritas e Cri – non erano presenti alla terza riunione della Commissione sui migranti di mercoledì 12 ottobre, e questo non fa che rafforzare l’appello per una maggior chiarezza su cosa, come e perché avviene oltre una recinzione che è già di per sé accessibile a pochi.
Mancano, o quantomeno non sono resi noti, dati specifici riguardo all’età, al sesso o alle etnie dei migranti che occupano il campo: certo è che le istanze delle diverse etnie non sono state tenute da conto (la distribuzione dei posti letto appare da questo punto di vista piuttosto aleatoria) e che tuttora manca uno spazio assembleare come quello che c’era presso la stazione.

L’assistenza giuridica, linguistica e psicologica c’è, riconosce Francescato, ma rimane per il momento parziale, di fatto insufficiente. Altrettanto pressante è l’aspetto dei migranti minorenni: il campo non è preposto alla loro accoglienza, che pure, per legge, funziona diversamente da quella per gli adulti e deve essere gestita in modo specifico. Ciononostante, esso ospita di fatto numerose persone di minore età, spesso non accompagnate, tuttora in attesa che spazi d’accoglienza ad hoc siano messi a loro disposizione (benché il Comune si stia muovendo in questo senso, come dichiarato mercoledì mattina da Bruno Magatti, assessore alle Politiche sociali). Non solo la presenza di minorenni presso il campo di via Regina nega loro il soddisfacimento delle loro necessità, ma crea una situazione di impasse per chi “vorrebbe” – ma non può – essere ammesso al campo, posto che non sono più tollerati “accampamenti spontanei” come quello estivo presso la stazione, ancor più rischiosi nei mesi autunnali e invernali.

In generale, se ne può concludere che la prefettura si faccia carico dei bisogni fondamentali di parte della comunità migrante, intesa in senso lato e anche in senso stretto, in riferimento cioè alla popolazione del campo. Tuttavia, oltre a negare aiuto e protezione a chi ne rimane escluso, il campo non appare dall’esterno molto diverso dalle pareti dei container che ospita: chiuso, opaco, opprimente, e soprattutto privo di finestre che creino un contatto tra il dentro e il fuori. La vita dentro il campo, come in altre (non tutte) strutture omologhe, sembra essere tutelata nel senso “biologico” di sussistenza, mentre rimangono delle lacune per quanto riguarda l’autonomia decisionale dei soggetti e il loro inserimento in una rete sociale organica, esigenze vitali non meno necessarie che troverebbero migliore soddisfacimento in un sistema di “accoglienza diffusa  – anziché “concentrativa”.

Inizialmente “aperta a tutti”, la struttura è ora accessibile soltanto ai migranti muniti di badge identificativo, fatte salve alcune categorie particolarmente delicate come le donne in stato di gravidanza. Con l’arrivo della stagione invernale, però, diventa imperativo garantire a tutte e tutti i migranti una sistemazione dignitosa. Ovviamente questa necessità non può e non deve essere circoscritta al centro di via Regina, o quegli oratori che hanno messo a disposizione i propri spazi nei mesi estivi: ora più che mai, è importante che il Comune instauri un dialogo continuo e trasparente con la società civile, per garantire che a ogni migrante venga garantita un’accoglienza attenta alle istanze specifiche della persona.

Con questo intento, la rete Como senza Frontiere ha indetto un presidio presso la sede della Prefettura per il giorno mercoledì 19 ottobre, dalle 17 alle 19. In tale occasione, i volontari presenteranno al Prefetto una serie di domande a cui è importante dare una risposta tempestiva, per garantire a tutti, ai migranti come ai cittadini, un’appropriata gestione del sistema di accoglienza, comprensivo delle necessarie innovazioni per i mesi a venire. Nel frattempo, la V marcia in solidarietà ai migranti è prevista davanti al liceo Volta) per le ore 17 di giovedì 13 ottobre.

Prima che prendesse la parola Leone Rivara di Como senza frontiere, è intervenuto Mattia Stancanelli, rappresentante a Como della Chiesa pastafariana italiana,  a rimarcare l’intervento tempestivo e costante della propria comunità in sostegno alla popolazione migrante. I limiti del campo, ha asserito Stancanelli, sono da subito stati evidenti e sono diventati ancora più critici nelle ultime settimane come conseguenza della modifica del regolamento; contestualmente, gli oratori hanno ripreso le proprie regolari attività e non sono concretamente in grado di mantenere la disponibilità offerta nei mesi estivi.
È perciò importante intervenire in tal senso, nel rispetto dei migranti esclusi o in attesa  di quelli che raggiungeranno la nostra città nei prossimi mesi.

Parlando come volontario di Como senza Frontiere e come attivista dei diritti dei migranti, Rivara ha reso note le questioni da presentare in Prefettura la prossima settimana. Nel seguito il testo integrale del documento presentato alla stampa. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

«Como senza frontiere chiede al Prefetto:

  1. perché non si rendono pubbliche le regole di funzionamento del Campo e  le “regole d’ingaggio” di CRI e Caritas ( ruoli e responsabilità degli operatori di CRI e Caritas, obblighi e limitazioni richieste agli ospiti)? Chiediamo al Prefetto di conoscerli, convinti come siamo ch’egli non abbia né possa avere nulla da nascondere all’opinione pubblica, così come alla Amministrazione comunale.
  2. quali sono i criteri e le procedure di selezione e accesso dei volontaria al Centro?
  3. chiediamo trasparenza circa la reale entità dei soldi stanziati per la gestione del Campo, con particolare riferimento alle diverse voci di spesa che concorrono a coprire la cifra di 25€ a persona/giorno
  4. chiediamo se è questa la cifra effettivamente stanziata, nonostante il prevalere di ospiti minorenni per i quali la legge prevede una cifra superiore, fra 35 e 45€
  5. chiediamo se detti stanziamenti sono riconosciuti esclusivamente alla CRI oppure se anche l’attività prestata da altri soggetti preveda un contributo agli stessi e, se sì, in che misura.
  6. chiediamo se il Prefetto è a conoscenza che i limiti da lui stesso imposti all’accesso al Campo stanno producendo un crescente numero di profughi presenti in città, privi di qualsiasi tutela e protezione ( ricovero, vitto, assistenza sanitaria, psicologica e legale) che potrebbe in brevissimo tempo riproporre, aggravata, la situazione di emergenza umanitaria verificatasi nella scorsa estate.
  7. chiediamo al Prefetto quali azioni abbia compiuto e preveda di compiere perché vengano messi a disposizione – a partire dalla Caserma De Cristoforis – beni dello Stato, del Comune e della Provincia per tamponare almeno in parte l’urgente e crescente bisogno di accoglienza per tutti i profughi “esclusi” dal Campo. Si tratta di un vasto patrimonio immobiliare che potrebbe essere utilizzato con diverse modalità – superando, come fatto dal Prefetto stesso con il vincolo cimiteriale in via Regina Teodolinda, impedimenti normativi esistenti – alleggerendo così la forte pressione cui sono sottoposti i soggetti privati che oggi offrono accoglienza: parrocchia di Rebbio, Caritas e Opera don Guanella in primis.
  8. chiediamo al Prefetto di garantire ai Consiglieri comunali il ibero accesso al Campo per verificarne costantemente l’efficienza e il rispetto dei diritti individuali degli ospiti, nell’interesse della collettività cittadina,
  9. chiediamo la modifica del regolamento in vigore nel Campo, prevedendo l’accesso notturno, fino a saturazione della sua capienza, a quanti si presentassero al cancello dopo la prevista ora di chiusura delle 22.30 perché provenienti da fuori città con l’ultimo treno e/o perché respinti dalla Polizia di frontiera elvetica.
  10. chiediamo al Prefetto di indicare i tempi entro i quali potrà garantire il superamento della attuale situazione in cui versano i minori, difforme da quanto previsto dalle leggi in vigore sul territorio italiano, affidando gli stessi alla tutela di Comunità di accoglienza protette, così da “riaprire” nel contempo il Campo a tutti i migranti senza differenziazioni né limitazioni dei loro legittimo diritto di essere accolti e tutelati, così come previsto dalle leggi nazionali, comunitarie e internazionali, oggi in parte disattese.
  11. chiediamo al Prefetto s’egli ha vietato o sconsigliato a CRI e Caritas la partecipazione al Tavolo di Coordinamento per l’Emergenza Profughi presso il Comune
  12. chiediamo al Prefetto quali azioni intende compiere per dare seguito alla sollecitazione avuta dall’assessore dal Comune di Como di avviare la raccolta delle disponibilità di soggetti privati per l’accoglienza di minori non accompagnati secondo le modalità di legge e con i fondi statali per ciò disponibili, curando nel contempo che in tale percorso non si inseriscano soggetti con titoli non adeguati a svolgere il compito e interessati solo al guadagno ricavabile».

Guarda il video di tutti gli interventi della conferenza stampa.

 

Dario Fo/ La lunga vita dei diritti

 

dario-foRicordiamo la lotta per i diritti di Dario Fo, morto il 13 ottobre, ringraziandolo ancora per avere partecipato, all’Arci Xanadù, all’iniziativa di ecoinformazioni del 20 dicembre 2015 Como comunicazione.

Anche in quell’occasione, come in tutta la vita, Dario Fo denunciò, con sua la formidabile forza, la violenza contro i migranti, contro il lavoro, contro la dignità umana valorizzando il ruolo di chi, come Florina Cazacu figlia di Ion, bruciato vivo dal suo “padrone”, lotta per i diritti. [Foto Enzo Mangalaviti, ecoinformazioni] Guarda sul canale video di ecoinformazioni altri video di Dario Fo.

 

Csf: dodici domande al prefetto di Como

ruspacampogovernativoLe domande di Como senza frontiere al prefetto di Como sono state illustrate nella conferenza stampa che si è svolta avanti al Campo gestito da Cri e Caritas a Como (mentre la ruspa lavorava per migliorare il drenaggio dell’acqua nel piazzale interno del Campo). Mercoledì 19 ottobre alle 17 la rete invita al presidio per i diritti dei migranti in via Volta avanti alla Prefettura di Como. Leggi le 12 domande che Csf pone al prefetto. Leggi l’articolo di Alida Franchi.

13 ottobre/ Quinta Marcia per i nuovi desaparecidos

cropped-4-como-senza-frontiere-logo.pngGiovedì 13 ottobre, alle 11,30 in via Regina Teodolinda avanti all’ingresso del Campo governativo, si svolgerà una conferenza stampa nella quale i/ le portavoce illustreranno le proposte della rete Como senza frontiere e sarà riconfermata la necessità e l’urgenza di un incontro con il prefetto che fino ad ora non ha risposto alle richieste della rete. Alle 17 dello stesso giorno, giovedì 13 ottobre, in via Cesare Cantù, avanti al liceo A. Volta di Como, si svolgerà la quinta Marcia per i nuovi desaparecidos. Sono persone non numeri.

In tanti/ e  abbiamo dato fiducia alle istituzioni che hanno assicurato che il Campo di via Regina Teodolinda sarebbe stato, se non la soluzione, almeno un passo nella giusta direzione dei diritti. Per questo in tante e tanti abbiamo distribuito il volantino della Cri che spiegava i termini generali della vita al Campo. Ora dopo 15 giorni dall’apertura il 19 settembre è necessario ottenere che non ci siano luoghi della città estranei alle regole o con regole segrete o mutevoli secondo le scelte di chi ha avuto l’incarico di gestire la situazione. È impensabile che non venga reso pubblico il regolamento del Campo a cui devono assoggettarsi gli ospiti temporanei della città, fermati nel loro migrare da leggi ingiuste e violente. È impensabile che parti della città di Como siano inaccessibili persino ai rappresentanti eletti in consiglio comunale. È necessario inoltre che i costi che la collettività sta sostenendo per la gestione del Campo siano con tempestività resi noti come è prescritto per ogni forma di finanziamento pubblico a soggetti privati. È gravissimo che a causa di ritardi o non completezza dell’informazione legale i alcuni soggetti perdano opportunità per vedere garantiti i loro diritti. Chiediamo quali iniziative la prefettura intenda adottare per assicurare l’accoglienza anche di tutti e tutte coloro non vengono ammessi al campo o da esso vengono allontanati/ e ed in particolare come sarà gestita l’emergenza minori non accompagni particolarmente grave nel nostro territorio. Se le nostre richieste non saranno accolte dal prefetto vorrà dire che in via Teodolinda finisce la città e il diritto e la legalità sanciti dalla nostra Costituzione. La rete Como senza frontiere che unisce un arcobaleno di organizzazioni e di persone impegnate per i diritti dei migranti conferma la richiesta, che attende una risposta da settimane, di essere ricevuta dal prefetto di Como.

Per illustrare le nostre proposte abbiamo invitato la stampa a un incontro che si svolgerà giovedì 13 ottobre in via Regina Teodolinda alle 11,30 avanti all’ingresso del Campo governativo gestito dalla Cri e da Caritas.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, giovedì 13 ottobre, Como senza frontiere organizza in via Cesare Cantù, avanti al liceo A. Volta di Como, la quinta Marcia per i nuovi desaparecidos.

https://www.facebook.com/events/186587948449209/

Como senza frontiere

Alla rete Como senza frontiere hanno già aderito: Anpi Monguzzo, Anpi provinciale Como, Arci Como, Arci-ecoinformazioni, Associazione artistica Teatro Orizzonti inclinati, Associazione Par Tüc,  Associazione Luminanda,  Casa d’Arte asd Unione Sportiva Acli, Cgil Como, Comitato Cantù antifascista, Comitato Como Possibile Margherita Hack, Cooperativa Garabombo, Coordinamento Arte migrante Como, Coordinamento comasco per la Pace, Coordinamento comasco contro l’omofobia, Donne in nero Como, Emergency Como, I Bambini di Ornella, Il baule dei suoni, L’altra Europa Como, L’isola che c’è, Libera Como, Missionari comboniani di Como e Venegono, Paco-Sel, Parrocchia di Rebbio,  Prc/ Se provinciale Como, Scuola di italiano di Rebbio, Scuola serale di italiano di Rebbio, Sel provinciale Como, Sprofondo, Unione degli studenti Como, il consigliere comunale Luigi Nessi e la consigliera comunale Celeste Grossi.

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