Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 347.3674825, ecoinformazionicomo@gmail.com

Viva l’Italia liberata

DSCN0179.JPG

La celebrazione ufficiale della giornata del 25 aprile segna quest’anno una fase particolarmente delicata per la memoria e l’impegno civile del paese. Questa Festa della Liberazione segue di pochi mesi il grave episodio dell’irruzione neofascista alla riunione della rete Como senza frontiere (28 novembre 2017) e l’attacco razzista a Macerata (9 febbraio di quest’anno), casi tutt’altro che isolati di nazionalismo liberticida e xenofobo. In Italia come in Europa, episodi analoghi si stanno verificando con sempre maggior frequenza, facendo leva su un discorso politico-mediatico sempre più indulgente nei loro confronti (e sempre meno in quello degli oppressi), sempre meno disposto a operare distinzioni critiche tra custodi e distruttori dei diritti e delle libertà oggi sanciti dalla Costituzione italiana, che è di per sé l’eredità della Resistenza partigiana e dei valori a cui essa si era ispirata.

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, ha di recente sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi per salvaguardare la Resistenza. Ciò è vero per la Resistenza “di allora”, i cui rappresentanti comaschi sono stati ricordati dal sindaco Mario Landriscina in un discorso che ha onorato il 25 aprile come “festa di tutti”, ma che si è anche mantenuto piuttosto elusivo rispetto ai meriti dei partigiani e delle partigiane in quanto tali e anche in quanto antifascisti (la parola fascisti non è stata neppure pronunciata nel discorso), fortunatamente controbilanciato in questo senso dalle letture di lettere e canti partigiani curata dai e dalle partecipanti al laboratorio teatrale dell’Associazione artistica “Orizzonti inclinati” (fuori del programma ufficiale) e dall’invito, lanciato da Antonio Panzeri  – intervenuto in rappresentanza dell’Anpi –  alla fine del suo intervento dal palco presso il Monumento alla Resistenza europea ai giardini a Lago, a partecipare all’incontro in memoria di Giusto Perretta, organizzato dall’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta per venerdì 27 aprile dalle 16 alle 18 nella Sala conferenze della Biblioteca comunale. Ciò è vero anche in merito alle forme di Resistenza che sono, oggi, ancora in atto, alcune delle quali si mostrano particolarmente a rischio: già oggi, riporta Panzeri, il 33 per cento degli italiani ignora il reale significato della Festa della liberazione. Non che non se ne parli a scuola, non che la propagazione di movimenti parafascisti e populisti non riporti la questione in auge, in modo più o meno esplicito e storicamente accurato. Tuttavia, per molti, il 25 aprile è soltanto un giorno di vacanza, e per molti altri, per scelta o per obbligo, nemmeno quello.

DSCN0196.JPG

Per quanto riguarda il proseguimento della Resistenza in senso stretto, per scomodo che sia ammetterlo, bisogna prendere atto che l’ondata dei neofascismi tuttora in corso precede di non molti anni il momento in cui non resteranno più testimonianze dirette dei combattenti per la liberazione, intesi in un senso più ampio, inclusivo cioè delle persone che aiutarono i partigiani, dei giusti che rischiarono la vita per ospitare o far espatriare i perseguitati dal nazifascismo, e di persone che, in ogni altro modo, presero posizione contro quest’ultimo in un atto di disobbedienza civile di cui, oggi, si avverte la pressante necessità.

 

Lo chiamiamo, non soltanto in Italia, “antifascismo”. Il termine sintetizza efficacemente l’esercizio etico e pratico di contrarietà e contrasto rispetto ai concetti su cui si sono basati il fascismo di Mussolini, il nazionalsocialismo di Hitler, e innumerevoli – troppi – altri regimi, dopo ma anche prima di loro, a volte apertamente, altre più “di sponda”. Per chi celebra consapevolmente la Liberazione, il termine ne è la cifra fondamentale, ma le parti che lo compongono devono essere interpretate con attenzione da linguisti. Il prefisso “anti-” sottende alla contrarietà a valori negati da un ordinamento di tipo fascista e, dunque, la difesa, al riscatto di quegli stessi valori: democrazia, pace, confronto, uguaglianza, libertà responsabile.  A sua volta, “fascismo” rischia, a una lettura poco consapevole e approfondita, di circoscrivere in precise ma limitanti coordinate spaziotemporali un fenomeno di più lungo corso, di più vasta fenomenologia rispetto a quella del ventennio italiano. Invece, gli stessi tratti caratteristici del fascismo – militarismo marziale, aggressività, prevaricazione –  così come la sua stessa estetica, li si ravvede più e più volte. Di riflesso, ma non automaticamente – tutt’altro – tornano le esperienze di resistenza, in teoria sempre più arricchite di qualche insegnamento, in pratica a rischio di trascuratezza e di disfatta, se non assunte a responsabilità di tutti e ciascuno.

DSCN0195.JPG

Il 25 aprile è una data simbolica, nel senso che la lotta ai disvalori fascisti può avvenire ogni altro giorno, in modo anche più sincero e concreto di una commemorazione istituzionale (che rimane, tuttavia, irrinunciabile. Il 25 aprile non si celebra soltanto la liberazione dell’Italia, ma anche quella del Portogallo, dove in questa data, nel 1974, le stesse forze armate insorsero contro il regime dittatoriale di Salazar in quella che è passata alla storia come “Rivoluzione dei garofani”. Tenendo conto delle specificità del caso, il comune anniversario delle liberazioni italiana e portoghese richiama all’appello lanciato da Panzeri per un’Europa più compatta e determinata a debellare ogni forma di sopruso e disuguaglianza, non solo nelle sue manifestazioni visibili ma già alla radice. Questo comporta un intervento declinato in più ambiti, dalla dignità e sicurezza dei lavoratori/trici alla cessazione (reale, non pretestuosa) dei conflitti che ingrossano i flussi migratori e le problematiche a esse collegate, al rilancio di una cittadinanza inclusiva e democratica che sia forte dell’esperienza delle resistenze antifasciste, inflessibile sulla difesa dei propri valori fondativi, capace di leggere la contemporaneità e intervenire miratamente su di essa. Diversamente, ci troveremo a lottare in sempre meno contro sempre più fascismi, finché non rimarrà più nessuno in grado di esprimere una qualsiasi forma di dissenso. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line su Google Foto  le foto di Alida Franchi

Già on line sul canale di ecoinfomazioni i video di tutti gli interventi.

2 commenti su “Viva l’Italia liberata

  1. Pingback: 25 APRILE ’18 AL MONUMENTO DELLA RESISTENZA A COMO | Associazione artistica teatro orizzonti inclinati

  2. Alida Franchi
    26 aprile 2018

    L’ha ribloggato su Calendario civile.

I commenti sono chiusi.

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: