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Giusto Perretta, un uomo utile

DSCN0202.JPGNel pomeriggio di venerdì 27 aprile, nella Sala conferenze della Biblioteca comunale di Como, l’Istituto di storia contemporanea di Como “Pier Amato Perretta”, rappresentato da Elisabetta Lombi, Rosaria Marchesi, Giuseppe Calzati (presidente), Patrizia di Giuseppe, Valter Merazzi, Fabio Cani e Francesco Porro, ha organizzato un incontro in memoria di Giusto Perretta, fondatore dell’Istituto da lui dedicato al padre, a dieci anni dalla sua morte. Hanno introdotto l’incontro (a cui hanno assistito circa settanta persone)  i saluti di Mario Landriscina, sindaco di Como, in conclusione sono intervenuti anche Mario Tonghini (nome di battaglia: Stefano), già comandante in capo della Brigata “Perretta”, e Sergio Tozzi. 
Gli interventi di relatori e relatrici hanno ripercorso gli avvenimenti più salienti dalla vita di Giusto Perretta, nato a Napoli il 5 luglio del 1919, trasferitosi a Como all’età di soli due anni. Il primo intervento specifico, quello di Rosaria Marchesi, ha interessato gli anni di prigionia in India (1940-46) dopo la cattura in Egitto durante la controffensiva inglese. Le condizioni della detenzione furono, per Giusto Perretta, relativamente blande, tanto che egli avrebbe sempre provato un senso di colpa da “privilegiato”, che probabilmente incise sulla dedizione che avrebbe investito in tutte le attività che avrebbe intrapreso una volta liberato e rientrato in Italia a guerra conclusa. I carteggi tra Perretta e il padre Pier Amato attestano un rapporto padre-figlio inusitatamente affettuoso per l’epoca, tragicamente interrotto quando Perretta senior, avvocato antifascista e dirigente della Resistenza, fu mortalmente ferito a Milano in un attacco squadrista avvenuto nel 1944, dopo la morte di un figlio, Fortunato, in Albania e la deportazione di un altro, Lucio, nei campi di prigionia tedeschi, ma Pier Amato non volle aggiungere sofferenza a Giusto. Quest’ultimo – come ha spiegato Giuseppe Calzati –  avrebbe mantenuto vivo l’impegno antifascista del padre  impegnandosi politicamente come presidente e segretario dell’Anpi, partecipando all’Istituto lombardo per il movimento di liberazione e ricoprendo la carica di consigliere provinciale. Si distinse sempre come libero pensatore spesso “disallineato”  rispetto alla dirigenza del Pcus, con cui ebbe frequenti attriti per questa stessa ragione, arrivando a dimettersi dalla Presidenza dell’Anpi. L’atteggiamento politico schietto e non accomodante di Giusto Perretta si accostava a un’indole mite e aperta, anche nei confronti di soggetti di retroscena diversi rispetto al suo, sempre attento verso gli ultimi (aveva molto a cuore la questione della prigionia , come osservato da Valter Merazzi, presidente del Centro studi “Schiavi di Hitler” di Cernobbio) così come verso l’aspetto cooperativo della società. Il nome di Giusto Perretta è infatti legato allo sviluppo del sistema delle cooperative in Lombardia, in parte frutto degli studi sul campo da lui svolti in regioni in cui questo tipo di realtà era già più avanzato (a raccontare questo aspetto è stata Patrizia di Giuseppe, direttrice dell’Isc “Perretta”). Dall’adesione alla Federazione provinciale cooperative e mutue di Como (la prima Coop in città fu aperta in via Maurizio Monti nel 1974) al Consiglio d’amministrazione di Coop Lombardia (con la fusione tra l’Unione cooperative comasche con l’Unicoop di Milano, dimostrando una grande chiarezza di vedute accanto a una profonda dedizione.
Nel 1977 la fondazione dell’Istituto di storia contemporaneo dedicato alla memoria del padre, da lui stesso indicata come azione necessaria, nonostante un certo rammarico per le disattese aspettative riposte nella società comasca per quanto riguarda l’impegno civile, amarezza che lo accompagnerà fino ai suoi ultimi anni di vita. Nell’intraprendere tale progetto, Perretta promuove una fiorente attività editoriale passata in rassegna da Fabio Cani e contraddistinta da un metodo di studio e di scrittura meticoloso, oggettivo, basato sulla comparazione ben più che sull’interpretazione divulgativa (e la prigionia in India, forse paradossalmente, gli consentì di maturare una formazione accademica, seguita a studi di carattere tecnico all’Istituto “Magistri Cumacini”), capace di spaziare tra prese di posizione diverse dalle sue, di confrontarsi con altre voci. Portò la propria esperienza di antifascista e promotore delle cooperative anche nelle opere scritte da lui stesso. Si pronunciò poi spesso, anche con durezza – ha proseguito Francesco Porro – come personalità eminente della cultura comasca, riaffermando i valori antifascisti e anzi battendosi per la costruzione del Monumento alla Resistenza europea, osteggiata dai radicali ed esortando a una presa di coscienza collettiva verso la Shoah.

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Che la libertà, l’uguaglianza e la democrazia non siano mai conquiste definitive, che debbano essere costantemente difese e riaffermate, era la convinzione di fondo dell’uomo incredibilmente versatile, intelligente e sensibile che è stato Giusto Perretta, tuttora un punto di riferimento centrale (benché forse ingiustamente sottovalutato dai più) nella società civile e dalla ricerca, profondamente legato alla città in cui era cresciuto e alle persone con cui si era confrontato a tu per tu, ma pronto a onorare le sue radici partenopee. Organizzatori e organizzatrici ne restituiscono un ricordo sinceramente ammirato e talora commosso,  suggellato anche dall’istituzione della borsa di studio a lui dedicata da Coop Lombardia per riordinare il suo archivio, solo una delle eredità da lui lasciate alla città si Como. [Alida Franchi, ecoinformazioni] Guarda sul canale di ecoinformazioni i video di Alida Franchi dell’iniziativa.

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