Mese: Gennaio 2020

Sicilia docet

Video di Basiouny Abdalla Oraby Mokhtar.

C’è un Miracolo a Sutera (Cl): tutte le volte che dal monte si stacca un masso, precipita, ma non colpisce mai (da secoli) una persona del sottostante borgo. Allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù, il 30 gennaio nell’iniziativa del CcP e del Csv, è stato però mostrato un altro miracolo: quello dell’accoglienza che al paese sta dando una nuova vita ricomponendo i fili interrotti delle relazioni in un paese dal quale tanti e tante sono emigrauti e aggiungendovi il nuovo tessuto variopinto frutto dell’arrivo dei migranti.

Foto Mara Cacciatori, ecoinformazioni.

E questa volta San Paolino, il patrono di Sutera, che pure è specializzato nella straordinaria capacità di far ritrovare cose ciò che si è perso, non c’entra. Il miracolo e tutto dell’associazioni I girasoli che con la collaborazione dell’Arci e il sostegno anche della Cgil comasca e del Csv ha reso possibile un bellissimo percorso di contaminazione tra la comunità nativa e quella migrante che ha superato reciproci pregiudizi. A raccontare il miracolo è stato Dario Tognocchi con il suo film I miracoli del monte di gesso, presentato e molto applaudito nell’iniziativa che ha riempito il Gloria. L’intervista di Andrea Quadroni, giornalista de La provincia, a Dario Tognocchi, Lorenzo Tondo, The Guardian, Calogero Santoro, presidente de I Girasoli, Mohammed Sissoko ha dato al pubblico spunti per cogliere le caratteristiche e l’importanza del lavoro svolto a Sutera per la Pace in questi tempi bui, caratterizzati dai decreti sicurezza di Salvini ancora in vigore, nonostante il nuovo governo, e altre leggi che si spera vengano abrogate, scritte per distruggere gli Sprar. On line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi di Basiouny Abdalla Oraby Mokhtar, ecoinformazioni.

Se Ambiente e Lavoro fanno rima con Pace/ Convegno a Como su Agenda 2030

È possibile riunire sindacati, amministratori pubblici, rappresentanti di imprese e curia vescovile in una conferenza su Pace & ambiente evitando che da parte dei convenuti si decanti un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale allo scopo di distogliere l’attenzione pubblica dagli effetti negativi? D’accordo, la risposta è fin troppo scontata perché, in una realtà individualista e culturalmente arretrata come quella comasca la pratica del greenwashing, ovvero la strategia di comunicazione sopra descritta, sembra purtroppo inevitabile.

I 17 obiettivi previsti da Agenda 2030

Ciò però non significa che nel corso della conferenza Agenda 2030 strumento di pace. La sostenibilità si costruisce nel territorio, tenutasi il 29 gennaio in Pinacoteca e alla quale erano presenti rappresentanti di sindacati confederali, Pastorale del lavoro della Diocesi, Camera di Commercio e Comune di Lecco, non siano comunque emersi elementi degni di rispetto e approfondimento.

Il senso dell’incontro era principalmente basato sui seguenti interrogativi: ha senso coniugare un programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità con il tema della pace? Qual è il rapporto tra sostenibilità ambientale e giustizia sociale? È possibile costruire sostenibilità nel territorio senza creare reti e connessioni?

Un momento dell’incontro

Alla prima domanda ha risposto don Gianpaolo Romano, della Diocesi di Como, il quale ha proposto la figura del prisma quale simmetria introdotta da papa Francesco per descrivere la realtà. Perché sarà ovvio e scontato, ma la realtà è davvero piena di sfaccettature come i raggi emanati dal poliedro colpito da un raggio di sole. Raggi multicolori come quelli dell’arcobaleno, che non a caso è riprodotto nel logo di Agenda 2030 programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu. E non è neppure casuale che la connessione lavoro-pace-ambiente sia stata richiamata proprio nel Mese della pace, senza la quale la salvezza – non solo eterna – dell’umanità risulta essere complicata.

Ma cos’è esattamente Agenda 2030 e come procede il percorso di avvicinamento ai suoi 17 obiettivi e 169 target, a circa un terzo della sua durata e a soli 11 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione Onu? «L’ultimo rapporto Asvi (Alleanza per lo sviluppo sostenibile, nata nel 2016 per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030, ndr) riferisce di grandi difficoltà, da parte dell’Italia, a raggiungere gli obiettivi prefissati – afferma Salvatore Monteduro, segretario Cst-Uil dela Lario -. In particolare nel nostro Paese si rilevano miglioramenti per nove obiettivi, una sostanziale stabilità per due e un peggioramento per i rimanenti sei».

Secondo il Rapporto, è necessario modificare significativamente le politiche pubbliche, nazionali ed europee, le strategie aziendali e i comportamenti individuali. L’urgenza è anche dettata dal fatto che 21 dei 169 Target in cui si articolano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile prevedono obblighi riferiti al 2020 e che su buona parte di essi l’Italia è in grave ritardo. «In particolare – conclude Monteduro – gli obiettivi 2030 e quelli del Piano stretegico di sviluppo saranno raggiungibili solo mediante il coinvolgimento degli enti territoriali e istituzionali».

Virginio Brivio, sindaco di Lecco

L’assist del sindacalista sugli enti locali sembra fatto su misura per Virginio Brivio, sindaco di Lecco e già presidente di Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Lombardia, che per ruolo professionale e curriculum ha le carte in regola per enunciare la sua ricetta di sostenibilità. «Nelle amministrazioni è necessario privilegiare i processi alle competenze – afferma – mediante strumenti come il documento unico di programmazione che il consiglio comunale esamina prima di approvare il bilancio». Ma è anche il caso di rinunciare, o quantomeno limitare il numero di decisioni prese unilateralmente. «Puoi continuare a fare delibere – spiega Brivio – ma se non incidi sulla programmazione quotidiana coinvolgendo anche i soggetti esterni, le decisioni saranno sempre calate dall’alto».

Altri temi da implementare maggiormente nella pratica amministrativa, secondo Brivio, sono la sussidiarietà nei confronti dei cittadini, l’intermodalità del trasporto pubblico, la pratica della partnership in sostituzione della delega, l’introduzione di convenzioni per condividere l’esercizio di competenze comuni. Temi, questi, che riguardano anche il rapporto tra cittadini, perché l’obiettivo deve essere quello di costruire comunità più coese. In sostanza, gli obiettivi di Agenda 2030 reclamano una comunità più consapevole e una minore autoreferenzialità, secondo Brivio, che conclude così: «Dobbiamo diventare esperti dell’insieme anziché specialisti del parziale. La politica non deve seguire le emozioni del momento e dovrebbe mettersi al riparo dalle semplificazioni mediatiche».

E a proposito di semplificazioni, è seguito l’intervento di Marco Galimberti, presidente delle Camere di commercio di Como e Lecco, il quale ha subito annunciato che a parere delle imprese che rappresenta il secondo lotto della tangenziale di Como deve essere completato, «ma in modo intelligente utilizzando il meno possibile il suolo». E successivamente ha letto un testo scritto per lui dall’Ufficio studi contenente una serie di affermazioni autoreferenziali, autoincensanti e discutibili come la tesi secondo cui «la sostenibilità non rappresenta un costo per l’impresa e deve segnare una continuità di business».

Massimo Balzarini, segretario regionale Cgil (a sinistra) e Francesco Cavalleri, studente

Roba da leccarsi i baffi per lo studente di Fisica Francesco Cavalleri, già attivista di Fridays for future (Fff), il quale, anche in risposta a Galimberti, per ribattergli ha rispolverato una sintesi dei temi fondanti del Movimento: «È necessario richiamare il ruolo della scienza e non solo quello del pensiero tecnico», ha esordito. A suo dire Fff non propone un nuovo modello di sviluppo, ma si limita a indicare contraddizioni. «Contesto – ha proseguito – la tesi secondo cui la classe politica da sola con quella imprenditoriale possa svolgere la transizione ecologica. Dobbiamo invece unire le forze e puntare a una sintesi conveniente a tutte le parti in causa».

Secondo lo studente il principio della massificazione del profitto non è affatto sostenibile. E la sostenibilità non deve essere messa in discussione se viene meno la produttività. «Se così fosse – ha aggiunto Cavalleri – c’è il rischio che le aziende non rispettino più le leggi ambientali, come ad esempio i parametri delle emissioni. E allora è necessario fare entrare nel dibattito il ruolo della Scienza. Ci vuole maggiore collaborazione con il mondo accademico. E gli scioperi per il clima di Fff devono continuare per essere da stimolo per chi non ha ancora colto le problematiche ambientali o per chi ha appena iniziato a lottare».

La battaglia per il clima è per Cavalleri una battaglia per i diritti, e come in tutte le conquiste le lotte devono essere portate avanti da chi ne ha titolo, quindi dai giovani perché è a loro che appartiene il futuro. Il clima deve diventare una causa inclusiva che unisce le persone attraverso il dialogo non violento, ha concluso lo studente citando una massima dello scrittore Noam Chomsky recentemente ripresa da Greta Thunberg alla Cop25 di Madrid: «L’ottimismo è una strategia. Se non credi che sia possibile un futuro migliore, non farai mai un passo che renderà il futuro migliore. Se pensi che non ci sia speranza, non lo farà. La scelta è tua».

Caterina Valsecchi, della segreteria Cisl dei Laghi

Materie di riflessione anche per Massimo Balzarini, segretario regionale Cgil, colto ad annuire su talune affermazioni dello studente, e che ha tenuto a garantire sulla “svolta” ambientalista del sindacato, magari anche in polemica con certe amministrazioni territoriali. «Le disuguaglianze climatiche sono alimentate dalla cattiva gestione del territorio». ha esordito, precisando che «sulla mobilità, ad esempio, dobbiamo liberarci dall’imperativo della scelta binaria si/no, ma ragionare sull’effettivo bisogno della cittadinanza». E poi che «sviluppo non significa necessariamente crescita, ma benessere e sostenibilità. Bisogna parlare ai lavoratori che sono costretti a produrre oggetti inquinanti con metodi inquinanti. Da parte del sindacato c’è la volontà di esercitare uno sguardo sull’insieme per tenere uniti tutti».

La conclusione spetta a Caterina Valsecchi, della segreteria Cisl dei Laghi, che a nome dell’intero sindacato informa che l’impegno, anche in materia ambientale, è basato su un modello nazionale esercitato prevalentemente su contrattazione e concertazione, e che lo strumento chiave per l’ottenimento di qualsiasi risultato è sempre la formazione.
[Fabio Germinario, ecoinformazioni] On line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi.

Circolo ambiente Ilaria Alpi/ No al parcheggio nell’orto di don Emilio

«No al parcheggio nell’orto di don Emilio!». Così il Circolo ambiente Ilaria Alpi interviene in maniera netta contro il progetto del Comune di Barni, che vorrebbe realizzare un nuovo parcheggio in via Andreoletti, nel luogo su cui oggi sorge l’orto voluto dalla parrocchia e da don Emilio, il prete-contadino deceduto nel 2018.

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Video/ Agenda 2030

Un ampissimo ventaglio di relatori, Virginio Brivio, Massimo Balzarini, Francesco Cavalleri, don Gianpaolo Romano, Salvatore Monteduro, tutti maschi, ha animato l’iniziativa, conclusa dall’intervento di Caterina Valsecchi, Agenda 2030 strumento di Pace. La sostenibilità ambientale, economica, sociale si costruisce nel territorio, seguita alla Pinacoteca di Como il 29 gennaio da una quarantina di persone. Nonostante l’intenzione del Mese della Pace sia compenetrare le diverse sensibilità del mondo pacifista lariano, a seguire le diverse iniziative sono piccoli segmenti di pubblico diversi costituiti in larga parte dagli organizzatori degli incontri. In questo caso presente il mondo sindacale, le Acli e l’Arci, Fridays for future, alcuni esponenti politici della sinistra comasca. Assenti i consiglieri comunali e gli esponenti politici di tutti i gruppi rappresentati in Consiglio, la quasi totalità delle 72 organizzazioni del gennaio pacifista a Como. Presto on line su ecoinformazioni l’articolo di Fabio Germinario. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video di Artur Borghesani dell’iniziativa.

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30 gennaio/ I miracoli del Monte di gesso

In occasione del Mese della Pace 2020, il Coordinamento comasco per la Pace e il Centro di servizio per il volontariato dell’Insubria invitano il 30 gennaio alle 21 al Gloria dell’Arci Xanadù alla proiezione de I miracoli del  Monte di Gesso, film-documentario di Dario Tognocchi prodotto I Girasoli e dalla Cgil Como. Interverranno: Lorenzo Tondo, The Guardian, don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, Calogero Santoro, presidente de I Girasoli, Mohammed Sissoko, protagonista del film documentario, Nonò Salomone, cantastorie, Matteo Mandressi, Cgil Como. Modera l’incontro  Andrea Quadroni, La provincia

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Mantegazza per la Memoria a Mariano Comense

Lunedì 27 gennaio anche Mariano ha ospitato una interessante iniziativa per celebrare il giorno della memoria. Unitre, Università delle Tre Età, ha organizzato l’iniziativa Chi ignora la storia è condannato a riviverla. (altro…)

29 gennaio/ Agenda 2030 strumento di Pace

Mercoledì 29 gennaio alle 18 in Pinacoteca di Via Diaz 84 a Como per il mese della Pace Cgil, Cisl, Uil, Acli e Ufficio della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Como invitano all’incontro Agenda 2030 strumento di Pace. La sostenibilità ambientale, economica, sociale si costruisce nel territorio. è previsto un interessante incontro che ha come tema lo sviluppo sostenibile visto dal territorio.

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Antisemitismo e antisionismo

L’antisemitismo secondo la definizione della Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA): veramente è equiparato all’antisionismo? La recente dichiarazione d’amore di Salvini per Israele si aggiunge alla lunga lista delle precedenti di esponenti della destra, anche estrema come Orban. Israele, invece di essere indignato o quanto meno imbarazzato, ne è compiaciuto. Dore Gold, ex ambasciatore israeliano all’Onu, ospite d’onore al recente convegno leghista sull’antisemitismo, ha apprezzato le parole di Salvini ed ancora di più avrà apprezzato la sua intenzione di accelerare l’iter parlamentare sulla adesione del governo italiano alla definizione dell’IHRA e sul disegno di legge Anti – BDS. Complice la vicinanza della Giornata della memoria si susseguono iniziative pro Israele associate a un pressing mediatico che ha pochi precedenti ed è raro non trovare riferimenti alla definizione di antisemitismo dell’IHRA.

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La vittoria del buon governo e delle radici antiche della sinistra

L’attenzione parossistica con cui sono state seguite le Elezioni in Emilia Romagna – molto meno in quelle che si sono svolte in Calabria – è derivata dal fatto che Matteo Salvini ha fatto dello scontro elettorale l’occasione per dare una spallata al governo e per certificare l’estinzione della sinistra in una regione simbolo del riformismo.

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Un concerto documentario per Chet Baker

Un Cinema-Teatro di Chiasso colmo fino al limite ha accolto lo spettacolo Tempo di Chet, dedicato alla musica e alla vita del grande trombettista Chet Baker: uno spettacolo a metà fra concerto e teatro.

Lo si potrebbe forse definire docu-concert, se il neologismo non fosse un po’ troppo audace… Il palcoscenico è infatti diviso in due piani (anche scenograficamente): davanti si svolge l’azione teatrale che attraverso una serie di rapidi quadri ripercorre la vicenda umana di Chet Baker, e dietro – rialzato al di sopra dell’ideale bancone da bar – si tiene un vero e proprio concerto con Paolo Fresu (tromba e flicorno), Dino Rubino (pianoforte) e Marco Bardoscia (contrabbasso). I due piani restano fisicamente separati (una sola volta un attore “invade” il palco musicale), ma sono perfettamente complementari nel raccontare la figura del protagonista.

Chet Baker incarna, in un certo senso, uno degli archetipi del jazz: quello del grande musicista che si è fatto da sé (al di fuori di studi regolari) e che da sé si è distrutto (a causa, principalmente, dell’abuso di droghe). In realtà – come sempre – la storia è più complessa e nella vicenda biografica di Chet si agitano molti altri temi, molte altre criticità. E il testo di Leo Muscato (che è anche regista) e Laura Perini le porta – con misura – in evidenza: le dinamiche razziali tra bianchi e neri (nel caso del jazz all’apparenza rovesciate, poiché tradizionalmente è musica “black”), quelle di classe (che si intuiscono nell’origine popolare-rurale di Chet, che veniva dall’Oklahoma), quelle dei comportamenti (tra omologazione e “devianza”).

Tutto questo è raccontato – come in un documentario, appunto – da alcune testimonianze rese da persone che hanno “incontrato” Chet Baker in diversi momenti della sua vita, e da pochi flash back sui primi momenti della sua vita e della sua carriera. Ma soprattutto è raccontato dalla musica che si snoda quasi senza soluzione di continuità per tutto lo spettacolo: non colonna sonora ma vero e proprio concerto che assume il ruolo di coprotagonista della rappresentazione. Nella sequenza dei brani si alternano alcuni standard cari alle performance di Chet con altri appositamente scritti da Paolo Fresu, e il mix è talmente ben orchestrato che non è facile (almeno per i non-addetti-ai-lavori) distinguere i secondi dai primi (a parte alcuni classici risaputi, si intende: come ‘Round Midnight, peraltro esplicitamente citato).

Bravissimi i tre musicisti: non solo Paolo Fresu ma anche Dino Rubino e Marco Bardoscia. Molto efficaci gli attori che, a parte Alessandro Averone – cui spetta il ruolo di Chet Baker -, sono costretti a un vero e proprio tour de force nell’interpretare tanti diversi testimoni. Sostenuto il ritmo ed evocative le scene.

Se un rilievo può essere mosso è quello relativo alla “rimozione” di quel pezzo di vita di Chet Baker che va dal nucleo centrale raccontato nello spettacolo, negli anni Cinquanta, fino alla morte, ovvero il probabile suicidio ad Amsterdam, pure evocato nel finale, che però è datato ben trent’anni dopo, nel 1988. Forse non tutto il pubblico si rende conto sono passati trent’anni e che in quel lasso di tempo Chet è comunque riuscito ad esprimere – nonostante tutte le difficoltà – grande musica (quella versione lunga di My Funny Valentine citata proprio all’inizio dello spettacolo sarebbe in effetti quella del suo ultimo concerto, poco prima della morte). Ma è poca cosa, a confronto con la magica inserzione finale della sola voce di Chet Baker che canta Blue room.

Un ottimo modo di raccontare un musicista, senza celebrazione, ma con molta intensità.

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