ARCI COMO WebTV/ Palinsesto 7 ottobre/Abby Basiouny/ Anna Politkovskaja

Ricordiamo Anna Stepanovna Politkovskaja nel’aniversario della sua uccisione che avvenne il 7 ottobre 2006. Anna Politkovskaja è nata il 30 agosto 1958 a New York. Studia giornalismo presso l’Università Lomonosov di Mosca dove si laurea nel 1980.

Nel frattempo si è sposata con il giornalista russo Aleksandr Politkovskij da cui avrà due figli: Il’ja e Vera. Anna si dedica alla carriera giornalistica, scrivendo per il giornale della compagnia aerea di bandiera Aereoflot e presso la testata giornalistica «Izvestija» dal 1982 al 1993, anno in cui passa a «Obščaja Gazeta» dove ricopre la mansione di assistente dell’allora direttore principale Igor Jakovlev.
Fin da subito collabora con radio e canali televisivi indipendenti, interessandosi soprattutto della questione del Caucaso e della politica russa in quella regione. Dal 1999 segue il secondo conflitto in Cecenia e le vicende di Daghestan ed Inguscezia per la testata indipendente di orientamento liberale «Novaja Gazeta», dalle cui colonne svolge una implacabile critica alla politica di Putin, che giudica essenzialmente antidemocratica ed aggressiva.
Negli anni della prima epoca post-sovietica si accendono le speranze che la Russia abbracci la democrazia e diventi uno stato di diritto allineato agli standards europei; ma il progressivo affermarsi di un modello autoritario di governo, di cui la violenta conduzione della guerra in Cecenia è lo specchio, spingono la Politkovskaja ad una critica sempre più serrata ed implacabile della politica condotta da Putin in Russia e nel Caucaso. La Politkovskaja diventa una voce scomoda, che, con i modi del giornalismo di inchiesta, porta avanti temi propri alla tradizione già sovietica del “dissenso”. Paladina dei diritti umani, sostenitrice della democrazia e delle libertà ad essa connesse, la Politkovskaja segnala il regresso in senso antidemocratico del suo paese, la spregiudicatezza della nuova “verticale di potere” posta da Putin, di cui sottolinea la provenienza da quegli organi di sicurezza che erano il baluardo del sistema sovietico.
Fin dai primi pezzi dedicati alla Cecenia, riceve minacce di morte, ma continua a seguire le sorti del Caucaso per la «Novaja Gazeta», correndo alti rischi, ma cercando sempre il contatto con gli attori della guerra, sia russi sia ceceni, sia militari, sia, soprattutto, civili. In particolare, cerca di ricordare ai suoi connazionali che anche i Ceceni sono cittadini russi al pari degli altri soggetti della Federazione, anche se la spirale di violenza in cui la guerra cecena sì avviluppa porta a dimenticarlo, come ben dimostrano gli innumerevoli episodi che descrive nel libro “Cecenia, il disonore russo”.
Nell’ottobre del 2002 è chiamata dai terroristi ceceni che hanno occupato il teatro Dubrovka a mediare nelle trattative con il governo russo. Il blitz delle autorità russe rende vana ogni trattativa: il gas immesso nel teatro uccide tutti i terroristi e molti degli ostaggi. Questo accentua la critica della Politkovskaja nei confronti del governo, che accusa di essere indifferente alla vita dei suoi cittadini, pur di vincere con la forza la partita con i terroristi.
Memore di questo precedente, nel 2004 cerca di raggiungere Beslan dove i terroristi hanno occupato una scuola, ma sull’aereo viene colpita da un malore che la costringe a tornare a Mosca: affermerà, senza poterlo dimostrare, d’essere stata vittima d’un tentativo d’avvelenamento.
La Politkovskaja continua nel suo impegno civile e giornalistico, nonostante le crescenti intimidazioni da cui è colpita, dalle pagine di «Novaja Gazeta» fino al 7 ottobre 2006, quando viene freddata con cinque colpi di pistola nell’ascensore di casa.
Anna Politkovskaja resta una figura scomoda, su cui si cerca di far cadere il silenzio in patria, nonostante la sua notorietà internazionale, testimoniata, fra l’altro, dai numerosi premi che ha ricevuto durante la sua carriera e anche dopo la sua morte.

La pagina youtube di andrea8310 ci dà la possibilità di vedere le varie le vicissitudini, la determinazione e il coraggio di Anna impegnata nella difesa dei diritti umani e nella messa in discussione della politica di Putin.

211: Anna è un documentario italiano del 2008 realizzato da Paolo Serbandini e Giovanna Massimetti. Il film racconta la storia della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa il 7 ottobre 2006, attraverso filmati di repertorio e la memoria del marito Aleksandr, di amici, colleghi e gente comune. Il canale youtube di SeminalFilmsPresents ci dà la possibilità di dare uno sguardo al trailer del film.

Nel 2009 la casa editrice italiana BeccoGiallo pubblicò un libro-fumetto sulla storia di Anna Politkovskaja ed è stato scritto da Francesco Matteuzzi e Elisabetta Benfatti. Il canale youtube di E.BeccoGiallo ci mostra l’intervista a Francesco Matteuzzi che ci parla un po del libro dedicato alla giornalista tragicamente uccisa.

Nel 2007 l’organizzazione per i diritti umani Reach All Woman in War (RAW in WAR) che si occupa della tutela dei diritti delle donne, istituì l’ “Anna Politkovskaja Award” in memoria di Anna e della sua lotta per la preservazione dei diritti umani. La pagina yotube Raw in War (Reach All Women in WAR) ci mostra la premiazione e il discorso tenuto da Malala Yousafzai un’altra donne che, come Anna Politkovskaja, si è battuta e si sta battendo tutt’ora per i salvaguardia dei diritti umani in Pakistan.

Arci Como WebTV continua domani. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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