Dalla Calabria alla Lombardia: la ‘Ndrangheta è ovunque

Nella serata di giovedì 18 febbraio si è tenuto su Zoom e in diretta su Facebook il primo incontro della rassegna 4 colpi alla ‘Ndrangheta 2021: La presenza della ‘ndrangheta in Calabria e Lombardia.
Il ciclo di conferenze è organizzato dal Circolo ambiente Ilaria Alpi e dall’Arci di Como e patrocinato dai comuni di Alzate Brianza, Cabiate, Carugo, Inverigo, Lurago d’Erba e Mariano Comense. Ospiti della prima serata Antonio Talia, giornalista ed autore del libro Statale 106 – Viaggio sulle strade segrete della ‘Ndrangheta, e Gianni Barbacetto, scrittore e penna de Il fatto quotidiano. La serata è stata un botta e risposta moderato da Antonella Crippa, giornalista de La Provincia di Lecco, sulla ‘ndrangheta tra la Calabria e la Brianza. On line su canale di ecoinformazioni il video dell’incontro seguito, come tradizione dell’iniziativa, da centinaia di persone.

Come ha spiegato nell’introduzione Roberto Fumagalli, del Circolo ambiente, le quattro conferenze che compongono questo percorso di informazione sull’attività mafiosa dovevano tenersi già nel 2020, ma sono state rese impossibili dalla pandemia da covid.
Anche Gianpaolo Rosso presidente dell’Arci di Como ha fatto gli onori di casa, sottolineando come la lotta alla criminalità organizzata sia un modo di opporsi a ciò che lede i legami sociali, ma anche a chi mette in pericolo l’ambiente e le libertà.

La moderatrice, dopo aver presentato i due relatori, ha chiesto a Talia di spiegare cosa sia la Statale 106 che dona il titolo al suo libro.
Questa strada, che collega Reggio Calabria con Basilicata e Puglia attraversando la costa ionica calabrese, è simbolo delle radici della ‘Ndrangheta dato che percorre i paesi in cui quest’organizzazione mafiosa è nata.
Percorrere la 106 significa attraversare quarant’anni di crimini collegati al sud Italia, ma anche a luoghi ben più lontani come la Brianza, l’Australia e l’America Latina.
Ricordando la propria infanzia calabrese, il relatore ha sottolineato alcuni aspetti peculiari di questa organizzazione, partendo dall’esperienza della crescita in un territorio ‘ndranghetista e dalla conseguente assuefazione alla violenza quotidiana.
Le guerre ‘ndranghetiste finiscono in una tregua senza vincitori, che porta alla creazione di una struttura compartimentata capace di fare affari ovunque nel mondo e di resistere a qualunque opposizione legale.
La ‘Ndrangheta opera su vari livelli senza un capo unico, guidata da un comitato direttivo che applica le regole senza occuparsi delle singole questioni.
Infine, la dimensione non stragista di questa organizzazione le ha permesso di proliferare ed infiltrarsi su vastissima scala, in Italia e a livello internazionale.

Uno dei rami di questa espansione silenziosa porta la ‘Ndrangheta in Lombardia.
Questo radicamento prosegue ininterrotto, come ha spiegato Barbacetto, dagli anni ’70, partendo con i sequestri di persona e costruendo così quei capitali spesi poi nei mercati della droga (a Milano le famiglie calabresi detengono il primato della circolazione della cocaina).
In seguito, quest’organizzazione si è spostata verso il movimento terra e la gestione dei locali che animano la vita notturna, entrando così nella “normalità” della città lombarde.
Quest’inserimento nel quotidiano, inizialmente, ha portato ad un fenomeno culturale negazionista per cui la mafia non esisteva, sostenuto da figure come Letizia Moratti e smentito con la giunta Pisapia e l’operazione Crimine-infinito del 2008. Nonostante questa presa di consapevolezza, però, la questione mafiosa è sempre stata messa in secondo piano rispetto ad altre ritenute più urgenti, come quelle di Expo e della pandemia.
Tutta questa disattenzione politica e giuridica ha portato a non poter più parlare di infiltrazioni, bensì a dover considerare un territorio in cui la criminalità è un elemento integrante e corposo, ormai difficilmente eliminabile.

Se in Lombardia la ‘Ndrangheta si è sviluppata in termini sempre più imprenditoriali e quotidiani, in Calabria quest’organizzazione si è aggiornata e tecnologizzata vertiginosamente.
In Calabria, se non si può parlare di imprenditoria, la diffusione economica delle famiglie è comunque sempre più ampia.
Il nord Italia resta luogo privilegiato di infiltrazione in servizi di ristorazione per eventi, sicurezza in discoteche e locali ed attività simili.
Qualsiasi segmento di mercato, per quanto irrilevante possa apparire, è un’occasione di infiltrazione. La Lombardia, in questo, assomiglia sempre più alla Calabria: è sempre più difficile trovare zone franche dalle organizzazioni mafiose.

La ‘Ndrangheta non si è fermata col covid, nemmeno in una regione tanto colpita quanto la Lombardia.
Barbacetto ha constatato il fatto che la crisi potenzia e rilancia questi gruppi criminali, che possono trovare nuovi campi d’azione e riaggiornare i propri metodi in settori già consolidati.
L’imprenditoria lombarda è storicamente propensa ad affidarsi ad illeciti per evitare la competizione di mercato e, in un periodo come quello attuale, le sirene della ‘Ndrangheta sono ancora più ascoltate del solito.
Il radicamento criminale che viviamo ora è responsabilità di professionisti, imprenditori e politici che si sono appoggiati o hanno collaborato con queste realtà illegali.

Come racconta Talia in Statale 106, la ‘Ndrangheta si diffusa anche fuori dall’Italia con attività non solo imprenditoriali, ma anche di riciclaggio.
La Svizzera è uno dei poli principali in questo senso.
Sebbene più recente, la criminalità finanziaria è strutturalmente insediata in Australia e in Canada. Per non risultare pericolosi per la popolazione fin dall’inizio, gli ‘ndranghetisti internazionali si sono rafforzati ai danni dei propri connazionali che vivevano già lì, per poi estendersi a tutta la popolazione.
C’è una continua dialettica tra la ‘Ndrangheta calabrese e quella internazionale; una rete di rapporti continui che connettono locale e globale in modo fittissimo e che l’antimafia internazionale sembra al momento niente affatto adeguata a combattere.

Data la mancanza di domande dal pubblico, la moderatrice ha invitato Barbacetto a parlare della più recente operazione antimafia al nord, la Cardine-Metal money, e di raccontare una delle sue figure centrali.
Cosimo Vallelonga è un personaggio noto fin dalla Notte dei fiori di san Vito eche, nonostante le sue ripetute imputazioni ed accuse, è sempre riuscito a ripresentarsi sulla scena criminale locale.
Quest’uomo è simbolo della resistenza della ‘Ndrangheta contro la legge, ma anche della sua capacità di lavorare sul doppio binario della tradizione e dell’innovazione delle attività illecite.
Il garantismo della giustizia italiana contribuisce al fatto che nomi come questo possano circolare per decenni e imperversare ai danni della società.
Talia ha cercato di smorzare il pessimismo che dipinge i criminali come vincenti “belli e dannati”: questi uomini e queste donne vivono in realtà una vita misera, col fiato sul collo, braccati dalla giustizia e continuamente pressati economicamente e moralmente dai debiti e dai favori interni, a cui bisogna sempre rispondere in prima persona.
Entrare in quest’ottica, secondo l’autore, deve aiutare ad inquadrare queste vite per quello che sono: esistenze miserabili che iniziative come quella, sperimentata a Reggio, di strappare i figli alle famiglie ‘ndranghetiste, vogliono e possono isolare e rendere degli anti-modelli per la società.

Sempre nella speranza che arrivassero domande dal pubblico, Fumagalli ha preso parola chiedendo cosa serva a livello statale per contrastare la mafia, quanto a livello locale e quanto, invece, sia dovere dei cittadini fare.
Talia ha riconosciuto come la società civile debba denunciare ed uscire dall’omertà laddove necessario, ma ha sottolineato l’importanza di una decisa azione fiscale e di convincimento verso gli imprenditori. Una politica utilitarista che parli agli interessi imprenditoriali è un buon deterrente dal rivolgersi all’illegalità.
Barbacetto si è detto totalmente d’accordo coll’altro relatore: non basta la morale, serve dimostrare che agli imprenditori non conviene affidarsi alla protezione criminale.
La politica, soprattutto a livello locale, cede però spesso alle trattative con le cosche: per un pugno di voti si scende a patti con la mafia, innescando le radici di quel processo che ha portato gruppi come la ‘Ndrangheta al potere quasi totalizzante di cui godono ora.

Le domande dal pubblico, infine, hanno sottolineato come il nuovo governo Draghi si sia per ora, nei propri discorsi, dimostrato abbastanza poco attento alla questione mafiosa.
In qualche modo, dunque, la cronaca suffraga l’impressione dei relatori e ribadisce che la strada da fare per combattere la criminalità organizzata, ma soprattutto per creare una mentalità antimafiosa negli imprenditori e nella cittadinanza, sia ancora molto (forse troppo) lunga.

Il secondo incontro di 4 colpi alla ‘Ndrangheta si terrà giovedì 25 febbraio alle 17.30 su Zoom e in diretta su Facebook. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]



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