Lucio Magri/ Un’ispirazione tattica per la sinistra del presente

Nel tardo pomeriggio di lunedì 15 marzo si è svolto online su Zoom l’incontro di presentazione del libro Lucio Magri – Non post-comunista, ma neo comunista, di Simone Oggionni [Edizioni Efesto, 2021, 360 pagine, 15 euro].
A ricordare questa figura del Pci e de il manifesto, dialogando con l’autore e con Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia e moderatore, sono state figure di spicco della sinistra nazionale e locale: Luciana Castellina, Bruno Ravasio e Gabrio Vitali.

Lucio Magri si inserisce in una Bergamo in cui il cattolicesimo prende sempre più spazio nella società civile, quella stessa città in cui nel 1963 Togliatti aprì al dialogo tra comunisti e democristiani. Non risulta allora così strano che Magri, poi protagonista del comunismo italiano, si sia formato nelle fila della Dc e solo successivamente, nel 1956, approda nella sinistra e specificamente nel Pci.
La sua capacità analitica della realtà politica in cui è immerso lo porterà ad intuire prima le trasformazioni sociali che confluiranno nel ’68 e, poi, la trasformazione degli assetti politici che l’Italia vivrà negli anni ’70. L’analisi, in Magri, non è mai stata fine a sé stessa: come ha sottolineato l’autore del libro, la capacità di unire la lettura della contemporaneità alla direzione politica è stato forse il suo pregio principale.

Per persone come Bruno Ravasio, suo compagno nell’esperienza de il manifesto, parlare di Lucio Magri suscita nostalgia e porta a riflettere sul fatto che la speranza socialista non è vincolata al fallimento del comunismo reale.
Le contraddizioni che il sistema capitalistico ha palesato con le crisi climatiche, finanziaria e sanitaria dimostrano quello che Magri stesso aveva capito, e cioè che un cambiamento del sistema è possibile.
Sempre in questa previsione emergono le doti di lettura di questa figura della sinistra italiana, è nella capacità di mantenere i rapporti con la classe operaia ad inizio anni ’70 che ne fa emergere la forza politica. Lo scontro con Amendola che portò Magri alla sinistra del Pci non fu teorico, ma si dispiegò in lotte concrete, scioperi e battaglie contro il diffuso moderatismo sindacale.
Fu grazie a dirigenti come lui, ispirati dalla teoria dell’egemonia culturale gramsciana e forti della conoscenza empirica delle classi popolari, che le masse proletarie ebbero la possibilità di prendere in mano il proprio destino politico-economico nella resistenza ai padroni e contro il lassismo dei dirigenti sindacali.

Se Ravasio ne ha messo in rilievo le doti da dirigente, Vitali ha ribadito come Lucio Magri sia un testo che restituisce non solo la storia politica di cui Magri fu protagonista, ma testimonia anche della sua lettura antropologica della società. La sua forza fu la sua intuizione profetica dell’Italia dalla metà degli anni ’50 in poi.
Progettualità e capacità di prospettiva sono stati gli elementi che ne hanno fatto un tattico estremamente efficace senza però estraniarlo dal resto della realtà sociopolitica italiana e in particolare dai valori umanistici della chiesa cattolica.
La tattica è sempre legata alla strategia e ogni evento, dalle elezioni andate più o meno bene alla radiazione dal Pci, diventa un elemento contestualizzabile nella lotta per un mondo migliore; un mondo in cui, ad esempio, il sistema capitalistico appare chiaramente come un modello di sviluppo e culturale insostenibile.

Anche Luciana Castellina ha condiviso con Magri l’esperienza de il manifesto e le è stata affidata la prefazione del libro. Non poteva dunque che essere lei a portare l’intervento conclusivo dell’incontro.
Castellina ha sottolineato la centralità della città di Bergamo non solo in quanto città natale di Lucio Magri, ma anche per l’esperienza de il manifesto, tra la sinistra democristiana e la massa operaia bergamasche che furono terreno di nascita di quest’esperienza editoriale.
Il progetto della sinistra in occidente non era fare la rivoluzione come in Russia, ma ledere l’autorità padronale e la struttura capitalistica in modo processuale e graduale, fino ad impadronirsi di una fetta di società sempre maggiore e sempre più libera dal capitalismo.
Lucio Magri, protagonista di quell’esperienza, ha cercato e può essere ispirazione di lettura dell’oggi. Una rilettura, anzi, che guardi al passato e rifletta sui propri errori per non ripeterli e tenere il passo di un liberismo che corre.
Come ha sottolineato Landini nel suo discorso d’insediamento alla Cgil, non bisogna impelagarsi sull’opportunità o meno del partito, ma tornare a fare politica di fatto, verso una democrazia organizzata e stabile.

Lucio Magri è stata una figura importante nella sinistra a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Fine tattico e dirigente politico capace, ha saputo leggere il proprio presente senza mai cedere alla depoliticizzazione e orientando le proprie scelte in modo sempre positivo per la sua fazione politica e rispettoso della gente per cui si batteva.
La sua analisi ed il suo operato potrebbero essere una bussola metodologica anche per la contemporaneità, in un mondo politico che è sempre più incentrato sui social, sugli slogan e che vede la sinistra sempre più marginale, divisa e fossilizzata su dibattiti interni e superflui che non fanno che renderla sempre più fragile. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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