Il lato oscuro della filantropia

Ottantotto fondazioni, centinaia di città. Un potere inaccessibile che gestisce privatamente un enorme patrimonio collettivo. Non mancano abusi, sprechi, speculazioni.  Libro – inchiesta di Alessandro di Nunzio e Diego Grandolfo sul potere e i segreti delle fondazioni bancarie in Italia.

“Dio mi perdoni per avere inventato le fondazioni”. La frase risale al 1995 ed è di Giuliano Amato, sempiterno personaggio della vita politica italiana, passato da ogni sorta di incarico e resistente ad ogni terremoto che ha scosso i palazzi del potere.

La ritroviamo all’inizio di I signori delle città, libro-inchiesta di Alessandro Di Nunzio e Diego Gandolfo, edito da Ponte alla Grazie (518 pagine, 18 Euro), frutto di quattro anni di lavoro, per cercare di far luce sul mondo delle 88 fondazioni bancarie che amministrano un ingente patrimonio.

Una lettura molto interessante, che affronta un capitolo molto particolare di quel grande imbroglio (per la collettività) rappresentato dalle privatizzazioni. Qui non parliamo di servizi pubblici ma di banche, ma la musica non cambia.

Rivediamo lo stesso film: “ce lo chiede l’Europa”, che fin dai primi anni 90 evidenzia la debolezza del sistema bancario italiano (in buona parte pubblico) e chiede che si dia spazio all’ingresso dei capitali privati.

Si risponde con una soluzione tipicamente democristiana (l’idea fu di Andreatta anche se la firma sulla legge è del socialista Amato, all’epoca ministro del tesoro): le banche si trasformano in società per azioni e i loro patrimoni vengono provvisoriamente conferiti a “fondazioni bancarie” che dovrebbero amministrarlo e farlo fruttare nell’interesse delle comunità di riferimento.

Giuliano Amato – Foto NoTav-info

A trent’anni di distanza, rimane ancora aperto il dibattito se si tratti di risorse pubbliche o private. Quello che è certo è che si tratta di risparmio dei cittadini e quello che è altrettanto certo è che una non piccola fetta di questo risparmio è stato via via dilapidato da fondazioni che l’hanno malgestito, disattendendo non solo norme che via via si sono succedute per mettere ordine, ma anche gli stessi protocolli di comportamento che esse stessi si sono date. Ovviamente non tutte le fondazioni sono uguali e non mancano esempi virtuosi di ottimi servizi resi ai territori. Tuttavia, anche le esperienze migliori mettono in evidenza una preoccupante carenza di trasparenza e di democrazia interna, ed un sistema di nomina degli amministratori che sfugge ad ogni controllo democratico. Si fa tanto qualunquismo sulla “casta”, identificata con i politici; il libro ci svela che le caste vere sono ben altre: presidenti di fondazione inamovibili e autoritari, che esercitano un potere reale sulle comunità ben superiore a Sindaci e Consigli Comunali.

Di Nunzo e Gandolfo rievocano vicende che hanno riempito le cronache locali, da Treviso a Palermo passando per Bologna, Torino, Napoli, Roma, Lucca, Bari. Incontriamo la massoneria, gente che intrallazza con banche ticinesi, gente che si autonomina, gente che fa lavorare figli e nipoti.

Storie passate ma quanto mai attuali. Le fondazioni sono e saranno un attore inportante anche per l’erogazione di fondi per affrontare l’emergenza post Covid. Donazioni agli ospedali, raccolte di fondi, contributi alle associazioni del terzo settore. Per stare a casa nostra, Fondazione Cariplo lo scorso ottobre ha erogato contributi per 16 milioni. Giusto per fare un confronto, Regione Lombardia nel suo bando 2020 ha messo a disposizione 4,5 milioni. La sproporzione è evidente e a nulla serve discutere in punto di diritto sulla natura pubblica o privata dei fondi. Servirebbe attivare un controllo democratico sul loro utilizzo. Invece, le regole su trasparenza e accesso agli atti escludono le fondazioni dagli obblighi che sono previsti per l’ente pubblico.

Giuseppe Guzzetti – Foto Foggia today

Gli autori hanno intervistato i più importanti presidenti di fondazione, tra i quali spicca il ”nostro” – sempiterno anche lui e fresco tesserato alla federazione giovanile del PD lettiano –  Giuseppe Guzzetti, che rivendica a gran voce correttezza, trasparenza, visione politica, spirito di servizio. Non abbiamo elementi per dubitarne, così come non dubitiamo che avesse ragione il suo amico Andreotti, quando ci ricordava che il potere logora chi non ce l’ha. [Massimo Patrignani – ecoinformazioni]

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