Antifascismo contro fascismo e neofascismo

L’anniversario della liberazione dal fascismo non può e non deve essere soltanto un momento di trasmissione della memoria, ma richiede la capacità di rapportarsi al presente, per cogliere la continuità di un fenomeno, i suoi tratti evolutivi, la sua costante presenza nel contesto attuale, la necessità e l’attualità di essere e di dichiararsi antifascisti. Il ventennio fascista non è stato una pagina chiusa, un incidente della storia. Siamo in presenza di una crisi della democrazia, non solo in Italia, che apre spazi a soluzioni autoritarie.

I gruppi neofascisti, in questo contesto, non rappresentano soltanto l’elemento di osceno folklore che si manifesta ogni anno a Dongo e Mezzegra ma sono funzionali ai disegni politici della destra “istituzionale” e di pezzi importanti delle classi dominanti.

Si spiega così la giusta scelta dell’Anpi e del vasto cartello di forze antifasciste comasche, di aprire le celebrazioni del 76° anniversario della Liberazione con l’incotro del 23 aprile Il valore dell’antifascismo contro fascismo e neofascismo, una riflessione affidata ad uno dei maggiori esperti e studiosi di questo fenomeno, Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Fabrizio Baggi, coordinatore del dibattito ha ricordato che proprio a Como nel  novembre 2017, un gruppo di 13 neonazisti ha portato una violenta aggressione alle forze democratiche che si occupano dei diritti dei migranti. L’episodio, i cui responsabili sono ora a processo, mette bene in evidenza la stretta relazione tra impegno antirazzista e antifascismo. Paolo Berizzi, coraggioso giornalista di Repubblica che diede rilievo nazionale alla vicenda, ha ripercorso quei momenti con breve ma intenso contributo video. Annamaria Francescato, portavoce di Como senza frontiere, ha ribadito l’impegno della rete che coniuga antifascismo e azione per i diritti dei migranti e che proprio per questo è stata oggetto dell’azione fascista del 2017.

Da qui si è sviluppato anche l’intervento di Ferrari, con un excursus molto ampio su tutte le sigle della galassia nera. Veneto fronte skinhead, protagonista dell’assalto alla sede di Como senza frontiere, è un’organizzazione attiva anche in Lombardia e certamente non è la sola. C’è una specificità lombarda di lunga data, che affonda le radici in nuclei attivi fin dal primo dopoguerra e si dirama per tutto il 900 lungo la mappa dello stragismo, da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, per arrivare ai giorni nostri, con un ruolo attivo nello scenario dell’emergenza pandemica.

Su questo aspetto vale la pena di soffermarsi: siamo tutti ben coscienti che l’emergenza sanitaria porta con sé un’emergenza sociale, ma meno diffusa è la consapevolezza dell’emergenza democratica, che assume la forma di un conflitto tra la democrazia liberale e il cosiddetto sovranismo. La tendenza verso una “democrazia illiberale”, evocata tra gli altri dal premier ungherese Orbán, è un terreno favorevole per far emergere a livello di massa le parole d’ordine dei gruppi neofascisti. Se non è prevedibile una sostanziosa crescita elettorale di questi gruppi, è però evidente che la destra istituzionale utilizza e recepisce molti dei loro messaggi, ad esempio lo slogan sulla “dittatura sanitaria” che abbiamo sentito riecheggiare nelle proteste di molti gruppi e categorie che si ritengono colpiti dalle restrizioni emergenziali.

Dunque, un’osmosi tra neofascismo e destre istituzionali è ben presente. Tanto la Lega salviniana quanto i meloniani di FdI utilizzano abilmente questa connessione. La ricerca europea State of hate fornisce importanti elementi di analisi, con un’attenzione particolare sul ruolo di Fratelli d’Italia, una forza politica che si colloca in continuità con il MSI di Almirante piuttosto che con il pur timido revisionismo di AN.  

Stimolato dal pubblico, Ferrari anche approfondito il rapporto tra le destre e la criminalità organizzata, gli strumenti di finanziamento – occulti e alla luce del sole – utilizzati da queste organizzazioni, le contraddizioni della magistratura inquirente e giudicante nel reprimerne e sanzionarne i reati.

Al di là della fotografia dei fenomeni, c’è da chiedersi da cosa derivi il consenso sui contenuti. Ferrari ha citato diverse ricerche, tutte preoccupanti, che mettono in evidenza la presa di certi argomenti sui ceti più colpiti dalla crisi o meno attrezzati culturalmente. Affermando che «l’antifascismo ha perso campo e c’è uno scadimento della coscienza civile e democratica», ha invitato a connettere memoria e presente: la memoria è capace di suscitare sentimenti, ma c’è anche bisogno di sviluppare coscienza, di attualizzare i valori a cui ci riferiamo. L’importanza del 25 aprile sta qui, il compito degli antifascisti è quindi fare memoria, ma anche far parte di un movimento generale per i diritti: lavoro, studio, sanità, uguaglianza, pace, i grandi ideali che animarono la resistenza e sono iscritti – non sempre attuati – nella Costituzione.

Il dibattito ha dato spazio a molti interventi, con un’attenzione particolare al tema delle provocazioni che ogni anno si è costretti a fronteggiare a Dongo a causa delle tremende esibizioni di un manipolo di nostalgici, che purtroppo si ripetono nella sostanziale indifferenza delle istituzioni e delle popolazioni locali. Questa situazione è stata delineata dall’intervento di Cristina Redaelli, della sezione di Dongo dell’Anpi, che ha anche condiviso l’appello messo a punto dalla sezione, he tutte le forze politiche e associazionistiche antifasciste, così come le singole persone, sono invitate a sottoscrivere. Emerge l’importanza del lavoro nelle scuole, rivolto ai giovani, ma anche l’importanza del lavoro di quei Sindaci che rimangono ancorati ai valori dell’antifascismo, ed in questo senso la lettera inviata al Prefetto nei giorni scorsi  dal sindaco di Tremezzina Mauro Guerra è un segnale importante e confortante

In conclusione Ferrari ha ricordato un messaggio presente nell’importante libro Sindrome 1933, di Siegmund Ginzberg, «le crisi procedono al rallentatore, le catastrofi arrivano all’improvviso». Nel marzo 1919, la  prima riunione dei fasci di combattimento fu partecipata da poche persone, e commentata con brevi ed ironici trafiletti, ma dopo poche settimane quelle stesse persone si resero protagoniste di un attacco ad un corteo di socialisti, con l’omicidio di una giovane e l’assalto alla redazione dell’Avanti. Fu l’inizio di una tragedia per il nostro Paese. Un monito per evitare la sottovalutazione di fenomeni che possono essere gravidi di conseguenze nefaste. Oggi come allora. [Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

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