Dai social forum alla società della cura

Domenica 20 settembre, nella sala consiliare del Comune di Villa Guardia, si è tenuto il secondo incontro dell’Arci organizzato alla fiera L’isola che c’è 2021. Il convegno, dedicato all’analisi degli eventi del G8 a venti anni da Genova 2001, non ha mancato di soddisfare le aspettative dei presenti data la profondità dell’analisi proposta e chiarezza dell’esposizione. Ciò si deve certamente alle qualità dei relatori, Raffaella Bolini (Arci nazionale – Società della cura) e Walter Massa (presidente Arci Liguria), stimolati dalle domande di Daniele Molteni (Arci Como) e dagli interventi del pubblico.

Difficile riportare per intero la varietà di argomenti affrontati ma forse tutta l’esposizione può essere riassunta nell’iniziale ribaltamento della prima domanda di Daniele da parte dei relatori. Perché siamo più deboli oggi di 20 anni fa? La risposta è stata «Non siamo più deboli. Al contrario, siamo molto più forti!». Ma il movimento è diviso, forse perché ha dimenticato che i processi di cambiamento non nascono per caso, spontaneamente: Nascono dalla volontà e dall’organizzazione. La scelta del metodo è politica. E per tornare ad essere efficaci, e non solo testimoni emarginati e marginali, per ritornare ad un potere ben più inaccettabile di 20 anni fa, dovremmo riunirci intorno ai valori e ai temi che ci uniscono, mettendo da parte, in nome di un altro mondo possibile, quel che potrebbe frantumarci, ciò che oggi ci frantuma, ci polverizza. 

Per chi ha avuto modo di assistere ad entrambi gli appuntamenti in programma sul tema l’effetto complessivo potrebbe essere risultato straniante; sicuramente lo è stato per chi scrive. Questo è probabilmente dovuto all’avere assistito in merito ad un unico fatto a due narrazioni diverse e, soprattutto, alternative, a partire dall’impostazione generale e fin nei più piccoli dettagli. Inoltre, le posizioni esposte in entrambe le occasioni erano molto solide e argomentate; dunque, si fa davvero fatica a stabilire quale chiave interpretativa corrisponda maggiormente alle vicende del 2001 e agli eventi che le hanno seguiti in questi vent’anni. Non è un interrogativo banale, perché dalla risposta che come individui e come movimenti ci daremo dipenderà la nostra capacità d’azione nell’immediato futuro. Se c’è stato un punto di contatto tra i due interventi è proprio questo: non è il tempo delle inutili commemorazioni, parliamo di Genova 2001 per meglio vivere le sfide dell’oggi. Da qui anche il comune invito, rivolto in particolare ai giovani, a studiare. Seppur, con sfumature diverse: Monica Lanfranco ha fatto riferimento in particolare alle nostre genealogie (tema caro al femminismo), così come ai fondamenti dei diritti di cui inconsapevolmente godiamo. Non sapere l’esistenza, l’origine, il prezzo, di un diritto è il modo migliore per perderlo. Walter Massa e poi Raffaella Bolini declinavano invece la necessità di studiare soprattutto al presente, perché la società è in continua evoluzione e ignorare come sta evolvendo il mondo in cui viviamo rischia di rendere il nostro agire inadeguato.

Daniele Molteni (Arci Como)

Difficile quindi trarre delle conclusioni dalle due conferenze: la materia proposta è ancora ardente, e c’è bisogno che raffreddi quanto basta per poterla maneggiare con più sicurezza. A tutte e a tutti quindi il compito di non lasciare che quanto si è ascoltato resti una limpida suggestione. Rischiando una sintesi avventata, si potrebbe dire che sabato, ci è stata consegnata una visione più profonda, sofferta, e problematica sul passato e sul presente, mentre domenica i toni erano forse più diretti, ma rincuoranti, battaglieri e proiettati al futuro. [Somia El Hariry, ecoinformazioni]

Raffaella Bolini (Arci nazionale – Società della cura)
Walter Massa (presidente Arci Liguria)
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