Decennale Legambiente: azione territoriale per un cambiamento globale

Lo spazio Gloria ha accolto, nella serata di giovedì 14 ottobre, la festa per i dieci anni dalla fondazione del circolo Legambiente Como “Angelo Vassallo”. I festeggiamenti sono consistiti in una conferenza-concerto in cui vari personaggi centrali della storia di questa associazione hanno discusso della lotta ambientale ieri e oggi. A condurre la serata, dopo l’introduzione di Chiara Bedetti, vicepresidente del circolo comasco, che ha ripercorso la storia dell’associazione e Sara Sostini dell’Arci che ha ciarito le ragioni ela specificità della collaborazione dell’Arci alle attività del circolo ambientalista, il giornalista Andrea Quadroni.

[La video introduzione di Alessandro Lezzi, ecoinformazioni]

La storia del circolo Legambiente Angelo Vassallo è storia di un’associazione radicata nel territorio che fa del volontariato e dell’azione locale i propri punti di forza. La sua vicenda comincia con Michele Marciano che, colpito dalla barbara uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso nel 2010, decide di dedicargli un circolo ambientalista. Il racconto della nascita di Legambiente Como e della vita del suo fondatore è raccontata in Maranese. Storia di una vita.
La memoria di Angelo è stata ravvivata anche da Dario Vassallo, suo fratello, che in collegamento da remoto ha elogiato il coraggio di chi ha dedicato un’associazione al fratello, ucciso per motivi politici ed ambientali dalla mafia e il cui assassino resta ancora oggi senza volto né condanna.

Dopo un intermezzo musicale offerto da Michele Tiso ed Umberto De Paolis, chitarra e violoncello, la parola è passata a Stefano Ciafani, presidente di Legambiente nazionale, anch’egli da remoto, Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ed Enzo Tiso, presidente di Legambiente Como. Se nella prima parte si è dato spazio alla storia del circolo comasco, la prospettiva portata dagli ultimi tre relatori è stata di più ampio respiro. Con la Cop26 di Glasgow alle porte, è stato infatti chiesto loro un quadro sulle aspettative per la conferenza internazionale sul clima concentrando poi lo sguardo, coerentemente con l’area di competenza, allo stato dell’arte sul territorio italiano, regionale e provinciale.
Che la Cop26 sia un momento fondamentale per il futuro del pianeta è chiaro già dalle mobilitazioni per la Pre-Cop e la YouthCop di inizio ottobre; quali saranno effettivamente le forze in campo è un discorso certamente più complesso. Da una parte, Ciafani ha sottolineato la sfiducia che i paesi poveri avranno verso le superpotenze occidentali, che li hanno traditi sia sul piano della gestione della pandemia Covid sia sul piano dei sussidi economici; dall’altro però si arriva a questo raduno mondiale con una presidenza Usa ben più attenta della precedente alla questione ecologica e con la Cina che si fa sempre più capofila dell’investimento nelle tecnologie verdi. Gli obbiettivi stabiliti a Parigi non bastano più e non si può che sperare che, citando il presidente di Legambiente, si tiri la leva del potere passando dalle parole ai fatti ed applicando le tecnologie (che ci sono) attraverso delle politiche ambientali.

Certamente, sul piano globale l’individuo può fare poco, ma su quello locale anche l’azione del singolo è determinante. Soprattutto, Tiso e Meggetto hanno sottolineato quanto sia importante prendere coscienza dei cambiamenti che stanno avvenendo sotto gli occhi della popolazione e quanto sia importante riconoscerne la causa sistemica, impegnandosi per non infierire con le proprie azioni su una situazione critica. I recenti drammi legati alle frane nelle zone di Cernobbio e Blevio dovrebbero essere indicatori evidenti della situazione.

Nonostante la totalità del pubblico fosse adulta, fin dai primi interventi è stata centrale la figura dei “giovani”. Questi, grandi assenti della serata sul piano fisico, sono però stati il convitato di pietra della serata. Tra cenni alle iniziative nelle scuole, citate da Marciano prima e da Tiso poi e riferimenti alle manifestazioni di inizio ottobre che proprio i giovani hanno organizzato, è chiara la consapevolezza che ciò che si sta facendo riguarda in gran parte il mondo che si lascerà alle future generazioni.

Con un po’ di imbarazzo si è cercato di tematizzare la questione dell’apparente incomunicabilità tra movimenti studenteschi ed associazioni, ma di fatto senza una delle due parti presente a dire la propria sembra difficile aprire un dialogo. Non si può non notare come, se alla manifestazione dedicata alle associazioni in chiusura della Pre-Cop milanese (2 ottobre), nonostante la presenza dello spezzone di Legambiente la partecipazione sia stata ben poca, in una serata più teorica ma comunque importante come occasione di dialogo siano stati gli studenti a venire meno.
Probabilmente, la sfiducia verso il mondo dei “boomer” è troppa, e fa sorridere che una delle canzoni conclusive fosse dedicata ai «boomer che ci raccontano di un mondo che abbiamo visto, che non sappiamo se è esistito ma che comunque ci manca»; però il problema resta.
Dunque, la questione climatica sembra destinata a svilupparsi su un doppio binario: da una parte quello inintelligibile degli accordi tra superpotenze internazionali, dall’altro quello della lotta di piazza e dell’azione responsabile individuale, che è difficile quantificare ed orientare nonché unire in una vera pratica di società civile ambientalista a tutto campo. Come che siano le cose, lo scollamento generazionale sembra non essere destinato a risolversi presto ed i tentennamenti dei vertici politici mondiali sono poco rassicuranti: in tutto ciò il tempo scorre, il ghiaccio nella clessidra è sempre meno ed il momento dell’irreversibilità rischia di avvicinarsi sempre di più. [Pietro Caresana, ecoinformazioni] [Foto di Dario Onofrio, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni anche i video hd della serata.

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