Prospettive sulla Palestina/ Università e politica

Martedì 18 novembre l’incontro Prospettive sulla Palestina a Sant’Abbondio dell’Università degli Studi dell’Insubria di Como, organizzato dall’Università e dalla Rete universitaria per la Pace, ha offerto contributi di esperti della storia dei luoghi e dei popoli che li abitano, sulle attualità tragica e su un possibile futuro, si spera di Pace. L’incontro ha evidenziato un nuovo positivo rapporto tra Università e territorio con l’assunzione del compito di fornire sulle questioni nodali contributi di alto livello, forse però era possibile essere più incisivi e la comunità studentesca e coloro che in città animano le inziative per la Palestina avrebbero potuto essere più presenti.

Apre l’incontro il moderatore Alberto Castelli, docente di storia del pensiero politico presso l’Università dell’Insubria, il quale immediatamente sottolinea l’importanza di un pensiero politico all’interno dell’università, visto spesso come solo un centro di ricerca, ma che necessita di discussioni e posizioni politiche, sia dall’istituto stesso che da parte degli studiosi che la frequentano. Secondo Castelli, infatti «per chi maneggia libri e non armi e potere, occuparsi di politica significa cambiare in meglio i pensieri e i fatti».

La parola passa subito ad uno degli ospiti della conferenza, l’architetto, pittore e saggista, nonché studioso dell’ebraismo, Stefano Levi della Torre. Levi ripercorre un po’ la storia del sionismo, della sua nascita e di ciò che rappresenta. Sottolinea come lo stato di Israele sia nato come un risarcimento da parte dell’Europa per tutte le persecuzioni subite dagli ebrei nella storia, però totalmente a discapito della popolazione palestinese. Anche perché «gli ebrei non erano un popolo senza terra, erano dispersi e amavano le terre in cui abitavano e da cui sono stati per secoli cacciati; senz’altro però in Palestina esisteva ed esiste un popolo che la abita». Levi evidenzia inoltre l’importanza del significato della parole, ad esempio del termine terrorista che non rappresenta solamente chi imbraccia un kalashnikov, anche Israele, pur non nelle sembianze, è terrorista; così come la parola popolo deve assumere un vero significato, cos’è un popolo? Per quali motivazioni e caratteristiche decidiamo di utilizzare questo termine in determinate occasioni?

Continua Angelo Rusconi, capo progetto di Medici senza Frontiere a Gaza, il quale tramite racconti e foto riporta la sua esperienza a Gaza e in molti altri paesi di guerra del mondo. Rusconi proietta ciò che ha visto con i suoi occhi, i rumori insistenti di bombe durante la notte, i cittadini costretti a cambiare costantemente case, finendo a convivere in 40 persone all’interno di un appartamento. Racconta delle strategie di Israele per bloccare la popolazione, strategie usate in tutto il mondo di guerre e commenta «il miglior modo per bloccare una popolazione è chiuderne le scuole”, e non solo, perchè ad aggravare la situazione troviamo anche acquedotti bloccati, aumento di costi del carburante, bombe sui camion di alimenti. Rusconi conclude con una breve domanda personale, che più volte ha posto ai suoi colleghi “ma che bisogno c’è di bombardare? È puro sadismo». «Anche Falcone e Borsellino sono stati uccisi e la Sicilia conta migliaia di mafiosi, ma non per questo l’Italia ha raso al suolo la regione».

Conclude Farian Sabahi, docente di Storia contemporanea presso l’Università dell’Insubria, la quale porta le sue conoscenze riguardo il mondo orientale, tra vittime palestinesi, israeliane, ma non solo perché all’interno di tutti questi conflitti sono molte le popolazioni e gli stati inclusi, tra cui anche l’Iran, paese attaccato la scorsa estate con la scusa del pericolo nucleare, solamente per poter mantenere intatto il governo israeliano. Farian Sabahi ha sottolineando anche la netta distanza tra le popolazioni che si schierano chiaramente a sostegno del popolo Palestinese e i governi che invece tengono posizioni più neutrali per ovvie ragioni d’interesse politico ed economico. 

La conferenza si è conclusa con domande dei partecipanti (una cinquantina) e con i ringraziamenti di Sebastiano Citroni, docente di sociologia dell’Università dell’Insubria, e di Ivan Vaghi del personale tecnico amministrativo. [Foto, video e testi di Matteo Gioia, ecoinformazioni]  

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