Intrecciat3/ 25 novembre di lotta femminista e transfemminista
Nel corso di una conferenza stampa nella sede della Cgil di Como, giovedì 20 novembre le attiviste della rete Intrecciat3 hanno presentato le iniziative promosse e condivise dalla rete in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere.
Sono intervenute Alessandra Ghirotti (Cgil), Celeste Grossi (Donne in nero, Arci), Marcella Cirrincione (Non una di meno) e Sara Sostini (Arci).
Quest’anno un 25 novembre non solo contro la violenza di genere ma per rivendicare indipendenza, autodeterminazione, diritti, dignità e spazi. «Vogliamo manifestare la necessità di non sentirci oppresse, scendendo in piazza in modo conflittuale. Prima e al di là della sua concezione bellica – il conflitto è infatti uno strumento per portare cambiamento e trasformazione nella società: per rivendicare spazi, diritti e autodeterminazione» spiega Alessandra Ghirotti (Cgil), nel presentare la proposta politica che animerà il corteo di martedì 25 novembre con partenza da via Milano alta alle 18,15, dopo il presidio di silenzio delle Donne in nero, momento che si è condiviso essere importante come inizio proprio per la riflessione sulla guerra come espressione estrema di un sistema patriarcale.
«Le Donne in nero» – ha spiegato Celeste Grossi – «anche quest’anno saranno in piazza per manifestare con il silenzio contro tutte le guerre e i genocidi»: da Gaza all’Ucraina, dal Sudan all’Afghanistan, contesto dimenticato dove l’oppressione sistemica delle donne si può configurare come «apartheid di genere», purtroppo ancora non riconosciuto come crimine contro l’umanità.
Marcella Cirrincione (Non una di meno) ha introdotto il documento steso dal collettivo che verrà letto durante il corteo, frutto di una riflessione interna sul concetto di sicurezza, che non può derivare da un maggior controllo – «come se i corpi delle donne fossero un terreno da custodire» – ma piuttosto da un’educazione all’emotività e all’ascolto, dalla presenza di spazi sicuri nelle città (consultori, case delle donne), da un processo culturale e da riforme sociali che cambino la configurazione delle città rendendole attraversabili senza pericoli anche dalle donne.
«Con la lotta e con il conflitto si può trasformare la società, per i diritti di tutt3» – ha concluso Sara Sostini (Arci): perchè la violenza di genere non è qualcosa che riguarda solo il genere sul quale viene perpetrata, ma l’intera società; è necessario quindi ripartire dal conflitto visto come situazione in cui coesistono visioni diverse e renderlo processo trasformativo invece che oppressivo o distruttivo, una necessità condivisa da tutte le realtà di Intrecciat3.
Tra gli strumenti presentati dalla rete come alternativi ad una risoluzione violenta di un conflitto, anche l’arte e la cultura, nell’incontro L’arte come rinascita: mostra multimediale e dialogo con l’artista di origine palestinese Nidaa Badwan che si terrà allo Spazio Gloria sabato 29 novembre dalle 17. [Camilla Pizzi, ecoinformazioni]

