associazionismo

Libera Como/ A proposito dei fatti della scorsa settimana a Cantù

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Si trasmette in forma integrale il comunicato emanato dal coordinamento Libera di Como:

La zona nera che è quella della criminalità organizzata, quella dove si fanno affari sporchi e dove si delinque. La zona bianca è quella dei buoni esempi. Quella di chi denuncia le malefatte altrui. Quella di chi non fa affari con la mafia e delle persone corrette che lottano tutti i giorni per un mondo migliore. La zona grigia è la zona che rappresenta chi, con il suo comportamento, favorisce l’insediarsi della criminalità organizzata. E’ il luogo dove tutti tacciono.”
Raffaele Cantone

Cari cittadini,
a seguito dei recenti avvenimenti abbiamo deciso di inviarvi questa lettera: non vogliamo tanto commentare quanto accaduto, quanto riflettere sullo stile che riteniamo necessario tenere di fronte agli atteggiamenti mafiosi che ogni giorno incontriamo ma non riconosciamo.
Sarebbe troppo semplice in questo momento arrabbiarsi e scendere in piazza dimenticando che la Mafia si deve combattere quotidianamente informandosi, ricordandosi di scegliere da che parte stare e testimoniandolo con gli atteggiamenti. Vi invitiamo ad informarvi per cercare di capire; vi invitiamo a non smettere di parlare di quanto accaduto in modo costruttivo, per far sì che sempre più persone si rendano conto di queste dinamiche; vi invitiamo a partecipare attivamente avendo a cuore il bene comune: solo in questo modo potremo cambiare le cose! Ci auguriamo che la vostra presenza possa essere numerosa ad incontri e occasioni che divulgheremo per approfondire l’argomento.

Stefano Tosetti, referente del coordinamento di Libera Como, aggiunge:

Dobbiamo riconoscere, una volta per tutte, che l’arma più potente che abbiamo è quella di essere cittadini informati e consapevoli. Informati per poter leggere la realtà che ci circonda e consapevoli che sono le nostre scelte quotidiane, anche quelle più semplici e apparentemente irrilevanti, a creare la società che abitiamo. Ciascuno con le proprie responsabilità, a seconda del proprio ruolo, è necessario che tutti abbiano una nuova consapevolezza della società in cui vivono a cominciare dalle classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sociali. Solo così saremo in grado di contrastare efficacemente fatti gravi come quelli che oggi ci hanno sconvolto e indignato.

Coordinamento di Libera Como e Presidio “Gianluca Congiusta e Lollò Cartisano” di Libera in Cantù

14 ottobre / “Io non rischio”

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Si trasmette il comunicato stampa dell’iniziativa Io non rischio. Buone pratiche di protezione civile, che per la data di sabato 14 ottobre prevede una campagna di informazione nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani (a Como, i volontari e le volontarie della protezione civile saranno presenti in piazza Cavour).

Io non rischio: campagna nazionale per le buone pratiche di protezione civile
14 ottobre volontari in piazza a Como
Il volontariato di protezione civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per comunicare sui rischi naturali che interessano il nostro Paese. Il 14 ottobre volontari e volontarie di protezione civile allestiranno punti informativi Io non rischio nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani, per diffondere la cultura della prevenzione e sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto.

Il cuore dell’iniziativa – giunta quest’anno alla settima edizione – è il momento dell’incontro in piazza tra i volontari formati e la cittadinanza. Ma l’edizione 2017 sarà un’occasione speciale, perché le piazze si arricchiranno di iniziative ed eventi: i volontari, infatti, accompagneranno la cittadinanza in un percorso legato alla conoscenza dei rischi specifici del territorio e alla memoria dei luoghi.
Sabato 14 ottobre, in contemporanea con le altre città in tutta Italia, anche Como partecipa alla campagna Io non rischio. Per scoprire cosa ciascuno di noi può fare per ridurre il rischio alluvione, l’appuntamento è in piazza Cavour e dintorni. Oltre al punto informativo, quest’anno i volontari invitano i comaschi ad una speciale caccia al tesoro (ulteriori informazioni sulla pagina facebook IO NON RISCHIO PIAZZA COMO).

L’edizione 2017 coinvolge volontari e volontarie appartenenti a oltre 700 realtà associative, tra sezioni locali delle organizzazioni nazionali di volontariato, gruppi comunali e associazioni locali di tutte le regioni d’Italia.
Io non rischio – campagna nata nel 2011 per sensibilizzare la popolazione sul rischio sismico – è promossa dal Dipartimento della protezione civile con Anpas-Associazione nazionale pubbliche assistenze, Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Reluis-Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica. L’inserimento del rischio maremoto e del rischio alluvione ha visto il coinvolgimento di Ispra-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Ogs-Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, AiPo-Agenzia interregionale per il fiume Po, Arpa Emilia-Romagna, Autorità di bacino del fiume Arno, CamiLab-Università della Calabria, Fondazione Cima e Irpi-Istituto di ricerca per la protezione idro-geologica.
Sul sito ufficiale della campagna, www.iononrischio.it, è possibile consultare i materiali informativi su cosa sapere e cosa fare prima, durante e dopo un terremoto o un maremoto.

Per informazioni sulla piazza, pagina facebook “IO NON RISCHIO PIAZZA COMO”

Consulta la locandina dell’iniziativa

4 e 6 ottobre / “Ero straniero”: nuovi appuntamenti a Albate e Monte Olimpino

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Per la settimana prossima, mercoledì 4 ottobre al mercato di Albate e giovedì 6 ottobre a Monte Olimpino (orari: 9 – 12 per entrambe le giornate), si potrà firmare presso il banchetto certificato, previa presentazione di un documento d’identità valido,  l’appello Ero Straniero. L’umanità che fa bene, che l’allora neocostituito comitato comasco ha già presentato domenica 17 settembre durante L’isola che c’è, fiera provinciale delle economie e delle relazioni solidali (qui l’articolo di News km 0 / ecoinformazioni a riguardo).

A Como hanno già aderito al Comitato: Acli, Arci, Como senza frontiere, Cgil, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Fondazione Somaschi Onlus, Giovani democratici della Provincia di Como, La Prossima Como, Legambiente, Mdp Articolo 1, Prc, Refugees Welcome, Sinistra Italiana. Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti Como.

“Una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, per cambiare le politiche sull’immigrazione in Italia e la narrazione mediatica. Tra i promotori un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora sul campo, tra cui l’Arci, uniti da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace trasformandoli in opportunità per il Paese. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge, che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro; la reintroduzione del sistema dello ‘sponsor’ già collaudato con la legge Turco-Napolitano, con un cittadino italiano che garantisce l’ingresso di uno straniero; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già integrati in Italia; nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità”.  [Arci Report, 13 aprile 2017].

Leggi qui la proposta di legge popolare e il documento di sintesi  della campagna Ero straniero

5 – 8 ottobre / Festa della cooperazione albatese

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Tra giovedì 5 e domenica 8 ottobre, il Bar “Il circolo” e il salone villa dell’Ucc di Albate (via Canturina 164 e 166) ospiteranno la XXXI edizione della Festa della cooperazione albatese, organizzata da Ucc [unione circoli cooperativi] e patrocinata dal Comune di Como, da Bcc – Cassa rurale ed artigiana di Cantù e dalla Provincia di Como. Di seguito il programma:

Giovedì 5 ottobre:
14 : gara di bocce al bocciodromo Ucc

Venerdì 6 ottobre
21 : Dibattito pubblico sul tema Comosud (Albate – Camerlata – Rebbio): quale futuro? al salone villa Ucc. Interverranno il Sindaco di Como e (sic) alcuni assessori.

Sabato 7 ottobre:
14 : gara di scopa d’assi al bar “Il circolo”
18,30: Giro del Mondo in 330 giorni – al salone villa, Francesco “Cecco” Zamburlini parlerà del suo viaggio in 29 paesi.
19, 30 : apericena al bar “Il circolo”

Domenica 8 ottobre:
dalle 9 in poi: Ul pan de Com – distribuzione gratuita di pane offerto da Panificio Moro e Il pane dei Volonté, vendita di torte equosolidali alla bottega Pachamama e di prodotti tradizionali mantovani (sbrisolona, salame, parmigiano) al bar “Il circolo”.
10 : al salone villa, Benedetto Indavuru presenta il suo libro Democrazia cristiana e Partito comunista italiano nella provincia di Como (dal 1945 al 2007)
12 : aperitivo della cooperazione offerto al bar “Il circolo”da Ucc
12,30 : pranzo della cooperativa al salone villa Ucc
19,30 : risotto e salsiccia al salone villa Ucc
21 : tombola a premi al salone villa Ucc

La settimana successiva, precisamente domenica 15 ottobre dalle 15,30, sarà poi possibile partecipare a una castagnata nei pressi della Baita Monte Goi.

Ucc invita tutte e tutti a aderire e portare il proprio contributo di idee. Chi fosse interessato, o volesse ulteriori dettagli sulle iniziative della festa della settimana prossima, può chiamare lo 031 52 37 05 oppure mandare una e–mail a sede@ucc.it .

3 ottobre / prima riunione organizzativa per la Parada par tücc 2018

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La cooperativa Csls di via Col di Lana 5/a ospiterà, martedì 3 ottobre dalle 21, la prima riunione organizzativa per la prossima Parada par tücc, che compierà dieci anni proprio nel 2018.

Gratuità, libertà ed ecologia: questo il “tricolore” di un evento auto-sponsorizzato (ma promosso da Associazione Partucc e Associazione del Volontariato Comasco-Centro Servizi per il Volontariato di Como, in collaborazione con Comune di Como) e aperto, nomen omen, a tutti, “gemmato” (come idea) dalla bolognese Par tòt parata ma decisamente dotato di vita propria. Di colori, comunque, la Parada comasca ne mostra assai più di tre, senza lesinare sulla creatività, sulla curiosità e sull’entusiasmo contagioso che riesce puntualmente a destare, nei partecipanti – attivi ogni anno su decine di laboratori  – e in chi si trova, casualmente o no, ad assistervi nelle vie del centro storico in un sabato di quasi-estate.
La scelta di un tema per ogni edizione – dal 2011 ad oggi – mette ulteriormente alla prova la fantasia di un vulcanico staff di volontari, ogni anno – non a caso – un po’ più numeroso di quello dell’anno precedente. Decisamente, infatti, la Parada è un’occasione di aggregazione sociale e di divertimento condiviso tra tutti gli individui, i gruppi e le associazioni che vi prendono parte, e sebbene il “serpentone” variopinto di maggio-giugno sia la celebrazione di tanta inventiva, sarebbe senz’altro riduttivo e fuorviante dimenticarsi del percorso annuale che anticipa la ri-creazione del corteo, tra incontri, cene a tema, laboratori e momenti di animazione sparsi nel tempo e nello spazio.

Insomma: tutti e tutte invitati/e a portare le proprie idee e le proprie energie a questo incontro d’apertura, per fare della decima Parada un evento ancora più partecipato e colorato del solito.

(per ulteriori informazioni e collaborazioni. info@patadapartucc.it )

30 settembre / Arci Pizza a Mirabello per tesseramento 2018

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Sabato 30 settembre, il circolo Arci Mirabello di Cantù (via Tiziano 5) ospiterà Arci Pizza: una pizzata per promuovere il tesseramento 2017/18, sia per i nuovi iscritti, sia per coloro che, già associati/e, volessero rinnovare la propria adesione per l’anno prossimo.

Ingresso dalle 19. Per info e prenotazioni, si può scrivere a arcimirabellocantu@gmail.com oppure alla pagina Facebook del circolo.

Dal 28 settembre / Stagioni a tavola ad Arci Mirabello / Incontri con Laila Cesareo

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Programmata per giovedì 28 settembre alle 21 al circolo Arci Mirabello di Cantù (via Tiziano 5) l’apertura del ciclo di incontri Stagioni a tavola, organizzato insieme alla cooperativa Corto circuito.
Ospite della serata di giovedì sarà Laila Cesareo, nutrizionista, che mostrerà ai e alle partecipanti come costruire una dieta sana ed equilibrata a partire da ingredienti di stagione. Nell’ambito della stessa rassegna, Cesareo interverrà al circolo Arci Mirabello anche mercoledì 6 dicembre.

Stagioni a tavola prevede però altri tre appuntamenti nella stagione autunnale – invernale di quest’anno: giovedì 5 ottobre e venerdì 15 dicembre con Mani in pasta con “il cibo raccontato”, e giovedì 14 ottobre con una cena d’autunno, in collaborazione con l’Associazione ortisti di Cantù.

Gli incontri con Laila Cesareo saranno gratuiti, mentre è prevista una quota di 5 euro per il doppio appuntamento di Mani in pasta. Per informazioni e iscrizione si può scrivere a arcimirabellocantu@gmail.com o alla pagina Facebook del circolo.

Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci

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Si è tenuto nella giornata di 23 settembre nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano il convegno Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci, organizzato da Arci nazionale, Arci Lombardia e Arci Milano in occasione del LX avversario della nascita dell’associazione, impegnata – lo ha sottolineato la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci –  nella promozione della cittadinanza attiva. Il lavori, introdotti da Luigi Lusenti, sono stati moderati da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, e Cesare Giuzzi de Il Corriere della sera.
La scelta di Milano come città ospite non è casuale, ricordano relatrici e relatori in apertura (ha aperto l’assemblea Lorenzo Lipparini, assessore alla cittadinanza attiva del comune di Milano), sottolineando più volte la presenza stabile e prospera delle mafie nel nord Italia, e più specificamente nella capitale economica e finanziaria del nostro paese.
Il preconcetto che vorrebbe circoscrivere l’associazione mafiosa e la sua metodologia d’azione al Mezzogiorno è ormai errato e vetusto, ma non per questo eradicato dal pensiero collettivo. I fatti dimostrano invece che il potere mafioso si esercita oggi attraverso la corruzione e la collusione, ha affermato Diana De Martino, sostituta procuratrice antimafia, prima ancora che con l’uso della violenza e dell’intimidazione: pratiche oggi occasionali – gli ultimi omicidi noti a sfondo mafioso risalgono ai primi anni Duemila –  ma certo non abbandonate tout court.
Altrettanto significativa, hanno chiarito Nicola Licci (presidente di Arci Milano) e Salvo Lipari (coordinatore lotta alle mafie e alla corruzione, Arci nazionale) è la scelta di dedicare i sessant’anni di Arci a una riflessione trasversale sulla realtà “antimafia”, rinnovando un impegno quasi trentennale alla lotta – legale, giusta, pacifica, condivisa –  intrapresa dall’associazione, contro le organizzazioni italiane (ma ormai internazionali) di criminalità organizzata, per brevità chiamate “mafie”. 

È in seguito alle stragi dei primi anni Novanta (nel 1992 a Palermo e poi nel 1993 a Firenze, Roma e Milano) che Arci Lombardia ha cominciato ad attivarsi in sostegno alle già avviate attività antimafia in Sicilia. Bergamo, ha ricordato Cortesi, fu la prima città settentrionale, nel 1994, ad accogliere la Carovana antimafie; da allora, l’attenzione verso la fenomenologia del crimine organizzato si è andata diffondendo, aprendo la strada all’impegno delle istituzioni, della giustizia e del terzo settore nel contrasto attivo alle mafie.
Non prendere coscienza di una presenza e di un’attività criminali, o peggio: negare l’evidenza in tal senso, scegliendo  di non agire e non parlare,consente infatti la loro proliferazione pressoché incontrastata delle stesse. Pasquale La Torre, rappresentante del circolo Arci di Monte Sant’Angelo, nei dintorni di Foggia, lamenta una diffusa, erronea percezione del locale clan mafioso Libergolis come “mafia minore” e poco minacciosa, nonostante lo stesso clan disponga di cellule armate paramilitari. E proprio l’incapacità o il rifiuto di riconoscere il progressivo radicamento delle mafie nel nord del paese ha consentito a queste di intessere una rete di relazioni strategiche con l’impresa locale. Autori di Appunti di antimafia, Dominella Trunfio (anche rappresentante dell’Arci provinciale di Reggio Calabria) e Francesco Filippi individuano la principale causa del potere delle ‘ndrine in Lombardia nella sottovalutazione della  “mafia calabrese” rispetto alla siciliana Cosa Nostra e alla camorra campana. Ancor oggi, non a caso, la ‘ndrangheta rimane la principale struttura di crimine organizzato a Milano e in generale in Lombardia, benché anche qui persistano cellule camorriste e di Cosa Nostra, come nel caso dei siciliani Matteo Messina Denaro o Michele Sindona (boss di Castelvetrano trapiantato a Milano il primo, imprenditore colluso con la mafia il secondo, il cui nome è legato all’omicidio di Piergiorgio Ambrosoli).
Va in ogni caso precisato che le mafie, di qualsiasi provenienza, non si sono fatte strada “da sole” nella prosperosa Italia settentrionale degli anni Sessanta e Settanta: al contrario, esse hanno facilmente accresciuto la propria influenza – politica, economica, sociale, culturale – grazie alla compiacenza di diversi soggetti della finanza, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione locali, disposti a “sporcarsi le mani” pur di assicurarsi affari vantaggiosi e protezione.

Non è in alcun modo fattibile contrastare una realtà vasta, complessa e pervasiva come la criminalità organizzata (e i suoi collaboratori) agendo in modo isolato e incoerente: se è vero che le mafie prendono forza dalle relazioni costruite dentro e soprattutto fuori dai circuiti propriamente criminali, relazioni e sinergia sono altrettanto importanti per gli attori dell’antimafia.
A questo scopo, diventa essenziale ristabilire un rapporto di trasparenza e di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, e (ri)creare i presupposti perché questo accada. Di nuovo, il perseguimento coerente e coeso di comuni obiettivi è un presupposto necessario, ed è qui che entrano in gioco realtà associative  come Arci, Avviso Pubblico o Libera, in grado di esercitare una pressione politica decisiva: Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico ha ricordato come quest’ultima realtà si sia fatta promotrice attiva di sei provvedimenti legali e di un osservatorio parlamentare; Luigi Lusenti ha invece citato l’impegno del progetto europeo Icaro 
[Instruments to Remove Confiscated Assets Recovery’s Obstacles] nel favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati (per i quali la Lombardia  – guarda caso – detiene il primato nazionale).

Per intraprendere un dialogo costruttivo tra istituzioni e società, è fondamentale risolvere le ambiguità di una cosa pubblica che “c’è” e che “non c’è”, che da una parte subisce o cerca collusioni mafiose, e dall’altra spende risorse ed energie nel tentativo di debellarle.  Rosy Bindi, deputata Pd intervenuta al convegno in qualità di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, è consapevole delle collusioni della politica nelle attività criminali; pur ricordando che la forte incidenza della delinquenza organizzata in Italia ha implicato sviluppi significativi dei mezzi giuridici, politici, sociali in contrasto alle stesse; risorse che in altri paesi europei non sono altrettanto avanzate. Allo stato delle cose, rimangono comunque delle criticità: prima fra tutte, la diffusa impunità dei soggetti della “zona grigia”, non formalmente illegale, ma implicata nelle attività delle associazioni criminali.  Persiste poi una percezione astratta della corruzione come “tratto culturale” italico, pericolosa nella misura in cui questa porti a un’autoindulgenza deresponsabilizzante.
Per contrastare attori, obiettivi e strategie della criminalità organizzata, ha riassunto Bindi, non basta intervenire  in senso repressivo e punitivo: altrettanto imperativa è un’azione preventiva, che coinvolga la società civile, l’apparato legislativo (con l’elaborazione, approvazione e applicazione di un codice antimafia organico e attualizzato) e il mondo delle imprese e dei mercati, riparandone le fragilità e i vuoti normativi che la criminalità organizzata e i suoi intermediari sono ancora in grado di manipolare a proprio vantaggio.
Sono già stati mossi importantissimi passi avanti nella persecuzione legale e politica delle attività di stampo mafioso, quali l’art.416 bis del codice penale (introdotto dalla legge 646/82 Rognoni – La Torre, definisce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso), la legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, e l’introduzione del carcere duro per i mafiosi (art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano); quest’ultima misura in particolare, ha evidenziato De Martino, è stata decisiva nel limitare (non debellare, comunque) il potere delle organizzazioni camorriste del casertano. A tali provvedimenti vanno aggiunte disposizioni più severe nell’assegnazione di appalti, che però, dati i tempi stretti, non sempre trovano un’attuazione pratica.
Rimane comunque incoraggiante l’impegno delle imprese (di cui è stato portavoce in sede di dibattito Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, oltre che giornalista e scrittore) e dei sindacati (rappresentati da Vincenzo Moriello, Cgil), sempre più attenti e attivi nel contrasto alle mafie nelle rispettive aree di competenza: nelle parole di Calabrò, infatti, «essere attivi in antimafia a Milano e in Italia significa tutelare lo sviluppo della città e del paese».

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Misure di tipo punitivo, in effetti, non possono funzionare al meglio senza una sistematica campagna di (ri)sensibilizzazione alla giustizia, alla legalità e alla responsabilità civica, e di prevenzione nei confronti di soggetti e azioni che intendano contrastare tali valori, privando la società onesta di ricchezza materiale e morale.
Decisivi a questo scopo sono i campi della legalità, promossi da Arci e Libera, inizialmente in Sicilia e poi in altre regioni italiane, a Sud come a Nord. Essi richiamano ogni anno centinaia di volontarie e di volontari, che spesso, conclusa la permanenza settimanale o bisettimanale del campo, proseguono il proprio impegno sociale gettando le basi per un’attività antimafiosa condivisa sul territorio locale [per fare un esempio, il coordinamento comasco di Libera è nato nel 2012 su iniziativa di giovani volontarie e volontari dei campi antimafia in Calabria, Campania e Sicilia, molti dei quali avrebbero poi ripetuto l’esperienza, nda].
Calogero Parisi, presidente della cooperativa Lavoro e non solo di Corleone, e alcuni partecipanti, riportando alla platea la propria esperienza personale, hanno sottolineato l’impatto positivo dei campi, che combinano ad un’attività di lavoro agricolo volontario momenti di confronto, di formazione storico-sociale e, com’è giusto, di divertimento responsabile [chi scrive, che ha vissuto di persona l’esperienza del campo della legalità proprio nella cooperativa corleonese cinque anni or sono, conferma]. Proprio questo coinvolgimento personale, nelle parole di Nando Dalla Chiesa (professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’università degli studi di Milano e presidente onorario di Libera) può essere un importantissimo veicolo di comprensione e promozione delle attività promotrici di legalità e di giustizia, anche al nord, anche nella vita quotidiana, e non solo nell’antimafia meridionale più “eroica” veicolata dai media e dall’istruzione, pure imprescindibile nella storia recente e contemporanea del nostro paese.

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Consapevolezza e responsabilità sociali possono sortire risultati concreti e significativi, ed è quanto si cerca di fare con i territori e le proprietà confiscate alle associazioni mafiose. Questo avviene nei terreni destinati al riuso sociale e gestiti dalle cooperative come Lavoro e non solo, s’è detto, o in immobili prima destinati ad attività magari lesive del tessuto sociale, come il gioco d’azzardo. Trunfio cita il caso della sala giochi-bowling di Reggio Calabria, situata nei pressi di istituti scolastici, che è stata sottratta al controllo del “re del videopoker” Gioacchino Campolo e riabilitata all’utilizzo collettivo; esperienze analoghe avvengono però anche qui al nord, e per attività apparentemente “normali” come la ristorazione. Davide Ronzoni, di Arci Lecco, ha portato l’esempio positivo della pizzeria un tempo denominata Wall Street e di competenza di Coco Trovato, e poi (seppure con un clamoroso ritardo da parte delle istituzioni locali) restituita alla società come Fiore – cucina in libertà. È però essenziale che la “riabilitazione” di beni confiscati abbia ricadute positive sulla società: diversamente, il senso di “dipendenza” dal crimine organizzato inteso come sostituto necessario di istituzioni “assenti” o inefficienti ne uscirebbe, paradossalmente, fortificato.

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Non da ultimo – anzi, prima di tutto – bisogna insistere su legalità, giustizia e responsabilità civile nel percorso educativo, anche fuori dalle mura scolastiche. Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, cita con soddisfazione la partecipazione di ragazze e ragazzi a processi penali a soggetti implicati in attività mafiose, e le associazioni d’antimafia civile conducono molte attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici; non di rado coinvolti in iniziative come i già detti campi della legalità, la carovana antimafie, o la Nave della legalità in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci che costò la vita (tra gli altri) al magistrato Giovanni Falcone, senza contare il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Formazione e informazione sui soggetti e sulle strategie d’azione della criminalità organizzata hanno una valenza doppiamente positiva. Per prima cosa, perché permettono di “prendere le misure” della fenomenologia mafiosa, nella sua specificità e nei suoi elementi ricorrenti, permettendo di sviluppare contromisure mirate ed efficaci. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più importante, l’avvicinamento ai giovani a tematiche e realtà tutt’altro che remoti nel tempo e nello spazio, con le lezioni e soprattutto con il confronto e la partecipazione diretta – permette di riattivare valori positivi e condivisi – giustizia, responsabilità, onestà, coraggio – motivando al confronto e alla collaborazione nella difesa degli stessi.
[articolo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line sul sito di Arci Lombardia i video della diretta integrale facebook di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli. Presto on line su canale di Arci Lombardia, video hd e  foto di ecoinformazioni per Arci Lombardia.

 

 

 

 

 

 

8 ottobre/ A Parma e Piacenza con Emergency

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Per la giornata di domenica 8 ottobre, il gruppo Emergency di Como ha programmato una gita turistica-culturale-enogastronomica nel Ducato di Parma e Piacenza, più precisamente nel Parco naturale regionale fluviale fossile del torrente Stirone.

Partendo da Como alle 7 di mattina e facendovi ritorno alle 20, l’uscita comprenderà natura e storia. Ai paesaggi della limitrofa Emilia Romagna occidentale, essa combinerà infatti una visita ai luoghi della memoria della Resistenza, e in particolare al Museo di Sperongia di Morfasso, che proprio alla Resistenza è dedicato, oltre ai borghi medievali di Castell’Arquato e Vigoleno; i e le partecipanti potranno inoltre aprire la stagione autunnale con un pranzo all’ostello Il gruccione –  Locanda del tempo ritrovato di San Genesio.

Qui di seguito l’itinerario e il programma della gita, che include una descrizione dei luoghi da visitare e del menù del pranzo (è possibile, al momento della prenotazione, fare richiesta di alternative vegetariane o vegane).

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La quota di partecipazione, comprensiva di trasferta in pullman, pranzo all’ostello e tesseramento a Emergency Como, potrà variare da 50 a 55 euro a testa a seconda del pullman riservato (che sarà da 54 oppure da 30 posti, a seconda del numero di partecipanti). Di questa somma si dovrà versare un acconto di 20 euro, saldando entro l’1 ottobre con la restante cifra. La gita avverrà soltanto se raggiunto il limite minimo di 30 partecipanti, fino a un limite massimo di 54 persone iscritte.

Chi fosse interessato a prendere parte all’uscita può contattare, per informazioni e prenotazioni, la coordinatrice di Emergency Como, Emona Pepaj, via e-mail  a como@volontari.emergency.it o telefonicamente al 329 1233 675.

L’isola che c’è/ Enrica Colombo racconta l’attività di chi si occupa di cure palliative

Enrica Colombo dalla piazza del Capitale sociale, ci parla delle associazioni che nel comasco si occupano di cure palliative, ribadendo l’importanza di essere insieme a L’isola che c’è. Ognuna a modo proprio, infatti, le associazioni Il Mantello, Antonio e Luigi Palma, Ancora Onlus, Amici di Giovanni, Accanto Onlus fanno rete occupandosi dei pazienti nel tratto più difficile della loro vita.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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