Arcigay

Torna Arcigay a vent’anni dalla prima manifestazione lgbt

Arcigay Como sVolta Arcobaleno Aps è un’associazione di promozione sociale che si impegna a creare le condizioni per il benessere, la piena realizzazione e la piena visibilità di ogni persona gay, lesbica, bisessuale, trans e intersessuale combattendo il pregiudizio, le discriminazioni e la violenza in ogni loro forma.

Opera per la costruzione di una società laica e democratica in cui le libertà individuali e i diritti umani e civili siano riconosciuti, promossi e garantiti senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e ogni altra condizione personale e sociale e in cui la personalità di ogni individuo possa realizzarsi in un contesto di pace e di sereno rapporto con l’ambiente sociale e naturale.

A vent’anni dalla prima manifestazione lgbt comasca, riapre una sede Arcigay a Como. Lo ha stabilito all’unanimità il consiglio nazionale di Arcigay, riunitosi a Bologna nello scorso weekend. In precedenza il territorio era gestito dal comitato territoriale di Varese. La sede di Arcigay Como sVolta Arcobaleno sarà presso l’Arci di via Lissi. “Lavoreremo affinché la comunità Lgbti+ comasca possa vivere in una società più libera e giusta. A vantaggio di tutte e di tutti.” – dichiara Stefano Marinetti, presidente di Arcigay Como. Il consiglio direttivo dell’associazione è composto da Cristina Di Giovanni, Anna Borrini, Federico Grammatica, Anthony Piccolo, Valentina Cervo, Beatriz Travieso e Jake Jansen Magarro. [DN]

17 maggio/ Giornata internazionale contro l’omofobia

noomofobia arci gay4In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, Arcigay presenta il report Omotransfobia 2015-2016, dodici mesi di parole e crimini d’odio contro le persone lgbti; in Italia il fenomeno è ancora letale, lo testimoniano i due omicidi e i due suicidi che compaiono nel rapporto, insieme agli altri 104 episodi di omotransfobiariportati.

Un anno di analisi che testimonia  la fragilità sociale delle persone lgbti, ancora esposte a pericoli dettati dalla loro condizione, e la trasversalità del fenomeno; il tratto più preoccupante del report è l’evidenza di un’omofobia diffusa, senza identificazione di classe, ruolo sociale, età, provenienza geografica o estrazione economica e culturale.

noomofobia arci gay1«Servono leggi, sicuramente. La prima è quella contro l’omotransfobia, in vigore in tantissimi Paesi d’Europa e del mondo, che giace immobile da oltre 300 giorni alla Commissione Giustizia del Senato. Ma servono anche azioni culturali e di welfare, per sgretolare il pregiudizio e sostenere le persone fatte bersaglio dei crimini e delle parole d’odio. Non solo a Roma, quindi, ma in tutti i luoghi istituzionali del nostro Stato va aperta una discussione seria e concreta sulle azioni che è necessario mettere in campo», ricorda Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

Da quando, quindi, nel 1990 l’omosessualità è stata finalmente rimossa dalla classificazione internazionale delle malattie mentali stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità molti passi sono stati fatti, non ultimo l’approvazione della legge sulle Unioni Civili l’11 maggio scorso, ma molti sono ancora da fare.

«Ci rincresce che ancora oggi sia necessaria una giornata contro l’omofobia, perché ancora troppo spesso le persone vengono discriminate e perseguitate per il loro orientamento sessuale. Ci rincresce che ancora oggi sia necessario sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sull’urgenza di adottare provvedimenti legislativi che contrastino l’omofobia e favoriscano il riconoscimento di diritti per tutte, per tutti» sottolinea Celeste Grossi, consigliera di Paco-Sel nelle dichiarazioni preliminari del Consiglio Comunale del 16 maggio. L’invito è quindi a sostenere «la campagna lanciata da Arcigay condividendo l’urgenza per il nostro paese di avviare un processo di cambiamento culturale e legislativo». [Marisa Bacchin, ecoinformazioni]

 

Diritti arcobaleno/ L’Arcigay: la rivoluzione continua

banner11maggio-600x222L’approvazione definitiva con il voto della Camera dell’11 maggio della maggioranza e di forze di sinistra dell’opposizione è salutata come passo importante di un processo che possa portare anche l’italia tra i paesi che riconoscono pienamente i diritti degli omosessuali. La legge delle Unioni civili il cui termine fu coniato a Milano 30 anni fa è oggi un realtà; è quindi necessario fare ulteriori passi di civiltà. Ascolta il microfono aperto di Radio Popolare con le dichiarazioni di Umberto Gay che invita alla manifestazione del Gay pride per togliere i “lucchetti” milanesi. Di seguito la dichiarazione dell’Arcigay.

«Un grande sollievo, un appuntamento con la storia da troppo tempo rimandato”: Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta  voto alla Camera che ha dato il via libera definitivo alla legge sulle unioni civili. “Il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso – prosegue – è una battaglia che arriva da lontano, un testimone che è passato da una generazione all’altra, superando con tenacia le tante cadute. In questa giornata, perciò, il primo pensiero affettuoso lo rivolgo ai fondatori e alle fondatrici del nostro movimento, a chi ha gettato le basi di questo percorso in anni molto diversi da questi, più duri e più difficili. A quelli che nella lotta sono invecchiati e a quelli che purtroppo non ci sono più, ha chi iniziato e chi ha saputo raccogliere il testimone: a tutti e tutte loro va sempre, ma oggi in particolare, la nostra riconoscenza. Il secondo pensiero va ai tanti e alle tante che presto potranno condurre in porto, grazie a questa legge, il proprio progetto di vita: con loro  brindiamo al grande giorno.  Questa legge arriva con molto ritardo e con molti limiti, di questo siamo consapevoli. Ma abbatte un muro e segna una tappa importante: da qui dobbiamo subito ripartire per rilanciare la battaglia per la piena uguaglianza. Perciò è con questo augurio e con lo sguardo orientato al futuro e ai traguardi che verranno che noi oggi alziamo i calici e le nostre bandiere arcobaleno”, conclude Piazzoni». [Arcigay]

Arci/ Adesione all’appello per una mobilitazione per i diritti delle persone LGBTI

svegliatiArcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mit hanno diffuso il testo di un appello relativo ad una mobilitazione nazionale che si terrà il 23 gennaio in tante città del paese per sottolineare l’intollerabile mancanza di diritti delle persone Lgbti in Italia e ad un presidio permanente, nei giorni della discussione al Senato, in piazza delle Cinque Lune a Roma. Anche l’Arci aderisce a questo appello, rendendosi disponibile a supportare, partecipare ed organizzare iniziative diffuse sul territorio.

Tutte le piazze del 23 gennaio.

Leggi di seguito il testo dell’appello.

«L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri.

Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese.

La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone.

Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti».

Leggi anche su ecoinformazioni l’intervento di Celeste Grossi del direttivo dell’Arci di Como, regionale e nazionale e consigliera comunale di Paco-Sel.

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