Arcigay/ Non un passo indietro

[Foto Dario Onofrio, ecoinformazioni]

Almeno 150 persone si sono radunate in piazza Cavour, nel pomeriggio di sabato 15 maggio, per Legge Zan e molto di più: non un passo indietro. Il presidio chiedeva l’approvazione definitiva e senza emendamenti del ddl Zan, contro l’omobitransfobia e l’abilismo e si è inserito in una mobilitazione nazionale di Arcigay, che ha animato e colorato numerose città in tutta Italia.

La manifestazione ha visto la partecipazione di tantissime associazioni locali sia specificamente impegnate nel movimento Lgbtqia+, sia solidali con le lotte per i diritti civili. Dunque, piazza Cavour ha visto sventolare le bandiere di Agedo, Arci Como, Cgil, Giovani comunisti, Rifondazione comunista, Uds Como, Sinistra italiana e Arcilesbica tra gli altri. Numerosa, comunque, anche la presenza di cittadini e cittadine mossi dalla volontà di vivere in una società in cui tutte le persone abbiano gli stessi diritti.

Di fronte alla triste attualità, che dipinge un mondo in cui tutt’ora sono numerosissimi i casi di violenza verbale e fisica omotransfobica, il ddl Zan appare una necessità.
Un provvedimento utile, certo, ma che per la quasi totalità delle persone intervenute costituisce solo un primo passo verso l’uguaglianza di fatto. Se nelle parole di Celeste Grossi, di Si, bisogna lottare perché i diritti civili diventino prioritari in sempre più paesi, per Lux di Uds è la scuola il punto di partenza per una riforma che non sia giuridica, ma sociale.

Tutelare sul piano legislativo le persone non cis-etero deve essere la prima tappa di un percorso che porti verso il superamento delle discriminazioni verso il diverso. Per raggiungere questo traguardo, però, punire non basterà: il grande sforzo che auspicano i manifestanti è culturale. Un lavoro quotidiano che passi dai testi e dai programmi scolastici e dalla cura del linguaggio che porti a comprendere la differenza senza inserirla in alcun tipo di gerarchie.
Il ddl Zan, se sarà approvato, sarà un inizio, ma c’è consapevolezza che per un mondo senza discriminazioni la strada da fare è ancora tanta. [Pietro Caresana, ecoinformazioni] [La foto di copertina è di Fabio Cani]

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