Chiasso

E voleva le ali ai piedi

alice marinoniMostra di Alice Marinoni alla Galleria Mosaico in via in via Bossi 32 a Chiasso, aperta fino al 6 febbraio, da martedì a sabato dalle 15 alle 18 e su appuntamento (tel. 0041.794468309), domenica, lunedì e festivi chiuso.

 

L’esposizione: «Riprende in parte, con varianti e aggiunte, l’importante personale tenutasi due anni fa al ContemporArt Ospitale d’Arte di Villa Piaggio, Genova, a cura di Marco Ercolani. Il suggestivo titolo deriva da un rito, da un’ossessione quotidiana che Alice Marinoni ripete ogni mattina: appena alzata, raccoglie diverse sue paia di scarpe, le porta nei diversi locali della casa di Obino, da un piano all’altro, per poi riporle nella sua camera, da dove le aveva prese. Lo stesso fa con i suoi capi d’abbigliamento. Cosa significhi questo rituale è difficile dire».

«Da questa ossessione comunque nascono disegni colorati, dipinti perlopiù su carta, che rappresentano scarpe di ogni tipo, dall’infradito allo stivale; e capi di biancheria, anch’essi colorati, a fiorellini, graziosi e allegri – spiega la presentazione –. È il modo che Alice, sorda profonda fin dalla nascita e quindi incapace anche di parlare, ha scelto per comunicare, stimolata dalla costante, attenta presenza della madre, la pittrice Mirella Marini, cui si deve il miracolo di aver fatto uscire cosi la figlia dal suo isolato silenzio e di averle permesso di rivelare le sue straordinarie doti». [md, ecoinformazioni]

Aperitivo in mostra

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Sembra una mostra facile quella del m.a.x.museo di Chiasso che si inaugura il 3 ottobre, dedicata al mondo degli aperitivi (e dei liquori in genere… c’è anche qualche digestivo).

In realtà l’esposizione La grafica per l’aperitivo – Trasformazioni del brindisi – Storie di vetro e di carta già nel triplice titolo mostra un discreta complessità e stratificazione di argomenti e di intenzioni. Certo, c’è il livello più facile e immediato: quelle della grande cartellonistica che per tutto il secolo scorso ha vivacizzato le strade d’Europa; ai liquori sono infatti dedicate alcune delle affiches più note in assoluto, firmate dai più grandi grafici: dal Cordial Campari di Marcello Dudovich fino al Punt e mes di Armando Testa, passando per il Campari di Fortunato Depero. Ma ci sono anche gli aspetti sociologici (e forse addirittura antropologici) del rito dell’incontro al bar, dalla mondanità della belle époque fino a quella del contemporaneo happy hour, anche qui passando per i temi della seduzione, dell’esibizione, della socialità. E poi ancora ci sono i temi della storia produttiva, industriale e commerciale (tra l’Italia e il Ticino) di un settore che ha dato alcuni tra i più bei nomi di imprenditori della modernità. E infine ci sono gli elementi legati al design, da quelli dei bicchieri e delle bottiglie (e infatti la mostra è in collaborazione con il Museo del vetro di Murano) fino a quelli delle sedie e dei mobili da bar, fino ad arrivare ai gadget che – lungi dall’essere un’invenzione recente – hanno accompagnato aperitivi e digestivi fin dalla loro irrompere sulle scene.

Insomma, una mostra complessa sì, ma perfettamente godibile e sommamente divertente nelle variegate proposte di stili, ambienti, atmosfere, curata con molta attenzione da Gabriella Belli, Giovanni Renzi, Nicoletta Ossanna Cavadini. Ce n’è – è proprio il caso di dirlo – per tutti i gusti; non manca nemmeno una variante locale dell’aperitivo; Chiasso aveva infatti il proprio aperitivo tipico il “Franzini amareggiato”!

La presentazione della nuova mostra del m.a.x.museo (aperta fino al 10 gennaio 2016) è stata anche l’occasione per annunciare la nuova stagione espositiva 2015-2016, che proseguirà al m.a.x.museo con Imago urbis (4 febbraio – 8 maggio 2016) dedicata alla forma delle città nella cartografia a stampa tra XVI e XIX secolo, e l’esposizione dedicata a Simonetta Ferrante (21 maggio – 18 settembre 2016), grande grafica e calligrafa; allo Spazio Officina in cartellone le mostre Sergio Morello – Trasformazioni e tensioni tra pittura e performance (23 ottobre – 29 novembre 2015), Premio Giovani artisti 2016 (5 marzo – 24 aprile 2016), Donazioni I – Il percorso della memoria (11 giugno – 10 luglio 2016). Numerose come sempre anche le attività collaterali. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Due vedute dell’allestimento

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Il modellino del camioncino Campari

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Le bottiglie del selz

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Il cibo oggi: nutrimento, ispirazione, necessità 35 artisti per Casa Astra

06_c_Logo-Galleria-Mosaico-255x300Mostra collettiva alla Galleria Mosaico, in via Emilio Bossi 32 a Chiasso, con Giusy Arndt, Simona Bellini, Eliana Bernasconi, Felicita Bianchi Duyne, Francesca Bianchi Lurati, Luigi Boccadamo, Elena Cantaluppi, Gabriela Carbognani Hess, Silvana Ciapparelli, Dario Cogliati, Coletta Cremonesi, Giosanna Crivelli, Aura D’Arrigo, Aziz Elhihi Al Fadhil, Simonetta Ferrante, Gisa Gerstenberg, Bruno Labouret, Myriam Maier, Mirella Marini, Alice Marinoni, Simonetta Martini, Alessandro Mazzoni, Dina Moretti, Roberto Mucchiut, Piergiorgio Piffaretti, Aymone Poletti, Magda Ragazzi, Gianni Realini, Mariann Roth, Sandra von Rubenwil, Anna Sala, Gabriela Spector, Petra Weiss, A.A.A. Wolff, inaugurazione domenica 6 settembre alle 11, aperta fino al 10 ottobre da martedì a sabato dalle 15 alle 18.30 e su appuntamento, chiusa domenica, lunedì e festivi.

«Da un’idea di Gianna Macconi, la collettiva Il cibo oggi: nutrimento, ispirazione, necessità è un progetto espositivo nato a partecipazione spontanea con l’intento di fornire un aiuto concreto a Casa Astra, centro di prima accoglienza che svolge da parecchi anni ormai la sua attività di sostegno a persone in stato di necessità – spiegano gli organizzatori –. 35 sono gli artisti che hanno aderito a questa iniziativa. Il risultato è una collettiva intitolata al cibo, argomento quanto mai attuale, nelle sue molteplici applicazioni tra bisogno, nutrimento, alimentazione. In maniera del tutto individuale ogni partecipante ha fornito del tema una sua personale visione, contribuendo a fare di questa mostra uno spaccato interessante delle diverse possibilità e tecniche interpretative: dipinti, carte, ceramiche, fotografie, installazioni».

«Almeno il 70 per cento delle vendite sarà devoluto a Casa Astra – viene precisato –, nella certezza che anche l’arte, se debitamente coinvolta, può dare una mano a progetti umanitari degni di tutta la nostra attenzione. Se la Galleria Mosaico è entrata nel suo cinquantesimo anno, Casa Astra di anni ne compie undici. Tanti infatti ne sono passati da quando il Movimento dei senza voce ha aperto nel Mendrisiotto, a Ligornetto, il primo centro d’accoglienza, di reinserimento, di supporto, di accompagnamento per persone bisognose non soltanto di un letto o di un pasto, ma anche di affetto, di legami sociali, di una risposta alla loro precarietà. Quasi 800 sono gli ospiti a tutt’oggi, sia stranieri che – oltre la metà – svizzeri. Ma per molti altri non c’era posto. Ora, con l’avvenuto acquisto della vecchia Osteria del Ponte a Mendrisio, reso possibile grazie al concreto sostegno della popolazione, del Comune di Mendrisio e delle parrocchie della regione, il numero dei letti è raddoppiato. Proprio in questo periodo fervono i lavori di trasloco. E si spera che entro la fine dell’anno apra il bar, che sarà anche un proficuo luogo d’incontro fra la clientela locale (e di passaggio) e i residenti del centro. L’anno prossimo sarà la volta del ristorante, mentre continuerà il servizio di catering, già attivo nella sede di Ligornetto. Ma, per continuare nella sua meritevole e preziosa opera, Casa Astra ha ancora bisogno di tutti noi».

Per informazioni tel. 0041.794468309, e-mail macconi.gianna@gmail.com. [md, ecoinformazioni]

Bella ciao 2.0

Il teatro di Chiasso il 23 aprile è pieno come non si è mai visto: a richiamare tanto pubblico è lo spettacolo Bella ciao che, a distanza di cinquant’anni, rimette in scena uno dei capisaldi del folk revival italiano.

Nel 1964, al Festival dei due mondi di Spoleto, il Nuovo Canzoniere Italiano – con la regia (ma forse si dovrebbe dire con l’istigazione) di Roberto Leydi e Filippo Crivelli – propose una scelta ragionata di musiche popolari; fu un avvenimento epocale da molti punti di vista, sia per le polemiche che seguirono quelle frasi “sbattute in faccia” al “colto” e sussiegoso pubblico dei concerti, sia per il segno che lasciò nella cultura italiana non solo musicale, tanto che chiunque si occupi di questi temi (cioè di cultura popolare in senso lato) più o meno si riconosce “figlio” o “figlia” di Bella ciao.

A distanza di mezzo secolo, l’anno scorso, a Franco Fabbri – musicista e musicologo – è venuta l’idea di riproporre quell’esperimento, di rimettere in circolo quell’esperienza. Certo i tempi sono cambiati. Nel 1964 tra i principali obiettivi dello spettacolo c’era quello di portare in primo piano le persone che avevano “costruito” quei canti “popolari” (uomini e donne in carne ed ossa, contadini e contadine, operaie e operai), di farne vedere i volti, di farne ascoltare le voci poco “educate”, di presentarne persino le movenze, i comportamenti, i difetti; l’obiettivo era quello di far capire che quella cultura esisteva davvero, che non era un’invenzione di un gruppetto di ricercatori. Così, sul palco di Spoleto, a darsi manforte reciproca stavano l’uno a fianco dell’altra, Michele Straniero e Giovanna Daffini, Giovanna Marini e il duo di Piadena, ricercatori e ricercatrici insieme a quelli che – in gergo etnomusicologico – si sarebbero dovuti definire “informatori” e “informatrici”; e invece – così si voleva mostrare – erano persone vere e vive.

A distanza di cinquant’anni quei mondi non esistono più e sarebbe stato ipocrita riproporne una versione filologica. E quindi l’obiettivo di questa nuova Bella ciao è diverso, riassumibile nell’idea di mostrare quanto quelle canzoni (e quell’operazione di riproposta) conservino intatta la loro forza espressiva, la loro capacità di illuminare quei mondi e quella cultura e, insieme, di emozionare. E poi c’è, probabilmente, l’intenzione è quella di mostrare che l’attenzione alle musiche “etno” e “world” ha radici lontane e intenti politici che non si dovrebbero dimenticare.

Ed ecco che la compagine sul palcoscenico, straordinariamente ben assortita, riesce a restituire questa complessità, questa stratificazione di motivi e di interessi: le voci femminili di Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda (ciascuna con la propria ascendenza geografica-culturale – toscana la prima, romana la seconda, sarda la terza – e musicale, dall’avanguardia alla musica antica, dal jazz a quella popolare); la voce maschile di Alessio Lega (interprete di primo piano dell’impegno musicale, che porta a sintesi Lecce e Milano) insieme con la sua chitarra; l’organetto diatonico di Riccardo Tesi; le percussioni di tamburi e di corpo di Gigi Biolcati; le chitarre di Andrea Salvadori. Davvero il catalogo è quasi inesauribile, quasi completo: vi si ascoltano gli echi di tutti i diversi folk-revival (Ernesto De Martino e Cesare Bermani, Giovanna Marini e Michele Straniero), ma anche parecchi decenni di musica cantautorale (da Jannacci a Fabrizio De André, passando per De Gregori e altri ancora), per tacere delle lezioni apprese dalla musica contemporanea e jazz. In questi cinqunat’anni – è vero – si è persa la forza dirompente delle “a” apertissime di Giovanna Daffini (“spampaaanaaate” come ha sempre raccontato in concerto Giovanna Marini), delle chitarre naif del Duo di Piadena, ma questi testi e queste musiche – da O Gorizia a Son cieco e mi vedete, da Tutti mi dicon Maremma a La mamma di Rosina – hanno ancora molto da raccontare e da insegnare.

Il pubblico mostra di gradire e di capire: il teatro di Chiasso a tratti sembra “venir giù” per gli applausi e per l’entusiasmo.

Senza esagerazioni, senza presunzioni (anzi – sembra di intuire – con autentico rispetto nei confronti delle madri e dei padri di quell’ormai antica esperienza), ma con molta creatività e molta partecipazione (“abbiamo deciso di rifare queste canzoni così come le preferivamo” dichiara con assoluta sincerità Riccardo Tesi in apertura), lo spettacolo dimostra la vitalità della musica popolare che è assolutamente fuori luogo pensare di chiudere in un recinto, foss’anche quello della ricerca e della filologia.

Una lezione di musica, di poesia, di metodo e – perché no? – anche di politica. In fin dei conti Bella ciao è diventata la canzone della Resistenza e della Liberazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti dello spettacolo.

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Salvator Rosa incisore al m.a.x.museo di Chiasso

C’è ancora un mese di tempo (fino al 12 aprile) per vedere la mostra dedicata alle incisioni di Salvator Rosa al m.a.x.museo di Chiasso, che – com’è nei suoi programmi – continua ad alternare l’indagine sulla grafica storica a quella sulla comunicazione contemporanea e sulla fotografia.

Passato alla storia come personaggio controverso e irregolare (“romantico” ante litteram), Salvator Rosa viene definito anche “pittore filosofo” per una certa sua insistenza su temi di complessità simbolica e intellettuale, ma si sarebbe fuori strada se si pensasse che a questa fama corrispondesse un suo atteggiamento cervellotico… A giudicare dalle sue incisioni, viceversa, egli sapeva combinare un meditato controllo del segno con una notevole immediatezza comunicativa, così che le sue stampe sono, in realtà, assai godibili e, per un certo verso, addirittura facili.

È attivo tra Napoli, Firenze e Roma, ma le sue opere sono diffuse in tutte Europa, apprezzate per la loro sapienza tecnica e per la profondità dei contenuti.

Anche questa esposizione, come le altre del m.a.x.museo, si segnala anche per l’attenzione al processo di produzione della grafica, così accanto alle tiratura originali vengono esposti anche il prima e il dopo: i disegni preparatori, le lastre originali, le tirature tarde; di molti materiali sono esposti gli originali, di altri accurate riproduzioni. Sono però presentati al pubblico anche un paio di dipinti, a documentazione dellìampio spettro della produzione dell’artista.

Ne esce un quadro particolarmente vivace della produzione artistica romana del periodo seicentesco (con puntate però sul secolo seguente), che arricchisce e, per molti versi, corregge la visione corrente, un po’ troppo appiattita sulla “selezione” scolastica. Pur profondamente immerso nella sua epoca, sia dal punto di vista stilistico che da quello culturale, Salvator Rosa ci appare in effetti per molti aspetti particolarmente moderno: non a caso fu tra i primi artisti a usare le “stampe” dei dipinti non come documentazione del già fatto, ma come promozione di opere ancora da fare, con una spiccata sensibilità al versante “commerciale” dell’arte. Che poi questi trailer pittorici siano veri e propri capolavori è indice della grandezza dell’autore.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Salvator Rosa, Il sogno di Enea, 1663-1664, acquaforte con ritocchi a puntasecca, Roma, Istituto Centrale per la Grafica.

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Salvator Rosa, Battaglia, s.d., olio su tela, collezione privata Cantone Ticino.

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Salvator Rosa (1615-1673) incisore. Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia

02_Mostra «in occasione dei 400 anni dalla nascita e nell’ambito del filone relativo alla “grafica storica”», a cura di Werner Oechslin, direttore dell’omonima Biblioteca e professore emerito di Storia dell’arte e Storia dell’architettura al Politecnico federale di Zurigo, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio officina di Chiasso, al m.a.x. museo di Chiasso, in via Dante Alighieri 6, aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 (anche il 19 marzo, 5 aprile, 6 aprile), chiuso lunedì (e il 3 e 4 aprile), fino al 12 aprile.

 

01_«Conosciuto soprattutto come pittore e poeta “filosofo”, a Chiasso viene presentato il Salvator Rosa incisore. È messa inoltre in luce la risonanza che ha avuto negli ambienti culturalmente più vivaci in ambito europeo e in particolare la sua fortuna critica con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) – chiarisce un comunicato –. Personalità complessa, collerica e al tempo stesso geniale, Salvator Rosa esprime nelle sue pitture stoiche, mitologiche e filosofiche una continua curiosità e spirito di meraviglia che tocca anche l’aspetto esoterico, alchemico e magico fino a quello musicale e poetico – spiega lo scritto».

04_«In mostra è inoltre messa in luce la risonanza che ha avuto negli ambienti culturalmente più vivaci in ambito europeo e in particolare la sua fortuna critica con il mondo del Nord (Germania e Inghilterra) tramite la diffusione delle sue stampe ieratiche con iconografie inconsuete e delle sue celebri “Satire” in terzine, pubblicate postume. Apprezzato pittore dai circoli culturali più aggiornati, la produzione artistica di Salvator Rosa, pur ottenendo un significativo successo in vita, venne minata da forti critiche in concomitanza con il periodo più oscuro della Controriforma. Ciò contribuì a creare il fascino del “personaggio” mitizzato nella storiografia ufficiale tra fine Settecento e inizio Ottocento, in un crescente clima romantico legato anche all’estetica del sublime. Sarà in particolare la cultura mitteleuropea a rivalutarlo con importanti biografie e riproduzioni a stampa delle sue opere fino ad arrivare a Goya. Una sezione dell’esposizione è quindi specificamente dedicata a tale aspetto – spiega la presentazione –. La mostra al m.a.x. museo presenta 66 stampe, 3 matrici, 50 libri, 2 dipinti, 1 tarsia, 3 disegni riprodotti complessivamente così indicati: 24 incisioni e 50 libri dalla Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Einsiedeln, fra cui 7 satire della prima edizione (le prime 3 costituiscono una riflessione sulle arti: La musica in cui è condannato il fasto eccessivo che circonda cantanti e musici; La poesia contro gli eccessi del secentismo; La pittura in cui Salvator Rosa ripudia la pittura di genere; seguono La guerra, L’invidia, Babilonia e Tirreno) e 1 manoscritto delle Satire copiato da Giuseppe Ratti nel 1757 “nella notte del 14 gennaio con un freddo indicibile”; 30 incisioni dalla Civica raccolta delle stampe “Achille Bertarelli” di Milano; 3 matrici e 7 stampe dall’Istituto centrale per la grafica di Roma; 3 immagini di disegni dal Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi di Firenze; 1 stampa di Goya dalla Graphische Sammlung del Politecnico federale di Zurigo; 1 tavola in legno intarsiata dal Museo civico Ala Ponzone di Cremona; 4 stampe e 2 dipinti a olio da Collezioni private, sia ticinesi, sia italiane, fra cui un dipinto a olio segnalato a Milano subito dopo la Seconda Guerra Mondiale e scoperto recentemente in una collezione privata in Canton Ticino».

Durante lo svolgimento dell’esposizione verranno promosse, oltre ai laboratori didattici, due visite guidate gratuite (pagamento del solo biglietto d’ingresso) con la direttrice Osanna Cavadini domenica 8 febbraio e domenica 12 aprile con inizio alle 10, mentre mercoledì 25 marzo alle 20.30 nel foyer del Cinema Teatro di Chiasso, si terrà una conferenza, Esoterismo e alchimia fra arte e grafica nell’opera di Salvator Rosa con Claudio Bonvecchio, Filosofia delle scienze sociali – Università dell’Insubria, organizzata con il Circolo “Cultura, insieme” di Chiasso

Ingresso 10 franchi, 10 euro, ridotto 7 (pensionati Avs, Ai, studenti, Tci e Tcs, Fai Swiss), 5 scolaresche e gruppi di minimo 15 persone, metà prezzo Chiasso Card, gratuito associazione amici del m.a.x. museo, bambini fino a 7 anni, Aiap, giornalisti, membri Icom, Passaporto Musei svizzeri, membri di Visarte, ogni prima domenica del mese.

Per informazioni tel. 0041.916950888, e-mail info@maxmuseo.ch, Internet www.maxmuseo.ch. [md, ecoinformazioni]

3 dicembre/ Commemorare attraverso una pubblicazione

NodoLibri_IL_TEATRO_SOCIALE_DI_COMO2Presentazione de Teatro Sociale di Como 1813-2013, duecento anni di attività e Cinema Teatro di Chiasso 1935- 2015, ottant’anni di storia, con Vittorio Enderli, presidente Amici del Cinema Teatro (promotore del libro sul Cinema Teatro di Chiasso, uscito nel 2001), Nicoletta Ossanna Cavadini, redattrice scientifica di saggi all’interno delle due pubblicazioni libro del Cinema Teatro e libro sul Teatro Sociale, Fabio Cani, editore e co-curatore del libro sul Teatro Sociale di Como, Alberto Longatti, giornalista e co-curatore del libro sul Teatro Sociale di Como, mercoledì 3 dicembre alle 20.30, nel Foyer del Cinema Teatro di Chiasso, in via Dante Alighieri.

12 ottobre/ Nona Biennale dell’immagine a Chiasso

Si inaugura nel pomeriggio di domenica 12 ottobre la nona edizione della Biennale dell’immagine, importante rassegna culturale centrata a Chiasso ma ormai diffusa in tutto il territorio ticinese del Sottoceneri e con una propaggine anche al di qua del confine a Como.

L’esposizione di maggiore richiamo è sicuramente quella dedicata a Werner Bischof, fotografo svizzero di fama internazionale attivo a cavallo delle seconda guerra mondiale fino alla sua prematura scomparsa nel 1954; allestita negli spazi del m.a.x. museo, presenta molte immagini (alcune delle quali inedite) dei suoi reportages in Svizzera, Ticino (molto interessanti le foto poco note dei profughi italiani a seguito del secondo conflitto mondiale), Italia, Asia e America Latina. Se alcune delle fotografie scattate da Bischof sono entrate nell’immaginario collettivo (famosissima quella del bambino indio che suona il flauto), molte altre meriterebbero di entrarci per la potente carica narrativa ed emotiva. L’esposizione è articolata in otto sezioni organizzate cronologicamente intorno ai soggetti delle immagini, ma costituisce in realtà un unico grande fluente documentario sull’umanità.

La sezione ospitata nel vicino Spazio Officina punta l’attenzione sul tema delle Trasformazioni, ovvero le grandi opere che, a partire dalla galleria del Gottardo, hanno infrastrutturato il territorio ticinese. È una riflessione a tutto campo, con materiali tanto d’epoca quanto d’attualità, evidentemente sollecitata dal controverso ruolo che le grandi opere continuano a svolgere nel mondo contemporaneo (e l’allusione, nemmeno tanto implicita, è anche alla realizzazione milanese di Expo 2015). Una installazione di Beat Streuli è dedicata a Chiasso città di confine.

La Biennale dell’immagine, come già negli anni scorsi, si apre poi a una miriade di mostre diffuse sul territorio, con la partecipazione di gallerie private, musei, spazi pubblici, associazioni culturali: da Lugano a Mendrisio, da Rancate a Riva San Vitale, dalle Gole del Breggia a Stabio sono una ventina i luoghi coinvolti, con una varietà di proposte e sollecitazioni davvero degne di nota; nella kermesse è coinvolta anche la Camera di Commercio di Como che ospita la metà italiana della doppia mostra Visioni parallele.

Non manca nemmeno una sezione di cinema, anch’essa dedicata alle Trasformazioni, che si inaugura il 19 ottobre al cinema teatro di Chiasso con la proiezione del documentario San Gottardo realizzato nel 1977 dal regista svizzero di lingua italiana Villi Hermann.

Per le informazioni http://consarc.ch/bi/bi.htm

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Anonimo, Strade nazionali, 31.05.71, Archivio di Stato del Canton Ticino, Bellinzona, Fototeca della Sezione delle strade nazionali.

 

 

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L’allestimento della mostra di Werner Bischof al m.a.x. museo.

 

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L’allestimento della mostra Trasformazioni allo Spazio Officina.

Heinz Waibl (1931) graphic designer. Il viaggio creativo

heinz waiblMostra al m.a.x. museo di Chiasso è stata prorogata fino a domenica 21 settembre (con chiusura estiva del museo da lunedì 28 luglio a lunedì 18 agosto).

 

«Waibl è annoverato dalla critica tra i più importanti protagonisti nel settore della comunicazione visiva del Novecento – ricorda un comunicato –, per la messa a fuoco di un linguaggio creativo e innovativo che ancora oggi risulta incredibilmente attuale». [md, ecoinformazioni]

20-21 giugno/ Festate 2014 …è festa della musica!

Bombino 2_ph Davide Gallizio_m24° Festival di culture e musiche del mondo a Chiasso dal 20 al 21 giugno dalle 21: «due serate e sei concerti per festeggiare la giornata europea della musica che, quest’anno, coincide proprio con la chiusura del festival». Entrata 15 franchi/ 12 euro, tessera per le due serate (tuttofestate) 25 franchi/ 20 euro, Palco Scenaoff, in piazzetta Age, via Vela, spazio gratuito per i giovani musicisti del territorio, e ragazzi, fino a 16 anni, gratis.

 

Yiddish Twist Orchestra-682_m«Ritorna Festate, la grande festa musicale open air della città di Chiasso che, puntualmente sospinta dal vento del solstizio d’estate, prenderà vita sulla piazza centrale della città per regalare due giorni di musica all’insegna della solidarietà e della multiculturalità – precisa una nota –. Secondo una formula consolidata e apprezzata, anche quest’anno saliranno sul palco di piazza Bernasconi grandi artisti: la cantante di Capo Verde Ceuzany, giovane talento che raccoglie l’eredità delle grandi interpreti della sua terra come Cesária Évora e Sara Tavares; l’eclettico ed estroverso Shantel e la sua Bucovina Club Orkestar e gli originali e scanzonati componenti della Yiddish Twist Orchestra, il cui sound è il risultato di un mix di culture e generi musicali diversi».

Edoardo Bennato_1_ph Alessandra Tisato_m«Nella seconda serata – prosegue il comunicato –, spazio a un talento locale come Sebalter, recente protagonista della finale dell’Eurovision Song Contest di Copenaghen, dove ha rappresentato la Svizzera raccogliendo consensi internazionali; a seguire il nigerino Bombino, il grande chitarrista del deserto, una star in continua ascesa dopo i successi dei suoi ultimi lavori discografici e la scalata ai vertici della classifica mondiale di iTunes; per concludere, approderà a Chiasso con tutta la sua “ciurma” il Capitan Uncino del rock all’italiana Edoardo Bennato, che con il suo carico di canzoni irriverenti e ribelli trascinerà la piazza dentro un vorticoso, colorato e gioioso finale».

Per informazioni tel. 0041.916950914, e-mail cultura@chiasso.ch, Internet www.chiassocultura.ch. [md, ecoinformazioni]

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