Frontalieri

Salario minimo, vince il sì. Luca Fonsdituri: «Vedremo come il risultato sarà acquisito dai legislatori»

10389240_10203094952988432_4572616418100458649_nVittoria del sì alla proposta di modifica costituzionale ticinese sul salario minimo , che si propone di portare la retribuzione minima ad almeno 3.500 franchi al mese per 12 mensilità. Quale giudizio e quali conseguenze?

«Il giudizio è positivo – spiega Luca Fonsdituri, responsabile Cgil Frontalieri di Como – in Ticino, come in tutta la Svizzera, vi sono varie categorie di lavoratori che non risultano coperte dalla contrattazione collettiva. Ora però vedremo come tale risultato verrà acquisito dai legislatori».
In effetti il Consiglio di Stato, nel prendere atto del risultato della consultazione popolare, ha sottolineato subito come «l’attuazione dei nuovi dettami costituzionali non sarà semplice», in particolare «difficilmente potranno infatti essere fissati salari minimi differenziati per settore e l’ipotesi di un salario minimo unico contrasta con quanto espresso dalla nuova norma costituzionale. Il Consiglio di Stato si augura che le misure proposte dall’iniziativa accolta contribuiscano effettivamente a un miglioramento della situazione del mercato del lavoro indigeno».
Un percorso complicato e comunque non risolutivo. «Del resto – sottolinea Fonsdituri – ciò che rende effettiva una legge è la sua corretta applicazione. Nel tempo abbiamo assistito all’utilizzo di vari escamotage da parte degli imprenditori per mantenere basso il costo del lavoro: dall’orario fintamente ridotto (“lavori al 100% ma risulti assunto all’80%”) o, addirittura, alla discrepanza tra salario riportato in busta paga e somma effettivamente retribuita. Fondamentale non è solo che vi siano soglie di salario minimo sotto le quali non andare per legge, ma soprattutto che vi sia un controllo a tappeto delle irregolarità da parte degli uffici competenti».
Allo stato attuale si calcola che circa la metà dei 62mila frontalieri italiani – di cui circa 25mila comaschi – non sia coperta dalle tutele di un contratto collettivo: «Perciò concordiamo con il Sindacato svizzero Unia– continua Fonsdituri – che la soluzione non può essere lasciata ad una legge e che serve dunque rafforzare le tutele dei lavoratori attraverso l’allargamento della contrattazione a tutte le categorie». [aq, ecoinformazioni]

Tutti con i frontalieri

FRONTALIERI ALTRIRegione Lombardia e i deputati del Pd comaschi e varesini contro le aziende svizzere che si rivalgono sui lavoratori italiani per il franco forte.

«L’ultima vicenda che ha coinvolto i lavoratori della Exten Sa di Mendrisio è un ulteriore segnale preoccupante dell’atteggiamento di alcune aziende oltre confine che sempre più spesso adottano comportamenti discriminatori e ricattatori nei confronti dei lavoratori frontalieri» affermano i deputati Pd comaschi, Chiara Braga e Mauro Guerra, e varesini, Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli e Angelo Senaldi.

«È inaccettabile che gli effetti del super franco svizzero vengano fatti ricadere sul trattamento dei lavoratori, con un particolare accanimento su quelli frontalieri, senza che ci sia nessun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in un’eventuale trattativa – proseguono i parlamentari democratici –. Proprio mentre si stanno definendo nuovi accordi di grande rilevanza tra Italia e Svizzera, chiediamo che ci sia la massima attenzione del nostro Governo anche su episodi di questo genere, a tutela della dignità dei nostri lavoratori e a garanzia di un rapporto fondato sul rispetto e la reciproca dignità dei due Paesi».

Per questo i cinque deputati hanno scritto anche una lettera ai ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni e dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, per chiedere di: «Voler prestare, proprio mentre il Governo italiano si appresta oggi a definire i nuovi accordi bilaterali in materia fiscale tra Italia e Svizzera, la massima attenzione affinché la dignità dei lavoratori frontalieri venga tutelata e garantita, in un quadro di rispetto reciproco tra gli Stati nazionali».

«Riteniamo ingiustificabile che le conseguenze dell’apprezzamento del franco, deciso dalla Banca Nazionale Svizzera, vegano fatte ricadere dai datori di lavoro svizzeri sui lavoratori e, con particolare accanimento, sui lavoratori frontalieri che sono colpiti non solo dalle misure di contenimento dei costi operate da parte delle aziende svizzere – scrivono nella lettera –, ma sempre più spesso anche da veri e propri atti di prevaricazione che si traducono in tagli indiscriminati ai salari, applicati senza alcun criterio né negoziato a livello sindacale, spesso di importo molto superiori ai differenziali di cambio. Oltre al fenomeno del c.d dumping salariale si assiste al rischio, di far arretrare di decenni le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici, italiani e svizzeri» (la lettera).

Anche Regione Lombardia si attiva per i frontalieri e Francesca Attilia Brianza, presidente Commissione speciale per i rapporti tra Lombardia, Confederazione elvetica e Provincie autonome, intervenuta alla firma del Protocollo tra Italia e Svizzera in materia fiscale, siglato in Prefettura a Milano dal ministro Padoan e dal capo Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera Eveline Widmer-Schlumpf, afferma: «Il nostro impegno è rivolto a tutelare gli oltre 60mila lavoratori frontalieri e le loro famiglie e salvaguardare i comuni di frontiera. Continueremo a vigilare sull’evoluzione di questi accordi e in particolare sulle azioni che saranno intraprese da parte di governo e parlamento italiani, ma è fondamentale che i nostri concittadini non siano penalizzati, soprattutto nella attuale situazione di particolare criticità legata alla liberalizzazione del cambio del franco svizzero».

«Ci siamo mossi in questi mesi con interrogazioni, mozioni e interpellanze per sollecitare il governo, abbiamo anche ascoltato in audizione in Consiglio regionale Vieri Ceriani, capo negoziatore da parte italiana, e ci sono state date rassicurazioni: ma noi anche oggi ribadiamo che lavoriamo per evitare i nostri frontalieri possano essere penalizzati da questo accordo – ha sottolineato Brianza –. Noi non abbiamo partecipato attivamente alla predisposizione di questi accordi, ma negli incontri avuti con il negoziatore Ceriani abbiamo chiesto e ottenuto assicurazioni relative al fatto che il trattamento fiscale nei confronti dei frontalieri non subirà variazioni nell’immediato e per questo vogliamo tenere la situazione costantemente monitorata».

Il protocollo, spiega la Regione: «Prevede lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei due Paesi (a regime dal 2017), un nuovo sistema di tassazione dei lavoratori transfrontalieri italiani, ma anche l’uscita della Confederazione elvetica dalla Black List dei Paesi che l’Italia considera non collaborativi in materia fiscale. Questo passaggio è fondamentale per la piena applicazione della Voluntary Disclosure, il provvedimento varato dal governo italiano che ha l’obiettivo di spingere i contribuenti ad autodenunciare i redditi detenuti illecitamente oltreconfine con il pagamento delle imposte dovute e di sanzioni penali e amministrative ridotte».

«Il testo del Protocollo siglato a Milano prevede l’assoggettamento dei lavoratori frontalieri ad una imposizione limitata nello Stato in cui esercitano la loro attività lavorativa e anche all’imposizione nello Stato di residenza, mediante suddivisione del gettito fiscale derivante in ragione di un massimo del 70 per cento del totale dell’imposta prelevabile alla fonte da parte dello Stato del luogo di lavoro. Per quanto concerne la tassazione – è stato sottolineato dai ministri italiano e svizzero – il carico fiscale totale sui frontalieri non sarà né inferiore né superiore a quello attuale. L’allineamento con la legislazione domestica dovrà essere molto graduale».

Saltano quindi le erogazione dalla Svizzera ai Comuni di frontiera: «Prima avevano i ristorni da parte Svizzera ma il governo ha detto che ora ci saranno trasferimenti da parte italiana – ha terminato Brianza –. È indispensabile che gli impegni del governo siano garantiti anche in futuro». [md, ecoinformazioni]

La solidarietà della Cgil ai lavoratori della Exten Sa.

xl_87sbScrive il sindacato di via Italia Libera: «Vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori della Exten SA di Mendrisio e a UNIA Ticino e Moesa, in lotta contro la prepotenza e i ricatti nei confronti dei lavoratori»

Giovedì 19 febbraio i lavoratori hanno incrociato le braccia stamattina per contestare i tagli salariali decisi dalla direzione. La Cgil di Como è vicina ai lavoratori in lotta: «Da quando la Banca Centrale Svizzeraha deciso di non intervenire più sul rapporto di cambio franco/euro, assistiamo ormai quotidianamente ad atti di prevaricazione nei confronti dei salariati che lavorano nel Canton Ticino, con particolare accanimento nei confronti dei frontalieri. Riteniamo tutto ciò inaccettabile. E’ inaccettabile scaricare su chi non ha alcuna colpa gli effetti di scelte decise da istituzioni finanziarie che hanno per anni guadagnato sui cambi e sulle speculazioni finanziarie. Inoltre, da settimane registriamo il fenomeno di tagli indiscriminati ai salari, in particolare dei frontalieri, senza alcun criterio né negoziato. Ciò avviene quasi sempre senza alcun coinvolgimento dei sindacati ma attraverso la richiesta di firme individuali sotto il ricatto del licenziamento. Tutto ciò rischia di fare da volano al fenomeno del dumping salariale, che a parole si afferma di voler combattere e di far precipitare una situazione già compromessa da campagne politiche strumentali contro i lavoratori frontalieri. La Camera del Lavoro di Como è a fianco delle lotte in corso in queste settimane e chiede alle istituzioni e alle forze politiche italiane e svizzere di intervenire per porre fine a fenomeni che rischiano di far arretrare di cinquant’ anni le condizioni di migliaia di lavoratrici e lavoratori italiani e svizzeri». [aq, ecoinformazioni]

Aumento tasse frontalieri, una decisione infausta

FRONTALIERI ALTRILo afferma in un comunicato l’Unione sindacale svizzera (Uss): «Non risolve nessuno dei problemi del mercato del lavoro»

A partire dal 1° gennaio 2015, il moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri
che rientrano quotidianamente al loro domicilio aumenterà dal 78% al 100%.
«Una decisione – afferma l’Uss –  che purtroppo riflette il clima di profonda ostilità nei confronti dei frontalieri da mesi fomentato dalle destre populiste e xenofobe». Il Comitato cantonale  stigmatizza questo clima di ostilità «e di squallido populismo a cui è da ricondurre la decisione di aumentare le imposte dei frontalieri. Una decisione che non risolverà nessuno  dei gravi problemi che investono oggi il nostro mercato del lavoro, anzi! La decisione del parlamento risulta inoltre iniqua in quanto tratta in modo diverso i frontalieri rispetto ad un’altra categoria di stranieri presenti nel nostro paese, i cosiddetti globalismi ai quali vengono generosamente e ingiustamente concessi i forfait fiscali. A taluni, ai facoltosi milionari si elargiscono regali, ai salariati già in difficoltà si diminuisce invece il potere di acquisto. Ma questa è la logica che le destre ed il padronato sono riusciti ad imporre in questi anni nei quali si approfondiscono di anno in anno le
diseguaglianze sociali. Il Comitato cantonale e le Federazioni sindacali valuteranno quindi come opporsi a questa decisione considerando anche l’ipotesi di un ricorso al Tribunale federale. I delegati riuniti a Bellinzona hanno nuovamente ribadito che la via per contrastare le distorsioni nel mercato del lavoro passa dal rafforzamento dei contratti, dall’ introduzione di minimi salariali che tutelino tutti i lavoratori dal dumping salariale e dal rafforzamento delle sanzioni nei confronti di quei datori di lavoro che sfruttano senza scrupoli i propri dipendenti. Datori di lavoro che, complice l’assenza di minimi salariali legali e dei contatti collettivi in tutta una serie di rami economici, stanno conducendo una politica salariale che sta trasformando il Ticino in una sorta di zona franca nella quale si sta sviluppando un’economia parallela con salari da fame. Non si risolvono certamente queste problematiche peggiorando le condizioni dei lavoratori». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Un incontro italo-svizzero

FRONTALIERI ALTRIAnnuale incontro in applicazione dell’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri. 61,5 milioni di franchi girati all’Italia.

 

«In ossequio all’articolo 5 dell’Accordo del 1974 relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, si è tenuta oggi a Poschiavo l’annuale riunione bilaterale tra le delegazioni italo-svizzere – afferma un comunicato del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino di giovedì 25 settembre –. La delegazione italiana, guidata dal dottor Paolo Puglisi (direttore della Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Ministero delle finanze) comprendeva rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, dell’Ambasciata d’Italia in Svizzera nonché delle Regioni Lombardia, Piemonte, della Regione autonoma Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, delle Comunità montane della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Associazione dei Comuni di frontiera con il Cantone Ticino».

«La Delegazione Svizzera, coordinata dal direttore della Divisione delle contribuzioni Lino Ramelli, era costituita da rappresentanti delle Amministrazioni delle contribuzioni dei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e della Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali, nonché del Dipartimento federale degli affari esteri – prosegue la nota –. I lavori hanno confermato l’importanza di tale accordo sia per le zone frontaliere, sia per l’economia svizzera. La delegazione italiana ha illustrato la ripartizione – tra gli enti locali interessati – delle somme ristornate per l’anno 2011, informando in merito alle opere realizzate e in fase di progettazione. Da parte sua, la delegazione svizzera ha comunicato che l’importo della compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri per l’anno 2013 ammonta a franchi 61.570.755,01 di cui è già stato effettuato il relativo versamento ed ha, inoltre, fornito i dati statistici relativi al numero dei frontalieri italiani che operano nei Cantoni interessati dall’accordo». [md, ecoinformazioni]

Il Ticino versa le quote delle imposte 2013

canton ticinoDa Bellinzona verranno versati all’Italia 58,7 milioni di franchi, la Svizzera vuole concludere i concordati con l’Italia entro la fine della primavera 2015, se no il Ticino minaccia il blocco dei ristorni.

 

«Il Consiglio di stato ha deciso di non bloccare il versamento all’Italia della quota parte delle imposte alla fonte dei frontalieri dell’anno 2013, che ammonta a 58,7 milioni di franchi, in applicazione dell’Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione a favore di Comuni italiani di confine del 3 ottobre 1974 – spiega una nota del Consiglio di stato ticinese –. La decisione, come noto, è stata preceduta negli ultimi mesi da incontri e aggiornamenti sull’avanzamento delle trattative con l’Italia riguardo alla rinegoziazione della convenzione contro la doppia imposizione e dell’Accordo sull’imposizione dei frontalieri con la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, il segretario di stato Jacques de Watteville e anche la Deputazione ticinese delle Camere federali».

«Da questi incontri è scaturita la ferma volontà delle autorità federali di concludere i negoziati con l’Italia al più tardi entro la fine della primavera del 2015 – specifica il comunicato –. Se ciò non dovesse realizzarsi nei termini previsti la consigliera federale Widmer-Schlumpf ha garantito alla Deputazione ticinese e al Consiglio di stato che saranno presi provvedimenti concreti a salvaguardia degli interessi del Ticino e della Svizzera».

«Questo chiaro impegno del Governo federale ha condotto la maggioranza del Consiglio si stato a decidere di non bloccare il pagamento della quota spettante all’Italia dell’imposta alla fonte sui redditi dei lavoratori frontalieri del 2013 secondo quanto previsto dall’accordo internazionale – sottolineano da Bellinzona–. La decisione contribuirà a rafforzare la posizione della delegazione svizzera che conduce le trattative al fine di rinegoziare la Convenzione contro la doppia imposizione e l’Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che ne è parte integrante. Un blocco dei ristorni, parziale o totale, avrebbe messo fortemente a rischio la continuazione delle trattative».

«Il Consiglio di stato osserva in questa sede come i negoziatori svizzeri siano perfettamente edotti e consapevoli delle aspettative ticinesi riguardo sia al provento dell’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri, sia dell’importanza della nuova regolamentazione fiscale per il futuro della piazza finanziaria ticinese, già confrontata con importanti cambiamenti strutturali derivanti dal contesto internazionale – rileva la nota –. Nella denegata ipotesi in cui i negoziati con l’Italia non dovessero concludersi entro la fine della prossima primavera, accanto ai provvedimenti concreti garantiti dall’autorità federale tornerebbe d’attualità il blocco dei ristorni, che in quell’occasione potrebbe completare l’eventuale risposta elvetica all’inconcludenza di un negoziato che il Consiglio di stato, con la decisione odierna [mercoledì 25 giugno], auspica di contribuire a perfezionare in tempi accettabili per tutte le parti». [md, ecoinformazioni]

Prelievo del 20 per cento/ Il ministero blocca

como a 5 stellePer il M5s i frontalieri: «In Svizzera chiamati “topi”, in Italia trattati come polli da spennare». Ma il Ministero dell’economia chiarisce con una nota che il prelievo è bloccato. 

«È entrato in vigore il primo febbraio il provvedimento che prevede il prelievo del 20 per cento dai bonifici provenienti dall’estero ed indirizzati a conti correnti italiani – ricorda il Movimento 5 stelle comasco –.
Adusbef e Federconsumatori insorgono contro questa misura – legge 97/2013, un regalo del governo Letta – applicabile anche ad esempio a donazioni (il parente all’estero che aiuta la famiglia) o restituzione di prestiti! Escluso da questa trattenuta è il reddito da lavoro e quindi ci si potrebbe aspettare che questa norma non vada a colpire i frontalieri.
Ma ecco la prima stortura: spetta al frontaliere l’onere di comunicare alla banca che i bonifici in entrata sul proprio conto corrente sono derivanti da lavoro estero… come a dire “sei colpevole fino a quando non dimostri il contrario”.
La seconda stortura è data dalla tempistica all’italiana: le banche sono obbligate dal primo febbraio ad effettuare questa trattenuta, ma non sono ancora preparate a ricevere e valutare le autocertificazioni dei frontalieri che vengono richieste su moduli forniti dalla banca stessa ma non ancora disponibili!»

«Nel frattempo il prelievo va in ogni caso effettuato ed il contribuente dovrà poi richiedere la restituzione dell’imposta non dovuta – denunciano –.
Il frontaliere che lavora all’estero ma vive, consuma in Italia e partecipa attivamente all’economia italiana si trova quindi a percepire una parte di stipendio in liquidità ed un’altra parte in crediti dallo Stato… e tanti auguri!»

Una situazione segnalata in Regione e in Parlamento dai pentastellati per: «Un problema urgente che può costituire un vero e proprio furto ai danni dei frontalieri con conseguenze non irrilevanti all’economia locale». [md, ecoinformazioni]

«Garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino»

regionelombardia2Questo l’obiettivo di Maroni dopo un incontro con il presidente del Cantone Beltraminelli: «Partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Quello con il presidente ticinese Beltraminelli è stato un incontro molto utile e peraltro già programmato da tempo – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sull’incontro avuto a Varese con il presidente del Consiglio di stato della Repubblica e Cantone del Ticino Paolo Beltraminelli in una conversazione con i giornalisti all’inaugurazione del Milan Club “LombarDiablo” al 19° piano di Palazzo Pirelli martedì 18 febbraio –: è stata un’occasione per discutere, scambiarci delle opinioni su quanto successo e sulle iniziative da prendere per garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino, partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Insieme al Canton Ticino vogliamo sviluppare un’iniziativa comune – ha proseguito Maroni –. Per quanto ci riguarda, a tutela dei frontalieri e dei Comuni di confine che ricevono i ristorni; mentre il Canton Ticino deve dare soddisfazione alle richieste che arrivano dai cittadini ticinesi. Sembrano posizioni in contrasto le une con le altre ma il nostro compito è quello di trovare una soluzione che sia utile e soddisfacente sia per noi che per loro. Non è facile ma ci vogliamo riuscire». [md, ecoinformazioni]

Non cambia nulla per il mercato del lavoro ticinese

canton ticinoDopo il referendum di domenica 9 febbraio il Canton Ticino precisa «le misure collaterali alla libera circolazione delle persone rimangono per ora l’unico strumento a tutela del mercato del lavoro ticinese», almeno fino al 2016.

«A seguito del risultato della votazione federale riguardante l’iniziativa popolare Contro l’immigrazione di massa, il Consiglio di stato ha preso atto della volontà del Consiglio federale di elaborare uno schema d’attuazione delle nuove disposizioni costituzionali entro la fine di giugno e di proporre un progetto di legge entro la fine dell’anno – spiega un comunicato del Consiglio di stato, il Governo, del Canton Ticino –. Quest’ultimo dovrà essere approvato dalle Camere federali e sottostarà ad un referendum facoltativo; pertanto, potrà difficilmente entrare in vigore prima del 2016».

«Il Consiglio di stato attende con interesse l’evolversi dei colloqui esplorativi che il Consiglio federale [il Governo svizzero] avvierà a breve con l’Unione europea in vista dei negoziati sull’Accordo di libera circolazione delle persone (Alcp) – prosegue lo scritto –. Ricorda che, se quest’ultimo dovesse cadere, anche la base legale per le misure collaterali alla libera circolazione verrebbe a mancare (in base all’articolo 15 della legge federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro – LDist)».

«Allo stato attuale l’Alcp rimane in vigore e quindi le misure collaterali mantengono tutta la loro importanza – assicura la nota –. In attesa di nuovi sviluppi, il Dfe rinnova il suo impegno a tutela del mercato del lavoro ticinese. Da un lato, tramite la Commissione tripartita, esso continua il monitoraggio del mercato del lavoro, individuando gli abusi e adottando misure d’intervento mirate. Il Tribunale federale, con la propria sentenza del 20 novembre 2013 sui contratti normali di lavoro (Cnl) nell’industria, ha confermato e avvalorato il modello di valutazione del dumping scelto dalla Commissione tripartita. D’altro canto, il Dfe intende portare avanti con forza il suo impegno a livello federale, volto a colmare le lacune normative e a rafforzare le misure collaterali. Il Consiglio di Stato ha trasmesso da tempo le misure di competenza federale contenute nel rapporto Lavoratori frontalieri, fornitori di prestazioni indipendenti esteri e lavoratori distaccati in Ticino al Gruppo di lavoro per le misure collaterali, presieduto dalla Segretaria di stato dell’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch».

«Il Consiglio di stato ha inviato oggi una lettera alla Segreteria di stato dell’economia (Seco) con due proposte aggiuntive – termina il comunicato –. La prima chiede di estendere a tutti i settori il principio della responsabilità solidale nel contesto dei subappalti, mentre la seconda è volta alla creazione di una base legale che permetta di sanzionare il mancato rispetto dell’obbligo d’informazione e di consultazione dei documenti da parte delle Commissione tripartita (di cui all’art 360b, cpv. 5, CO). Il Consiglio di Stato auspica inoltre che il Consiglio federale sostenga la mozione Regazzi 13.4149 volta ad assicurare una più equa partecipazione della Confederazione ai costi della sorveglianza del mercato del lavoro e dei ripetuti interventi della mano pubblica tramite gli strumenti delle misure collaterali». [md, ecoinformazioni]

Maroni: i nostri lavoratori non sono ratti

roberto maroniIl presidente lombardo chiede rispetto per i lavoratori italiani in Svizzera e chiede il coinvolgimento della Regione sui ristorni.

«Abbiamo ottimi rapporti di buon vicinato con il Cantone Ticino, ma gli Svizzeri non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni riferendosi ai frontalieri, nell’assemblea dell’Alleanza delle cooperative italiane – Lombardia di mercoledì 5 febbraio, con particolare riferimento alla campagna xenofoba ticinese Bala i ratt e al referendum proposta dall’Udc per il 9 febbraio per una rinegoziazione dei trattati con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone –. Sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata. Si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là, non so cosa potrebbe accadere».

«In casa propria ciascuno è libero di decidere come meglio crede, ma i nostri lavoratori hanno una dignità, che va rispettata – ha proseguito Maroni –. Noi li sosteniamo, come sosteniamo le nostre imprese, creando le condizioni affinché scelgano di restare in Lombardia invece di delocalizzare altrove. Vogliamo un rapporto di leale collaborazione fra Istituzioni, altrimenti ognuno seguirà la propria strada e prenderà le proprie decisioni».

«Noi siamo determinati a far valere le nostre ragioni, sia con gli amici ticinesi sia con il Governo di Roma – ha aggiunto Maroni, che – non può pensare di mettere mano agli accordi di carattere finanziario sui ristorni della Svizzera verso i Comuni lombardi senza coinvolgere la Regione Lombardia. Oggi e domani [5 e 6 febbraio] sarò a Roma, incontrerò diversi esponenti dell’Esecutivo, fra i quali il ministro Saccomanni, al quale dirò esattamente questo».

«Fa bene ad andare a Berna a trattare – ha concluso il presidente lombardo – ma siccome questo accordo ha un impatto diretto sulla nostra regione, sui Comuni frontalieri e sui cittadini lombardi che lavorano in Svizzera, prima di prendere le decisioni deve coinvolgere anche la Regione Lombardia». [md, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza