Riorganizzazione distretti sanitari, La Cgil di Como: «Così si colpiscono i cittadini»

cgilLa razionalizzazione è cominciata a maggio con il distretto Brianza e creerà sempre più disservizi all’utenza. «Sulla questione – attacca la Cgil lariana – l’Asl non ha coinvolto né le parti sociali né i comuni»

I lavoratori Asl della provincia di Como sono preoccupati dalla riorganizzazione dei distretti sanitari voluta dall’ Asl. La preoccupazione nasce dalle ripercussioni che l’operazione avrà su chi usufruisce dei servizi tagliati e spostati da un comune all’altro. In molti casi si tratta di un’utenza fragile, alle prese con problemi delicati come la dipendenza e l’invalidità.
La razionalizzazione voluta dall’azienda è cominciata a maggio con il distretto Brianza. «in questi mesi non siamo mai stati coinvolti nelle decisioni – denuncia Matteo Mandressi, segretario Fp Cgil – È mancato un confronto con noi ma anche con i comuni. Pensare di spostare strutture con un’affluenza significativa di persone senza coinvolgere le amministrazioni comunali è follia».
A questo proposito i dati analizzati dalla Fp Cgil di Como sui servizi chiusi fotografano bene la situazione: il Sert di Erba ha avuto circa 300 accessi nel 2012. Dopo la chiusura, una parte è stata spalmata sulle strutture di Mariano e Como, una fetta considerevole, circa 150 persone, ha interrotto però il percorso cominciato. Stesso discorso per la commissione invalidi di Mariano Comense: i circa 4 mila e 400 cittadini registrati nel 2012 ora potranno recarsi solo a Ponte Lambro. Un problema non da poco, visto che la gran parte di loro è portatrice di handicap. «Dopo il presidio dell’11 luglio abbiamo avuto un incontro con l’azienda per nulla soddisfacente – continua Mandressi – Per questo lo stato di agitazione permane».
Se a una riduzione dei redditi causata dalla crisi si aggiunge una diminuzione delle prestazioni sanitarie garantite, la tenuta sociale generale è a rischio. È questa la paura di Alessandro Tarpini, segretario provinciale Cgil: «la situazione è delicata e se non si interviene cum grano salis si rischia il collasso». Razionalizzazione sì, che non significa però tagli lineari, fatti senza leggere i bisogni del territorio. Carlo Foti, lavoratore Asl e Rsu ha sottolineato questo aspetto: «Noi siamo favorevoli a un riassetto dei servizi diverso da quella portata avanti dall’azienda. Un semplice dato: in questi 12 anni da 780 occupati siamo scesi a 480. Nello stesso intervallo di tempo, la dirigenza è passata da 200 unità a 180. Vi sembra equo?». Il risultato di queste politiche? Un servizio scadente per i cittadini. «Il distretto di Como è in uno stato di degrado e abbandono – ha commentato Luigina Ciccotti, segreteria Fp Cgil – basta farsi un giro in via Castelnuovo o in via Croce Rossa. Non ci sono cartelli, manca una persona che da le indicazioni, le code sono interminabili»
Per il sindacato di via Italia Libera la riorganizzazione si comincia levando gli sprechi: «nello scorso autunno abbiamo organizzato un convegno sulla cittadella sanitaria – ha spiegato Lucia Cassina – ad oggi il monoblocco, così inutilizzato, è un costo incredibile per i cittadini. Anche se inutilizzato in parte, i costi di illuminazione, riscaldamento, manutenzione primaria e secondaria vanno fatti. Su questa questione, insieme a consiglieri regionali e sindaci, coinvolgeremo a settembre la regione» [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: