Giorno: 26 Gennaio 2014

Mantegazza/ Il presente della Shoah

primo pianoL’incontro con Raffaele Mantegazza, professore di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Milano-Bicocca, e con Silvia Magni, assessora alle Politiche educative e giovanili del Comune di Como, venerdì 24 gennaio in biblioteca a Como. Mantegazza ha presentato ai pochi ma attenti ascoltatori una visione della Shoah e della Giornata della Memoria sotto una lente pedagogica ed educativa.

Oggi ha ancora senso ricordare ai giovani il Nazismo e la Shoah? Può servire per analizzare meglio la società e gli eventi storico-politici di oggi, oppure è un pezzo di storia che rimane nel passato e che si limita a essere ricordato il 27 gennaio di ogni anno? Qual è il ruolo della scuola in questo?

C’è una differenza sostanziale tra fare memoria e ricordare. Ricordare significa rimettere dentro il cuore un avvenimento e farlo vibrare delle stesse emozioni di quando lo si è vissuto. Con la memoria invece entra in campo la razionalità, che mette tutto in ordine e allontana l’emozione. Come posso ricordare solo quello che ho vissuto, posso fare memoria anche di quello che hanno vissuto altri. «Quando si parla di Shoah ai giovani­ – spiega Mantegazza – bisogna tener conto di entrambe le dimensioni, quella emotiva e quella razionale. Con un loro intreccio invece è possibile insegnare qualsiasi cosa, in particolare la Shoah».

Le materie scolastiche, in particolare la storia, dovrebbero essere spiegate si giovani con un aggancio al presente. Perché si deve avere interesse a conoscere i popoli passati e le guerre se non possono dare una risposta alle domande della società attuale?

Si sa che le dinamiche storico-sociali del passato possono essere usate per capire meglio il presente, in quanto i grandi temi del passato sono anche i temi di oggi. Le dinamiche che hanno dato origine alla Shoah, oggi esistono ancora: proviamo a pensare a quel senso di umiliazione e mortificazione che vivono le minoranze etniche in un paese straniero, le persone disabili, gli Ebrei, i più deboli. Questi sono spesso vittime di persecuzioni fisiche e psicologiche, le stesse che hanno subito i disabili, gli Ebrei, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i comunisti, solo per citarne alcuni, durante il nazismo.

E se fossimo nati nel periodo nazista, da che parte staremmo? Dalla parte dei perseguitati oppure da quella dei carnefici? «Difenderemmo i più deboli», risponderebbe gran parte di noi, se non tutti. Facile  a dirsi ora, ma ne siamo proprio sicuri? Chissà che qualcuno di noi si sarebbe trasformato nel carnefice…

Tornando agli adolescenti: le iniziative scolastiche per la Giornata della Memoria come le gite ad Auschwitz, la visita alle mostre sullo sterminio degli Ebrei,  riescano a toccare le coscienze dei giovani? Certo, forse nel momento in cui si trovano ad ascoltare il racconto di un testimone sopravvissuto al campo di concentramento, si riesce a toccare la sua parte emotiva facendogli scendere qualche lacrima.

Ma la mattina del 28 gennaio, quando la Giornata della Memoria si concluderà e gli studenti saranno tornati dalle visite educative, in loro ci sarà un cambiamento? Ci sarà in tutti una riflessione anche fugace su di sé e su quello che si è visto e ascoltato? Oppure sono tutte iniziative proposte dai professori perché “bisogna” farle come tutti gli anni, e quella giornata è destinata a diventare un rituale noioso e asettico, che si limita al 27 gennaio? È probabile che alcuni dei ragazzi torni più razzista ed esaltato di prima, mentre qualcun altro magari inizia a documentarsi in modo più approfondito. Il problema grande è che il fascino del male incanta i giovani di oggi come ha incantato quelli di allora, e quindi il lato emotivo di questi progetti educativi non basta.

Quello che manca è un approccio che riporti questo tema all’attualità, che serva a far riflettere i giovani sulle loro antipatie, sulle discriminazioni che compiono ogni giorno, per esempio schernendo due persone omosessuali che si baciano in pubblico, oppure contro il ragazzo disabile che non può salire le scale con la carrozzina, o ancora contro la mendicante all’angolo della strada che chiede l’elemosina. E’ qui che bisogna intervenire. Sono i docenti che devono approcciarsi ai loro ragazzi e alle classi in base al loro carattere, alle problematiche, alle loro passioni e interessi e lavorarci sopra. Se per esempio in classe ci sono degli appassionati di sport, si potrebbe riflettere sul perché lo stadio di calcio diventa un luogo per fare insulti razzisti contro i giocatori e contro i tifosi delle altre squadre. Rapportare quindi la Shoah ai diversi ambiti della vita di ognuno, tenendo presente i temi storico-sociali che come allora ci sono anche oggi, e fornire riflessioni e risposte alle domande e ai comportamenti dei ragazzi; Shoah a parte, secondo Mantegazza dovrebbe valere così per ogni materia. Per riuscirci i professori dovrebbero lavorare in sinergia e attrarre l’interesse dei ragazzi creando un legame tra una lezione e un’altra e con i progetti educativi.

A scuola, la mattina del 28 gennaio molto probabilmente si ricomincerà a spiegare la matematica con le solite formule da imparare a memoria; la storia come due giorni prima con le solite noiose date, e così tutte le altre materie scolastiche, e come due giorni prima il giovane che si era commosso alle parole del testimone tornerà a schernire il compagno omosessuale, e la mendicante all’angolo della strada. Quindi sembrerebbe che i progetti educativi avrebbero bisogno di una dose di razionalità e di riflessione, e le materie scolastiche di emozione.

Con la Giornata della Memoria gli studenti, come ognuno di noi, devono diventare testimoni: testimoni di un periodo che non deve più ripresentarsi in futuro, partendo dalla riflessione sul modo con cui ci approcciamo alle persone e da come le giudichiamo. Perché ci scandalizziamo ancora di due persone omosessuali che stanno insieme? Facendo ciò crediamo di essere tanto diversi dai carnefici del Nazismo che li hanno perseguitati e sterminati?

Anche non ricordare e dimenticare differiscono di significato: non ricordare non dipende da noi, ma dipende dalla limitatezza del nostro immagazzinare nozioni e ricordi; dimenticare è imvece un atto voluto, sia a livello cosciente che a livello meno cosciente. Non si può, e non si deve dimenticare la Shoah. Conoscerla non deve limitarsi a essere un ricordo lontano, ma deve diventare memoria, così che possa essere tramandata alle future generazioni e resa sempre attuale.

Tra_il_marzo_e_il_giugnoGiovedì 23 gennaio è uscito un  nuovo libro di Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola [Edizioni Junior, Bg], indirizzato ai docenti di scuola primaria  e secondaria di primo e secondo grado, che offe strategie e consigli didattici e psicopedagogici differenziati per età.

Inoltre fino al 3 febbraio si può visitare la mostra fotografica Shoah: L’infanzia rubata, a  San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, curata dall’Associazione Figli della Shoah. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

La strada giusta di Sel

congressoSELredux-20La delegazione comasca ha condiviso e votato al congresso di Sel di Riccione i documenti politici  che hanno decretato la scelta del partito per la candidatura Tsipras smentendo ogni ipotesi di subalternità al Pd e giudicando la proposta concordata da Renzi e Berlusconi liberticida e utile solo a dare nuove possibilità al pregiudicato. Nella nota, diffusa il 26 gennaio al termine dei lavori, si comunica anche l’elezione di rappresentanti lariani con Celeste Grossi nell’Assemblea nazionale che dovrà nei prossimi giorni definire i passi in vista delle europee e Marco Lorenzini nell’assemblea regionale Lombarda. Leggi il comunicato nel seguito del post.

«La strada giusta. Il secondo congresso nazionale di Sel a Riccione non è stato un rituale stanco, ma un confronto serio, appassionato, vivo e umano tra uomini e donne, generazioni diverse, che hanno parlato il linguaggio del cuore e della ragione. Tutti i grandi nodi politici sono stati affrontati senza nascondere le diversità, riconoscendo i conflitti e accogliendoli in un percorso collettivo. Le alleanze nel campo largo del centro sinistra sono nel nostro orizzonte, ma questa prospettiva politica è tutta da ricostruire. Il congresso ha dato mandato ai nuovi organismi dirigenti di lottare in parlamento e fuori per il diritto di rappresentanza di chi sarebbe escluso della proposta di italicum e di esplorare in campo europeo la possibilità di costruire una nuova sinistra plurale con Tsipras. La delegazione di Como ha votato convintamente a favore della proposta della commissione politica. La federazione di Como sarà rappresentata nell’assemblea nazionale da Celeste Grossi, nell’assemblea regionale da Marco Lorenzini ed è inoltre presente in tutti i forum tematici». [Vittorio Bergna, Celeste Grossi, Marco Lorenzini, Sel Como]

Note resistenti al Gloria

LL,FM@XanadùMemoria, resistenza e futuro incerto. Allo spazio Gloria, di fronte a circa 100 persone, le note di Luca Lanzi (leggi l’intervista) e Francesco Moneti hanno raccontato le storie di chi ha combattuto ed è morto per una società diversa e di chi, oggi, sogna ancora un mondo migliore, nonostante la precarietà (altro…)

Le tasse sono la base dell’equità sociale

Convegno Spi Cgil evasione fiscaleVenerdì 24 gennaio lo Spi Cgil ha presentato a Como una ricerca sulla stima del lavoro sommerso e del rischio di evasione fiscale nella nostra provincia. «Noi il fisco lo amiamo – ha spiegato il segretario Cgil Alessandro Tarpini – perché solo attraverso la progressività fiscale si garantiscono equità, giustizia  e uguaglianza sociali». Diversi gli amministratori locali presenti al convegno Risorse e legalità per il territorio, compresi l’assessora Gisella Introzzi  e il sindaco di Villaguardia Alberto Colzani, mentre per imprevisti dell’ultima ora non sono riusciti a partecipare il parlamentare del Pd  Mauro Guerra e Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico. Dalla ricerca condotta dall’associazione Ires Lucia Morosini è emerso come il lavoro nero e l’evasione fiscale si concentrino soprattutto nei settori  agricoli, edilizio, nei servizi domestici e nel commercio al dettaglio. Utilizzando una somma di indicatori di rischio, si evidenzia che in Lombardia Como non è tra le realtà maggiormente interessate dal fenomeno, mentre analizzando i risultati a livello comunale il dato peggiore sul rischio di evasione viene registrato nei comuni di Carlazzo e di Dongo. L’alleanza tra enti diversi sullo stesso territorio è una necessità primaria per il direttore dell’Agenzia delle entrate di Como Giuseppe Fidone, che parlando dei patti anti-evasione che permettono ai comuni di recuperare il 100% delle tasse locali entro la fine del 2014 ha spiegato come solamente 23 dei 160 comuni della provincia abbiano sottoscritto la convenzione, per una percentuale di popolazione pari al 41% del totale. L’obiettivo entro fine anno è quello di coinvolgere i comuni più piccoli in questa pratica e di formare funzionari e dipendenti. La repressione, però, non può essere l’unica arma contro l’evasione fiscale; occorre anche lavorare sulla sensibilizzazione e sull’educazione alla legalità, partendo dalle scuole e passando attraverso tutti quegli enti come i caf che sono a contatto diretto con i cittadini e i contribuenti. Diversi relatori, a partire dal segretario dello Spi comasco Amleto Luraghi, hanno sottolineato come fornire dati e stime relativi all’evasione fiscale non significasse demonizzare determinati territori o categorie lavorative, spiegando allo stesso tempo come un lavoro di questo tipo sia anche un atto di coraggio per divulgare processi virtuosi e dare nuovi strumenti efficaci alle amministrazioni locali per reperire risorse da dedicare ai servizi sociali e agli investimenti sul territorio. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza