Giorno: 3 Febbraio 2014

Passa la mozione per il testamento biologico

liberidiscegliereA Palazzo Cernezzi passa la proposta del Movimento 5 stelle per un registro, con iscrizione gratuita, dei testamenti biologici con la: «Creazione e la approvazione di un regolamento che determini le modalità di tenuta di tale registro le cui registrazioni dovranno essere numerate in maniera progressiva e ai fini disposti dalla legge e che dovrà indicare univocamente i depositari di ogni atto».

Una proposta passata nel Consiglio comunale di Como di lunedì 3 febbraio con il voto favorevole della maggioranza, salvo tre astensioni fra Como civica, e l’appoggio, fra i banchi dell’opposizione, oltre al proponente, Luca Ceruti, di Adesso Como, gli altri consiglieri si sono astenuti o come la Lega hanno abbandonato l’aula. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Le donne di Alvaro

LeDonneDiAlvaroDisegni di Alvaro Molteni allo Studio Carlo Pozzoni Fotoreporter in via Maurizio Monti 41 a Como, inaugurazione 14 febbraio alle 17.30. La mostra resterà aperta fino all’8 marzo, dal martedì al sabato dalle 15 alle 19. Per informazioni tel. 335.8095646, e-mail carlo@carlopozzoni.it.

My Life: Art And Music

LocandinawebMostra di Maurizio Ruzzi, a cura di Marisa Vescovo, inaugurazione sabato 8 febbraio alle 17 alla Mag in via Vitani 31 a Como, fino al 1° marzo, con il patrocinio dell’Associazione Luigi Russolo.

«Il nuovo progetto della Mag, approfondisce il legame tra arte figurativa e musica, tra immagine e suoni e lo fa dando respiro e attenzione ad uno dei più importanti artisti che segue questo binario da tutta la vita: Maurizio Ruzzi. Non dimentichiamo che la galleria cura l’Archivio Luigi Russolo, padre fondatore del Futurismo e della musica noise – precisa la presentazione della mostra di Salvatore Marsiglione e Maurizio Ruzzi –. Il progetto artistico comprende sculture/ istallazioni create con materiali riconducibili alla natura, Madre e Maestra che ha da sempre ispirato e istruito il Ruzzi, a dipinti eseguiti su pentagramma, dove il gesto ed il colore sono saltellanti come note, una serie di piccole opere su carta, dove il segno è dominante come una strofa e l’esplosione di colore come il suo ritornello».

«Miticamente il mondo era in origine di natura puramente acustico-intellettuale, e si è materializzato a poco a poco nell’universo. Materializzandosi parzialmente, le immagini acustiche si trasformarono in immagini che, anche concretamente, hanno iniziato a diventare visibili e tangibili. In tal modo il suono puro andò in parte perduto, ed è nata la materia – scrive Marisa Vescovo –. Tutto questo, nel tempo, ha portato gli artisti a cercare una liberazione dall’ovvio, dal banale, all’apertura di un orizzonte più ampio ed essenziale. Nel caso di Maurizio Ruzzi il suono nelle sue opere (è un ottimo musicista) si fa pensiero che sopravviene, il quale si profila prima nella mente di quel pensatore che è l’artista, lungo un percorso che non è una catena di cause ed effetti, ma è piuttosto una prospettiva ricca di echi, richiami, metamorfosi di suoni mentali, che diventano voce intrinseca dell’opera. Quell’energia incorporea della ragione, che è il suono, immette in una relazione penetrante con l’energia che è la vita. Le opere a pastello, o tempera di Ruzzi si inverano in un segno che danza nello spazio, si rompe, si arriccia, percorre tracce di pentagrammi, pare acquistare il senso del volo, ma anche una vibrante corporeità, che ce lo rivela non come frammento di linguaggio, ma come segno fremente della materia. Il vuoto intorno diventa cassa di risonanza dell’evento: fa si che la traccia di colore possa farci udire il proprio suono segreto, un’eco sottile dell’Altrove. Quando segni e forme entrano in risonanza con se stessi, il suono che ascoltiamo (senza udire nulla) ci appare nel medesimo tempo indefinibile e preciso, e sembra sul punto di farci camminare verso la verità ultima delle cose».

«Ogni volta che cerchiamo di porgere orecchio a questo suono esso si spegne, per riprendere con vigore nella prossima opera. Sia che Ruzzi costruisca piccole case, con legni usati, sia che adombri zone di paesaggio, sia che faccia danzare il suo segno arricciato, nega l’idea di ornamento, cerca il vuoto, fa spazio, ma gli spazi da lui aperti non promettono nuovo ordine, o nessun nuovo or(di)namento, bensì trova nuovi luoghi possibili, luoghi dove si possa finalmente attendere, sperare, luoghi che possono semplicemente accogliere la nostalgia dell’uomo verso l’innocenza delle origini e in cui esista finalmente lo spazio per far accadere le emozioni, i sentimenti, la verità. Il lavoro dell’artista significa, suono, ascolto del materiale, consente l’autonoma vita dei colori, solari, mediterranei, in modo che essi possano crescere liberamente come l’erba dei prati – prosegue la curatrice –. Ogni lavoro crea punti di vibrazione, talora d’ inerzia, che riflettono l’infinito, la nostra astrazione da un mondo che sembra non aver bisogno di noi, ci parla di un tempo veloce, come quello degli eventi e delle storie della vita, le quali precipitano vertiginosamente nella loro fine per poi rinascere. Questi segni che si annodano, o si sciolgono, ci fanno rivivere l’antica vicenda del caos che cerca nervosamente la forma, e ci rimanda al mistero dell’universo, in cui stanno le vere invisibili radici della coscienza. Ruzzi si cala dunque nei territori della “metamorfosi” per intraprendere un viaggio, un’avventura, capace di rivelare, l’infinita ricchezza delle strade da percorrere, il vertiginoso rimescolio delle apparenze, l’apertura del possibile e del nuovo da recepire. Il piacere, la gioia di un suono, la tristezza di un nero, sono gli estremi che definiscono l’ambito di oscillazione di questo lavoro. Certo nella metamorfosi generale del mondo, la materia, proprio perché è un corpo vivente, un corpo con le sue cicatrici da mostrare, diventa ciò che “noi” siamo, l’umanità che ne trasuda è cultura e garanzia dell’autenticità del sentire dell’artista».

«Ruzzi ci rinnova l’invito ad entrare in un destino aperto fatto di nuova natura e nuovi suoni, in cui i segni sempre molto forti e decisivi non si possono né prevedere, né produrre artificialmente, ma li dobbiamo attendere, ed osservare, ogni volta con grande attenzione – conclude Vescovo –. Sappiamo che oggi l’uomo si sottrae alla volontà della natura di tornare ad essere tale, si sottrae a una sorte possibile di vita fluidamente vivibile, per un esigenza errata di comodità di vivere in un mare di consumo, Maurizio Ruzzi preferisce invece essere un uomo esistenziale, cioè un uomo che ha la possibilità di significare se stesso e la sua creatività nella misura in cui sta e cade insieme alla natura e agli “altri”, e può condividere il tremito sonoro delle loro emozioni».

Per informazioni tel. 328.7521463, e-mail info@marsiglioneartsgallery.com, Internet www.magcomo.it, la mostra on-line (clicca qui), la biografia di Maurizio Ruzzi (clicca qui). [md, ecoinformazioni]

L’archivio… in archivio

archivio como 1900La storia del mese tratta dall’Archivio del Comune di Como per il febbraio 2014.

Al posto di argomenti estrapolati dagli atti conservati da Palazzo Cernezzi si è deciso di scegliere «come argomento della bacheca mensile, a conclusione dell’attività svolta in prevalenza presso il deposito di via Giussani, l’archivio stesso, recuperando alcuni documenti che raccontano la storia dell’archivio nel corso del XX secolo».

«I documenti selezionati riguardano sia le strutture fisiche che hanno conservato nel tempo le carte della Città, sia gli aspetti più propriamente organizzativi relativi al patrimonio documentale comunale – spiga la presentazione della piccola mostra esposta nelle bacheche di Palazzo Cernezzi –. Abbiamo inoltre scelto di presentare, con alcune fotografie, anche i principali lavori portati a termine nel corso dell’appalto [ora concluso con Scripta srl per il rassetto, inventariazione e gestione dell’archivio cittadino]: il riordino degli archivi dell’Orfanotrofio femminile dell’Immacolata “Istituto Maria Rimoldi” e dell’Ufficio del Giudice conciliatore di Como, nonché della serie dei fascicoli del personale comunale cessato sino all’anno 2000. Per quanto riguarda gli archivi delle due istituzioni cessate, è possibile consultare i relativi inventari direttamente dal portale comunale accedendo alla pagina Inventari dei fondi storici, dove sono presenti anche gli strumenti di corredo di altri fondi conservati nell’Archivio storico civico di Como, già realizzati nel passato» (i documenti). [md, ecoinformazioni]

Antonio Sant’Elia a Forlì

Concorsi - Progetto per il Cimitero di Monza, 1911-12, veduta prospetticaSette disegni realizzati fra il 1911 e il 1912 dall’artista comasco della Pinacoteca civica di Como sono esposti alla mostra Liberty. Uno stile per l’Italia moderna ai forlivesi Musei San Domenico.

«Le opere prestate dai Musei civici, tra cui due tavole per i progetti di Concorso della Stazione Centrale di Milano e il Cimitero di Monza e il progetto decorativo per la facciata di un palazzo milanese, risentono dell’influenza della Secessione viennese e dichiarano le radici culturali dell’artista comasco – spiega un comunicato del Comune di Como –. Nella mostra illustrano, accanto ai disegni di Giuseppe Sommaruga, Raimondo D’Aronco, Ernesto Basile, Pietro Fenoglio, le declinazioni più avanzate di questo stile nell’architettura italiana dell’epoca. La rassegna mette a fuoco la stagione che ha visto tra Otto e Novecento l’ampia diffusione a livello internazionale di un nuovo stile e di un gusto intesi a superare lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del XIX secolo».

Studio per la Stazione centrale di Milano, 1912«Il rilievo dato alle arti maggiori, che non esclude anche confronti con modelli e interlocutori stranieri come Klinger, Klimt, von Stuck, Beardsley, Khnopff, Burne-Jones, favorisce un dialogo nuovo anche con le altre tecniche ed espressioni artistiche in un’identificazione di questi valori decorativi che vengono confrontati con quelli pittorici e plastici nelle sezioni dedicate alla grafica, all’illustrazione, ai manifesti pubblicitari e alla infinite manifestazioni delle arti applicate – prosegue la nota sulla esposizione curata da Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia –. Sono presenti ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto; ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Mataloni, Beltrame, Palanti; mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; vestiti di Eleonora Duse; merletti di Aemilia Ars, arazzi di Zecchin. Ne emerge un’idea del Liberty che è nella sostanza uno stile della vita. La sua rappresentazione è la linea sinuosa, fluttuante, che rispecchia nel segno, nel suo divenire il movimento in atto. Protagonista indiscussa è la donna, figura a un tempo fragile, superba e carnale, immagine del piacere e della libertà».

«La mostra racconta in maniera avvincente l’idea di un’arte totale che ha trionfato in quella stagione dell’ottimismo e di incondizionata fiducia nel progresso e che va sotto il nome universale di Belle Époque – conclude lo scritto –. Come confermano le relazioni con la letteratura, il teatro e la musica, evocate attraverso la grafica e i libri illustrati ma anche attraverso gli stessi dipinti e le sculture, nell’esperienza artistica del Liberty serpeggiava, sotto quell’incontenibile slancio vitale, un’inquietudine e un malessere sociale ed esistenziale che di lì a poco si sarebbero manifestati tragicamente. Il sogno progressista e la magnifica utopia di una bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra».

Per informazioni Internet www.mostrefondazioneforli.it. [md, ecoinformazioni ]

Chiusura viadotto Oltrecolle-Canturina

viadotto lavatoi«L’avanzamento del cantiere per la tangenziale di Como comporterà la chiusura al traffico del viadotto dell’Oltrecolle-Canturina – spiega una nota di Palazzo Cernezzi – martedì 11, mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio dalle 21 alle 6».

Kersevan/ Intervista

kerservanprimopianoAbbiamo chiesto alla storica Alessandra Kersevan di ribattere alle accuse e agli oltraggi alla sua professionalità di ricercatrice che sono derivati dalla paradossale vicenda della conferenza per la quale il sindaco di Como ha negato a Anpi e Istituto Perretta una sala comunale. Leggi nel seguito del post l’intervista rilasciata, prima della conferenza di sabato 1 febbraio, dalla Kerservan  a Jlenia Luraschi.

C’è chi la accusa di revisionismo, cosa risponde? Credo che la storia, quando è ricerca storica, debba sempre fare un opera di revisionismo rispetto ai risultati precedenti, altrimenti la ricerca non avrebbe senso, e detta in questo senso la parola revisionista non mi darebbe fastidio. Il problema è che negli ultimi decenni la parola revisionismo è stata usata in un modo politico e di solito veniva usata dalla storiografia resistenziale nei confronti della storiografia di destra che tendeva a reinterpretare la storia della seconda guerra mondiale con la tendenza  a rivalutare il fascismo e a trovare responsabilità a carico dei partigiani. Io in questo senso revisionista non posso essere.

Solo che la storiografia di destra e i politici di destra sono esperti e bravi nel ribaltare il significato delle parole. Hanno fatto delle affermazioni sulla storia del confine  orientale, affermazioni esagerate e non corrispondenti alla verità storica ed alla documentazione. Coloro che invece sono stati attivi sul piano della ricerca e hanno scoperto che i dati che venivano dati sulle Foibe erano sbagliati vengono adesso definiti revisionisti. Evidentemente l’essere revisionisti deriva dal fatto che altri prima sono stati “affermazionisti” senza essersi adeguatamente documentati.

Il problema è poi che i giornalisti travisano a loro volta queste parole affiancando un significato morale  o moralistico e fanno credere che la parola revisionista sia una parola offensiva. Credo che su tutto questo bisogna fare una grande chiarezza

Sulle vicende del confine orientale di cui io mi occupo sono state in questi anni, in particolare dagli anni 90 in poi, fatte ricostruzioni tendenti alla negazione delle responsabilità che il fascismo ha avuto nell’aggressione alla Jugoslavia, nel razzismo verso gli slavi e nei campi di concentramento creati per la popolazione. Quindi si tratta di ristabilire la verità.

Ho smesso di preoccuparmi delle definizioni che mi vengono date e preferisco andare alla sostanza delle cose. Certo che quando i giornali mi attribuiscono frasi che non ho mai pronunciato diventa preoccupante.

Cosa risponde a chi vorrebbe rappresentarla come un’esponente politica e non come una storica? Questa accusa è ingiusta e deriva da esponenti di destra e di estrema destra che sostanzialmente attribuiscono agli altri quello che invece fanno loro. Ho dimostrato con i miei libri, quelli che ho scritto personalmente e quelli che ho pubblicato e quelli del gruppo di ricerca di resistenza storica di cui faccio parte, volumi documentati, basati su una rigorosa e approfondita ricerca, quello che sono. Naturalmente, come tutti gli storici ci assumiamo la responsabilità dell’interpretazione dei dati e dei documenti. Il problema è che da parte dei miei detrattori non viene fatto un necessario e legittimo confronto storiografico, ma viene attuata una vera e propria persecuzione e censura. A me il confronto piace, e mi sono trovata a confrontarmi con chi ha un’altra visione e interpretazione dei documenti, e in questo caso è anche interessante discuterne. Se venissero presentati documenti che mettono in discussione le mie affermazioni, non avrei problemi ad ammetterlo, il fatto è che in tutti questi anni non è mai successo e non è mai stato presentato nulla di nuovo, non sono state fatte reinterpretazione, è stata solo attuata nei nostri confronti una vera persecuzione.

Purtroppo in questa azione di censura nei confronti di una ricostruzione storica seria come quella del confine orientale non sono solo coinvolte espressioni della destra, ma anche una parte della sinistra che, soprattutto negli ultimi anni, ha accettato le versioni che nazisti e fascisti avevano già dato nel 43 e nel 45. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]. [Foto di Simona Benedetti].

Il ritorno (se mai se ne fosse andato) del sessismo e della violenza verbale

grilloAl sessismo e alla violenza verbale di Beppe Grillo risponde un documento firmato dalla segreteria provinciale, dal Coordinamento donne del Pd e dai Giovani democratici. Leggi nel seguito del post il testo. (altro…)

Arcs: campi internazionali di primavera/ Cuba e Mozambico le destinazioni dei campi all’estero

Anche nel 2014 torna il programma dei campi di lavoro e conoscenza all’estero di Arci, un’esperienza di volontariato internazionale nata nel 2005, che ha visto in questi anni la mobilitazione di circa 700 volontarie e volontari, con più di 15 Paesi interessati dai programmi. (altro…)

Glossario lacaniano

jonasGiovedì 6 febbraio, in occasione del secondo anniversario della morte di Carlo Viganò, al Centro Jonas,  in via Mentana 22 a Como alle 20.45, sarà presentato il suo libro Glossario lacaniano. Ne discuteranno Roberto Pozzetti, Angelo Villa (curatore del libro), Luca Mingarelli (fondatore e presidente della Comunità per adolescenti Rosa dei venti) e lo psichiatra Gianmaria Formenti.  
Carlo Viganò operò come psichiatra nel territorio comasco, sia nell’istituzione pubblica che in contesti privati, e come psicoanalista. Svolse la sua analisi a Parigi, direttamente con Jacques Lacan. Fu l’analista di molti colleghi ed il supervisore di molti altri.
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