Giorno: 18 Ottobre 2015

L’armonia delle tenebre: Como ricorda Terezín

17 ottobre 1944, un treno trasferisce una schiera di musicisti e artisti ebrei dal ghetto-lager di Terezín al campo di Auschwitz-Birkenau, destinandoli allo sterminio.

È una data importante nella storia dei rapporti tra arte e potere, e la Casa della Musica di Como, in coordinamento con altre associazioni culturali in altre città italiane (e, in particolare, con la collaborazione dell’associazione She lives di Roma), ha deciso di ricordare questa data con un doppio appuntamento: sabato 17 ottobre, nel salone Enrico Musa dell’Associazione Carducci, un concerto del pianista Christophe Sirodeau ha ridato vita alle musiche di alcuni di questi musicisti, mentre domenica 18 ottobre, nella Casa della Musica di via Collegio dei Dottori, sono stati approfonditi gli aspetti storici e culturali con la proiezione di spezzoni del film propagandistico nazista dedicato appunto a Terezín / Theresienstadt, con l’esposizione della mostra dedicata a Terezín realizzata negli scorsi anni dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” e gli interventi di Nicola Montenz, Elisabetta Lombi e Marinella Fasani.

Il concerto di sabato [presto on line sul canale di ecoinformazioni i video] ha costituito un momento molto intenso, in cui è stato possibile riascoltare le musiche di Viktor Ullmann e Erwin Schulhoff, internati dal nazismo a Terezín e poi uccisi ad Auschwitz, e ascoltare per la prima volta in assoluto la suite dedicata, subito dopo la fine della guerra, a Theresienstadt da Hans Winterberg, altro musicista passato per Terezín e fortunosamente sopravvissuto a quella tragica esperienza. Sono tutte musiche di notevole valore, perfettamente inserite nel clima culturale di quell’epoca, aperta – prima della soppressione delle libertà artistiche da parte delle dittature – a molte sperimentazioni e sollecitazioni; così, a brani nella linea della musica tedesca “classica” si affiancano riletture “colte” del jazz afroamericano (ma più ancora del ragtime). Particolarmente interessante la suite Theresienstadt, animata da un richiamo emozionale veramente potente.

L’incontro di domenica è cominciato con la riproposizione degli spezzoni sopravvissuti del film di propaganda sul “ghetto modello” di Terezín, circa un terzo dell’originale (poco meno di 30 minuti su un totale di circa un’ora e mezza). Girato con la regia di Kurt Gerron, attore ebreo, famoso per aver partecipato alla prima messa in scena dell’Opera da tre soldi di Brecht e Weill, che sperava forse di riuscire a salvare la pelle con quest’opera e che invece fu anch’egli ucciso, il film inventa aspetti idilliaci per la segregazione degli ebrei nella fortezza asburgica della Boemia. Probabilmente mai proiettata all’epoca, la pellicola – a distanza di oltre settant’anni – risulta tragicamente assurda, soprattutto perché appare incredibile che si sia potuta falsificare in tal modo la realtà e che i deportati siano stati “capaci” di mettere in scena degli altri se stessi. Del resto, anche una delegazione internazionale della Croce Rossa, che visitò Terezín nel corso del 1944, cadde nella stessa tragica truffa, credendo all’illusione del ghetto modello.

A smontare pezzo a pezzo la vicenda di Terezín sono intervenuti i contributi di Nicola Montenz, che ha evidenziato i molti usi (e soprattutto abusi) della musica nel sistema concentrazionario nazista, di Elisabetta Lombi, che ha delineato la storia di Terezín, e di Marinella Fasani, che ha raccontato le vicende di bambini e bambine rinchiusi nella fortezza-lager e i cui disegni e scritti sono serviti di base per la mostra allestita dall’Istituto di Storia Contemporanea.

L’incontro si è chiuso sulle struggenti note della Ninna-nanna di Ilse Weber che, secondo alcune testimonianze, lei stessa intonò entrando nella camera a gas insieme ai bambini che aveva curato, e con una poesia di Alessandro Lukacs, sopravvissuto alle persecuzioni degli ebrei ungheresi.

Entrambi gli incontri, organizzati dalla Casa della Musica insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune di Como nell’ambito di Como live, hanno visto la partecipazione di numerose persone, particolarmente attente ed emozionate.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Un momento del concerto di Christophe Sirodeau.

 

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La proiezione del filmato su Terezín /Theresienstadt.

 

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Nicola Montenz.

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Elisabetta Lombi.

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Marinella Fasani con Alessandro Lukacs.

 

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La mostra dedicata a disegni e scritti dei bambini e delle bambine di Terezín.

La lettura in mostra a Rancate

Una rivoluzione silenziosa, quella della lettura: è questo il tema della mostra inaugurata sabato 17 ottobre 2015 alla Pinacoteca cantonale Züst di Rancate, in Canton Ticino.

L’esposizione mette in evidenza, attraverso una nutrita scelta di opere pittoriche, il momento di fondamentale sviluppo dell’alfabetizzazione delle classi popolari tra Otto e Novecento; la Pinacoteca di Rancate continua così l’approfondimento di uno dei suoi temi preferiti – l’indagine sull’arte dell’Ottocento e sulle sue declinazioni “di genere” -, ma grazie a un taglio trasversale si apre in questo caso anche a sollecitazioni più generali di carattere sociale e culturale. Non a caso la mostra si apre con una sala documentaria dedicata all’istruzione, con l’evocativa ricostruzione di un angolo di un’aula scolastica ottocentesca e con l’omaggio a due personaggi chiave delle vicende storico-politiche ticinesi del XIX secolo: il politico e riformatore Stefano Franscini e il pedagogista Enrico Pestalozzi. E si chiude poi con un’appendice dedicata alla contemporaneità della lettura, attraverso alcune bellissime fotografie del fotografo Ferdinando Scianna, scattate in tutto il mondo.

Tra questi due capitoli, il corpo della mostra è costituito – come si è detto – da un’accurata selezione di circa 80 opere (quasi tutte pittoriche, con qualche scultura) distribuite in un arco cronologico tra la metà dell’Otto e i primi decenni del Novecento e provenienti da tre aree culturali, per altro fortemente interconnesse. La prima sala è dedicata a uno degli artisti svizzeri per antonomasia, Albert Anker (1831 – 1910), di cui sono presentati alcuni dipinti che ritraggono lettori e lettrici di diverse età e di diversa estrazione sociale; nelle altre sale sono poi esposte opere di artisti di area ticinese – Pietro Chiesa, Luigi Rossi, Edoardo Berta, Adolfo Feragutti Visconti … – e italiana – Gerolamo Induno, Tranquillo Cremona, Mosè Bianchi, Angelo Morbelli … -.

Data l’unicità del tema, la mostra si può leggere anche in modo trasversale, andando a cercare corrispondenze e differenze negli approcci dei diversi artisti: la lettrice di Albert Anker che serve da immagine copertina per la mostra può così essere messa a confronto con quella, altrettanto significativa, di Mosè Bianchi (purtroppo non è presente in mostra, ma è comunque riportata in catalogo, la bellissima lettrice di Federico Faruffini); oppure si può ragionare sui differenti atteggiamenti raffigurati in La lettura di una lettera giunta dal campo di Angelo Trezzini (1861), Domenica pomeriggio di Albert Anker (1862), La lettura di Luigi Rossi (1870 ca) o Leggendo Praga di Paolo Sala (1886).

Un altro percorso “alternativo” che consiglierei è quello di guardare agli sfondi e ai dettagli che – pur all’interno di un genere iconografico dalle forti regole costitutive – permettono di ricostruire un contesto storico significativo per quei precoci tentativi di lettura: braciere e tavolino di La lettera di Angelo Trezzini (1858-1860), masserizie, pulcini e focolare di Donne romane di Gerolamo Induno (1864), documenti di Il segretario comunale di Albert Anker (1899), panni e cestino di Arriva il postino di Luigi Monteverde (1908) sono qualcosa di più che semplici dettagli, permettendo, a volte, di arrivare al cuore del modo di sentire di un’epoca.

La mostra, curata con notevole sensibilità da Matteo Bianchi, permette così di cogliere le diverse sfaccettature di un fondamentale capitolo dell’emancipazione culturale moderna. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Albert Anker, La liseuse, immagine copertina della mostra di Rancate.

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Leggere, leggere, leggere!

Libri, giornali, lettere nella pittura dell’Ottocento

a cura di Matteo Bianchi

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate

fino al 24 gennaio 2016

Orari: martedì-venerdì 9-12 14-18, sabato domenica e festivi 10-12 14-18, lunedì chiuso

Ingresso: CHF / € 10, ridotto CHF / € 8

 

Alcune vedute delle sale della mostra.

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19 ottobre/ Tre colpi alla ‘ndrangheta con Lucrezia Ricciuti

tre colpi alla 'ndranghetaLunedì 19 ottobre alle 21 nella Sala consiliare di Lurago d’Erba si svolgerà l’ultimo appuntamento della Rassegna sulle mafie Tre colpi alla ‘ndrangheta, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi in collaborazione con le Biblioteche comunali di Arosio, Inverigo e Lurago d’Erba. All’incontro parteciperà la senatrice del Pd della Commissione parlamentare Antimafie.
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14-18 ottobre/ Seconda edizione del Festival Diritti umani di Lugano

festival diritti umani«Cinque giorni di film, dibattiti, mostre e incontri dedicati alla difesa dei diritti umani» al Cinema multisala CineStar, in via Ciani 100 a Lugano, e alla Franklin University Switzerland, in via Ponte Tresa 29 a Sorengo.

«Sedici film, selezionati nell’ambito della più recente e significativa produzione cinematografica internazionale – spiega un comunicato –. Approfondimenti accurati, su questioni e temi legati al rispetto dei Diritti umani, discussi con professionisti del settore e operatori quotidianamente impegnati sul campo. Inoltre un percorso appositamente concepito per i giovani.

Completano il programma due mostre: una dedicata alla libertà d’espressione, l’altra al diritto all’autodeterminazione».

Sono sedici i film presentati: «Tra i quali una prima europea (Drawing the Tiger), quattro prime svizzere (Voyage en Barbarie, Algún día es mañana, Syrie: instantanés d’une histoire en cours, Suspended time) e otto prime svizzero italiane (Caricaturistes, Fantassins de la démocratie, Mediterranea, The érpatak model, Dirty Gold War, Drone, The Term, The True Cost, El botón de nácar)».

«Fin dal suo debutto, il Festival Diritti umani Lugano ha deciso di integrare la maggior parte delle opere proposte con incontri in cui vengono invitati i protagonisti delle varie situazioni documentate, nonché analisti, ricercatori ed esponenti delle organizzazioni umanitarie che, con il loro intervento, contribuiscono a illustrare e spiegare situazioni geo-politiche e sociali che per essere comprese vanno contestualizzate – spiegano gli organizzatori –. È uno sforzo che offre ai frequentatori del Festival, la possibilità di diventare a loro volta protagonisti attivi nella lettura e nell’esame delle diverse situazioni affrontate. Altrettanto per il Programma giovani: anch’esso articolato in film e dibattiti, questo programma ha come obiettivo di incoraggiare gli studenti ticinesi a una maggiore partecipazione attiva e a una migliore comprensione dei Diritti umani. Le violazioni cui assistiamo esigono la promozione di un dialogo continuo e di una riflessione consapevole sui Diritti umani, la loro natura e gli strumenti necessari alla loro tutela» (il programma).

«La seconda edizione del Festival Diritti Umani Lugano ha scelto di dare voce a due cause molto importanti con due dediche, che troveranno espressione rispettivamente nella serata di apertura e in quella di chiusura», la prima sarà per il «popolo eritreo, vittima di un regime totalitario che si è macchiato dei peggiori crimini contro l’umanità», la seconda «è dedicata a un simbolo della lotta per la libertà di stampa e di espressione: il blogger giornalista Raif Badawi, detenuto in Arabia Saudita e condannato a 1.000 frustate e 10 anni di prigione».

Inoltre verranno allestite due mostre, che prendono spunto dai film, Gianluva Costantini. Disegnare la realtà, inaugurazione martedì 13 ottobre alle 18, allo Spazio 1929 in Via Ciseri 3 a Lugano, aperta fino al 18 ottobre, e Les voy a contar la historia: i contadini di las pavas, colombia
che «propone una galleria di ritratti fotografici realizzati da Ricardo Torres» al CineStar di Lugano aperta per l’intera durata del Festival.

Per informazioni Internet www.festivaldirittiumani.ch. [md, ecoinformazioni]

18 ottobre/ Per la Palestina manifestazione a Varese

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Il Comitato varesino per la Palestina e il gruppo Radici dell’olivo invitano a partecipare alla marcia per il popolo palestinese che si svolgerà a Varese domenica 18 ottobre dalle 15 con partenza da piazza XX settembre. Leggi il testo della lettera diffusa dagli organizzatori.

«Per favore ci date una risposta?

Gentile signora, egregio signore, chiediamo a lei.

La domanda è semplice: perché se un negoziante spara a un ladro o a un rapinatore che fugge con un magro bottino riceve attestati di solidarietà e stima e qualcuno lo chiama eroe ed invece quando un Palestinese difende la propria casa, la propria terra, i propri familiari dai soldati e dai coloni israeliani (Nota importante in forndo) tutti lo condannano e lo chiamano “terrorista”?

Diteci: che cosa devono fare i Palestinesi perché il mondo si accorga delle loro ragioni ed intervenga in loro aiuto?

-Perché le menzogne di Israele trovano così ampio spazio su giornali e TV?

-Perché nessuno usa mai la parola “occupazione” per ricordare la semplice verità di un popolo espropriato della propria terra e della propria storia?

-Perché ad Israele tutto è sempre concesso?

-Perché invece nulla è concesso ai palestinesi? Hanno provato tutto:

– hanno lanciato pietre contro i carri armati per anni

– hanno attaccato con armi soldati e coloni armati, talvolta suicidandosi nell’azione

-hanno provato a dirottare aerei

-hanno provato a sequestrare una nave

– in carcere si sono lasciati morire di fame

-hanno opposto resistenza passiva mentre le ruspe gli abbattevano le case o gli olivi

– sono scesi in massa nelle strade per manifestare la loro disperazione e la loro rabbia per il silenzio del mondo

Che cos’altro devono fare? Vengono uccisi mentre zappano ,mentre pescano, mentre vanno a scuola, mentre dormono, mentre avviano un generatore con cui far funzionare un computer per poter gridare al mondo “Ma dove siete?”

Nour Rasmi Hassan aveva 30 anni, era incinta di 5 mesi ed aveva una figlia di due anni, Rahaf Yahya: sono rimaste sotto le macerie della propria casa bombardata dagli aerei israeliani. Loro sì, come tanti altri, sono vittime “civili” e non certo i coloni che girano armati di fucili mitragliatori.

Ora i Palestinesi, dopo essere stati derubati, imprigionati, uccisi, usati come cavie per le armi sperimentali, non possono neppure andare a pregare nella loro più sacra Moschea.

Qualcuno si è armato di coltello. Tu che lo condanni, dicci: che cosa deve fare? Deve arrendersi, andarsene, lasciare quella casa che la sua famiglia ha abitato per secoli? E dove deve andare? Per mare, per terra? Per trovarsi davanti un altro muro o altro filo spinato?

Noi gli abbiamo detto di rimanere, di difendersi, di resistere. Lei, gentile signora; lei, egregio signore, che cosa gli dice? Che cosa propone?

Nota importante

Lo stato di Israele ed i cittadini israeliani non vanno confusi con gli ebrei e la religione ebraica. Ci sono sparse nel mondo milioni di persone di religione o di ascendenza ebraica, ma la grande maggioranza di loro non vive e non vota in Israele;  molti di questi ebrei non sono d’ accordo con le politiche israeliane, e parecchi addirittura si vergognano e si arrabbiano per i crimini che gli israeliani commettono contro i palestinesi  usando la religione ebraica come copertura ed approfittando dello sterminio nazifascista degli ebrei europei per accusare di antisemitismo chi osi criticarli. E costoro si dissociano dai crimini di Israele gridando ” Non in mio nome!” per non esserne complici. [Comitato varesino per la Palestina e il gruppo Radici dell’olivo]

 

18 ottobre/ Workshop

como-on-air-thumbnail«Per gli amanti della fotografia un workshop in giro per la città che permetterà di guardare ciò che normalmente vediamo distrattamente», domenica 18 ottobre
dalle 10 alle 15 al 
Francesco Corbetta Studio 
in via Rodari 8 a Como». Partecipazione gratuita con prenotazione, entro venerdì 16 ottobre, al tel. 333.6911637.

«Durante questo appuntamento verranno realizzati gli scatti fotografici che saranno esposti il 31 ottobre in occasione del termine della manifestazione fuoridimostra – precisano gli organizzatori –. Un’esposizione per capire realmente come i cittadini vedono e sentono la città di Como». [md, ecoinformazioni]

19 ottobre/ Democrazia economica

democrazia economicaLuca Michelini, animatore della mailing list Democrazia economica, invita i lettori e le lettrici ad una riunione lunedì 19 ottobre alle 21 nella sala al piano terreno della ex Circoscrizione n. 6 in via Achille Grandi 21 a Como. L’incontro – si legge nella lettera di invito – «sarà una riunione del tutto informale, aperta, dedicata alla discussione della situazione nazionale e locale. Vuole essere un’occasione di convivialità per confrontarsi sul da farsi, per individuare delle possibili priorità comuni, per realizzare delle iniziative capaci, chissà, di dare una mano ai molti che oggi si trovano in una difficoltà oggettiva e soggettiva, perché delusi, amareggiati, incapaci di opporsi ad una deriva che riguarda tutti gli aspetti della vita sociale».

19 ottobre/ Sindacato e comuni insieme per lo sviluppo, l’equità sociale, i servizi ai cittadini

cgilcisluilIncontro  lunedì 19 ottobre dalle 9 alle 13,30 all’auditorium don Guanella di Como in via Tomaso Grossi 18. Organizzano Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil.

Programma: presiede Enzo Barni, segreteria Uilp Uil Como; 9.30, introduzione di Amleto Luraghi, segretario provinciale Spi Cgil Como; 10.15, saluto del sindaco Mario Lucini; 10.30, dibattito con interventi di di pensionati, sindaci, rappresentanti istituzionali; 12, intervento di Roberto Scannagatti, sindaco di Monza e presidente Anci Lombardia; 12.30, conclusioni di Valeriano Formis, segretario Fnp Cisl; 13, termine dei lavori con buffet. 13, termine dei lavori e buffet. Organizzano: Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil.
«La crisi – scrivono –  ha aggravato le condizioni sociali di molte famiglie. L’assistenza verso le persone più fragili o non autosufficienti, la tutela del reddito, la tenuta dei servizi sociali sono compiti sempre più richiesti ai comuni. Anche se i tagli delle risorse e i continui interventi normativi limitano le possibilità d’azione dei comuni nel promuovere sviluppo e coesione sociale alcune scelte importanti possono essere fatte a livello locale.
Il confronto fra sindacato e amministratori locali sul reperimento delle risorse per sostenere, migliorare la
efficacia e la qualità i servizi, e per fare equità a partire dalla fiscalità locale può contribuire a
migliorare le condizioni sociali e allo sviluppo».
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